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Posts Tagged ‘petrolio’

BP-Eni, l’idea non era balzana. Un po’ di charts

14 luglio 2010

L’idea lanciata qualche giorno fa di mandar avanti ENI con offerte per l’upstream pregiato di BP non era poi così balzana, visto che nel frattempo le prime compagnie petrolifere USA iniziano a farsi sotto strappando il titolo verso l’alto di 10 punti,  e Abu Dhabi vuole acquistar quote di BP per prenotarne il diritto ad acquisirlo in futuro.  Intanto, tutti sperano che il nuovo “tappo” tenga, nelle profondità del Golfo del Messico. Ma in casi come questi, un azionista pubblico di controllo – il governo italiano, per ENI – o ha al suo interno o è in grado di procurarsi fini expertises di settore, in grado di vagliare tempi e modi per operazioni straordinarie valutandone l’impatto sul titolo ENI, il suo debito, i tantissimi primari fondi internazionali presenti nel suo capitale; ed è capace al tempo stesso di decidere nei tempi rapidi imposti dal mercato una volta confrontatosi col management della società; oppure tanto per cambiare si pone – e pone l’azienda – su un piano di assoluta subordinazione rispetto agli sviluppi di mercato, fatti da operatori del mercato con logica di mercato. Una logica che comprende anche  il cinico diritto di prender per sè a buon prezzo il meglio di chi è in grave difficoltà ed esposto ad azioni multipulrimiliardarie come BP. Intanto, qui oltre 50 utili videografiche del caso Deepwater Horizon-BP  rispetto aglia ndamenti e consumi e interessi energetici globali, e qui la graduatoria stimata complessiva globale dei più gravi incidenti della storia.

Oscar Giannino ambiente, energia , , , ,

Il lento funerale di BP, l’occasione per ENI

12 luglio 2010

Anticipo uno dei miei pezzi dal prossimo numero di Capo Horn

Penso che, se fossi l’azionista di controllo dell’ENI, avrei già fatto da tempo un ragionamento semplice semplice. Argomento: come approfittare del disastro che ha investito BP.  Ma prima di arrivare alla considerazione e alla proposta, serve un bel passo indietro per valutare tutti gli aspetti “epocali†della vicenda. I danni accollati a BP costituiranno un vero benchmark destinato a fare precedente. La compagnia mi pare che assai difficilmente possa sopravvivere. Non com’era fino a ieri, questo è sicuro. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino ambiente, energia , , , , ,

Il governo del vietare

1 luglio 2010

UPDATE: Meno male che Saglia c’è.

Un drammatico incidente all’estero. L’Italia che reagisce scompostamente, castrando il suo futuro energetico nonostante le condizioni in cui la tragedia si è verificata in un paese molto lontano non abbiano nulla a che vedere con le tecnologie e le procedure impiegate nel nostro. Non sto parlando dell’uscita dal nucleare dopo Chernobyl. Sto parlando delle reazione, altrettanto scomposta, del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che pensa sia cosa saggia rispondere al disastro della Deepwater Horizon imponendo un bando alle estrazioni offshore in una fascia di 5 miglia dalle coste nazionali (12 nelle zone marine protette). Greenpeace applaude. Dovrebbe far pensare.

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Carlo Stagnaro ambiente, energia , , , , , ,

Obama a picco nel Golfo del Messico, due numeri

13 giugno 2010

Negli States e in UK Obama sta letteralmente perdendo la faccia nei sondaggi, dopo che il 28 maggio si era dichiarato generale in capo dell’operazione “stop the oil bleeding ‘nd make BP pay for it each single dime”. Da noi, la faccenda scalda per nulla le cronache, al di là delle trombe dei soliti sostenitori della decrescita…. è utile questa infografica, sui consumi energetici mondiali e loro andamento nel tempo, in un solo colpo d’occhio.

Oscar Giannino ambiente, energia , ,

Navarro falls

9 giugno 2010

Sull’Occidentale, Gengis – tra l’altro fedele lettore di Chicago-blog – fa il pelo a Mario Tozzi e il contropelo a Joaquìn Navarro-Valls. Da non perdere.

Carlo Stagnaro ambiente , , , , ,

Shit happens

4 giugno 2010

Nove scienziati della Commissione grandi rischi sono indagati dalla procura dell’Aquila per omicidio colposo, in quanto avrebbero sottovalutato il rischio sismico nei giorni precedenti il disastroso terremoto del 6 aprile 2009. Pochi giorni fa, il presidente americano, Barack “tappate quel maledetto buco” Obama, ha licenziato Elizabeth Birnbaum, capo del Minerals Management Service, e annunciato una moratoria sull’offshore drilling nel Golfo del Messico. Un comune denominatore unisce queste due notizie, e tante altre simili che riguardano incidenti meno tragici. E’ la presunzione che per tutto si possa trovare sempre un responsabile, una testa da far rotolare, una soluzione. E’ la consolante illusione che tutto possa andare bene sempre, se abbiamo le leggi giuste. Purtroppo ho una brutta notizia: l’ultima volta che ho controllato, l’uomo era stato scacciato dal giardino dell’Eden e non gli era più stato permesso di farvi ritorno.

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Carlo Stagnaro ambiente, liberismo, mercato , , , ,

Quello che Deepwater Horizon insegna agli ambientalisti (e agli altri)

21 maggio 2010

Il disastro della Deepwater Horizon, la piattaforma della compagnia eco-petrolifera Bp che dal 20 aprile ha iniziato a disperdere greggio nel mare, insegna molte cose. Ma ne insegna una in particolare, che gli ambientalisti – anziché baloccarsi col cattivo tempo tra cent’anni – dovrebbero prendere sul serio. Insegna che i sussidi creano sempre distorsioni, e che le distorsioni hanno sempre conseguenze (anche ambientali) negative, nel lungo termine. Insegna, quindi, che una buona battaglia è quella per l’abolizione dei sussidi di vario tipo alle compagnie petrolifere (oltre che alle fonti rinnovabili).

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Carlo Stagnaro ambiente, energia , , , , ,

Il presidente perforatore

1 aprile 2010

L’inattesa apertura del presidente americano, Barack Obama, alla ricerca petrolifera e di gas al largo delle coste atlantiche e dell’Alaska ha spiazzato molti tra i suoi sostenitori e avversari. La sinistra ecologista denuncia il tradimento della battaglia no-triv; la destra petrolifera rilancia perché la Casa Bianca non ha fatto abbastanza. In realtà, gli uni e gli altri rischiano di sottovalutare la portata di questa mossa (le cui implicazioni sono invece colte con attenzione in prima pagina sul Foglio).

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Carlo Stagnaro energia , , , , ,

Per chi investe su oil&commodities

3 marzo 2010

Non so quanti tra i nostri lettori “traffichino” come trader sui mercati di oil e commodities. Io lo faccio, e non solo su quelli. Non sono di quelli che pensano che i mercati si conoscano solo con teoria e dottrina, senza frequentarli. Anche se, per partecipare, bisogna essere in pool a meno di essere molto ma molto ricchi. In ogni caso, ecco qui un paper per voi che “sistematizza” una regola ben nota a chi gioca sul prezzo del barile, e di conseguenza sui sottoindici delle società quotate di settore. Esiste una relazione bidirezionale tra prezzo del barile e indici delle Borse dei paesi del Golfo, in particolare dell’Arabia Saudita, e i due economisti dell’università di Orleans e di Paris X Nanterre ne danno una lettura “storica” molto utile.  In parole semplici: barile e indici locali sono elementi anticipatori l’uno dell’altro, a seconda dei diversi cicli economici.

Oscar Giannino energia, mercato

Il prezzo del barile: l’Iran pesa più del CO2

28 dicembre 2009

Il 2009 si chiude con un barile del petrolio in ripresa verso gli 80 dollari, cioè segnando un 100% in più rispetto a inizio anno, ma pur sempre stellarmente lontano da quei 147 dollari che nel 2008 ne segnarono l’apogeo. La produzione mondiale OPEC, al risalire del prezzo, è cresciuta anch’essa dopo i forti tagli del 2008, sfiorando i 30 milioni di barili giorno, rispetto agli oltre 32 del momento di picco nel 2008, e ai poco più di 28 dei primi mesi 2009. Il prezzo è sostenuto, più che dal dollaro debole, dalla domanda mondiale sopra le previsioni, poiché negli ultimi sette mesi l’IEA li ha rivisti consecutivamente al rialzo, con un più 1,8 milioni di barili giorno. Ma niente fa pensare che si debbano ritoccare i 100 dollari, sempre che il regolatore USA sui mercati delle opzioni finanziarie tenga gli occhi aperti (su questo punto, mantengo un’opinione dubitativamente diversa dal nostro ottimo Carlo Stagnaro). L’Iran , però, è la vera grande incognita: più della svolta verde falita a Copemhagen, più dei catastrofisti che vedono naturalmente dietro l’angolo la fine del petrolio.  Prosegui la lettura…

Oscar Giannino energia , ,