Non ha parole adeguate, per esprimere quel che di ora in ora penso di fronte alle vicende  della politica interna, ai convulsi preparativi per le elezioni regionali ricchi di colpi di scena, a un centrodestra che si trva nelle condizioni, a quest’ora e questo giorno, di non avere un presidente candidato né in Lazio né in Lombardia. Roba da perdere per sempre ogni diritto alla credibilità .  Questa è la mia opinione, senza mezzi termini né distinguo. Tuttavia, per delle classi dirigenti degne di questo nome, l’obbligo è a guardare insieme più in alto e più a fondo, concentrandosi su vicende più importanti anche se apparentemente meno ricche di echi popolari. Tra queste, una ci riguarda direttamente, come Italia e come Paese membro dell’euro e della più vasta Unione Europea, anche se apparentemente si limita a lambirci, senza metterci a serio rischio. E’ la crisi del debito pubblico greco, la febbre che da metà gennaio sale insieme al suo rischio di mercato. Ci vorrebbe un Alexander Hamilton, questa è la mia opinione: ma non c’è. Non è l’Italia da sola, in crisi di credibilità .   Prosegui la lettura…
Oscar Giannino ue unione europea
Anche oggi fonti di governo tedesche e della Commissione hanno emesso rituali smentite contro le ipotesi di salvaaggio greco ventilate dalla stampa. I governanti tedeschi ci tengono a non dire ai loro elettori che la trattativa è solo con Parigi – ogni giorno i quotidiani germanici sono pieni di editoriali per i quali il salvataggio sarebbe anticostituzionale, secondo la tesi di Paul Kirchof che due elezioni fa ebbe il fegato di proporre la flat tax prima che la merkel lo defenestrasse. L’Ue è una finzione, nella crisi dei debiti sovrani europei, e la rattativa tra tedeschi e francesi per le clausole di salvataggio  resta molto riservata, giusto per essere pronti nel caso in cui improvvisamente la situazione precipitasse. Tuttavia, l’ipocrisia no è solo questa. Devo a un sito dalle cui sparate bisogna a volte – spesso, anzi –  guardarsi, ma che è comunque utile guardare almeno dal mio punto di vista, cioè zerohedge,  il rimando a un paper di Gustavo Piga che risale al 2001, preparato per l’International Securities Market Association e per il Council on Foreign Relations e che oggi mi sono letteralmente divorato, non avendolo mai letto integralmente. All’epoca, fece scandalo per la stessa cosa oggi richiamata dal sito USA, e fu il Financial Times con James Blitz a sparare contro l’Italia, che tutti ravvisarono nel Paese che tra 1996 e 1997 per entrare nell’euro fece un mega swap per 200 bn yen con una banca d’affari – che tutti ravvisarono in Goldman Sachs – che anticipò al governo medesimo liquidi per abbassare il deficit. Prodi respinse le accuse con sdegno. A Piga fu impedita la presentazione del suo studio in una conferenza pubblica. Ma le 130 pagine del paper di 9 anni fa hanno in realtà tutt’altro interesse. Il punto non è tanto lo scandalo di quella singola vicenda, quanto la dettagliata ricostruzione di quanto la prassi fosse diffusa – sia pur nell’assoluta riservatezza – tra tutti i Paesi europei, Svezia, Francia, Spagna, Irlanda etc, e quanto fosse stata ampliata dall’euro. Sono mali che vengono da lontano. E che non si curano con l’ipocrisia tedesca.
Oscar Giannino ue unione europea
Che bilancio singolare, quello dell’eurocrisi in salsa greca. Un euro-dracma, più che un eurodramma. Dà ragione a ciascuno, a tutti e a nessuno. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino euro, finanza, monete, ue BCE, unione europea
A poche euro da un eurovertice che tanto per cambiare si apre nell’assoluta incertezza intorno alla vera posizione tedesca sulla possibilità di predisporre aiuti a Grecia, Spagna e Portogallo, Alberto Giovannini – ex del Tesoro, poi Banca di Roma, oggi nell’asset management, ma da sempre appassionato e autorevole debateur di questioni sistemiche – propone sul Sole che l’Europa politica che continua a non esserci, nasca attraverso una tassa. Mi sono stropicciato gli occhi. L’idea di un debito sovrano comune ha un senso, come l’ebbe per far nascere davvero gli Stati Uniti. Ed è esattamente ciò che la Germania non vuole, e per questo tra l’altro vuole Weber e non Draghi alla BCE. Ma a un’Europa che nascesse da una tassa, farei i miei peggiori auguri. E credo saremmo in tanti, la schiacciante maggioranza a mobilitarci contro.
Oscar Giannino euro, ue unione europea
Riceviamo da Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, e volentieri pubblichiamo.
Quando nel settembre 1999 il Senato USA, all’unanimità , aveva respinto la proposta del presidente Clinton di  ratifica del Protocollo di Kyoto, e dopo che nel dicembre 2000 si era consumata la rottura tra USA e Europa in occasione della COP6 dell’Aja, la comunità internazionale avrebbe dovuto ricercare una strada diversa da quella del Protocollo per affrontare l’emergenza globale dei cambiamenti climatici: questo avrebbe dovuto essere in particolare l’obiettivo dell’Unione Europea, che aveva la leadership internazionale sui cambiamenti climatici. Prosegui la lettura…
Guest energia brasile, Cina, clima, clini, Copenhagen, kyoto, unione europea, USA
Parlare tra sordi è uno sport poco esaltante, ma ciascuno è libero di farlo, se crede. A spese sue. A Copenhagen, invece, i sordi stanno discutendo animosamente, tra una portata e l’altra, al ritmo di un tassametro che, dopo 11 giorni di battibecchi, segnerà 143 milioni di euro. Per decidere cosa? Chicago-blog è in grado di anticipare i contenuti dell’accordo politicamente vincolante che uscirà dal vertice.
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Carlo Stagnaro energia barroso, Cina, clima, Copenhagen, energia, scolapiatti, unione europea, USA
Nei giorni scorsi la Commissione europea ha stabilito la tempistica di rientro sotto la soglia del 3 per cento del rapporto debito-Pil per 13 paesi dell’Unione Europea. La Commissione si attende un deficit di bilancio aggregato nell’eurozona pari al 6,4 per cento del Pil quest’anno e al 6,9 per cento il prossimo anno, con il rapporto debito-Pil in crescita dal 78,2 per cento di quest’anno all’84 per cento nel 2010 e all’88,2 per cento nel 2011.
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Mario Seminerio macroeconomia, ue BCE, Congiuntura, Grecia, unione europea
Sarà una lunghissima cena, quella che dopodomani aspetta i rappresentanti dei 27 membri dell’Unione europea. La presidenza svedese di turno, infatti, guidata dal primo ministro Frederik Reinfeldt, non è riuscita in alcun modo a dipanare le divergenze in ordine a chi nominare per i due nuovi incarichi apicali introdotti dal Trattato di Lisbona, cioè il presidente permanente del Consiglio europeo e l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. Mi sono occupato in una puntata della versione di Oscar delle chanches di Massimo D’Alema come Mister Pesc, e non ci torno sopra. Qui richiamo solo l’attenzione su un aspetto non esattamente secondario. Che descrive da solo perché questa Europa non ci piace. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino ue eurocrazia, Mr. Pesc, unione europea
Nella tarda serata il Financial Times ha rivelato che la Commissione Europea è omai a un punto decisivo nel wording delle nuove norme in materia di vigilanza bancaria e finanziaria, sulla scorta delle modifiche concordate al rapporto De Laroisiere. Barocche erano le proposte del rapporto, rococò sarebbe la proposta della Commissione. Nascerebbe un European Systemic Risk Board composto dalla somma delle banche centrali e delle Consob di tutti e 27 Paesi membri, nonché tre organi di vigilanza per soggetti, uno per le banche , uno per le assicurazioni, uno per le securities. Questi tre soggetti dovrebbero prima procedere a stilar enuove norme e princ^pi comuni, poi sottoporli nuovamene alla Commissione. I nuovi supoervisori non potrebbero intromettersi nelle decisioni assunte per competenza di finanza pubblica dagli Stati membri, ma potrebbero intervenire in controversie tra soggetti nei diversi ambiti nazionali, o in decisioni riguardanti soggetti appartenenti a Paesi membri diversi. Ma in quest’ultimo caso il potere di appello e di decisione finale spetterebbe al Consiglio europeo, a maggioranza qualificata. E’ un pastrocchio pletorico e inefficiente. Poiché l’Europa politica non esiste in quanto i debiti pubblici nazionali restano diversi, e così restano nazionali le politiche in materia di quali intermediari finanziari salvare a spese del contribuente, si tratta al più di comitati di scambio infomativo e di coordinamento d’azione, nel caso in cui i governi ritengano di avere interessi convergenti. Finora, non è accaduto: basti considerare la decisione di rinviare al dopo elezioni germaniche ogni misura concreta di pulizia delle scassatissime banche tedesche.
Oscar Giannino credito, finanza, mercato macrostabilità , supervisione finanziaria, unione europea