Il ddl sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che oggi Repubblica addita al ludibrio pubblico, e che nel pomeriggio è passato in Senato, è cosa buona e giusta, almeno secondo me. Qui il testo. Dire che è uguale e anzi peggio alla proposta sulla quale si immolò inutilmente Antonio D’Amato, due presidenze di Confindustria fa, significa mentire spudoratamente. Allora la Cgil di Cofferati, in una battaglia frontale, travolse ogni intento riformatore riuscendo a presentarlo come volto a ottenere licenziamenti di massa privi di ogni tutela, invece che a sottrarli alla variabile decisione del magistrato, come avviene ora, sostituendovi un indennizzo certo graduato alla durata del rapporto di lavoro precedente, come ci si propose invano di fare. Che oggi la Cgil si faccia insegnare il mestiere da Repubblica, la dice lunga dei tempi in cui viviamo. Non è solo la destra, in crisi. Ma anche la sinistra e per di più il vecchio bastione della sinistra sociale, cioè la Cgil intenta solo alle coltellate precongressuali, con accuse alla maggioranza epifaniana di truccare i voti da partre della minoranza “antagonista”, Rinaldini-Fammoni. Il progetto del governo attuale è di affiancare volontariamente alla tutela di legge attuale la possibilità di un arbitrato, sottoscritta dal lavoratore all’assunzione. In più, si lascia alle parti sociali il diritto prevalente di regolare la questione con un atto di indirizzo, trattato autonomamente dalle parti sociali e sottoscritto entro un anno. Solo in assenza di intesa tra sindacati e associazioni datoriali, il governo interverrebbe secondo i princìpi stabiliti nella delega. Insomma più flessibilità, ma nella contrattazione e senza diktat al sindacato. Ciò di cui c’è bisogno, secondo me. A sostegno ulteriore, un paper interessante, di Alberto Alesina. Che sviluppa buoni argomenti ma ha un difetto, secondo me: è a torto anticattolico. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Mercato del lavoro, macroeconomia articolo 18, liberalizzazioni, Mercato del lavoro
Sia perché il gap infrastrutturale italiano si fa più grande ogni giorno che passa. Sia perché da anni quella delle grandi opere è diventata una vera e propria ideologia. Sia perché, in un’ottica keynesiana o meno, gli investimenti infrastrutturali sono considerati una ghiotta occasione di sviluppo soprattutto in tempi di crisi. Sia, ultimissimamente, perché le recenti inchieste sugli appalti della protezione civile hanno fatto sorgere dubbi sull’opportunità di estendere il sistema dei commissariamenti oltre i casi di stretta emergenza. Fatto sta che la proposta di affidare a un commissario i principali porti italiani continua a far discutere.
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Luigi Ceffalo Senza categoria liberalizzazioni, porti
È una dichiarazione di resa. La proposta “pilota” di commissariamento del porto di Trieste-Monfalcone segna la sconfitta del vasto fronte pro riforma. Davanti a un disegno di legge di modernizzazione portuale dall’esito sempre più incerto, i vari soggetti interessati si sono arresi. Chi, come Unicredit, è in cerca di investimenti sicuri, ha comprensibilmente ritenuto che l’attuale assetto regolatorio dei porti italiani non offra le sufficienti garanzie per impegni finanziari importanti, ma al contempo si è persuaso che non valga la pena nemmeno di confidare in un suo miglioramento in tempi brevi. Chi, come i grandi operatori logistici, è stufo delle infinite e perigliose lungaggini burocratiche, è andato forse oltre concludendo che le procedure non siano riformabili ma soltanto eliminabili. E chi, come il Governo, avrebbe dovuto cercare il più repentinamente possibile di migliorare il testo in discussione e di favorirne l’approvazione, ha deciso di abdicare alle sue prerogative di iniziativa e promozione legislativa.
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Luigi Ceffalo Senza categoria liberalizzazioni, porti
Oggi la città di Mosca ha reso l’ultimo saluto a Yegor Gaidar, l’architetto delle riforme che hanno consentito la transizione della Russia dalla bancarotta del comunismo a un sistema, più o meno, di mercato. Il presidente russo, Dmitri Medvedev, lo ha ricordato per i suoi
passi decisi per riformare i fondamentali del libero mercato e spostare il nostro paese verso un sentiero di sviluppo fondamentalmente nuovo… In un momento di cambiamento radicale, egli si è assunto la responsabilità di misure impopolari, sebbene cruciali.
Non so se le parole di Medvedev siano sincere, né so se Medvedev davvero interpreti – come alcuni sostengono – lo slancio riformista ancora presente nel paese. Di certo, però, ha colto perfettamente la funzione svolta da Gaidar.
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Carlo Stagnaro liberismo, mercato comunismo, gaidar, liberalizzazioni, medvedev, privatizzazioni, Putin, russia, yeltsin
Antica questione intra-liberismo quella dei loophole, i “buchi” del sistema fiscale che permettono ad un settore o ad una categoria di contribuenti di pagare meno tasse grazie a deduzioni, detrazioni e sconti vari: c’è chi li vede come una legittima forma di difesa dal fisco e chi li considera una sorta di “spesa pubblica fiscale” e di distorsione della concorrenza. Nel mondo reale (e nella realissima Italia, per quanto ci riguarda) la questione è spesso di lana caprina: la difesa dell’attività economica dalla rapacità del fisco e la tutela dell’ambiente competitivo passano a volte dall’eliminazione di un loophole, altre volte dall’inserimento o dall’ampliamento di una di queste eccezioni. Prosegui la lettura…
Piercamillo Falasca energia, fisco, liberismo acqua, energia, finanziaria, liberalizzazioni, tasse
Perbacco! Certo che la Germania è un paese ben curioso. Oggi ci tocca infatti scoprire che l’apertura dei negozi di domenica non soltanto mina il sentimento di appartenenza alla comunità, ma è perfino incostituzionale! E a sostenerlo non è stato un assatanato epigono di Oskar Lafontaine, bensì la Corte Costituzionale di Karlsruhe. Anzi, per dirla tutta, Die Linke ed SPD sono stati proprio i partiti firmatari di quella legge, che nel 2006 (dopo la riforma federale che attribuì alle regioni tale competenza) consentì ai negozi del Land di Berlino di tenere aperti i battenti in dieci domeniche o giorni festivi all’anno; ciò per adeguarsi alle esigenze dei consumatori, un po’ stufi dell’alzata delle serrande con il contagocce. Prosegui la lettura…
Giovanni Boggero liberismo, mercato apertura dei negozi, Corte Costituzionale tedesca, germania, Land di Berlino, liberalizzazioni, negozi, proprietà privata
Secondo una rielaborazione di dati Istat da parte dell’ufficio studi di Confcommercio, negli ultimi decenni le famiglie italiane hanno sperimentato un sostanzialmente incremento delle risorse assorbite dalle spese definite “obbligatorie”, a scapito delle spese cosiddette “commercializzabili” (alimenti, altri beni di consumo e servizi): se nel 1970 l’insieme di affitto o mutuo, gas, energia, acqua, servizi bancari ed assicurazioni obbligatorie era pari al 23 per cento del totale della spesa, nel 1990 era il 30 per cento, nel 2008 quasi il 39. Di contro, le spese commercializzabili si sono ridotte dal 77 al 70 e poi al 61 per cento, con un forte calo della spesa per beni ed alimenti ed un aumento solo per la spesa per servizi. In più, l’indice dei prezzi delle spese obbligate in quasi 40 anni è cresciuto di circa 27 volte, quello dei commercializzabili di 16 volte (poco più della metà, quindi). Prosegui la lettura…
Piercamillo Falasca fisco, mercato Confcommercio, liberalizzazioni, servizi pubblici locali
Un gioiello di acciaio e cemento incastonato nell’Adriatico. A quindici chilometri dalla costa di Porto Viro, sorge il nuovo rigassificatore della Adriatic Lng, un consorzio tra Edison, ExxonMobil e Qatar Petroleum. Inaugurato ieri alla presenza di Silvio Berlusconi e dell’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, il terminale è in realtà in funzione dai primi giorni di settembre. Da allora ha ricevuto cinque carichi di metano, mi dicono senza particolari inconvenienti, ma una volta a regime attraccheranno mediamente due metaniere a settimana. In tutto, faranno fino a otto miliardi di metri cubi di gas all’anno, grosso modo il 10 per cento del consumo nazionale. I quattro quinti arriveranno dal Qatar, partner dell’iniziativa, che si è legato alle controparti attraverso un contratto di lungo termine. Il restante 20 per cento di capacità è assoggettato al principio del “third party access”.
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Carlo Stagnaro energia Concorrenza, Eni, gas naturale, liberalizzazioni, monopolio, rigassficatori
L’output potenziale in Italia è calato incessantemente dall’inizio degli anni Settanta. All’epoca era sul 4% annuo, e di gradino in gradino era giunto all’1,2% nel 2008, prima della crisi in corso che l’ha azzerato. Per Francia e Germania, pur conoscendo un trend analogo, il prodotto potenziale è sempre rimasto di quattro-cinque decimi di punto superiore al nostro. Il grande problema, come abbiamo ripetuto spesso, è la bassa produttività del terziario. “ Liberalizziamo per crescere di più” è la ricetta qui scontata. Meno scontato saper quantificare gli effetti di maggior crescita di decise liberalizzazioni. Per questo è utilissimo che lo facciano studiosi di Bankitalia. Sono Lorenzo Forni, Andrea Gerali e Massimilano Pisani, in questo paper. Vado alle conclusioni, il modello seguito nella simulazione è macro e non micro. Diminuendo il market power delle imprese di settore, che le induce a fare più markups scaricati sui costi rispetto all’eurozona – che pure non è certo l’Eden liberalizzato - ci sono 11 punti di Pil di maggior crescita italiana da liberare, di cui 5 conseguibili in un triennio. Non è solo il caso di dire: i politici non lo sanno o non ci credono. La notizia è che la crescita potenziale aggiuntiva supera di gran lunga il fuoco di sbarramento inevitabile, posto in essere su politica e media dal market power esistente. Quindi “si può fare”. Per politici che ci credessero.
Oscar Giannino credito, energia, liberismo, mercato, telecomunicazioni Banca d'Italia, euroarea, liberalizzazioni, output potenziale, servizi
E voi tifare per Nabucco o South Stream? Non è un derby, ma spesso il confronto, acido e violento, tra politica e interessi nel mondo del gas viene descritto così. Assieme a Francesco Sisci, Massimo Nicolazzi e Stefano Agnoli, speriamo di aver dato un piccolo contributo a capire meglio cosa c’è in ballo, con questo dibattito nato quasi per caso via email e finito sulle pagine web della rivista Limes.
Carlo Stagnaro energia, mercato energia, gas, liberalizzazioni, nabucco, russia, south stream, ue, USA