Aggiornamento debt-clock: gennaio 2012
Bankitalia ha diffuso il dato per novembre 2011: 1.905 mld, in lieve riduzione rispetto mese precedente (-0,22%)
Bankitalia ha diffuso il dato per novembre 2011: 1.905 mld, in lieve riduzione rispetto mese precedente (-0,22%)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Dati recenti dell’OCSE mostrano rallentamenti della crescita economica per tutti i 33 paesi aderenti. In particolare, le previsioni percentuali di crescita del PIL dei Paesi occidentali per il 2012 sono nell’ordine dell’uno virgola: previsioni, ottimisticamente, recessive. La realtà è che la crescita in questi paesi è negativa perché i pil non misurano l’incremento reale di prodotto ma la spesa e questa è gonfiata dall’inflazione. Prosegui la lettura…
Mi pare che ultimamente il mondo giri intorno alla Germania. Se i titoli di Stato italiani, spagnoli, francesi (finalmente!) vanno male, deve aiutarci la Germania permettendo la nascita degli Eurobond; se le bilance dei pagamenti di tutta Europa sono negative, deve metterci una pezza la Germania alzando i suoi stipendi; se la Bundesbank si permette di acquistare titoli di Stato sul mercato primario, allora deve farlo la BCE; se la Germania ha tassi bassi, allora deve pagare gli interessi degli altri paesi, anzi speriamo che si trovino nei guai così il denaro torna sui titoli degli altri Stati…
Io nutro una naturale simpatia per i teutonici – se non altro per la qualità della cultura filosofica letteraria e musicale che hanno realizzato, e questo nel recente ’800 fino all’inizio del ’900, non nel non più ripetuto ’400 italiano – ma non per questo li difenderei ad oltranza: non sono perfetti, però al momento sono semplicemente l’esempio migliore, e dovremmo averne cura. Prosegui la lettura…
commercio mondiale, debito pubblico, Draghi, euro, finanza, fisco, Grecia, macroeconomia, mercato, pensiero, Senza categoria
Uno degli argomenti preferiti dai benpensanti moralizzatori dell’ordine economico – a partire dal popolo di Seattle fino agli attuali Indignados e Draghi Ribelli, passando per le voci dell’ultimo esaltato quindicenne in piazza, del politico anti-politico emergente, e dell’economista (o sedicente tale) santificato dai giornalisti – è quello dell’ipertrofia della finanza, ormai diventata un terribile multiplo del PIL mondiale.
Non è contestabile l’affermazione in sé (la confermo) quanto l’analisi delle cause, dal vulgo rintracciate semplicisticamente nell’avidità e nello strapotere della finanza ma austriacamente riconducibili all’inflazionismo delle Banche Centrali in quanto agenti monetari degli Stati; l’errore di analisi fa pensare che questo rapporto Finanza/PIL possa venir ridotto all’unità se non addirittura a meno… Ma ha senso? Che aspetto ha un mondo “equilibrato”? Prosegui la lettura…
E’ venuto il momento di allargare il punto di osservazione sulla crisi in corso, ora che il governo Monti con la fiducia parlamentare entra nella pienezza delle sue funzioni, salutato e sostenuto dal consenso esplicito dei vertici europei, di Germania e Francia tanto per sottolineare ancora una volta l’attenzione tutta particolare riservata al potenziale di instabilità sistemico rappresentato dal debito pubblico e dalla bassa crescita del nostro Paese. Ora che l’Italia si pone in condizione di rassicurare i mercati- se farà e se farà bene, se la politica non si mette troppo per traverso, sde si conferma dopo mesi il sorpasso al ribasso sullo spread spagnolo di stamane – è tempo anche da noi di aprire il dossier della crisi vera, rispetto alla quale l’Italia non deve fungere da detonatore, ma che rischia comunque di investire tutto il continente. Diciamolo chiaramente. Nel 2012 è l’euro in quanto tale, a rischiare di saltare. Prosegui la lettura…
banche, BCE, debito pubblico, Draghi, euro, macroeconomia, monete, ue
La Spagna è più solida dell’Italia. Questo è quanto sembra emergere dai dati del differenziale tra i buoni decennali italiani, quelli spagnoli e i bund tedeschi. Sono ormai due mesi che l’Italia paga maggiormente il proprio debito rispetto allo Stato iberico, dopo che per diverso tempo il rischio paese italiano era stato inferiore a quello spagnolo. Prosegui la lettura…
Ci stiamo arrivando: alla fine la Tobin Tax verrà adottata, ne sono sicuro. Resta da vedere in quale modo, in che tempi, su quali basi, con quali eccezioni… insomma resta da vedere tutto, ma io sono sicuro che qualcosa verrà messo, e verrà definito Tobin Tax. Perché? Perché si vuol frenare la speculazione e finalmente riprendere il controllo dei mercati? Perché le autorità finalmente hanno deciso di intervenire per risollevare questa economia così sofferenze? Macché… Lo faranno perché sono al bivio tra la riduzione dello Stato o la spremitura fiscale di tutto il possibile; e siccome i nostri supereroi, piuttosto che ridurre la macchina politica che dà loro il pane (e molto companatico) si taglierebbero le gonadi, hanno bisogno di trovare molti soldi, e pur di averli potrebbero mandare in malora tutto l’ambiente economico che gira attorno alla loro macchinona.
La scusa è un classico: introduciamo una imposta che freni la speculazione, che liberi i prezzi di Borsa dal bieco gioco al ribasso dei grandi fondi, e così proteggeremo il risparmio nonché il prestigio dei nostri titoli di Stato; la Tobin Tax, la tassazione delle operazioni sul mercato finanziario in quanto tali è la soluzione.
Provo a dirvi io come stanno le cose riguardo la Tobin Tax. Prosegui la lettura…
Si vuole qui parlare del Sud, del Sud per l’ennesima volta dimenticato come priorità di crescita nazionale. Ma c’è una premessa obbligatoria . Purtroppo, la disastrosa giornata di ieri sui mercati europei e americani dimostra l’esatto opposto di quanto ripetono i politici. A loro giudizio è la globalizzazione a essere colpevole, e occorre mettere la mordacchia ai mercati. Di fatto, è vero l’opposto. Semplicemente, i politici dei Paesi avanzati mostrano mese dopo mese di non avere la minima idea delle conseguenze di ciò che dicono in un’economia globalizzata, e di ciò che non fanno. E i mercati reagiscono nell’unico modo in cui chi non capisce e e chi non è d’accordo sanziona chi tenta di metterti sotto: lo puniscono duramente. Prosegui la lettura…
Riceviamo da Angelo Spena e volentieri pubblichiamo.
Ma davvero Amato, Mucchetti, Prodi e altri eminenti economisti non si raccapezzano sulle apparenti contraddizioni della finanza internazionale, in particolare tedesca, che con la mano destra vende titoli italiani e con la sinistra ne gesticola quasi un panegirico?
Riceviamo da Diego Valiante e volentieri pubblichiamo.
Il crollo dei titoli bancari e l’elevata volatilità che spinge in questi giorni le borse europee in un ciclo ininterrotto di cadute e rimbalzi mette in evidenza lo stato d’incertezza che guida gli scambi nei giorni in cui la crisi dei debiti sovrani dell’area Euro s’intensifica. La manovra finanziaria di questi giorni, con gli emendamenti last minute, è certamente un effetto e non la causa di questa incertezza. I mercati scontano già da molto tempo la mancanza di riforme strutturali in Italia e i problemi di un’economia sull’orlo del declino.