L’eurodramma, anzi l’euro-dracma continua, con stile da iniziati appassionati di testi sanscriti. Tramontata la finta apertura tedesca a un Fondo Monetario Europeo da far finanziare ai soli Paesi a rischio, stamane Papandreu è tornato da Bruxelles a far appello al Consiglio europeo della prossima settimana, perché i capi di governo varino misure comuni per aiutare i Paesi a rischio. Altrimenti, bisogna accettare che si rivolgano al FMI, ma in quel caso la questione si riporoporrebbe, perché i maggiori Paesi europei a cominciare dalla Germania sarebbero loro a Washington a doversene ripartire i costi. Berlino è contraria anche a quello, naturalmente. L’Italia ha -saggiamente ma molto molto sommessamente – fatto presente con Tremonti all’Eurogruppo che occorrerebbe insieme accettare la via FMI ma unirvi una proposta europea di ribilanciamento dei pesi nazionali al suo interno, unendo le rappresentenze europee. Germania e Francia sono contrarie, naturalmente, pur essendo la Francia più vicina alla posizione italiana che a quella del niet tedesco a ogni proposta. Così oggi Berlino finge di riconsiderare l’idea di aiuti diretti ai greci. Mentre allo stesso modo finge di accelerare, sul fronte interno avvicinandosi il voto nella Nord Renania Westfalia, sulla via del taglio alle tasse che al rigorista-sociale Schauble piace per nulla. Si capisce, messa così, che la partita interessi solo gli specialisti. Diverso è se consideriamo la partita vera, quella di cui i giornali nostrani parlano poco o nulla. In quella gara, la Germania sta facendo male innanzitutto a noi italiani, prima che ai “poveri” greci e spagnoli. Ma Roma non se la sente, di sfidare Berlino. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino commercio mondiale, euro, macroeconomia, ue, welfare germania, Tremonti, unione europea
Nel suo ultimo articolo, scritto per Project Syndicate, Dani Rodrik (economista eterodosso come può esserlo chi si discosta dai precetti di assoluta libertà dei movimenti di capitale) segnala un importante mutamento di rotta da parte del Fondo Monetario Internazionale, che lo scorso 19 febbraio ha pubblicato una nota di policy in cui si sostiene che tassazione e restrizioni sugli afflussi di capitale possono essere utili, oltre a rappresentare uno strumento “legittimo” dell’armamentario dei policymaker.
Prosegui la lettura…
Mario Seminerio finanza, macroeconomia, mercato FMI
Cosa c’è di meglio, per la classe politica, che trovare un capro espiatorio eclatante come la speculazione? E’ perfetta, si porta in tutte le stagioni, crea un discreto ricompattamento del campo domestico, anche in caso di adozione di misure impopolari. Ecco spiegato il motivo della caccia alle streghe nei confronti dei Credit Default Swap (CDS), lo strumento più citato (e meno capito) da media ed eletti, in questo periodo.
Prosegui la lettura…
Mario Seminerio credito, finanza, macroeconomia, mercato credit default swap, Grecia, speculazione
Il ddl sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che oggi Repubblica addita al ludibrio pubblico, e che nel pomeriggio è passato in Senato, è cosa buona e giusta, almeno secondo me. Qui il testo. Dire che è uguale e anzi peggio alla proposta sulla quale si immolò inutilmente Antonio D’Amato, due presidenze di Confindustria fa, significa mentire spudoratamente. Allora la Cgil di Cofferati, in una battaglia frontale, travolse ogni intento riformatore riuscendo a presentarlo come volto a ottenere licenziamenti di massa privi di ogni tutela, invece che a sottrarli alla variabile decisione del magistrato, come avviene ora, sostituendovi un indennizzo certo graduato alla durata del rapporto di lavoro precedente, come ci si propose invano di fare. Che oggi la Cgil si faccia insegnare il mestiere da Repubblica, la dice lunga dei tempi in cui viviamo. Non è solo la destra, in crisi. Ma anche la sinistra e per di più il vecchio bastione della sinistra sociale, cioè la Cgil intenta solo alle coltellate precongressuali, con accuse alla maggioranza epifaniana di truccare i voti da partre della minoranza “antagonista”, Rinaldini-Fammoni. Il progetto del governo attuale è di affiancare volontariamente alla tutela di legge attuale la possibilità di un arbitrato, sottoscritta dal lavoratore all’assunzione. In più, si lascia alle parti sociali il diritto prevalente di regolare la questione con un atto di indirizzo, trattato autonomamente dalle parti sociali e sottoscritto entro un anno. Solo in assenza di intesa tra sindacati e associazioni datoriali, il governo interverrebbe secondo i princìpi stabiliti nella delega. Insomma più flessibilità, ma nella contrattazione e senza diktat al sindacato. Ciò di cui c’è bisogno, secondo me. A sostegno ulteriore, un paper interessante, di Alberto Alesina. Che sviluppa buoni argomenti ma ha un difetto, secondo me: è a torto anticattolico. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Mercato del lavoro, macroeconomia articolo 18, liberalizzazioni, Mercato del lavoro
Pubblicato oggi l’Interim Forecast della Commissione europea su previsioni di crescita e prezzi per l’Europa a 16 e a 27 membri. Viene confermato lo scenario centrale di una crescita dello 0,7 per cento, sia per Eurolandia che per Eu-27. La crescita resta debole e, soprattutto, fragile. La varianza degli scenari previsionali aumenta fortemente, e non da oggi. Il che significa, per tutti quelli che sono ancora convinti che l’economia sia equivalente alla fisica, che esiste un’elevata incertezza sulla realizzazione degli scenari previsti. Riguardo il nostro paese, la Commissione conferma la previsione dello scorso autunno, una crescita dello 0,7 per cento.
Prosegui la lettura…
Mario Seminerio macroeconomia Congiuntura
Del Mezzogiorno, in una settimana si è occupata Confindustria nel convegno nazionale di venerdì scorso a Bari, e la CEI, con una nota molto preoccupata emessa dai vescovi italiani. Effettivamente, sul tema ormai si sente poco di organico, a parte inchieste e denunce sdegnate sulle reti criminali e la loro presa, e vicende come quella di Termini Imerese-Fiat. Ne approfitto allora per saggiare il polso ai nostri lettori, e verificare come la pensano e se condividano alcune proposte di discontinuità un po’ violenta, le sole che secondo me possono – forse e dico “forse” – interrompere la tendenza che dal 2002 in avanti vede riaprirsi il gap tra Nord e Sud. Ricordo a tutti che quest’ultimo produce oggi il 23,8% del Pil nazionale, esattamente come 60 anni fa. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Mercato del lavoro, fisco, macroeconomia, welfare aiuti di Stato, Mezzogiorno
Mi scuso con tutti se nelle ultime settimane sono stato meno assiduo, ma un’operazione a un rene ha influito sulla mia efficienza. Ne approfitto per recuperare un post dal blog di John Taylor. È di una certa ruvida efficacia, nel dare risposta a coloro che sostengono che le politiche di regolazione finanziaria e monetaria USA dalle quali è scaturita la crisi sarebbero responsabilità dei famigerati “mercatisti” e “neoliberisti”, cioè i seguaci della scuola di Chicago alla quale qui ci ispiriamo. È esattamente vero il contrario. Guardate qua. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Stati Uniti, liberismo, macroeconomia, mercato statalismo, USA
Riceviamo da Luca Fusari e volentieri pubblichiamo.
Oscar Giannino in conclusione di un recente articolo (Euro-dracma e mondo nuovo) su questo sito, sembra prefigurare-”invocare” l’intervento di Berlino per l’erogazione di denaro in favore della Grecia.
Non solo si prefigura come sottotraccia dell’articolo la proposta tremontiana di creazione di eurobonds comunitari e di un piano di salvataggio europeo per il bene della sostenibilità dell’unione monetaria, (e in seconda battuta per punire lo storico “patto della crostata” franco-tedesco). Prosegui la lettura…
Guest credito, finanza, macroeconomia, monete, ue banche, Grecia, ue
Giornalisticamente è stato uno scoop e non si discute, quello del New York Times. Quando il 14 febbraio Louise Story, Landon Thomas e Nelson Schwarz hanno rivelato che fino a poche settimane prima che la Grecia divenisse l’epicentro dell’eurodramma il presidente di Goldman Sachs, Gary Cohn, e un team dei suoi migliori liabilities arrangers trafficavano incessantemente con il Tesoro di Atene per mascherare decine di miliardi di euro di debito pubblico, in poche ore tutti i media mondiali rimbalzavano la storia in ogni schermo e pagina. Una storia che ci dice insieme delle vecchi ma persistenti strategie di Goldman e delle residue grandi banche d’affari anglosassoni, ma anche dei vizi dei governi. Perché, da quel punto di vista, i governi purtroppo sono più o meno sempre eguali, da secoli e millenni. Tendono a mascherare i deficit e debiti pubblici, e a ricercare il compiacente appoggio dei banchieri per riuscire nell’intento. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza, macroeconomia, ue banche, Goldman Sachs, Grecia
Articolo 103, paragrafo 1, del Trattato UE:
“La Comunità non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro [...].
Gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell’amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro”.
Piercamillo Falasca euro, macroeconomia bailout, Grecia, salvataggio, Trattato, ue