“Cosa resterà degli anni Ottanta…”, diceva la canzone qualche anno fa: già, ma di questa legislatura cosa resterà ai posteri?
Siccome in Italia la sovranità è esercitata dal popolo, l’IBL ha scelto di lasciare al popolo la decisione di cosa sarà consegnato alle generazioni future da parte della legislatura 2008-2013 consegnerà alle generazioni future. Come? Con il voto! È la democrazia, bellezza!
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Silvio Boccalatte democrazia, diritto comicità, legislazione, ordini professionali, parlamento, regolamentazione, statalismo
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Riccardo Cappello.
Gli italiani impegnati ad inseguire scartoffie, ricercati come spettatori ma sgraditi come interlocutori da una classe politica che si preoccupa solo di attirarli clienti senza poi essere in grado di soddisfarne le esigenze, si sono resi conto che solo la tecnologia, eliminando i corpi intermedi, potrà liberarli dall’asfissiante peso della burocrazia statale. Nel mondo globalizzato, a vincere non sono le singole eccellenze ma le interdipendenze: un Paese o cresce tutto o non cresce affatto!
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Guest fisco Burocrazia, statalismo
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Nicola Saporiti.
La puntata di Report di domenica 2 dicembre[1] ha presentato ai telespettatori un secondo caso di come la vistosa mano della politica interferisca con le attività economiche del nostro paese, ignorando gli interessi dei contribuenti.
L’accordo bilaterale tra il nostro Ministero per lo Sviluppo Economico ed il Ministero delle Miniere e dell’Energia della Repubblica Serba prevede la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici e l’importazione in Italia di energia da fonti rinnovabili al fine della sua contabilizzazione nell’obiettivo stabilito dalla Comunità Europea.[2] Questo accordo, stabilisce che una società privata Italiana (SECI Energia) ed una società pubblica Serba (Elektroprivreda Srbije) costituiranno una joint venture per la realizzazione e la gestione degli impianti, da cui il nostro paese acquisterà energia per 15 anni ad un prezzo di 150 €/MWh.
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Guest energia, Senza categoria politica, statalismo
Obama ce l’ha fatta, e ha ragione nel dire che il meglio deve ancora venire. Al di là degli entusiasmi parecchio ideologizzati con cui molti europei e italiani seguono con occhi propri e non americani le presidenziali statunitensi, infatti, sono molto pesanti i problemi finanziari ed economici con i quali Obama si troverà subito alle prese. I repubblicani hanno sbagliato tutto o quasi, col ticket Romney-Ryan. Ma quando sotto Obama si è aumentato di più del 50% in soli 4 anni lo stock di debito pubblico federale ereditato in 200 e più anni – da poco più di 10 mila miliardi di dollari a oltre 15mila – e quando da 5 anni il deficit pubblico supera o lambisce il 10% del Pil Usa ogni anno, mettere un energico freno a questo andazzo sarà il compito più difficile. Soprattutto perché Obama si troverà alla Camera dei Rappresentanti i repubblicani che continuano a controllarne la maggioranza, e non saranno affatto propensi a cooperare con la sua strategia di aumento delle tasse. Non c’è da stupirsi, dunque, che a poche ore dalla sua vittoria Fitch abbia immediatamente ammonito che senza misure molto energiche sarà tra breve a rischio la Tripla A, che sin qui ha largamente sottostimato il premio al rischio del debito pubblico americano. Non è un rischio di cui compiacersi. Perché se nel giro di brevissimo tempo Obama e i repubblicani non raggiungono un deciso e leale compromesso per affrontare il cosiddetto fiscal cliff – la scadenza degli sgravi fiscali “a tempo” di Bush in assenza della cui copertura partirebbero tagli di spesa automatici per 600 miliardi di dollari – la conseguenza sarà un nuovo rallentamento dell’economia americana. Che aggiungerebbe nuove ombre all’eurocrisi ancora in corso, e rafforzerebbe la frenata della crescita in atto da mesi nei Paesi locomotiva del mondo a cominciare dalla Cina. Purtroppo per noi, America ed Europa sembrano rappresentare e scegliere strade sempre più divergenti. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino finanza, fisco, spesa pubblica Barack Obama, spesa pubblica, statalismo, tasse, ue, USA
Il primo bilancio della parte fiscale della legge di stabilità, comunicato tecnico e bozza di testo alla mano, è finalmente possibile. Come ho spiegato stamane a radio24 con il professor Raffaello Lupi e Giuseppe Bortolussi, è un bilancio sconfortante. Non entro nei particolari, mi limito qui a quattro ragioni di principio. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco, Monti Italia, statalismo, tasse
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Aldo Canovari.
Anche se apparentemente incongrui, non abbiamo potuto fare a meno di collegare due fatti di cronaca, di brutta cronaca.
Da un lato: a) i recenti scandali relativi agli sperperi di denaro pubblico che vedono come protagonisti organi apicali dello Stato, Enti territoriali (Regione, Provincie, Comuni), Società partecipate…, in altre parole l’intero universo governato dalla provvida mano pubblica, e dall’altro: b) i recenti, ennesimi ossessivi, pronunciamenti di Mario Monti contro l’evasione tributaria, “che mina alle fondamenta il patto tra Stato e cittadino, senza il quale è inadatto alla crescita…”, la mala pianta “che sbriciola il rapporto di fiducia tra diversi cittadini e manda a pallino la concorrenza…”.
Proveremo a chiarire il nesso che lega strettamente i due episodi, e su cui ogni onesto cittadino dovrebbe riflettere.
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Guest fisco corruzione, debito pubblico, pubblica amministrazione, spesa pubblica, sprechi, statalismo, Sudditi, tasse
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vincenzo Atella.
Il decreto sulla Sanità appena approvato dal Consiglio dei Ministri, ha rianimato non poco la discussione sulla capacità di questo governo di fare riforme e di farle in modo oculato. Le tante critiche che che sono piovute dapprima sulla bozza di decreto e che, forse, continueranno sul decreto stesso con le più diverse motivazioni lasciano aperto qualche dubbio. Provando a raggruppare le opinioni espresse, si può dire che esistono due gruppi: uno che contesta lo Stato paternalista ed etico, ed è irriducibile nel difendere la libertà dell’individuo; un secondo che non contesta lo Stato paternalista, ma contesta il modo come si cercava di intervenire (via tasse). In quel che segue proverò prima a ragionare sui motivi per cui sia giusto o sbagliato che lo Stato intervenga in tali contesti e poi mi concentrerò sugli aspetti, più tecnici, di come sia meglio intervenire e cosa si è fatto di simile all’estero.
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Guest sanità Diritti individuali, junk food, regolamentazione, salute, statalismo, tasse
Trovo risibile l’argomento di Monti “chi critica alza lo spread”. Dice solo implicitamente che intende candidarsi in ploitica, e non c’è nulla di male, basta saperlo. Ma l’argomento l’abbiamo già udito letteralmente da Berlusconi e altri suoi predecessori. Se questo fosse il criterio, prima di Confinduistria dovremmo bandire innanzitutto la Cgil. E se siete benpensanti che di Monti apprezzano comunque che la colpa del disastro italiano non sia sua – vero! – e pensate che Confindustria in ogni caso sia più “istituzione” della Cgil e dunque dovrebbe naturalmente moderare le parole, non so dovre andremmo a finire se usassimo lo stesso metro per molti pm o per Repubblica. Il punto dunque non è questo, anche se ovviamente molti industriali pensano legittimamente che Confindustria debba avere rapporti istituzionali corretti coi governi in carica e debba dare comunque una mano a un governo che ha credito in sede internazionale, e per questo hanno risposto affermativamente alla chiamata contro Squinzi che Montin ha lanciato. Il punto è che se a noi sembra che Monti abbia torto nel modo e nella forma, Squinzi con le sue dichiarazioni alla Cgil ha invece …. torto nella sostanza! Prosegui la lettura…
Oscar Giannino confindustria, debito pubblico, fisco, Monti, spesa pubblica Italia, statalismo, tasse
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Zanetti.
La revisione della spesa cui sta dando corso il Governo è tardiva e insufficiente.
È tardiva perché doveva essere il primo degli interventi, lo scorso gennaio, dopo la paurosa mazzata di tasse, introdotte nel semestre precedente per far fronte, alla meno peggio, alle esigenze di immediato risanamento del bilancio pubblico.
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Guest debito pubblico Confindustria, crescita, debito pubblico, sindacato, Spending review, spread, statalismo, tasse
Ci sono tante cose buone e guste nel taglia spese? L’ho già scritto subito e anche qui ieri sera, certo che sì, a cominciare dai 295 uffici giudiziari in meno. a tante altre cose. Desidero però richiamare l’attenzione di tutti su un punto essenziale, almeno per me. E’ il primo punto di fondo. Per il quale se cambiate nome al provvedimento, alla va bene e c’intendiamo. Altrimenti no, ed è abile truffa verbale statalista. Or che abbiamo letto le tabelle riepilogative del decreto, sappiamo che la somma totale di tagli di spesa triennale è pari a circa 26 miliardi. Ma di questi 26 miliardi, 22,76 vanno a copertura di nuova spesa. Il contenimento reale di spesa è dunque pari a 3,2 miliardi IN TRE ANNI! Chiamiamolo cambia-spresa, non taglia-spesa, il decreto, e allora va bene. Plaudiamo al fatto che spendere meno in microuffici giudiziari e centralizzare procedure di procurement su piattraforme tecnologiche è cosa buona e giusta. Anche se la solita taglia sull’industria farmaceutica è una roba da selvaggi comunisti. Ma la spesa pubblica sarà TAGLIATA quando qualcuno la farà davvero SCENDERE per meno tasse A LAVORO E IMPRESA. Altrimenti, lo Stato continuerà a dire che l’anno prossimo vi mette una nuova tassa, per coprire il cui gettito che serve a coprire spesa crescente ci sarà un governo che tecnico e illuminato che vi venderà come tagli alla spesa ciò cjhe serve ad evitare la tassa agguntiva, mm nel frattempo la spesa non scende affatto e le tasse restano da assassini. Non è di questo, che c’è bisogno. E se pensate che sia pregiudizio verso Monti o nostalgis di Berlusca, sbagliate due volte.
Oscar Giannino fisco, Monti, spesa pubblica Italia, statalismo