Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Le ultime dichiarazioni sulla crisi di alcuni tecnocrati hanno dell’incredibile.
Wolfgang Schäuble, ministro delle finanze tedesco: “Ormai il peggio è alle spalle” (28.12 12). François Hollande: “il tempo di crisi e di confusione per l’EU sono finiti ”(14.12.12). Mario Monti: “la crisi dovrebbe finire nel 2014” (4.1.13); Timothy Geithner: “Abbiamo preso le misure di emergenza per impedire il default del debito” (3.1.13).
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Guest monete Crisi, debito pubblico, Dollaro, EU, euro, inflazione, moneta, politica monetaria
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Stiamo attraversando una delle crisi più profonde della Storia. Neppure nel corso delle due guerre mondiali il debito dei paesi industrializzati aveva raggiunto una dimensione così elevata come l’attuale e tale da impedirne lo sviluppo. Tuttavia, i governi degli USA, Europa e Giappone mirando al mantenimento dello status quo trasferiscono il costo dei debiti alle loro economie sottraendole le risorse per superare la recessione. I bassi tassi di interesse incoraggiano ulteriore debito mentre continui stimoli monetari deprezzano le valute. All’orizzonte si profila un collasso generale. Si tratterebbe solo di indovinarne la forma e l’epicentro. Si è già raggiunto il punto di non ritorno o lo si può ancora evitare? Una prognosi sul futuro richiede prima di tutto un approfondimento dell’interazione tra inflazione e deflazione, le due forze opposte che oggi si scontrano sulla scena del dramma economico.
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Guest monete Crisi, deflazione, euro, Europa, inflazione, politiche monetarie, ue
Lo spread migliora e i Governi europei tirano un sospiro di sollievo.
L’accordo sul debito greco ha dimostrato la volontà dell’Eurogruppo di puntare sull’Euro, mentre la Spagna arriva finalmente a richiedere l’aiuto e il salvataggio europeo per le proprie casse di risparmio.
I trentasette miliardi di euro che arriveranno direttamente dall’Europa nelle casse di Bankia, Caixa Catalunya e le altre due casse di risparmio regionali nazionalizzate dal Governo spagnolo aiuteranno ad alleggerire la posizione finanziaria di questi istituti bancari che navigavano a vista.
Era prevedibile che il leader spagnolo Mariano Rajoy arrivasse a richiedere ufficialmente l’aiuto europeo dopo le elezioni catalane. Si voleva infatti eliminare il pericolo di utilizzare il “fallimento spagnolo” in ottica nazionalista catalana. Tre giorni dopo l’esito che ridimensiona il partito nazionalista CIU al Governo della Catalogna, è arrivato dunque puntuale l’aiuto europeo. Prosegui la lettura…
Andrea Giuricin Spagna bolla immobiliare, Cajas, Crisi, debito, deficit, euro, manovre, sindrome spagnola, Spagna
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Michele Silenzi.
Si perdono ore, giorni, mesi ad analizzare la crisi, le sue cause, le sue conseguenze quando per sapere praticamente tutto basterebbe rileggere James M. Buchanan, il grande economista della Public Choice (che analizza, tra le altre cose, il comportamento dei politici nella loro gestione della finanza pubblica in base alla propria utilità personale di breve termine: la rielezione). Perché ostinarsi a perdere tempo quando qualcuno ha già pensato tutto per noi e la storia lo ha ampiamente legittimato? Uno dei suoi capolavori (scritto in collaborazione con Richard Wagner, l’economista, non il compositore) è del 1977 e si intitola Democracy in deficit. Si tratta di materiale straordinario, ben al di là della semplice letteratura accademica. Non è un libro come gli altri ma una profetica analisi storico-economica in cui con un linguaggio diretto, ironico, efficacissimo, Buchanan smonta l’intera architettura dei keynesiani toccando tra l’altro da un punto sacrosanto che sempre viene dimenticato: Keynes ha pubblicato la sua General Theory nel 1936 sull’onda della grande depressione. È morto nel 1946 senza essere stato per nulla in grado di vedere il nuovo mondo che si sarebbe venuto formando e di cui lui aveva contribuito a gettare le basi come uno dei protagonisti di Bretton Woods. Avrebbe continuato a perseverare nelle sue idee? O le avrebbe adattate ad un mondo del tutto diverso?
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Guest democrazia buchanan, Crisi, Keynes, politica, politica monetaria, public choice
Gli otto giudici della Corte Costituzionale tedesca non hanno deluso i mercati e fan dell’Europa. La Germania può dunque tranquillamente ratificare l’ESM, il fondo salva-Stati che costituisce un’evoluzione migliorata del precedente EFSF, e che era già stato approvato dal Bundestag con un’ampia maggioranza bipartisan, anche se con defezioni nelle file della CDU e della CSU. Ma la Corte di Kalrsuhe ha posto delle condizioni. Che però non sono così pesanti come si poteva temere.
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Oscar Giannino euro costituzione, Crisi, debito pubblico, esm, germania
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Il 6 settembre scorso il Governatore della BCE, Mario Draghi ha reso pubblico il piano per salvare l’euro e il mercato gli ha, per il momento, creduto. Gli indici di borsa spagnolo e italiano hanno guadagnato, rispettivamente il 4.9% e 4.3, mentre quello statunitense il 2%. (Ma anche l’oro è salito e questo dovrebbe far riflettere).
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Guest BCE Crisi, debito pubblico, Draghi, euro, Francia, germania, Grecia, moneta, Monti.Merkel, Spagna, spesa pubblica
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Quando la BCE tra il mese di luglio 2011 e il mese di febbraio 2012 ha immesso nel sistema bancario europeo 1,3 trilioni di euro (in soli nove mesi!) per soccorrere il sistema bancario (espandendo così il suo bilancio a tre trilioni, una cifra ben superiore al PIL tedesco) avrebbe dovuto essere chiaro che l’estrema gravità della crisi europea non solo era di molto superiore a quella di cui i leader europei parlavano, ma che fino ad allora avevano mentito sulla reale esposizione dei paesi membri che ha reso la crisi irreversibile. Non è l’euro ad essere irreversibile come dice il governatore della BCE, ma la sua crisi.
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Guest euro banche, BCE, buoni del tesoro, Crisi, debito pubblico, Francia, germania, Grecia, Italia, leva finanziaria, Spagna
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Lucia Navone.
Oggi a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, soffia il maestrale. E quando è maestrale da quassù si può vedere l’isola d’Elba e oltre, fino alla Corsica. Un’immensa distesa di campi con al centro la vecchia centrale dell’Enel (ora spenta), dove dopo gli uliveti, i vigneti e la piana agricola di Venturina, ci sono i grandi impianti della Lucchini con il fuoco della cokeria e il fumo dell’altoforno.
Impianti dove, negli anni d’oro, lavoravano diecimila, dodicimila operai, rimasti oggi poco più di tremila. In quest’autunno che si preannuncia caldo sul fronte occupazionale anche la Lucchini di Piombino (gruppo Severstal) vedrà ridurre del 20% la propria forza lavoro perché, dicono, “il settore siderurgico è in crisi e in Italia manca una politica industriale”.
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Guest industria acciaierie, ambiente, Crisi, industria, Piombino, sviluppo, taranto
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.
Si salvano le banche per salvare i governi. Le banche salvano i governi, e i governi poi salvano le banche. Potrebbe essere il titolo dell’ultima puntata del reality show europeo. In realtà è il prologo di una nuova puntata: il salvataggio dello stato spagnolo. Perché in Europa nulla è come sembra.
È sempre meglio parlare prima di fallimento di banche piuttosto che di fallimento di stati, fa meno impressione e si evitano le misure austerità che i salvataggi di stato richiedono. Una dichiarazione di default della quarta economia europea, in questo momento, prima delle elezioni in Grecia, sarebbe stato di cattivo gusto e non avrebbe rispettato il copione europeo.
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