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Archivio per la categoria ‘fisco’

Sud, NO TAX AREA, welfare e statalisti

25 febbraio 2010

Del Mezzogiorno, in una settimana si è occupata Confindustria nel convegno nazionale di venerdì scorso a Bari, e la CEI, con una nota molto preoccupata emessa dai vescovi italiani. Effettivamente, sul tema ormai si sente poco di organico, a parte inchieste e denunce sdegnate sulle reti criminali e la loro presa, e vicende come quella di Termini Imerese-Fiat. Ne approfitto allora per saggiare il polso ai nostri lettori, e verificare come la pensano e se condividano alcune proposte di discontinuità un po’ violenta, le sole che secondo me possono – forse e dico “forse” – interrompere la tendenza che dal 2002 in avanti vede riaprirsi il gap tra Nord e Sud. Ricordo a tutti che quest’ultimo produce oggi il 23,8% del Pil nazionale, esattamente come 60 anni fa. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Mercato del lavoro, fisco, macroeconomia, welfare ,

Ancora sulla crisi greca / II

17 febbraio 2010

Un greco – ci tiene a dirlo subito, mentre si mantiene anonimo – che sembrava lavorasse nientemeno che per la Goldman Sachs, ma poi è sembrato per una grande banca inglese, comunque ancora non si sa per chi – offre in un documento non proprio riservato, ma certamente non ufficiale, una visione appassionata della vicenda. Traduco l’essenziale del suo lungo lavoro. Nella vicenda greca nessuno è “buono” e nessuno è “cattivo”. Tutti sono entrambe le cose.

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Giorgio Arfaras finanza, fisco

Tasse e spesa: no alla tesi di Perotti

30 gennaio 2010

Roberto Perotti notoriamente non è un lafferiano come noi, e ciò nulla toglie alla sua erietà di economista e accademico. Proprio per questo, voglio e devo esprimere un ferm e ragionato, oltre che rispettoso naturalmente com’è costume in questa casa, totale dissenso rispetto alla tesi che oggi ha espresso sull’editoriale di apertura del Sole 24 ore. Perotti ha ragione pienamente, secondo me, su tre punti centrali. Ma singolarmente torto sulla conclusione che ne trae. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino fisco, liberismo , , ,

Obama tassa le banche

14 gennaio 2010

L’Amministrazione Obama sembra che voglia tassare le banche per punirle per le responsabilità che hanno avuto nella crisi (“financial crisis responsability fee”). E’ tassato l’attivo al netto dei depositi assicurati e del patrimonio. Ergo le banche che ricorrono ai depositi per finanziare i crediti e che hanno un patrimonio cospicuo pagheranno poco, quelle che ricorrono al debito ed hanno poco patrimonio pagheranno di più. L’idea retrostante è quella di far vedere all’”uomo della strada” che “anche i ricchi piangono”. Fatti in fretta due conti sul bilancio del 2008 di Goldman Sachs – il cattivo, la piovra, il grande fratello, ecc – ne viene fuori una somma pari ad un decimo dei bonus. La politica spettacolo verrebbe da dire.

Giorgio Arfaras Stati Uniti, finanza, fisco

Titoli di Stato e debito pubblico. Sulle orme di un maestro: Frank Chodorov

14 gennaio 2010

Il nostro Paese vanta il poco invidiabile primato del più grande disavanzo pubblico d’Europa, il terzo tra i paesi più sviluppati. Un debito talmente imponente che per il suo finanziamento il Ministro dell’Economia ha parlato della necessità di emettere 480 miliardi di titoli al mercato. Come osserviamo proprio in questi giorni, in Italia le obbligazioni del Tesoro vanno forte anche quando garantiscono una redditività modesta: uno spunto per un’infinità di riflessioni. Prosegui la lettura…

Marco Mura finanza, fisco, liberismo , , ,

Germania: meno tasse o pareggio di bilancio? Un intervento di Dirk Friedrich

11 gennaio 2010

Dopo i post di Giovanni Boggero e Pietro Monsurrò, anticipiamo ampi stralci di un intervento di Dirk Friedrich, giurista e blogger, in uscita sull’edizione cartacea della rivista Eigentümlich Frei. Con questo articolo, Friedrich risponde alle considerazioni di Boggero e Monsurrò.

L’esito del sondaggio realizzato dall’emittente ARD che vuole il 58% dei tedeschi contrario a tagli alle tasse non è affatto sorprendente. Tradizionalmente sono sempre stati i conservatori (la stragrande maggioranza nel Paese) ad avere come loro fine ideale il pareggio di bilancio, preferendolo alla diminuzione delle tasse. Stando a questo modo di vedere le cose, il taglio delle tasse sarebbe solo possibile, laddove esso si accompagni ad una pari riduzione della spesa pubblica. Prosegui la lettura…

Guest euro, fisco, liberismo, macroeconomia, welfare , , , , , , ,

Il quoziente familiare non è necessariamente una buona idea

11 gennaio 2010

Nel dibattito sulla riforma dell’Irpef, accesso dall’intenzione di Berlusconi di fare del 2010 l’anno del tanto auspicato e atteso “meno tasse per tutti”, già si vedono spuntare i soliti “quozientisti”. Intendo con questo termine i sostenitori del quoziente familiare. E’ un partito molto confuso quello dei quozientisti, almeno quanto lo è la formula fiscale che costoro propongono e gli obiettivi che si prefiggono.
Se pure si decidesse di ancorare le politiche pro-famiglia al sistema fiscale (e non è necessario che sia così, si potrebbe anche rimodulare la spesa sociale in favore degli interventi per la maternità, la cura dei figli e quella degli anziani), bisognerebbe accettare che a determinare i benefici fiscali siano esclusivamente i carichi familiari (i bambini, gli anziani, ma anche i disabili), non il matrimonio in sé. Prosegui la lettura…

Piercamillo Falasca fisco , , ,

Berlusconi rilancia la riforma fiscale.. anzi la “sogna”

9 gennaio 2010

Immagino abbiate letto o saputo dell’intervista di Berlusconi a Repubblica di oggi. Stamane all’inizio ho dubitato che si trattasse non dico di un’invenzione ma di una forzatura del quotidiano debenedettiano, tanto per godersi le divisioni inevitabili tra il premier e il ministro dell’Economia, dopo che Paolo Bonaiuti il giorno della befana ha dovuto smentire indiscrezioni secondo le quali il premier aveva rilanciato il tema della riforma fiscale come priorità per il 2010. Ma Claudio Tito che firma l’intervista è un giornalista serio. Dunque – anche se singolarmente il premier ha scelto Repubblica per confermarlo – è vero che per Berlusconi una riforma fiscale “come quella del 1994″ resta prioritaria. Mi limito a dire: vedremo. Tremonti ha ragioni purtroppo serie, per essersi “dimenticato” della legge delega approvata nel 2001, che prevedeva un’elevata no tax area e poi due sole aliquote per l’Irpef, il 22% come ipotesi di convergenza anche per il prelievo su redditi e impieghi finanziari e il 33% solo oltre i 100mila euro di reddito annuo. Berlusconi, vi faccio notare, esordisce affermando che “sogna” una simile riforma fiscale. Come a dire chiaramente che la forza di convincere Tremonti non ce l’ha. Tradotto, significa che non ha la forza per ordinargli non una riforma in deficit, ma tagli di spesa coerenti con il minor gettito nel breve, visto che nel lungo – come prova non Arthur Laffer che solo a citarlo si fa la figura degli eretici, bensì le serie storiche Ocse che comprovano puntualmente come il gettito cresca al diminuire dell’aliquota media e marginale – il gettito addirittura aumenterebbe. Tremonti non sbaglia a impedire la crescita ulteriore del debito, ma non ha ragione nell’ipotizzare ormai anch’egli un riforma fiscale a gettito invariato per soli interventi sul versante delle entrate. Berlusconi ha ragione a rilanciare sul taglio delle tasse per crescere di più, ha meno ragione nell’essere diventato così ragionevole ai veti degli altri da non imporre tagli energici nel breve per scommettere sugli effetti di crescita a lungo. Non voglio poi dire che cosa provo, di fronte a Stefano Fassina neo responsabile politica economica del Pd che sfida Berlusconi a cancellare gli studi di settore… Perché non lo dice al suo amico Visco?

Oscar Giannino fisco

Caro Boeri… Di Adriano Teso

7 gennaio 2010

Riceviamo da Adriano Teso, e volentieri pubblichiamo.

Caro Prof. Boeri, Ho molto apprezzato le Sue parole sull’esigenza di fare quelle riforme economiche che da troppi anni vengono rimandate. Mi permetto di ricordare le principali: i 20 interventi strutturali per lo sviluppo dell’Economia.

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La crisi, le nubi persistenti, Friedman e le riforme

28 dicembre 2009

Il paper Bankitalia sui 100 trimestri di regresso della produzione industriale italiana sui 12-13 di Francia e Germania – di cui ha ottimamente scritto oggi Mario Seminerio – mi induce a qualche considerazione sul 2010, la crisi e l’uscita dalla medesima. Milton Friedman alla fine dei suoi anni amava ripetere che quanto più nella storia americana erano state severe le recessioni, tanto più vigorosa era stata la ripresa che ad esse era succeduta. Se tendete un elastico, più lo tirate più al rilascio la forza accumulata sarà in grado di svolgere un lavoro maggiore, diceva il grande liberista. L’elastico ideale della sua metafora è naturalmente la domanda, la somma cioè della spesa di famiglie, aziende, stranieri e governo. Alla forte ripresa della spesa, le risorse economiche tendono al pieno impiego, cresce la forza lavoro occupata, il capitale si accumula e la tecnologia avanza, in un processo espansivo che di volta in volta porta più avanti il proprio limite. Poiché ogni recessione spinge tendenzialmente l’offerta al di sotto dei livelli di contrazione della domanda, all’arrivo della ripresa l’economia può crescere a un tasso maggiore di quello normale, finché non raggiunge almeno il punto che avrebbe toccato se la crisi non ci fosse stata. Senonché – mi duole molto riconoscerlo, per me è un maestro – la tesi di Friedman non è sempre vera. Rischia di non esser vera questa volta, o almeno non egualmente per le tre macroaree mondiali, Usa, Ue, Asia. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Mercato del lavoro, commercio mondiale, fisco, macroeconomia, ue , , , , , ,