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Posts Tagged ‘Crisi’

Greenspan nega, Paulson pure. Sta a vedere che è colpa nostra

22 marzo 2010

L’ultimo segretario al Tesoro di Bush figlio, Henry Paulson, ha scritto un libro. Alan Greenspan ha scritto un paper. Due delusioni cocenti, per quanto  mi riguarda, per le ricostruzioni che danno della crisi. Non voglio dire che sono due delusioni egual, perchè un libro è molto più ampio di un paper, e perché quest’ultimo comunque va letto, al di là della tesi di fondo che non mi convince per nulla. Il libro no, decisamente secondo me potete fare anche a meno di leggerlo, a meno che non siate comunqe interessati a capire meglio di che pasta fosse, il segretario al Tesoro che si è trovato in carica allorché è scoppiata la peggior crisi dal dopoguerra. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, credito, finanza, macroeconomia, monete , ,

Finanza, siamo ancora all’anno zero? di Davide Grignani

15 marzo 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo alla discussione da Davide Grignani

Il sistema economico e finanziario rischia oggi una seconda crisi provocata dalla nuova bolla di statalismo e “over-regulation” innescata dalla scossa dell’estate del 2007. Sinora il complesso sistema di interazioni tra regolatori e norme ha dimostrato di non tener conto né della ciclicità degli impatti da essi provocate, né delle specificità di funzionamento dell’istituzioni finanziarie, siano esse banche, assicurazioni o non-banche (società finanziarie specializzate) operanti nelle diverse realtà geografiche, macro e microeconomiche.

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Guest credito, finanza , , , , , , , ,

Tre lezioni da Davos. Una su tutte, la politica velleitaria

1 febbraio 2010

  In sintesi sono state tre, le lezioni della quarantesima edizione del World Economic Forum, il grande circo Barnum della globalizzazione messo in piedi da quel geniaccio della comunicazione strategica che è Klaus Schwab. La prima: siamo ancora lontani dal sapere come darci regole nuove condivise per banche e intermediari finanziari. La seconda: possiamo dirlo ufficialmente, a 17 mesi dall’inizio della grande paura con Lehman Brothers, nel mondo post crisi le istituzioni nate a Bretton Woods, Fondo Monetario e Banca Mondiale, hanno perso ogni primazia. Terzo: è inutile illudersi, i timori per la solidità della ripresa in campo europeo sono ancora molto forti. E, quel che è peggio, molto motivati. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, commercio mondiale, credito, euro, finanza, mercato, ue , , , , , ,

Dopo il no di Bernanke a Taylor, un cero a sant’Ambrose e al suo pessimismo

5 gennaio 2010

Capisco che a inizio anno potrebbe essere considerato menagramo. Ma io continuo a non essere molto ottimista, sul decorso della crisi mondiale. Capisco che i governi debbano impegnarsi nel convincere le opinioni pubbliche che ormai si tratta solo di tirare il fiato e andare avanti, perché la grande rete di sicurezza ha funzionato e non si può che migliorare, senza troppi patemi. Ma la lettura dell’intervento pronunciato da Ben Bernanke al meeting annuale dell’American Economic Association mi ha gettato nello scoramento. Per fortuna invece Ambrose Evans-Pritchard mi ha tirato su il morale, con il suo sarcasmo che in realtà dipinge uno scenario da film horror. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, commercio mondiale, credito, finanza, macroeconomia, monete, ue , , , , ,

L’illusione ottica

30 dicembre 2009

L’Italia paese sano? Non scherziamo: a volte, leggere male i dati può causare gravi fraintendimenti. Sul sito del Wall Street Journal è disponibile una bella e documentata mappa interattiva sui paesi dell’eurozona, nella quale il nostro paese è classificato come “a medio rischio”, mentre figurano “ad alto rischio” nazioni spesso indicate come modelli – quali la Spagna e l’Irlanda. Dove sta il trucco?

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Carlo Stagnaro liberismo, macroeconomia , , , , , , ,

La crisi, le nubi persistenti, Friedman e le riforme

28 dicembre 2009

Il paper Bankitalia sui 100 trimestri di regresso della produzione industriale italiana sui 12-13 di Francia e Germania – di cui ha ottimamente scritto oggi Mario Seminerio – mi induce a qualche considerazione sul 2010, la crisi e l’uscita dalla medesima. Milton Friedman alla fine dei suoi anni amava ripetere che quanto più nella storia americana erano state severe le recessioni, tanto più vigorosa era stata la ripresa che ad esse era succeduta. Se tendete un elastico, più lo tirate più al rilascio la forza accumulata sarà in grado di svolgere un lavoro maggiore, diceva il grande liberista. L’elastico ideale della sua metafora è naturalmente la domanda, la somma cioè della spesa di famiglie, aziende, stranieri e governo. Alla forte ripresa della spesa, le risorse economiche tendono al pieno impiego, cresce la forza lavoro occupata, il capitale si accumula e la tecnologia avanza, in un processo espansivo che di volta in volta porta più avanti il proprio limite. Poiché ogni recessione spinge tendenzialmente l’offerta al di sotto dei livelli di contrazione della domanda, all’arrivo della ripresa l’economia può crescere a un tasso maggiore di quello normale, finché non raggiunge almeno il punto che avrebbe toccato se la crisi non ci fosse stata. Senonché – mi duole molto riconoscerlo, per me è un maestro – la tesi di Friedman non è sempre vera. Rischia di non esser vera questa volta, o almeno non egualmente per le tre macroaree mondiali, Usa, Ue, Asia. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Mercato del lavoro, commercio mondiale, fisco, macroeconomia, ue , , , , , ,

Premiato per bancarotta

17 dicembre 2009

Se un ingegnere difendesse una teoria che fa crollare i ponti e fa ammazzare un sacco di persone, potrebbe non essere penalmente responsabile, ma perlomeno dovrebbe essere considerato tale intellettualmente. Se poi quell’ingegnere continuasse a dispensare consigli su come costruire ponti, e magari a provare a progettarne qualcuno, si dovrebbe pensare a fare qualcosa per fermarlo, come cacciarlo dall’Albo, perseguendolo in tribunale per i suoi progetti sistematicamente erronei, fargli pagare i risarcimenti per le vittime della sua incapacità. Qualsiasi cosa, purché lui e i suoi seguaci non progettino più ponti.

In economia no. In economia al progettista folle si dà il Premio Nobel proprio mentre il ponte sta crollando. Sto ovviamente parlando di Paul Krugman, che se non è il più self-righteous dei supposti salvatori della patria tramite debiti e inflazione (la palma spetta a Brad DeLong), non è in genere carente di arroganza, e ciò spero scusi il divertito tono di questo articoletto. Prosegui la lettura…

Pietro Monsurrò Senza categoria , , , , ,

Crisi, credito e fair value

21 novembre 2009

Due interessanti papers per chi volesse approfondire topics della crisi finanziaria.  Confutano alcuni luoghi comuni del dibattito sulla crisi. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino credito, finanza, mercato , , ,

Negli States è sempre buio pesto

20 novembre 2009

Aggiornamento dei dati sulla crisi nell’economia americana, al mesto ritorno di Obama da un tour asiatico che ha fatto gonfiare di delusione l’intera stampa USA. Al paragone delle altre recessioni nel secondo dopoguerra, 1973-75, 1981-82, 1990-91 e 2001, è sempre e ancora buio pesto. A 23 mesi ormai dall’inizio ufficiale della contrazione, la perdita aggiuntiva di posti di lavoro (nell’aggregato statistico più ristretto) è pari al 5,3%, mentre nei quattro casi precedenti era tra -0,8% e -1,7%. I consumi sono oggi a -1,05% su 23 mesi fa, rispetto a una forbice tra +3% e +6,4% nelle quattro crisi precedenti. La produzione industriale è risalita da -15% di giugno al -12,5% attuale oggi, sostanzialmente per effetto temporaneo del programma ormai esauritosi di sussidi pubblici alla rottamazione di autoveicoli. Ma si resta lontanissimi dal -9,5% del 1975, dal -6,5% del 1982, dal +0,8% del 1991, e dal +4,2% del 2003. Qui i grafici. Ogni commento è da Maramaldi, sulla delusione aggiuntiva che attende Obama in patria.

Oscar Giannino mercato , ,

Noi, l’Altro, Levinas, Marx: la crisi e la stanchezza

19 novembre 2009

Mi han chiesto di indirizzare qualche parola all’assemblea della Cdo, domenica prossima. È dedicata a un tema essenziale, per noi marginalisti. Al ruolo che l’Altro ha nelle nostre scelte economiche. E mi sono venuti in mente spunti messi da parte leggendo “Denaro e comunità”, del nostro ottimo Carlo Lottieri. Scelgo dunque le parole di Emmanuel Levinas, colui che più di molti altri nel terribile Novecento, forgiato nell’esperienza di un campo di concentramento nazista dal quale fu l’unico della sua famiglia a sopravvivere, ispirò l’intera sua riflessione partendo dalla Bibbia alla comprensione e all’esperienza dell’Altro. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino credito, finanza, liberismo, mercato, monete , , , ,