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Posts Tagged ‘spesa pubblica’

In un sistema corrotto, lo Stato spreca i migliori talenti.

6 giugno 2013

La corruzione è male antico, ma solo in tempi relativamente recenti oggetto di più diffuso e approfondito dibattito. Declinata soprattutto in termini morali, tanto più se ne avverte la portata quanto più gli effetti che induce si traducono in un generale detrimento del benessere sociale, andando a incidere, oltre che sugli interessi tutelati dall’ordinamento, altresì sui principi che regolano il buon funzionamento di un mercato realmente competitivo.

 

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Pensioni da tagliare: non è un tabù.

28 maggio 2013

L’Italia è salva? Dopo la chiusura della procedura d’infrazione per il deficit da parte dell’Unione Europea, molti partiti hanno dimostrato come l’Italia ha fatto ad arrivare nella situazione in cui si trova.

Sembra che nessuno si ricordi che sul nostro Paese gravi un debito di oltre 2000 miliardi di euro, e subito ci si rallegra che possiamo spendere 8 miliardi di euro in più all’anno. come se gli 800 miliardi di spesa pubblica non siano abbastanza.

Siamo al 127 per cento del rapporto sul debito sul PIL e il deficit è al tre per cento. Pochi si ricordano di questi dati, come se fossimo dei bravi “alunni” che dal tre fisso in matematica fossero passati ad avere un quattro. Prosegui la lettura…

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Finanziamento pubblico: i partiti sono un’esternalità positiva?

9 maggio 2013

Ma il vero problema non è il debito — di Gerardo Coco

4 maggio 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco.

La famosa coppia di economisti  statunitensi Ken Rogoff and Carmen Reinhart pubblicavano nel 2008 un libro di successo This time is different. Eight Centuries of Financial Folly (2009). Ripercorrendo 800 anni di storia finanziaria gli autori hanno mostrato che 250 casi di crisi da debito in 66 paesi e 5 continenti si sono conclusi con la bancarotta. In ogni epoca i leader politici ed economici hanno ignorato quanto era accaduto in quella precedente illudendosi che ciò che aveva causato le catastrofi nel passato non era operante nel loro tempo e quindi… via a manetta col debito nella convinzione che “questa volta è diverso”. Ma ogni volta l’epilogo e stato lo stesso: il default.

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Proibire costa

2 maggio 2013

Il tema delle droghe può essere affrontato sotto molteplici prospettive, tante quante sono le sfaccettature del fenomeno. La verifica dei costi che complessivamente la loro proibizione comporta sembra essere il metodo più equidistante dai vari profili della materia. E’ altresì quello più trasparente, in quanto idoneo a portare in rilievo gli eventuali elementi di natura morale o ideologica che concorrono al processo di valutazione. Di seguito, quindi, verranno esclusivamente esposte le differenze nei metodi di esame adottati.

 

Fino a tempi recenti, le analisi operate al riguardo risentivano dell’impostazione della Convenzione Unica sulle Droghe Narcotiche, firmata nel marzo del 1961, che obbliga tutti gli stati delle Nazioni Unite a porre in essere politiche di proibizione di una serie di sostanze stupefacenti[1], considerate pericolose per la salute pubblica. Tali analisi, partendo dai danni causati dalle droghe, erano prevalentemente orientate a fornire evidenza della mole dei mezzi usati per debellare il fenomeno, unico obiettivo prefissato. Il fine era, quindi, di dimostrare che le ingenti risorse impiegate trovavano giustificazione negli altrettanto ingenti sociali costi che le droghe comportano.

 

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Diritti individuali, regolamentazione, spesa pubblica , , ,

La Sfida di Luca Ricolfi e l’economia politica del declino

25 aprile 2013

Non c’è un momento migliore di oggi – sospesi tra l’incarico pieno assegnato a Enrico Letta e l’incertezza sulla possibilità per il vicesegretario Pd di coagulare una maggioranza stabile – per leggere l’ultimo libro di Luca Ricolfi, La Sfida. Ricolfi tenta un doppio sforzo: da un lato compie un esame (con molta autocritica) dell’impasse attuale. Dall’altro offre una via d’uscita ai partiti e all’opinione pubblica. Una via d’uscita che, però, convince solo in parte, perchè rischia di ricadere nello stesso tipo di sabbie mobili che Ricolfi denuncia.

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Se lo Stato controlla se stesso

21 marzo 2013

L’obiettivo di  “avviare una seria razionalizzazione  della spesa pubblica, che faccia della spending review non già lo strumento eccezionale per stringere i bulloni, ma uno strumento ordinario di controllo della spesa che prenda le mosse dalla definizione (…) delle spese realmente necessarie”[1] richiede che, al di là degli ambiti specificamente considerati dal legislatore, ciascuno di noi avvii qualche riflessione al riguardo, anche traendo spunto dal quotidiano.

Se è vero che ogni duplicazione di attività comporta uno spreco di denaro ed energie per chi la effettua, ciò è a maggior ragione grave se la duplicazione avviene ad opera dello stesso soggetto. Se quest’ultimo è lo Stato, se detta duplicazione è finalizzata a controllare, oltre ai propri dipendenti, anche paradossalmente se stesso e, infine, se l’obiettivo di tale duplicazione di attività è la riduzione di quella spesa pubblica che essa stessa va per altro verso a incrementare, la contraddizione di un sistema così strutturato è palese.

 

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Gli otto punti del Pd e il ruggito del giaguaro

7 marzo 2013

Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha proposto una “agenda di governo” in otto punti per superare l’apparente stallo parlamentare e promuovere “lo sviluppo, la crescita e il cambiamento”. Questi punti sono largamente indipendenti da quanto si poteva leggere nel programma sulla base del quale il Pd ha chiesto i voti agli elettori (qui valutato dallo staff IBL), ma si giustificano in base alla necessità di fornire una base politica alle alchimie dalle quali sortirà (?) il nuovo esecutivo. Tuttavia, questi punti sono quello che serve al paese, o almeno vanno nella direzione giusta?

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Confindustria è liberista?

24 gennaio 2013

Ieri Confindustria ha messo sul piatto un documento che espone una diagnosi e una terapia per la crisi italiana. Il programma degli industriali è davvero migliore di quelli dei partiti?

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Deadlock – di Gianni Pardo

14 gennaio 2013

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gianni Pardo.

Se si cerca in un buon dizionario inglese il significato  di “deadlock” si trova questa traduzione: “situazione insolubile, punto morto”. Ed è una buona occasione per descrivere le prospettive dell’Italia con una sola parola.

Non è un pessimismo snobistico: è la constatazione che, mentre in tante altre occasioni elettorali si è potuto sperare che vincesse una fazione o almeno che non vincesse un’altra fazione – perché dalla prima ci si poteva aspettare qualcosa di buono e dalla seconda qualcosa di cattivo – stavolta mancano ambedue le prospettive. Manca un progetto salvifico e persino un progetto nocivo.

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