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Posts Tagged ‘spesa pubblica’

Mille proroghe, mille scandali

1 marzo 2010

Riceviamo da Maurizio Mazziero e volentieri pubblichiamo

La denominazione Mille proroghe è stata così usata e abusata nel corso degli anni che non suscita più alcuna reazione.
Sarà mai possibile istituzionalizzare una continua dilazione dei termini? Non dovrebbero le decorrenze dei termini essere sanzionate?

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Guest diritto , ,

Tasse e spesa: no alla tesi di Perotti

30 gennaio 2010

Roberto Perotti notoriamente non è un lafferiano come noi, e ciò nulla toglie alla sua erietà di economista e accademico. Proprio per questo, voglio e devo esprimere un ferm e ragionato, oltre che rispettoso naturalmente com’è costume in questa casa, totale dissenso rispetto alla tesi che oggi ha espresso sull’editoriale di apertura del Sole 24 ore. Perotti ha ragione pienamente, secondo me, su tre punti centrali. Ma singolarmente torto sulla conclusione che ne trae. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino fisco, liberismo , , ,

L’Argentina nuovamente sul baratro del default

24 gennaio 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Lorenzo Guggiari

La nuova crisi istituzionale causata dalla dinastia Kirchner

Il nuovo anno in Argentina si è aperto con la peggiore crisi istituzionale dal 2001-2002 e, nonostante la situazione risulti essere ancora molto fluida, non è da scartare che nel 2010 il paese sudamericano incorra in un nuovo default.

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Una ricetta rapida per ridurre tasse e spesa pubblica

17 gennaio 2010

Dopo il post sulla “tassonomia dei governi” ritorno sul tema tasse/spesa pubblica, sollecitato dai commenti ricevuti. Perchè i governi non riescono a ridurre le tasse? Parlo ovviamente dei governi che reputano positivo farlo e non di quelli per i quali ‘tassare è bellissimo’(*). Il post precedente, nella sua sinteticità, intendeva dare la colpa della mancata riduzione (e apparente mancata riducibilità) delle tasse alla spesa pubblica che non è solo un vincolo, un ostacolo, ma anche un beneficio per i governi e la classe politica, per di più indistinto tra i governi a cui le tasse piacciono e quelli ai quali non piacciono. Prosegui la lettura…

Ugo Arrigo Senza categoria , , , ,

Tassonomia dei governi

15 gennaio 2010

I governi si dividono in due soli gruppi, radicalmente contrapposti:

a) quelli che non vogliono ridurre la tassazione;

b) quelli che non possono ridurre la tassazione.

Tuttavia i governi di tipo a) non  vogliono ridurre la tassazione perchè non vogliono ridurre la spesa pubblica mentre i governi di tipo b) non possono ridurre la tassazione perchè non vogliono ridurre la spesa pubblica, e in questo sta la fondamentale differenza tra le due tipologie.

Ugo Arrigo Senza categoria , ,

Germania: meno tasse o pareggio di bilancio? Un intervento di Dirk Friedrich

11 gennaio 2010

Dopo i post di Giovanni Boggero e Pietro Monsurrò, anticipiamo ampi stralci di un intervento di Dirk Friedrich, giurista e blogger, in uscita sull’edizione cartacea della rivista Eigentümlich Frei. Con questo articolo, Friedrich risponde alle considerazioni di Boggero e Monsurrò.

L’esito del sondaggio realizzato dall’emittente ARD che vuole il 58% dei tedeschi contrario a tagli alle tasse non è affatto sorprendente. Tradizionalmente sono sempre stati i conservatori (la stragrande maggioranza nel Paese) ad avere come loro fine ideale il pareggio di bilancio, preferendolo alla diminuzione delle tasse. Stando a questo modo di vedere le cose, il taglio delle tasse sarebbe solo possibile, laddove esso si accompagni ad una pari riduzione della spesa pubblica. Prosegui la lettura…

Guest euro, fisco, liberismo, macroeconomia, welfare , , , , , , ,

Spesa o tasse?

28 dicembre 2009

Nei commenti al post di Boggero esprimevo la mia perplessità nel constatare che molti liberali (non Boggero) vedono le tasse come un problema più grave della spesa pubblica. Questo è probabilimente il lascito intellettuale di Reagan, che notoriamente con la serietà fiscale non aveva alcun rapporto, e che quasi raddoppiò il rapporto debito/PIL americano. “Dov’è finita la serietà fiscale?”, verrebbe da chiedersi, visto che il debito pubblico, un tempo “eredità poliitca di Mr. Keynes” (Buchanan/Wagner), è diventato il non plus ultra del liberalismo, in genere preceduto da “neo”, che probabilmente in greco significava “si fa per dire”. Si potrebbe dire qualcosa sul rapporto tra tasse, spesa e crescita, ma siccome è un problema molto complicato mi limiterò a considerazioni di carattere politico e non economico: prima politico, cioè ideologico, e poi politologico. Prosegui la lettura…

Pietro Monsurrò Senza categoria , ,

Il debito pubblico nostro, gli USA e Tremonti

24 novembre 2009

L’intervento odierno di Giulio Tremonti all’assemblea degli industriali romani ha confermato un paradosso italiano. Scegliendo accuratamente la platea industriale italiana che, in tutto il Paese, ha la massima concentrazione di grandi gruppi pubblici – Enel, Poste, Ferrovie, Eni è di stanza a Milano e per questo si è già presa Assolombarda – il governo è sceso in campo in forze, con Letta e Tremonti. Ma non è questo il punto, anche se non era avvenuto mai altrove quest’anno in Italia. Il paradosso consiste nel fatto che, di fronte a industriali per metà nelle mani del debito bancario, per metà nell’indotto del pubblico, e tutti sotto lo schiaffo dei ritardatissimi pagamenti della pubblica amministrazione, nell’Italia di oggi con una certa abilità – quella del ministro dell’Economia – si finisce per essere applauditi come virtuosi in quanto… sostenitori dell’impossibilità di fare alcunché. L’immobilismo come virtù. Lo slittamento delle scelte come prova di responsabilità nazionale. Il tutto attraverso l’abile artificio retorico di fare apparire chiunque sia su un’altra linea – qualunque cosa proponga – come un malcelato e pericoloso fautore dell’aumento del deficit pubblico. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino fisco, liberismo, mercato, welfare , , ,

Fenomenologia dello statalismo

23 novembre 2009

L’espansionismo dello stato nella sfera economica si sviluppa per stadi successivi:
1. Il primo stadio è lo stato che redistribuisce il reddito.
2. Il secondo stadio è lo stato che eroga direttamente prestazioni specifiche di welfare.
3. Il terzo stadio è lo stato che produce direttamente i servizi oggetto di erogazione pubblica.
4. Il quarto stadio è lo stato che, in assenza di una burocrazia pubblica forte e indipendente dalla politica e di una politica dagli alti obiettivi, permette l’appropriazione da parte di interessi privati delle risorse produttive destinate alle finalità di cui allo stadio 3, o comunque la loro distrazione dalle finalità originarie, generando in tal modo una razionale (dal punto di vista dello specifico sistema) inefficienza produttiva e allocativa. Si realizza in tal modo il minimo del mercato col massimo della ‘privatizzazione’.
Sino al terzo stadio possiamo trovarci in una socialdemocrazia nordeuropea ma per arrivare al quarto è necessario scendere in Italia.

Ugo Arrigo Senza categoria , , ,

L’alta velocità della spesa ferroviaria

14 novembre 2009

Il presidente della Repubblica Napolitano ha inaugurato ieri i 19 chilometri che completano la linea ferroviaria ad alta velocità tra Roma e Napoli. Come abbiamo potuto leggere sul Messaggero: 

«Un viaggio in anteprima – spiega Ferrovie – per inaugurare il nuovo tratto di linea tra Gricignano e Napoli che da domenica 13 dicembre ridurrà di altri 11 minuti il tempo di percorrenza tra Roma e Napoli anticipando così il traguardo conclusivo del sistema Alta velocità – alta capacità Torino-Salerno che dal 13 dicembre sarà aperto interamente al pubblico con treni a 300 chilometri orari».

Il tratto ad alta velocità «di penetrazione urbana nel nodo di Napoli», percorso per la prima volta oggi e commercialmente operativo dal prossimo 13 dicembre, «permetterà – ha spiegato Ferrovie – di spostarsi dal Colosseo al Vesuvio in un’ora e dieci minuti, su binari dedicati, consentendo così di utilizzare le attuali linee per il trasporto metropolitano e regionale con benefici in termini di puntualità e regolarità del servizio».

Il viaggio, sottolinea l’azienda, «celebra un successo interamente italiano. Infrastrutture, tecnologie di terra e di bordo, treni e know-how, tutto è rigorosamente made in Italy».

Anche i costi sono rigorosamente “made in Italy”: le tratte ferroviarie ad alta velocità sinora realizzate in Italia sono infatti costate al chilometro più del triplo di quelle francesi e quasi il quadruplo di quelle spagnole. Il record è (sinora) rappresentato dalla linea Torino-Milano: pur non essendo le due città separate da alcun rilievo alpino né appenninico il costo al km è stato pari a oltre 5 volte quello medio francese e a 6 volte quello medio spagnolo. Il contribuente italiano, compiaciuto per questo record tipicamente tricolore, invia ai decisori pubblici che si sono succeduti nei 17 anni trascorsi dall’avvio del progetto TAV i suoi sentiti ringraziamenti.

Ugo Arrigo Senza categoria , , ,