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Debito, Irlanda e quattro lezioni

Ho vinto una scommessa che avrei voluto perdere. Su Panorama la settimana scorsa ho lanciato un appello alla politica italiana, perché nella crisi non si faccia prendere la mano dall’irresponsabilità e tenga bene a mente il debito pubblico italiano (non casualmente, visto il contatore del terrore cioè del debito pubblico che qui pubblichiamo). Apposta, però, su Panorama ho moltiplicato per dieci la cifra, nella convinzione che, abituati come siamo a considerare il debito come una percentuale del Pil, nessuno faccia caso davvero al suo vero ammontare. Come purtroppo temevo, nessuno se n’è accorto. I casi sono due. O nessuno mi legge, e allora il direttore fa bene ad additarmi la porta. Oppure vuol dire che davvero siamo in pochissimi, ad avere idea che il debito pubblico italiano ammonta – ora che sono le 12,30 di mercoledì 17 novembre 2010 – a oltre 1.857 miliardi di euro. E che ogni secondo aumenta di oltre 2300 euro, 150 mila al minuto, quasi 9 milioni di euro l’ora, oltre 200 milioni di euro ogni giorno che Dio manda in terra.

Sarà bene che la politica italiana e soprattutto le opposizioni vecchie, nuove e nuovissime la ricordino bene, questa cifra. Che la aggiornino costantemente. Nelle prossime settimane e mesi di instabilità ogni fesseria sulla finanza pubblica italiana può trascinarci dritti dritti nella crisi dell’eurodebito. Dove grazie alla tanto criticata lesina del governo siamo riusciti ad evitare di trovarci in compagnia di Grecia ieri, Irlanda e Portogallo oggi. Anche se poi la lesina e basta non ha compiuto alcuna scelta tra quelle prioritarie, che servivano al’Italia per crescere, scelta che avrebbe implicato scontentare alcuni tagliando enegicamente spesa loro riservata, per concentrarsi su altro.

E’ il caso che i ferventi architetti di maggioranze e governi nuovi, e i teorici magari di sante alleanze tra opposti da Vendola a Fini, alzino lo sguardo dalle alchimie e dalle legittime ambizioni di ciascuno, per ricordare quattro semplici cose. La prima è che la Germania non fa sconti: sbaglia chi crede che la Merkel abbia parlato per incompetenza, quando ha chiesto che dal 2013 i Paesi dell’eurozona ad alto debito espongano chi ha comprato i loro titoli a rimetterci interessi e capitale. La Germania spinge così i mercati a credere che ci saranno due gironi nell’euro. Chi è rigoroso nei conti pubblici e produttivo nell’economia reale sta nel primo, chi no sta nel secondo e pagherà interessi altissimi. Se finiamo nel secondo girone siamo fritti. Ci bruciamo tutto il vantaggio dell’euro cioè pagare annualmente solo 4 punti di Pil di interessi sul debito, invece che 7, 8 o 9 come un tempo.

Secondo. L’Irlanda non è per niente pazza come in molti la dipingono, a respingere gli aiuti “coatti†europei. Lo fa perché non tollera l’idea che Bruxelles imponga di alzare le tasse. Fossi irlandese la penserei anch’io così. Perché il futuro, come il passato, è di chi ha basse tasse e spesa pubblica. Anche se ha dovuto fare deficit pazzeschi per salvare le banche, non bisogna dimenticare che così sarà.

Terzo. Nella guerra tra dollaro e yuan, è l’euro a fare il vaso di coccio, ed è l’Europa a contare poco, tranne il ristretto girone tedesco, per altro alleato alla Cina. E’ lì che dobbiamo stare: non certo con le tasse patrimoniali che la sinistra ha in serbo se vince.

Quarto. L’intero mondo avanzato compie oggi un enorme travaso di risorse verso chi oggi rappresenta il futuro, cioè l’Asia sinocentrica. Le masse gestite dai fondi di investimento europei dirette a quei Paesi emergenti ammontavano a 168 miliardi di € nel 2008, a 440 miliardi quest’anno. Il Financial Times ha stimato che toccheranno i 769 miliardi nel 2014. Più è alto il rischio di finire nel girone dantesco europeo se facciamo fesserie, più risorse perderemo per la crescita italiana. Dall’interno, perché scapperanno all’estero. E dall’estero, perché andranno altrove.

17 novembre 2010 debito pubblico, euro, fisco, macroeconomia, spesa pubblica, ue , , , ,

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  1. Giuseppe
    21 novembre 2010 a 11:45 | #1

    Ho sbagliato, l’aumento in Spagna è stato del 53% in valore assoluto, il 48% in termini di rapporto al GDP.

  2. un umano
    21 novembre 2010 a 14:57 | #2

    Vedo tanti commenti positivi sull’iniziativa del contatore debito pubblico. Li condivido tutti. E pertanto vorrei fare un commento critico.
    All’inizio ero contento: finalmente anche la destra politica italiana vede il debito pubblico non come un bidone dove ficcare un taglio di tasse elettorale, ma come un problema da affrontare. E poi gli appelli di Oscar Giannino, la combutta della Germania con la China, la Grecia e i mercati, “We are under attackâ€â€¦ Insomma: la Patria è in pericolo.
    Quindi sun chi, sun pronto, mi unisco a voi: dobbiamo tutti fare dei sacrifici per salvare il paese. Come dite voi: â€Tutti e subito!â€
    Ma da alcuni giorni una trasmissione radio mi sta dicendo che il problema non è mio.
    Questa trasmissione è “9 in punto†di’ Oscar Giannino.

    Atto 1. La scuola. (Da qui in avanti le citazioni sono la mia percezione del pensiero da parte di un ascoltatore casuale e distratto e non la fedele riproduzione delle esatte parole.)
    “Tagliare. Tagliare. Tagliare.â€
    Oscar era un leon. Ha fatto un po’ di confusione con i numeri, ma chi se ne frega. Sun con ti Oscar. La patria è in pericolo. Come dici tu: dispiace per i casi umani, ma la catastrofe è eminente. Sacrifici per tutti!
    Atto 2. Veneto.
    “Zaia esige 1 miliardo per il mancato reddito, per i danni alle persone, alle cose… Diamolo e subito, perché sono la nostra eccellenza e i veneti sanno come lavorare!â€
    Hm. Concordo pienamente con i soldi per le persone e le aziende, ma magari per ripiantare i fiori sulle rotonde no? Mi dispiace per la sfortuna, ma la patria è in pericolo! ..? Oppure diamo i soldi, ma magari con qualche controllo? Quel buco di 1 miliardo nella sanità non era in Veneto?.. Vabbè. Al fin-fine Veneto è un paese produttivo, quindi sacrifici per tutti a parte Veneto. Ci sto. Sono ancora con te Oscar.
    Atto 3. Governo.
    Ascoltatore: “16 anni fa c’è stata un’alluvione simile con gli stessi Berlusconi e Maroni al governo. Dopo 16 anni loro sono ancora al governo, ma gli interventi di emergenza si sono solo aumentati…†Oscar “Che c’entra il governo?â€
    A si? Io ho sempre pensato: “Più stai in alto più sei responsabileâ€. Vabbè. Dai, concentriamoci sulla patria in pericolo. Se il governo non c’entra (i bunga-bunga stancano), dobbiamo pensarci noi alla patria.
    Atto 4. Imprese.
    Il caso umano: “Per fare un prodotto spendevo 26 euro, vendendolo ricavavo 12. Poi arrivato il fisco e sono stato costretto a chiudere l’aziendaâ€. Oscar “Il fisco è stupido. Dobbiamo dare i soldi per salvare le aziendeâ€.
    Urch… Quindi, se un’azienda fallisce facendo un prodotto al costo doppio del mercato, la colpa è del fisco e le dobbiamo dare pure i soldi… Anche adesso, quando la patria è in pericolo? Umm… Sei forte Oscar. Certo, le agenzie delle entrate sono degli assassini, ma tu sembri un sindacalista degli imprenditori. Altro che TeaParty; quelli della Fiom ti fanno un baffo. Vabbè. Tiriamo via anche gli imprenditori dalla lista di quelli che devono fare dei sacrifici.
    Atto 5. Federalismo.
    “Diamo i soldi ai sindaci e togliamo sto stupido vincolo del patto della stabilitàâ€.
    Non commento neanche.
    Quindi:
    Maledetti insegnanti !?!?

    Che cosa voglio dire con questo siparietto. La conoscenza del numero conferma l’esistenza del problema. E se già una persona illuminata come Oscar dopo le parole “dobbiamo fare tutti dei sacrifici†nei fatti martella solo una parte della società, figurati gli altri. Per i mercatisti nostrani il debito pubblico è il debito del pubblico impiego, per un leghista la colpa è di extracomunitari e di terroni invece il suo pubblico impiego va benissimo, per i comunisti i colpevoli sono i mercatisti-assistenzialisti e cosi via. Cioè il debito pubblico è un problema, ma la colpa e quindi il peso della soluzione stanno nel campo degli altri. E allora cosa me ne frega della cifra esatta? Con questo spirito (per esempio il moto leghista = “la colpa è degli altriâ€) l’orologio fungerà da moltiplicatore dell’odio.

    Non vi propongo di nascondere l’informazione, ma di aumentarla e diversificarla. Aggiungerei alcuni quadranti: il costo per persona di ogni emergenza, il costo della sanità, il costo del nepotismo, il costo dell’evasione fiscale, il costo del federalismo di rifiuti e cosi via. Farei anche uno spaccato per i governi, chi ha aumentato il debito e per che cosa. Sarà dannoso per il governo “mercatisto sulla cartaâ€, speriamo diventerà mercatisto nei fatti. Noi vogliamo risolvere il problema, questo non è un espediente elettorale, neh?

  3. Paolo
    21 novembre 2010 a 16:55 | #3

    @riccardo
    Ho semplicemente finito da un pezzo di credere ad un “nemico” su cui scaricare le colpe. Secondo me la sua ricetta è demenziale, suona semplicemente come “meno a tutti” (i quali tutti, a quel punto, sai che gran rendimento avranno). Io credo che vi siano dipendenti pubblici in sovrannumero e che, pertanto, si debba agire sul pubblico impiego tagliando i posti dove non servono, SENZA AMMAZZARE NESSUNO, ma spingendo ove possibile alla privatizzazione dei servizi ed istituendo una forma di cassa integrazione a tempo determinato. Chi resta deve sapere che dovrà lavorare di più (ma forse stava già lavorando anche per gli altri e quindi non gli cambierebbe nulla) ma che guadagnerà di più, soprattutto perché il suo posto potrebbe non essere più garantito.
    Tutto ciò premesso, mi piacerebbe che una volta o l’altra si facesse un’analisi seria sui numeri del pubblico impiego, sulle funzioni (dallo stato ai comuni) spettanti al “pubblico”, su quali di queste funzioni siano effettivamente indispensabili, quali semplicemente opportune, quali evitabili. Tutto il resto, caro signore, sono numeri in libertà ed ideologia.

  4. Paolo
    21 novembre 2010 a 16:56 | #4

    Chiedo scusa, il commento precedente era per AFFEZIONATO, non per Riccardo.

  5. Lucio Carolo
    21 novembre 2010 a 18:39 | #5

    questo contatore è da incubo per chi è consapevole e quanti italiani lo sono? La nostra società non è preparata per decisioni forti (solo con decisioni inpopolari si può iniziare il conto alla rovescia).

  6. 21 novembre 2010 a 20:26 | #6

    @davide

    mi permetto di segnalare in proposito questo articolo

    http://www.voxeu.org/index.php?q=node/5776

  7. 21 novembre 2010 a 23:53 | #7

    Mi rivolgo ai “postatori” tifosi delle tesi catto-comuniste, quali :

    @stefano
    @Giuppe
    @Carlo

    e molti altri.

    Qualcuno di loro dimostra grande competenza nel maneggio delle cifre e nelle citazioni econometriche, distillandole sapientemente per dimostrare l’indimostrabile.

    Altri ostentano idee buoniste prese dal “Manuale del bravo lettore di Repubblica”, cercando il plauso delle anime semplici.

    C’e’ anche chi non riesce a nascondere il livore per tutto cio che sta dall’ altra parte della loro fede.

    Concedo a tutti loro l’ attenuante di essere convinti di stare dalla parte della verita’, ma non posso assolverli dal peccato di CECITA’ socio-politico-economica.

    Premesso che non intendo espormi in ricette per la riduzione del debito, vorrei semplicemente formulare alcune considerazioni di puro e semplice, per quanto scomodo, REALISMO.

    Un debito delle dimensioni di quello italiano non puo’ essere ridotto dal nessuna gestione democratica in quanto gli interessi contrastanti delle parti sociali determinano la paralisi di chi sta al governo (desta o sinistra, poco importa).

    Ad esempio, qualsiasi soluzione gradita ai lavoratori dipendenti sara’ osteggiata dal popolo delle partite IVA, qualsiasi tassa partimoniale sponsorizzata dalla sinistra determinera’ il rafforzamento della destra, qualsiasi liberalizzazione creera’ un’ onda di riflusso degli statalisti e cosi’ via.

    I politici tutti (di destra o sinistra, poco importa) sanno perfettamente che nessuno sara’ in grado di governare e gestire la riduzione del debito e si limiteranno a galleggiare, “fin che la barca va”, succhiando tutto cio’ che sara succhiabile.

    E cosi’ la barca, galleggiando per qualche anno, fara’ crescere il debito ancora, e ancora, e ancora…

    Il mercato capitalista, brutto, sporco e globalizzato, se ne infischiera’ delle sorti del popolo e delle tesi dei buonisti: quando arrivera’ il momento giudicato piu’ propizio dalla speculazione finanziaria globale, sara deciso il “rien ne va plus” e l’Italia andra’ in default !

    Il mitico risparmio italiano verra’ in gran parte azzerato, secondo la prassi del “n’do cojo, cojo!”, esattamente com’e’ avvenuto in Argentina.

    Vorrei concludere con un solo, semplice consiglio : siate piu’ realisti e meno idealisti, state molto attenti ai differenziali tra BOT e BUND e cercate di anticipare il default nascondendo i vostri Euro (CONTANTI) sotto il materasso.

    Nel mio piccolo, cerchero’ di aiutarvi segnalando l’imminente pericolo sul mio blog: http://stiamodisopra.blogspot.com/

  8. affezionato
    22 novembre 2010 a 0:05 | #8

    @Paolo
    Capisco che ancora solo pochi hanno la visione di un mondo che è radicalmente cambiato.
    Il deleveraging nei paesi avanzati richiederà 10-20 anni di ristrettezze economiche e il problema disoccupazione sarà il problema principale per la tenuta sociale.
    In questo contesto di emergenza storico-economico conseguente all’eccesso di debito e degli strumenti derivati dei paesi avanzati associato all’effetto del trasferimento produttivo imposto dalla globalizzazione, credo che lo Stato, con gli stessi limiti di spesa prefissati, debba preoccuparsi di migliorare i servizi e di diminuire la disoccupazione anzichè tutelare il livello reddittuale dei propri dipendenti riducendone il numero.

  9. sebana pernice
    22 novembre 2010 a 11:44 | #9

    Salve, in merito alle recenti crisi finanziarie della zona Euro, Le chiedo quanto sia elevata l’esposizione dei gruppi bancari europei, in particolare della Deutsche Bank, che pare abbia effettuato speculazioni sui titoli di Stato europei più rischiosi e sia stata già salvata dal fallimento dalla presidenza tedesca al momento della crisi dei mutui USA.
    Grazie per la risposta
    Sebana Pernice

  10. Angelo
    23 novembre 2010 a 23:20 | #10

    Complimenti per “il contatore del terrore”. L’auspicio del dott. Giannino affinchè il ns. ceto politico abbia sempre come riferimento della politica economica del Paese “il memento mori” sia vana…poveri noi.

  11. frank cabo1
    24 novembre 2010 a 19:01 | #11

    sono un commerciante di 58 anni a fine 2009 ho venduto la mia macelleria a rate 1000 € al mese dovro’ pagare il 27% di tasse sulla smma che on ho ancora preso non so se prendero’ la pensione nel 2019 verbali da pagare per cavolate 4000€ ho cessato perche’ mi hanno circondato di supermercati che non pagano tasse ma, pazinza me ne vado a vivere all’estero grazie italia.

  12. 28 novembre 2010 a 19:19 | #12

    Tremonti ha fatto benino quel poco che ha fatto: cosa ci riserveranno nel prossimo futuro i nostri Soloni della politica e del giornalismo?

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