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Posts Tagged ‘Cina’

Lavoro: se dovesse cadere anche l’alibi cinese

25 marzo 2013

“Le fabbriche cinesi fanno fatica a tenere la loro forza lavoro” è il titolo di un articolo pubblicato qualche giorno fa dal Financial Times (FT). Sono diversi i motivi che riducono la forza lavoro che le manifatture cinese possono impiegare. Il primo è una conseguenza delle politiche di restrizioni alle nascite: nel 2012 per la prima volta la popolazione cinese in età da lavoro (15-59) si è ridotta. Secondo motivo: con il benessere sono cambiate le preferenze dei lavoratori (FT, Quality of life: discovering the joys of free time). I dipendenti cinesi richiedono condizioni di lavoro migliori, organizzano scioperi per ottenerle e molti giovani non vogliono più lavorare nell’industria, ma gestire una propria impresa o lavorare nel terziario (FT, China: beyond the conveyor belt). Infine, alcuni interventi del Governo cinese aumentano il costo del lavoro; Pechino, ad esempio, vorrebbe innalzare il salario minimo (FT, Beijing vows to raise minimum wages).  Prosegui la lettura…

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Perché la globalizzazione non ha funzionato – di Gerardo Coco

11 ottobre 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.

Il processo di produzione si basa sulla divisione del lavoro. Ogni produttore si specializza nell’ottenimento di determinati prodotti e si procura gli altri di cui abbisogna attraverso lo scambio. Il mondo della produzione fondato sulla divisione del lavoro è necessariamente un’economia di scambio dove il denaro svolge la funzione di unità di conto e di mezzo di pagamento. Come scrive Karl Marx, dalla catena “merce contro merce” si passa alla catena “merce-denaro-merce”  cioè dal baratto allo scambio indiretto. Poiché il denaro è solo un intermediario sono i beni ad essere permutati. David Hume scrive: “Il denaro non è propriamente parlando una delle materie del commercio, ma solo lo strumento su cui gli uomini si sono accordati per facilitare lo scambio da una merce all’altra. Non è una delle ruote del commercio: è l’olio che rende il movimento delle ruote più facile e scorrevole”.

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Cinesi a rischio scottatura in Puglia — di Lucia Navone

14 agosto 2012

Riceviamo  e volentieri pubblichiamo da Lucia Navone.

Il sole in Puglia è feroce e, se preso in abbondanza, può fare molto male. Se poi, ad esporsi ai raggi, sono dei cinesi, è ancora più pericoloso: ci si può scottare o, addirittura, rischiare un’insolazione pesante.

Ed è proprio quello che in questi giorni d’estate – mentre migliaia di turisti si sollazzano sotto i raggi pugliesi -  sta accadendo alla cinese Suntech, azienda leader mondiale del solare (quotata al Nyse) che nel 2011 ha realizzato circa il 45% del suo fatturato (3,1 miliardi di dollari) nel Vecchio Continente.

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Cina in deficit commerciale. NON una buona notizia

13 marzo 2012

E se avviene un imprevisto nuovo, cioè è la Cina a lasciarci in braghe di tela deragliando dal ruolo di traino dell’economia mondiale? C’è un dato che ha fatto trasalire l’intero mondo avanzato, appena aveva tirato un sospiro di sollievo al venir meno dell’ipotesi di un default incontrollato della Grecia con incorporato rischio di break up dell’euroarea. Si tratta del deficit commerciale della Cina nei primi due mesi del 2012: qualcosa a cui il mondo non era preparato, e che ha fatto risalire a picco il coefficiente di rischio implicito in ogni modello di trading mondiale. La bilancia commerciale cinese nei primi due mesi dell’anno ha registrato un passivo di 4,2 miliardi di dollari. E’ qualcosa di assolutamente stupefacente, non si vedeva addirittura dagli anni Ottanta.Tuttavia, i classici critici della Cina come origine di tutti i mali farebbero bene a non goire. Al contrario, sono cavoli amari per noi. Prosegui la lettura…

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Usa, Europa e i balbettii sul debito pubblico

1 agosto 2011

Anche la soluzione last minute al problema del debito pubblico federale statunitense appartiene alla categoria too little, too late. Esattamente come per i tre round in venti mesi dedicati dall’Europa al problema del debito greco. L’Europa ha pagato la sua miope debolezza estendendo i costi della messa in sicurezza e approfondendo il divario tra le economie reali dei suoi membri. L’America verrà meno duramente punita per via della forza del dollaro come tallone monetario mondiale, ma resta avviata su un sentiero di spesa e debito pubblico insostenibili, con una ripresa in cospicuo rallentamento e forte disoccupazione, e con un’Amministrazione che ha perso la sua credibilità. Se dovessimo fare un’ideale e sintetica graduatoria di chi ha commesso i maggiori errori, i diversi soggetti del mercato, i loro regolatori, oppure la politica? Prosegui la lettura…

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Auto, che cosa insegna Shanghai a Fiat-Chrysler

29 aprile 2011

I Saloni Internazionali dell’Auto a New York e Shanghai in contemporanea offrono una una nuova efficace istantanea del mondo nuovo disegnato dalla crisi mondiale. Il mercato americano ha perso il primato mondiale ma ne ha almeno approfittato per una colossale – e rapida, per i tempi industriali, grazie ai miliardi del contribuente già sulla via del ritorno nelle casse pubbliche – ristrutturazione del suo eccesso di capacità produttiva. Ma con tutto il rispetto per lui è a Shanghai il focus dell’attenzione e del meglio delle proposte delle case mondiali. Non solo perché New York ha sempre un po’ stentato, di fronte all’ovvio primato in America del Salone di Detroit. Ma, con tutto il rispetto per la Bibbia del giornalismo automobilistico cioè Automotive News per la quale è come se si tenessero in contemporanea la 24 ore di Le Mans e le 500 miglia di Indianapolis, non è affatto così. E’ la Cina e non l’America la Mecca dell’auto, dalla crisi e per gli anni a venire. L’Europa, beh, è solo una sigla in crisi tranne la forza delle case tedesche. Dovremmo aver chiaro in mente questo mondo nuovo, per comprendere – e tifare – invece di ostacolare il tentativo Fiat-Chrysler di Marchionne. Con tutti i difetti di unire insieme due aziende che erano – e restano – short di modelli e investimenti e sono assenti da Cina (e India e Russia), è l’unica possibilità per tentare di stare in scia e rilanciare, invece di chiudere.  Prosegui la lettura…

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L’auto compie 125 anni e non è morta affatto

8 marzo 2011

Il Salone di Ginevra festeggia i 125 anni esatti dell’automobile, se al di là di pensate e disegni genialoidi ma senza sviluppi concreti prendiamo per buona come data l’inizio della collaborazione tra Carl Benz e Gottlieb Daimler, due nomi che contano ancora eccome nell’industria dell’auto. E l’auto se li porta proprio bene, i suoi 25 lustri. Dovessi fare un nome, ad aver più titolo per festeggiare a Ginevra è Martin Winterkorn, un cognome che a noi patiti musicofili evoca lieder schubertiani e mahleriani ma che è quello dell’amministratore delegato di Volskswagen, l’azienda che senza timori annuncia il suo obiettivo: diventare in pochi anni numero uno al mondo coi suoi 10 brand e un motto “abbiamo le idee chiare anche per i prossimi 125, di anni”. In sintesi estrema, il bilancio dell’auto postcrisi è questo.  Ha sbagliato, chi parlava di prodotto maturo. Nel mondo, l’auto si vende  e si venderà furiosamente e qui non lo capiamo sol perché l’Europa e soprattutto l’Italia sono i due gironi in sofferenza: per colpa nostra. L’auto mondiale parla tedesco, e c’è un perché. La sfida Fiat, guardando i numeri del contesto globale, va incoraggiata perchè senza alternative, ma è come andare sugli ottomila senza respiratore: c’è chi ci riesce, ma è un semidio. Altrimenti, se non riesce, bisogna tifare per una “soluzione Volvo” e voglio vederli, i miei autorevoli colleghi del Corriere della sera che pontificano di cogestioen alla tedesca senza produttività alla tedesca. Prosegui la lettura…

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Il G20 di Sarkò: Tobin tax resta fumo, Cina blandita, ma c’è un assist all’Italia

19 febbraio 2011

L’esordio della presidenza francese del G20, di cui già più volte ci siamo occupati, inizia con un triplice bilancio. Restano chiacchiere,  le proposte di Sarkozy che eccitano coloro che vogliono mettere il bavaglio al mercato cattivo in nome della “santa lotta alla speculazione”. La Cina vince su yuan e riserve valutarie. Tremonti porta a casa un bel risultato, ed è più forte nell’euroarea, al tavolo del nuovo patto di stabilità che dovrebbe chiudersi entro aprile,  dove lo stesso argomento “italiano” assunto oggi dal G20 sinora non è passato. Vediamo meglio. Prosegui la lettura…

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La forza di rialzarsi – Il caso FIAT-FIOM – di Diego Valiante

18 gennaio 2011

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Diego Valiante.

Leggevo senza molte sorprese un articolo sulle scritte contro Marchionne rinvenute a Torino in questi giorni. Al di là del singolo episodio assolutamente da deprecare, c’è di fatto un conflitto sociale che oggi cresce nel Paese, ma che viene discusso sui nostri media in una maniera strumentale e a mio parere poco costruttiva. Si tratta agli occhi di tutti della solita contrapposizione tra capitalismo/liberismo e coloro che vogliono difendere lo stato sociale e il ‘lavoro’ (come se ci fosse una sola definizione di lavoro a cui tutti noi ci dovremmo prostrare). Prosegui la lettura…

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Krugman, Keynes, e strabismo congenito

31 agosto 2010

Riceviamo da Leonardo Baggiani (IHC) e volentieri pubblichiamo

Gli editoriali di Krugman sono spesso più che irritanti, per lo meno dall’ottica liberalista; non potrebbe essere diverso visto che il suo faro è Keynes. Al Nobel Krugman (Nobel per aver studiato profondamente i tassi di cambio senza aver detto niente di utile ma averlo detto bene, secondo me) è stato poi ribattuto in modo efficace anche su Chicago Blog (si veda ad esempio questo pezzo, ma anche questo, di Monsurrò), peccato non aver assistito alle relative contro-repliche. In uno degli ultimi interventi, tradotto il 7 agosto sul Sole24ore (“Keynes fa bene a chi sa osare per tempo”), Krugman è riuscito a dire una cosa in qualche modo giusta ma sporcandola con una delle sue ricostruzioni “forzate”della storia economica: che il keynesianismo non comprenderebbe deficit pubblici perpetui, e che l’Asia è fiorita sulla spesa pubblica. Prosegui la lettura…

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