Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha proposto una “agenda di governo” in otto punti per superare l’apparente stallo parlamentare e promuovere “lo sviluppo, la crescita e il cambiamento”. Questi punti sono largamente indipendenti da quanto si poteva leggere nel programma sulla base del quale il Pd ha chiesto i voti agli elettori (qui valutato dallo staff IBL), ma si giustificano in base alla necessità di fornire una base politica alle alchimie dalle quali sortirà (?) il nuovo esecutivo. Tuttavia, questi punti sono quello che serve al paese, o almeno vanno nella direzione giusta?
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Sporchi petrolieri! Maledetti produttori elettrici! Disgraziati venditori di gas! A leggere i giornali (per esempio qui, quo e qua) sembra che lo Sceriffo di Nottigham si sia dato al commercio di energia, nell’Italia del 2013. Gli operatori del settore, infatti, sarebbero colpevoli di aver ribaltato la “Robin Hood Tax” sui consumatori, comportamento espressamente vietato dalla legge. E’ davvero così?
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Angelo Spena.
Guai a chiamarla politica industriale. È rétro e sa di dirigismo. Allora parliamo di visione industriale. In Italia, semplicemente, non c’è. Chi può, fa da solo lobby, spesso altrove. I big del vecchio continente (dovremmo esserci anche noi, ma non è così) hanno fatto le loro scelte da decenni, le hanno imposte all’Europa e le esportano nel mondo. Tanto per fare un esempio, cos’altro è il tautologico totem del target 20-20-20 ? Chi lavora nel comparto, sa con quanta spregiudicatezza i tedeschi usino le normative ambientali che riescono a introdurvi, per acquisire vantaggi competitivi in specifici settori industriali. Per tacere dell’imbarazzante flop dell’emergenza “buco dell’ozono”. Eppure quelli che contano ci hanno fatto ottimi investimenti.
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Subisce un primo arresto la proposta del Governo di riordino delle competenze in materia di valutazioni ambientali. Il primo stop viene dalla Commissione Bilancio della Camera, che ha sollevato dubbi sulla legittimità delle disposizioni contenute in materia nel disegno di legge di stabilità.
Il Regolamento della Camera, infatti, prevede che la commissione verifichi il rispetto dei criteri fissati dalla legge 196/09 in relazione ai contenuti tipici della legge di stabilità. Questa, ai sensi della legge sulla contabilità pubblica, non può contenere disposizioni di tipo ordinamentale.
Le norme in materia di riordino delle competenze in materia di valutazioni ambientali sembrano in effetti riconducibili a quest’ultima categoria, in quanto prevedono: Prosegui la lettura…
Diego Menegon ambiente, benzina, carburanti, energia, infrastrutture, liberalizzazioni ambiente, energia
Ripubblichiamo questo articolo di GB Zorzoli, comparso sull’edizione odierna della Staffetta Quotidiana .
Non fosse per il dramma di 463 lavoratori (e delle loro famiglie) che vedono a rischio il posto di lavoro, la vicenda della Carbosulcis potrebbe essere assimilata a una piéce del teatro dell’assurdo o, per quanto riguarda la mia esperienza professionale, anche a un remake di un film di successo, “Ritorno al futuro”.
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La progettualità come metodo e l’esigenza di investitori di lungo termine
Riceviamo da Angelo Spena e volentieri pubblichiamo. La questione del Sulcis è particolarmente complessa e va affrontata con attenzione. La tesi di questo articolo non è necessariamente condivisa da Chicago-blog ma riteniamo utile aprire un dibattito. Nelle prossime ore ospiteremo anche altri punti di vista.
Spariranno dalle tasche degli italiani che accendono la luce, più di duecento miliardi di euro nei prossimi venti anni per pagare la convulsa una tantum per le rinnovabili del vento e del fotovoltaico. Un prelievo forzoso spintosi al di là di ogni previsione, innescato dalla beffa fatta al decreto “salva-Alcoa” nell’estate 2010 da politici oggi immemori. Bene per i capitalisti delle rinnovabili, ma i lavoratori Alcoa sono tutt’altro che salvi.
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Il comune di Roma, trovandosi come suol dirsi a navigare nella merda (merda quantificabile in un indebitamento per circa 12,5 miliardi di euro), sta per varare la “privatizzazione” di Acea. Il problema è che quello che i media e il sindaco, Gianni Alemanno, chiamano privatizzazione, in realtà privatizzazione non è, in quanto presuppone comunque il mantenimento di una quota di controllo al Campidoglio. In più, siamo al paradosso per cui il venditore vorrebbe scegliersi il compratore e, essendocene uno buono per tutte le stagioni, non esita a tirarlo pubblicamente per la giacchetta: la Cassa depositi e prestiti.
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Come ogni anno, oggi è la giornata del “risparmio energetico”, sotto l’insegna della trasmissione di Radio 2 Caterpillar e sotto lo slogan ormai celebre “M’illumino di meno“. Come ogni anno, Chicago-blog.it ne approfitta per accendere e tenere accesa la sua piccola lampadina (a incandescenza, naturalmente).
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Giuseppe Artizzu.
Venerdì scorso l’Autorità per l’Energia ha enunciato principi e modalità per assoggettare, in via d’urgenza, le fonti rinnovabili non programmabili (principalmente solare, eolico e idroelettrico ad acqua fluente) ad oneri di sbilanciamento. Gli impianti non programmabili, al pari di quelli programmabili (termoelettrici convenzionali e idroelettrici a bacino), saranno cioè assoggettati a penali per le deviazioni della produzione effettiva da quella programmata (basata necessariamente su previsioni meteo).
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Oggi è scomparso Giuliano Zuccoli, stroncato da una lunga e dolorosa malattia. La morte arriva appena tre giorni dopo le dimissioni, “per motivi personali“, dalla presidenza del consiglio di gestione di A2a. Sarebbe facile ricondurre all’indebolimento fisico l’abbandono della trincea dove Zuccoli è rimasto asserragliato dal 1997, anno in cui ha assunto la guida della municipalizzata milanese dell’energia, Aem. Sarebbe facile e c’è ovviamente una importante quota della verità, ma sarebbe ingiusto dipingere la sua sconfitta – perché di sconfitta si tratta – come la mera vittoria della natura o dell’età. Le dimissioni e poi la morte sono il punto di caduta della parabola di un uomo che ha rappresentato, nella sua onestà e caparbietà ma anche nella sua spregiudicatezza e, in fondo, inadeguatezza culturale il meglio della prima repubblica.
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