Russ Roberts and John Papola hanno prodotto un pezzo hip hop molto interessante, in cui Keynes e Hayek parlano di crisi economica. Il video si trova qui. Qui il sito col testo (che comunque si capisce molto bene).
Il principale problema delle idee in politica è che quelle sufficientemente semplici da essere comprese da tutti e sufficientemente interventiste da favorire la classe politica hanno successo, mentre l’aver ragione o meno è irrilevante.
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Pietro Monsurrò Senza categoria crisi economica, crisi finanziaria, hayek, Keynes, scuola austriaca
Ci rimuginavo sopra da qualche mese, in particolare dalla lettura dell’ultimo libro di Richard Posner, che attribuisce la crisi alla dimostrata infondatezza dell’EMH, l’Ipotesi sui Mercati Efficienti di Eugene Fama, e viene perciò potentemente usato dalla pubblicistica liberal per decretare la fine della scuola di Chicago. Alberto Mingardi ha scritto un articolo magistrale sul domenicale del Sole di oggi, rispondendo pan per focaccia. Ma al di là della battaglia delle idee versus i neokeynesiani apparentemente trionfanti del ritorno in grande stile della politica e dello Stato – vedi anche intervista di Giulio Tremonti sempre al Sole di oggi – quel che non mi soddisfaceva era l’assenza sin qui di una riflessione approfondita e al contempo “interna” alla nostra scuola, intorno alla sfida lanciata nella crisi dalla altre scuole di pensiero economico. Per la prima volta qualche giorno fa mi è invece sembrato di trovarla. L’autore l’avevo già segnalato all’inizio dell’anno, per un altro scritto su un altro tema. È Bob Ahdieh, professore alla Emory University School of Law. Il saggio è programmatico sin dal titolo: Beyond Individualism in Law and Economics. Ma il suo pregio è di accontentare i nostri avversari solo nel titolo. Sarei felice che parecchi dei lettori del nostro blog lo leggessero, e scrivessero che cosa ne pensano. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino finanza, liberismo, macroeconomia, mercato hayek, individualismo metodologico, Keynes, teoria neoclassica
Il blog di Boettke e di altri ‘austriaci’ della George Mason University ha cambiato nome: da Austrian Economists è diventato Coordination Problem. Mentre il titolo originale era facilmente riconducibile ad un corpus di dottrine con una ben precisa identità, il nuovo titolo, ispirato al libro di Gerald O’Driscoll “Economics as a coordination problem: the contributions of Friedrich A. Hayek”, non è altrettanto semplice da leggere.
Non mi intendo di marketing e non mi interesso di dibattiti nominalistici, però passare da un’etichetta riconoscibile ad una incomprensibile ai più è una mossa apparentemente strana e su cui quindi occorre riflettere.
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Pietro Monsurrò Senza categoria Keynes, positivismo, scuola austriaca
Se un ingegnere difendesse una teoria che fa crollare i ponti e fa ammazzare un sacco di persone, potrebbe non essere penalmente responsabile, ma perlomeno dovrebbe essere considerato tale intellettualmente. Se poi quell’ingegnere continuasse a dispensare consigli su come costruire ponti, e magari a provare a progettarne qualcuno, si dovrebbe pensare a fare qualcosa per fermarlo, come cacciarlo dall’Albo, perseguendolo in tribunale per i suoi progetti sistematicamente erronei, fargli pagare i risarcimenti per le vittime della sua incapacità. Qualsiasi cosa, purché lui e i suoi seguaci non progettino più ponti.
In economia no. In economia al progettista folle si dà il Premio Nobel proprio mentre il ponte sta crollando. Sto ovviamente parlando di Paul Krugman, che se non è il più self-righteous dei supposti salvatori della patria tramite debiti e inflazione (la palma spetta a Brad DeLong), non è in genere carente di arroganza, e ciò spero scusi il divertito tono di questo articoletto. Prosegui la lettura…
Pietro Monsurrò Senza categoria Ben Bernanke, bolla immobiliare, Crisi, Greenspan, Keynes, Krugman
Con Paul Samuelson, morto a 94 anni, scompare uno dei più grandi economisti del secolo scorso. Nessun altro ha venduto cinque milioni di copie di un manuale, come Samuelson con il suo “Economia”, per 50 anni aggiornato dopo la prima edizione, del 1948. Almeno 40 milioni di laureati in economia in tutto il mondo, si calcola, hanno studiato sul suo manuale. E nessun premio Nobel per l’economia, fu il primo americano a riceverlo nel 1970, ha mai esercitato un’influenza così profonda non solo sulla sua materia, ma sul dibattito pubblico americano e mondiale come Samuelson è stato capace di fare. Negli anni ‘60 e ‘70 l’unico a contendergli il primato fu Galbraith, ma Samuelson da primo grande allievo di Schumpeter lo eclissò, collaborando con John Kennedy “perché l’economia in mano ai politici è cosa troppo seria, per lasciarla a Galbraith”, come ebbe a dire. Non c’è stata praticamente grande testata americana, dal New York Times a Newsweek, per cui non abbia scritto. Come giudicarlo, in questo ricordo che non è per tecnici ma magari per chi non lo ha mai conosciuto? Grande all’inizio e per decenni. Poi, un po’ meno. Anzi: parecchio meno. Almeno questa è la mia opinione. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Stati Uniti, liberismo, monete, welfare Keynes, Samuelson, scuola austriaca, USA
Bell’editoriale di Greg Mankiw sul New York Times. “Tax cuts might accomplish what Spending hasn’t”, dice il professore di Harvard. La critica è allo staff di economisti della Casa Bianca, che a gennaio accompagnarono e favorirono la decisione di Obama di dar vita al pacchetto di stimolo fiscale – tutta spesa pubblica pubblica in più – con un rapporto di matrice autenticamente keynesiana: per ogni dollaro di spesa, così scrissero nel rapporto, ci sarebbe stata una crescita del Pil di 1.57 dollari, mentre tagliare le tasse di un dollaro avrebbe fatto crescere il Pil di appena 99 centesimi. Guarda un po’, appena un centesimo in meno.
Ma lasciamo al bando ogni dietrologia e veniamo agli studi che Mankiw cita per sostenere – dati storici alla mano – che l’unico stimolo davvero efficace è la riduzione del carico fiscale. Per chi ne ha voglia e gusto, una lettura di questi studi non fa un soldo di danno. Prosegui la lettura…
Piercamillo Falasca fisco, liberismo Keynes, mankiw, Obama, tasse
Ci siamo già occupati delle tesi di Paul De Grauwe, che insegna a Lovanio, è consigliere del presidente della Commissione Europea Barroso, e che personalmente apprezzo più come studioso delle aree monetarie ottimali e subottimali sulla grande scia aperta decenni fa da Bob Mundell, che come economista teorico. Le sue analisi sul dollaro, per esempio, sono preziose di questi tempi. In questo contributo, invece, propone un nuovo step nella strada che sta tentando di battere, quella di una sorta di riunificazione su nuove basi delle teorie economiche, emendando neokeynesismo e marginalismo di quelli che a suo giudizio sono difetti presenti in entrambi i campi. Ve ne propongo la lettura perché è utilissimo da una parte, comprensibilissimo anche ai non economisti come i più di coloro che qui leggono. E, contemporaneamente, perché nella sua piana seduttività contiene a mio giudizio un errore dal quale proprio i non troppo versati devono guardarsi con grande attenzione, perché è diffusissimo nel mainstream e orienta molto il dibattito pubblico. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza, liberismo, mercato, monete BCE, DSGE, EMH, Fama, Fed, hayek, Keynes
Vado forse un po’ O.T. con un post più teorico che pratico, però i temi in gioco sono fondamentali anche per le potenziali conseguenze pratiche, nella fattispecie di politica economica.
Ad una recente conferenza tenutasi a Munich, l’economista Paul De Grauwe ha presentato un suo lavoro in cui confronta la macroeconomia standard, detta top-down, con un nuovo approccio, da lui chiamato bottom-up, che dovrebbe essere più realistico. Prosegui la lettura…
Pietro Monsurrò Senza categoria aspettative razionali, Keynes, macroeconomia, scuola austriaca
Già mi pare quanto meno singolare che il Sole 24 ore, quotidiano di Confindustria, mentre il ministro dell’Economia rimprovera gli industriali di volere con troppa energia il taglio dell’IRAP e delle tasse, pubblichi un giorno sì e un giorno no editoriali contrari alla richiesta stessa, tipo qualche giorno fa quello di Roberto Perotti, oggi quello di Vincenzo Visco. Ma a singolarità si aggiunge singolarità. Perché in effetti oggi Visco sul Sole finisce proprio per difendere… Tremonti. Che cosa vorrà dire? Chi dovrebbe rifletterci sopra con maggior cura: l’ex ministro dell’Economia di Prodi, oppure quello attuale di Berlusconi? In realtà, Visco ci aiuta meglio di chiunque altro a capire su che cosa si fondi la querelle pro o contro la richiesta di “meno tasse”. Perché Visco ha una qualità innegabile: nelle polemiche non tira mai indietro la mano e la gamba, non si nasconde dietro argomenti diplomatici, ma impugna spada a destra e vessillo a sinistra, dichiarando sempre le convinzioni dalle quali fa discendere le sue posizioni. Onore al merito: così si fa. Noi, naturalmente, facciamo la stessa cosa. Ma contro di lui. Perché? Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco, liberismo, mercato Crisi, fisco, Keynes, offertismo, spesa pubblica, statalismo
Più urla e grida la bufera politica italiana, più occorre occuparsi di cose serie. Può allora sembrare quasi una studiata e un tantino spocchiosa fuga nell’astratto, tipo le Nuvole di Aristofane. E mi rendo conto che gli appassionati di politica e regolazione monetaria siano pochini. Ma ecco un esempio di ottima applicazione di teoria monetaria al vero problema dei problemi del tempo attuale: che non sono i lodi di cui si occupa la politica italiana, bensì come stimolare la crescita. È Scott Sumner, su TheMoneyIllusion a porre il problema. Vedi qui. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, fisco, mercato BCE, Fed, Keynes, moltiplicatore, politica monetaria