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Posts Tagged ‘mercato’

Per una breve storia del capitalismo nelle campagne italiane

8 marzo 2010

Parlando dell’opportunità di liberalizzare il mercato agricolo e liberarlo dalle insopportabili pastoie della Pac, una delle obiezioni che mi sento più spesso rivolgere è quella secondo la quale il mercato non si adatta all’agricoltura. All’agricoltura europea, e in particolare a quella italiana, fatta di aziende poco estese e poco competitive, sarebbe estranea la mentalità capitalistica, e la sussistenza garantita dalla Pac è il “meno peggio” a cui il settore può ambire, soprattutto nel mondo globalizzato contemporaneo. Ora, io ritengo questa idea profondamente sbagliata, per molte ragioni. La prima delle quali è il fatto che il capitalismo non solo non è estraneo alle campagne, ma addirittura nelle campagne è nato e si è sviluppato, molto tempo prima della rivoluzione industriale. E proprio nelle campagne dell’Italia centrale e settentrionale, in particolare, tra il XV e il XVI secolo.

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Giordano Masini Senza categoria , , , , ,

Brunetta, il burocrate e il prodotto negativo

6 dicembre 2009

Grazie alla cura Brunetta è calato l’assenteismo nella pubblica amministrazione e i burocrati pubblici, passando più tempo in ufficio, è  probabile che producano di più. Siamo tuttavia certi che la loro maggior produzione aumenti il benessere collettivo?

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Ugo Arrigo Senza categoria , , ,

Fenomenologia dello statalismo

23 novembre 2009

L’espansionismo dello stato nella sfera economica si sviluppa per stadi successivi:
1. Il primo stadio è lo stato che redistribuisce il reddito.
2. Il secondo stadio è lo stato che eroga direttamente prestazioni specifiche di welfare.
3. Il terzo stadio è lo stato che produce direttamente i servizi oggetto di erogazione pubblica.
4. Il quarto stadio è lo stato che, in assenza di una burocrazia pubblica forte e indipendente dalla politica e di una politica dagli alti obiettivi, permette l’appropriazione da parte di interessi privati delle risorse produttive destinate alle finalità di cui allo stadio 3, o comunque la loro distrazione dalle finalità originarie, generando in tal modo una razionale (dal punto di vista dello specifico sistema) inefficienza produttiva e allocativa. Si realizza in tal modo il minimo del mercato col massimo della ‘privatizzazione’.
Sino al terzo stadio possiamo trovarci in una socialdemocrazia nordeuropea ma per arrivare al quarto è necessario scendere in Italia.

Ugo Arrigo Senza categoria , , ,

Liberalizzazione dei cieli: langue pure in Africa

2 novembre 2009

Yamoussoukro è una città di cui pochi, in Europa, conoscono il nome: eppure se si tratta della capitale della Costa d’Avorio e della città da cui proveniva anche colui che per più di trent’anni – dal 1960 al 1993 – ha gestito i destini di questa nazione africana: Félix Houphouët-Boigny.

Una decina di anni fa in questo centro si tenne pure un summit panafricano che avrebbe dovuto favorire, con la “decisione di Yamoussoukro”, appunto, lo sviluppo dell’aviazione del continente grazie ad un processo di liberalizzazione. Poco e niente, però, ne è derivato. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri Senza categoria , , , ,

Il posto fisso è orrendo. Ma non è in primo luogo un confronto tra Eraclito e Parmenide…

20 ottobre 2009

La minuscola pattuglia dei liberisti (che nel clima culturale in cui viviamo pare ormai quasi pronta a suicidi a ripetizione, sul modello dei dipendenti della France Telecom) ha giustamente reagito inorridita dinanzi all’ennesima esternazione del ministro Giulio Tremonti, ormai uso a farsi più comunista dei comunisti, e solo per tagliare l’erba sotto i piedi dell’opposizione o di ciò che ne  resta. E molti miei amici difensori del mercato hanno reagito sottolineando in primo luogo – l’hanno fatto Oscar GianninoPiercamillo Falasca su questo blog, e quest’ultimo anche intervistato dal Foglio, ad esempio, e pure Alberto Mingardi intervistato sul Giornale da Vittorio Macioce o Carlo Stagnaro su Libero e sul Foglio, e altri ancora – come la vita sia dinamismo e cambiamento, come una società aperta implichi anche e soprattutto mobilità sociale, e infine come sia antistorico e infine del tutto “novecentesco” – per usare espressioni impiegate da Renato Brunetta – questo tentativo di rigettare l’aleatorietà e l’incertezza che caratterizzano ogni società. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri liberismo , , , , ,

Brooking Ferruccio

13 ottobre 2009

Da un po’ di tempo a questa parte le idee di David Brooks (oggi direttore dell’ AEI) circolano sulle pagine del Corriere della Sera.

Le recenti battaglie intraprese da Via Solferino  hanno fatto forse distrarre la redazione che non ha offerto ai lettori uno degli ultimi interventi dell’opinionista del New York Times.

Sostiene Brooks che mentre le elitè americane discutevano di preghiera nelle scuole pubbliche e di morale sessuale i reali problemi del paese non venivano affrontati.

Over the past few years, however, there clearly has been an erosion in the country’s financial values. This erosion has happened at a time when the country’s cultural monitors were busy with other things. They were off fighting a culture war about prayer in schools, “Piss Christ” and the theory of evolution. They were arguing about sex and the separation of church and state, oblivious to the large erosion of economic values happening under their feet…

Non finisce qui. Sostiene giustamente Brooks che il dibattito politico americano è strutturato attorno a categorie obsolete (lo stesso  ragionamento potrebbe applicarsi al contesto italiano).

Our current cultural politics are organized by the obsolete culture war, which has put secular liberals on one side and religious conservatives on the other. But the slide in economic morality afflicted Red and Blue America equally.

In realtà, ci dice Brooks, la prossima Guerra culturale sarà fra quelli che vogliono più Stato e quelli che difendono la primazia dell’homo faber. Di quelli che producono su quelli che consumano.

Forse il Corriere potrebbe ripensarci ed offrire ai suoi lettori questo contributo. Editori permettendo.

Pasquale Annicchino liberismo, mercato , ,

Ecco perché il progresso è una cosa bellissima / 2

3 ottobre 2009

Una domanda (atomica) per Claudio Scajola

23 settembre 2009

Fin dal suo insediamento, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha preso l’impegno di riportare l’Italia nel club nucleare. Condividiamo questo sforzo e gliene siamo grati. Scajola ha spesso detto – lo ha ribadito ancora oggi nell’intervista con Fausto Carioti per Libero – che

abbiamo previsto un mix equilibrato e realistico: 25 per cento di elettricità dalle rinnovabili, 25 per cento dal nucleare e il restante 50 per cento dalle fonti fossili.

Non intendo oggi contestare il principio della determinazione politica della quota di mercato delle varie fonti. Mi limito a sottolineare che trovo questo modo di procedere incompatibile col buon funzionamento di un mercato liberalizzato (per la stessa ragione per cui è ferocemente distorsivo il piano 20-20-20 dell’Unione europea). Inoltre, come dimostra il bel libro di Alberto Clò, Il rebus energetico, questo genere di piani è generalmente buono solo per prender muffa. Voglio invece prendere sul serio l’obiettivo scajoliano, e fingere che, in qualche modo, nel 2020 avremo davvero quella ripartizione nella generazione elettrica. La mia domanda è:

Signor ministro, che ce ne facciamo della capacità termoelettrica in eccesso, e come saranno risarcite, se lo saranno, quelle compagnie che hanno investito sulla base di un’aspettativa completamente diversa riguardo il futuro della regolazione nel settore elettrico?

Mi spiego.

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Carlo Stagnaro energia, mercato , , , ,

Gray’s Anatomy: Hayek più l’ecologismo radicale

15 settembre 2009

Nel corso degli anni Ottanta, il nome del filosofo inglese John Gray era diventato piuttosto noto tra libertari e liberalconservatori. Docente a Oxford, si era fatto molto apprezzare per gli scritti su Hayek (Hayek on Liberty, del 1984) e anche per altri testi: tra cui quel Liberalism, del 1986, che venne tradotto pure da noi da Garzanti.

Poi Gray cambia: e si tratta di una svolta assai netta. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri Senza categoria , , , , ,

Lo sponsor ha sempre ragione

9 settembre 2009

Nell’orgia di commemorazioni seguita alla scomparsa di Mike, si sono sprecati i commenti sul Bongiorno partigiano e sul Bongiorno berlusconiano, sul Bongiorno epifania del mediocre e sul Bongiorno specchio del paese, sul Bongiorno professionista puntiglioso e sul Bongiorno “signora-Longari-mi-cade-sull-uccello”.

Ma Mike è stato, molto più di questo e forse oltre le sue stesse aspettative, un emblema del mercato. Alle opportune riflessioni di Alberto Mingardi, aggiungerei questo video, che mi pare esemplificare un’etica del lavoro ed un senso del dovere che ci mancheranno più delle proverbiali papere. Allegria!

Massimiliano Trovato liberismo , , , , ,