Da due giorni i blog finanziari rilanciano questo report che Morgan Stanley ha commissionato ad Arnaud Marés, ma non pubblicato se non molto dopo che il testo già girava. In effetti, vale la pena. La tesi è che è “del tutto ottimistico dare per scontato che la tutela dei bondholders pubblici (e bancari, oops!) possa proseguire ad libitum escludendoli da perdite patrimoniali come unica costituency integralmente protetta”. Alla luce dei debiti pubblici e soprattutto della sottostima della sfida fiscale che sta di fronte a molti Paesi avanzati “c’è un’alternativa al semplice default sovrano: l’ ‘oppressione finanziaria’, cioè l’imposizione ai creditori di tassi reali di ritorno dell’investimento negativi o artificialmente bassi, strumento più volte usato nella storia in circostanze analoghe”. E’ meglio che gli investitori si preparino, la mesta conclusione.
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Oscar Giannino debito pubblico, macroeconomia debito pubblico, statalismo, tasse
La crescita record tedesca nel secondo trimestre annunciata oggi alza di un gradino ulteriore la primazia tedesca sull’intera euroarea. Per almeno tre ragioni. Mostra a tutti gli altri Paesi su quali margini d’intervento rapido di fronte alla più grave crisi del dopoguerra poteva contare chi avesse tenuto in ordine la propria finanza pubblica negli anni migliori precedenti. Stacca tutti – e noi per primi italiani, i diretti concorrenti in questa partita – nell’ammontare, intensità e qualità della domanda estera che Berlino si sta assicurando sui mercati mondiali che più tirano. Nanizza ogni pretesa di una politica comune europea, della domanda e dell’offerta, visto che il gap tra il passo germanico e quello del resto d’Europa si fa più ampio. C’è da riflettere parecchio, venendo alle vicende di casa nostra. Soprattuitto se si pensa che alle elezioni di maggio inNord Renania Westphalia la Merkel ha perso, perdendo insieme la maggioranza al Bundesrat: epppure nessuno, sia pure nel precipitare dei sondaggi e nella malmostosità del suo stesso partito su cui più volte ha qui scritto Giovani Boggero, si èmesso a pensare a crisi di governo, elezioni, e tanto meno dossier. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino commercio mondiale, macroeconomia, ue finanza pubblica, germania, ripresa, ue
Mentre il day by day conferma la decelerazione della crescita americana – il dato di oggi sulla diminuita produttività si aggiunge alle delusioni sull’occupazione - e la Cina ha segnato un allentamento della crescita delle importazioni dai Paesi avanzati e una ripresa dell’export al più 38% su base annua, tornando ad alimentare i timori su una ripresa troppo accentuata sulla sola costa asiatica del Pacifico, quanto possiamo stare sicuri che non si riproponga il problema dei debiti sovrani? La risposta che viene da due giovani e brillanti economisti della Banca d’Italia è di quelle che fanno riflettere. No, non possiamo essere affatto certi che la grana dei debiti sovrani sia alle nostre spalle. Al contrario, l’instabilità finanziaria complessiva resta il segno dominante nel medio periodo, e non c’è bisogno di un vero e proprio default di uno Stato per accenderne la miccia. A scriverlo in una recente ricerca sono Fabio Panetta, capo del Dipartimento addetto alle previsioni economiche e monetarie di Bankitalia, e il suo vice Giuseppe Grande. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Stati Uniti, credito, finanza, macroeconomia, monete, ue banche, BCE, debito pubblico, Fed, Obama, Stati Uniti
Le prossime settimane di agosto saranno decisive, per capire se il governo riuscirà  davvero stringere un patto di legislatura con la neonata componente guidata dall’onorevole Fini. In queste settimane, bisogna augurarsi che gli organi d’informazione e la maggioranza degli osservatori economici del nostro Paese sappiano levare una voce decisa, una voce che richiami la politica alla responsabilità . C’è una priorità , che non è né l’incomprensione personale tra Fini e Berlusconi. Né la volontà del premier di un’intesa che non faccia sconti, e che comprenda innanzitutto la sempiterna giustizia: dove tanto per cambiare l’errore è stato di non occuparsi della riforma dell’ordinamento ma di ciò che serviva nei processi. E’ l’economia, la grande dimenticata. L’attenzione va richiamata sulla necessità di consolidare la ripresa. Spero che media e osservartori lo capiscano. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Mercato del lavoro, commercio mondiale, macroeconomia Berlusconi, Fini, Italia, Tremonti
Il differenziale del debito pubblico spagnolo sui mercati è cresciuto molto negli ultimi mesi, fino a superare il 2,2 per cento per il buono decennale rispetto a quello tedesco. La situazione spagnola vede una forte crisi, dopo che quasi tre anni fa iniziò a sgonfiarsi la bolla immobiliare. Era la fine dell’estate del 2007, quando i prezzi delle case iniziarono a scendere e le prime vittime furono le imprese costruttrici. Nel corso degli ultimi 3 anni diverse imprese del settore edilizio hanno portato i libri in tribunale e le conseguenze di questo scoppio della bolla sono stati devastanti. A distanza di tre anni, l’economia spagnola si è scoperta troppo sensibile al settore immobiliare e alle sue variazioni repentine. I prezzi delle case sono scesi tra il 20 e il 30 per cento in tutte le grandi città spagnole e è l’impatto su tutta l’economia è stato molto evidente. Prosegui la lettura…
Andrea Giuricin Mercato del lavoro, Senza categoria, fisco, macroeconomia, spesa pubblica, welfare crisi economica, disoccupazione, Spagna, sussidi di disoccupazione, titoli spagnoli, Zapatero
Devono fare riflettere, i dati sulla bassa produttività italiana resi noti oggi dall’Istat. Tra il 2007 e il 2009 è scesa del 2,7%. Ma nopn è questione di cruisi, è un problema che viene da lontano. Nell’intero arco trentennale tra il 1980 e il 2009 è cresciuta solo dell’1,2% annuo. La Banca d’Italia evidenzia che nei 10 anni precedenti la crisi, la produttività per ora lavorata è salita del 3% in Italia contro il 14% dell’area euro. Confindustria, alla sua assemblea nazionale di maggio, ha ricordato che, nell’industria manifatturiera, tra l’avvio dell’euro e il 2007, il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto in Italia del 19%, mentre si è ridotto del 7,5% in Francia e del 9,8% in Germania. Abbiamo ceduto ai tedeschi ben 32 punti di competitività . Le ragioni di questa bassa produttività sono molteplici. Ma una strada per uscirne ci sarebbe, a volerla percorrere. Cioè cambiando la testa. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Mercato del lavoro, macroeconomia Concorrenza, Italia, produttivitÃ
Negli Stati Uniti è partito il grande dibattito (vedi l‘impostazione che ne dà Morgan Stanley) intorno a se confermare i tagli alle tasse introdotti da Bush e che il Congresso approvò solo “a tempoâ€, con scadenza al dicembre 2010. E il dibattito si innesta su richieste sempre più corpose di una nuova manovra di finanza pubblica con massiccio debito aggiuntivo, per sostenere l’economia. Non è un confronto che riguarda solo gli USA, ma l’exit strategy mondiale dalla crisi. La scelta americana su fisco e spesa pubblica avrà effetti complessivi. Perché a sua volta si innesta su una ripresa mondiale che nel secondo trimestre 2010 ha cambiato passo rispetto al primo, rivelatosi insostenibile. Tanto è vero che l’indice PMI degli ordini esteri globali è in frenata nella seconda metà 2010 rispetto alla prima, a luglio la previsione era su 54,4 (oltre quota 50 significa espansione) rispetto al 58,1 del primo semestre. E’ l’effetto combinato dell’atterraggio morbido della Cina, e dell’esaurimento progressivo dell’effetto aiuti pubblici negli USA. Il primo fattore merita un voto positivo. Il secondo, no. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino macroeconomia, spesa pubblica Barack Obama, debito pubblico, Keynes, liberismo, spesa pubblica, Stati Uniti, ue
Prima osservazione: per quanto sia incredibile, i governi europei si comportano meglio delle banche, il che è tutto dire. Seconda osservazione: è ormai possibile valutare nel complesso l’effetto aggregato e scomposto di tutte le manovre europee di correzione di finanza pubblica. Terza osservazione: c’erano delle ragioni, per cui l’Italia senza eccessivi rischi sui mercati se l’è potuta cavare facendo meno della media e molto meno di altri. Quarta osservazione: ma se si guada il debito cumulato, per non rischiare l’Italia ha quasi 3 punti di Pil di minor deficit aggiuntivo, da realizzare in 5 anni. Quinta osservazione: e se dalla crisi passiamo al tendenziale complessivo rispetto ai costi potenziali del welfare europeo, allora è meglio che lo capiscano tutti, governi e sindacati ed elettori: il tempo dello Stato grasso è irrimediabilmente finito. A meno di pagare tasse ulteriormente astronomiche, contro le quali gente come noi passerebbe a forme di lotta vera. Non parlo di vetrine rotte, ma alla peggio di emigrare dritti e decisi, verso dove le tasse son più basse e la crescita più alta. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino macroeconomia, spesa pubblica, ue, welfare banche, debito pubblico, stress test, unione europea, USA
Riceviamo da Silvano Fait (IHC) e volentieri pubblichiamo
Un report di Standard & Poor citato dal Sole24ore mette in evidenza i problemi relativi al rifinanziamento dei debiti corporate nei prossimi anni. Stando alle stime della società , da qui al 2013, dovranno essere rimborsati più di 3.000 miliardi di dollari, con un picco di 903 miliardi previsto per il prossimo anno. In un precedente report, S&P analizzava il fabbisogno finanziario legato alle operazioni di Leverage Buyout. La maggior parte di queste sono state poste in essere tra il 2006 ed il 2007, con mercati monetari e finanziari in condizioni particolarmente favorevoli sotto il profilo dei tassi e della liquidità . La duration media di queste operazioni oscilla tra i 7 e i 9 anni e le necessità di rifinanziamento dovrebbero raggiungere il loro apice tra il 2014 ed il 2015 per importi noti di circa 40 – 45 miliardi di euro (molte operazioni di finanziamento di LBO non sono pubblicizzate e quindi la stima è ovviamente al ribasso). In questo scenario vanno aggiunte poi le necessità di cassa degli Stati sovrani, i quali nel solo 2011 dovranno chiedere ai mercati circa 870 miliardi di dollari a titolo di rifinanziamento, più gli oneri derivanti dal servizio del debito, nonché il finanziamento dei rispettivi deficit. Prosegui la lettura…
Guest macroeconomia, mercato Banca centrale, Mercati monetari e finanziari, Philipp Bagus, Sole24Ore
Ho appena finito di leggere un paper benemerito che consente di spiegare in due parole la persistente anomalia politica italiana. Anche se naturalmente ciascuno è libera di pensarla liberi come volete, senza ricorrere alla consueta categoria “B come Berlusconi” (per inciso: il presidente Fini a Palermo ha appena finito di dire alla commemorazione di Borsellino che alle istituzioni bisogna portare rispetto anche se chi se le incarna talora non è all’altezza, e secondo me non si riferiva a se stesso: che circo Barnum ormai, questo Pdl, rispetto al mandato che aveva ottenuto! ). No, parlo di amomalia politica alla luce dei comportamenti e delle proposte concrete della destra e della sinistra, di fronte alla crisi economica, e in chiave comparata cioè rispetto alla media degli altri Paesi Ocse. Di questo tratta lo studio del professor Vincenzo Galasso, dell’IGIER Bocconi. Vale i 5 dollari che vi sono necessari a scaricarlo, se non siete abbonati al SSRN. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino liberalizzazioni, liberismo, macroeconomia, mercato, welfare Concorrenza, Crisi, Italia, liberismo