Aggiornamenti nucleare
Il presente post non per tirare somme attualmente impossibili, ma per fornire a molti che chiedono qualche elemento concreto e numerico in più per comprendere ciò che sta avvenendo.
Trovate qui una interessante scala di comparazione per ogni diversa fonte di produzione di energia (con indicazione del peso approssimativo di contributo per ciascuna al fabbisogno mondiale) del numero “storico” di vittime “dirette” – cioè al netto di patologie di lungo termine ex post, si tratta delle vittime negli impianti di estrazione-fornitura e in quelli di produzione – a parità di TWh . Sono numeri che fanno riflettere. Il carbone pesa per il 26% dell’energia globale prodotta, e ha determinato 161 vittime per TWh. Il petrolio pesa per il 36%, e comporta 36 vittime per TWh. Il gas naturale pesa per il 21% e comporta 4 vittime. Le biomasse (legno etc) e biofuel, per quanto poco pesino, comportano da incendi 12 vittime per TWh. L’idroelettrico pesa per il 2,2% e comporta 1,4 vittime per TWh. Il nucleare civile pesa il 5,9%, e ha determinato fino al Giappone 0,04 vittime per TWh.
Questi i numeri. Aridi e discutibili finché volete, ma sono da tenere in considerazione, oppure no? Io penso di sì. Non ho detto né penso che si debba guardare SOLO a questi, ma ANCHE sì, perdio.
Trovate qui su segnalazione di Carlo Stagnaro un interessante post a un articolo uscito su Slate. Qui si parla di vittime “indirette”. Anche immaginando una stima da 9mila a 33 mila in 70 anni delle possibili vittime da cancro per il post Chernobyl, l’Environmental Outlook 2008 dell’Ocse stimava che NEL SOLO ANNO 2000 in circa UN MILIONE le morti premature nel mondo dovute a polveri fini da CO2 et consimila, di cui un terzo almeno dovute a conseguenza diretta delle fonti carbone-petrolio. E’ una cifra da tenere in considerazione, oppure no?
Trovate invece qui il sito su cui seguire l’aggiornamento AIEA sull’incidente giapponese. E qui il sito della Tepco, la compagnia giapponese che gestisce l’impianto. Da quasi 48 ore, cioè più o meno da quando gli americani hanno chiesto l’evacuazione in una fascia di 50 miglia che comporta lo spostamento di 1,9 milioni di civili mentre le autorità giapponesi sono rimaste ferme all’evacuazione entro i 20 km e alla fascia di rispetto – stare chiusi in casa – entro 30, la realtà delle cose a mio giudizio gravemente inspiegabile è che non ci sono release ufficiali di radioattività a terra entro distanze note dall’impianto, né a diverse altezze nell’atmosfera per monitorare a seconda dei venti. Dobbiamo pensare che le autorità giapponesi cinicamente espongano milioni di cittadini al rischio di vita? Possiamo davvero spingerci a questo? A me pare pazzesca la sola ipotesi, ma immagino che alcuni o anzi molti invece ne siano convinti.
Vi segnalo che poche ore fa l’AIEA scrive che
Contrary to several news reports, the IAEA to date has NOT received any notification from the Japanese authorities of people sickened by radiation contamination. In the report of 17 March 01:15 UTC, the cases described were of people who were reported to have had radioactive contamination detected on them when they were monitored.
Mentre l’aggiornamento della temperatura della vasche per combustibile esausto – rischio rilascio plutonio in atmosfera, le’eventualità tra le più gravi – è aggiornata e non particolarmente preoccupante per gli altri reattori, mentre per il reattore 4 (spento al momento dell sisisma e tsunami, ma non vuol dire niente) il fatto che non sia aggioranat dal 13 marzo purtroppo non può che ALLARMARE MOLTISSIMO.
La politica dovrebbe aspettare e capire, prima di tirare in fretta e furia qualunque conclusione.



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Se il governo giapponese volesse essere trasparente, cosa costa mettere un contatore geiger a 20 KM puntandolo con una webcam e diffondendo i dati su internet???
Volevo segnalare questo link per il monitoraggio del livello di radiazioni:
http://www.mext.go.jp/component/a_menu/other/detail/__icsFiles/afieldfile/2011/03/18/1303727_1716.pdf
Sono d’accordissimo con le analisi fatte dal Dott. Giannino nel post soprastante sul nucleare in generale.
La situazione e’ critica ma non c’e’ nulla di paragonabile a Chernobyl. Per favore mi appello a tutti: non diffondete allarmismo. Diffondete piuttosto informazione tecnico/scientifica.
Un altro sito interessante per spiegazioni tecniche (del MIT), vi segnalo:
http://mitnse.com/
Prego tutti di informarsi a livello tecnico sul funzionamento dei reattori e sulle differenze tra le varie generazioni e su cosa sia successo veramente (lasciando stare termini come APOCALISSE NUCLEARE usato da Commissario europeo Oettinger, che secondo me dovrebbe dimettersi solo per questo).
Vi ringrazio.
Alberto P.
P.s.
Spero che l’Italia non rinunci al nucleare ancora una volta sull’onda dell’emotivita’ e di dati non razionali e su un fatto (quello giapponese) che non c’entra nulla con il programma italiano e la situazione sismica italiana/europea.
Perché, Oscar, il reattore 4 dovrebbe allarmare moltissimo? Semplicemente per il fatto che non sarebbe stato monitorato? Ma non credi che abbiano provveduto a fare rilevazioni anche in quello?
Dott. Giannino,
ci sono ambiti dove i numeri non sono la via più logica per decidere.
Fino a quando qualcuno non risolverà il problema, il nucleare significa firmare una cambiale che dura migliaia di anni.
Ecco…non si capisce perchè sarebbe assurdo emettere un’obbligazione a 100 anni come alcuni ventilano e non è assurdo programmare una gestione di migliaia di anni.
Prima ancora che essere economica è una questione etica.
Ci sono ambiti dove Mandelbrot è più forte di Gauss (…a meno che qualcuno non si senta DIO…)
sinbad
@sinbad
Etica. Giusto.
Ma non si può prescindere da quello che è il mondo in cui viviamo oggi e da ciò che sarà quando la Cina espanderà il proprio benessere anche alle fasce più deboli della propria repubblica.
Se vogliamo, TUTTI, mantenere questo standard di vita, e mi riferisco ai Paesi ricchi, ovviamente, dobbiamo pensare a un modo per avere più energia.
Altrimenti, è qui interviene l’etica, la necessità degli individui deve necessariamente livellarsi il più possibile verso il basso affinché tutti possano avere il proprio “pezzo di pane quotidiano”.
Se qualcuno mi dicesse che sarà possibile demandare tutto al solare e all’eolico sarei felicissimo ma, nella mia totale inesperienza, e da semplice cittadino informato, mi pare uno scenario impossibile.
Sul nucleare in generale la penso come lei.
Sul Giappone però non credo che l’opinione pubblica sappia ancora tutta la verità e questo francamente è inaccettabile!
meglio poveri ma vivi noi ed i nostri posteri ?
oppure noi ora FORSE un pò + ricchi con rischi alti … e danni SICURI x generazioni prox 30.000 anni di scorie e radiazioni ?
io da LIBERALE preferisco la seconda… tu da LIBERISTA preferisci la prima (di solito la preferiscono pure i potentati di tutto il mondo… x cui il profitto non è 1 fattore importante ma il Dio ad OGNI costo e sopra tutto)…
PS: ma come fai a parlare di numeri quando le scorie durano 30.000 anni… in finanza e macroeconomia tutti gli esperti sbagliano da sempre stime proiettate a pochi mesi… senza contare che il dolore non si conta
ooppsss.. correggo… io da LIBERALE preferisco la prima.. tu da LIBERISTA la seconda..
@sinbad
Continua e persistente sottovalutazione degli eventi che si trovano nelle code di una distribuzione di probabilità .
caro Giannino, noi testardi razionalisti siamo stati un po’ fregati dal fatto che sul piano della informazione obiettiva e documentata i giapponesi si sono comportati appena un po’ meglio (ma proprio poco) dell’URSS brezneviana
Io ho cercato, per quanto li possa fare quando mancano le informazioni di prima mano, di invitare a ragionare, a capire, a non adottare la linea del dagli all’untore. Sono battaglie difficili perché la cultura antiscientifica è molt diffusa nel mondo dei media.
http://www.ceredaclaudio.it/wp/?p=1401
http://www.ceredaclaudio.it/wp/?p=1405
Io rimango della mia idea, ero d’accordo sul nucleare anche nell’altro refrendum. Abbiamo perso un sacco di anni, e siamo sempre allo stesso punto. Come fanno a cambiare parere così in fretta anche al Governo,pur leggendo che la quantità di radioattività è di 0,25 a Roma e 0,04 sul tetto della nostra ambasciata a Tokio.
@Piero
Buon giorno a tutti. Prendo ad occasione il commento del sig. Piero per chiarire un equivoco fuorviante che trovo ripetuto molto spesso in questi giorni.
E’ senz’altro vero che le scorie nucleari possono durare per millenni, ma, anche se il concetto e’ controintuitivo, piu’ durano e meno sono pericolose (e piu’ facili da gestire).
Esattamente il contrario di quanto avviene per le scorie chimiche, che piu’ durano piu’ rappresentano un’ipoteca sulle generazioni future (si pensi alle diossine, per esempio: inquinanti chimici stabili).
Perche’?
Come oramai chiunque sa, gli elementi radioattivi sono tali perche’ non sono stabili: si trasformano (decadono) spontaneamente in qualcos’altro, emettendo nel processo una quantita’ di energia sotto forma di particelle ionizzanti o di radiazione.
Un modo per misurare questo decadimento e’ l’”attivita”, ovvero il numero di decadimenti per secondo (l’unita’ di misura e’ il Bequerel, Bq). Molto grossolanamente: piu’ eventi per secondo ci sono, piu’ un elemento e’ radioattivo e piu’ energia libera.
Un altro modo per esprimere lo stesso concetto e’ il tempo di dimezzamento (o mezza vita): dopo quanto tempo meta’ di una quantita’ iniziale di un certo elemento e’ decaduta e si e’ trasformata in qualcos’altro.
I due valori sono inversamente proporzionali: piu’ e’ alta l’attivita’ (e quindi, piu’ e’ pericoloso un elemento), piu’ e’ CORTA la sua mezza vita (e quindi dura di meno).
Lo iodio 131 ha una mezza vita di soli 8 giorni: favoloso, pensera’ il sig. Piero. In appena 2 anni avro’ soltanto un millesimo dello iodio radioattivo con cui sono partito!
Da un lato e’ vero, ma dall’altro l’attivita’ specifica di tale elemento e’ di 4,600 TBq/g. Senza entrare nei dettagli, abbastanza perche’ un solo grammo uccida una persona in poche ore.
L’uranio 238 ha una mezza vita di 4,5 miliardi di anni. Ma di conseguenza ha un’attivita’ di appena 12 KBq/g. Abbastanza poco perche’ possa tenere una biglia di vetro all’uranio sulla mia scrivania senza preoccupazioni (non e’ un periodo ipotetico: ce l’ho e si’, in Italia e’ legale).
Tutto questo cosa significa nella pratica per quanto riguarda i rifiuti radioattivi?
Prima di Fukushima, ci sono stati altri casi di incidenti di livello 5. Il primo della storia e’ stato l’incendio alla pila 1 di Windscale, in Inghilterra, nel 1957.
A prendere fuoco e’ sato il nocciolo di un reattore costruito in grafite, un po’ come Chernobyl molti anni dopo (ma raffreddato a gas e non ad acqua).
Ovviamente, immediatamente dopo l’incidente la radioattivita’ era talmente alta da non permettere l’accesso al reattore danneggiato e per parecchi anni e’ semplicemente stato lasciato a “raffreddare”.
Ora quel reattore e’ stato decontaminato ed e’ in fase avanzata di smantellamento (uno e due): le persone ci si possono avvicinare e lavorare, seppure le fasi iniziali del lavoro hanno dovuto essere svolte con particolari precauzioni.
Quindi, non e’ del tutto vero che un reattore spento (o che abbia subito un incidente) sia per forza una cambiale in bianco per le prossime 10000 generazioni, esattamente come non e’ vero che sia assolutamente e totalmente innocuo.
Esagerare sia nella sottovalutazione del rischio che nella sua sopravvalutazione porta comunque a scelte irrazionali e sbagliate.
Il problema è che più poveri significa anche più morti. Livelli di vita crescenti o costanti, per popolazioni sempre più numerose e longeve sono sostenibili solo con intesità di capitale procapite crescenti o costanti. Per intendersi, il terremoto di Messina (1908, magnitudo 7.2), in un’Italia “ecologica” e rurale, meno densamente popolata di ora ha provocato tra i 90.000 e 120.000 morti – il dolore non si contava.
Parimenti, nel 1923, in un economia meno capitalista e decisamente più bucolica, il Grande Terremoto del Kanto (Giappone, magnitudo 7.9) causò la morte di 140.000 persone – il dolore non si contava.
Indubbiamento ciò che non sappiamo maneggiare e che sovrasta i nostri sensi genera più paura e spinge alla cautela, nonché a profondi ripensamenti nell’approccio con la tecnologia. Giusto e doveroso, in particolare nelle società ricche. Premesso ciò un atteggiamento “luddista” risulta controproducente proprio a raggiungere molti scopi a cui attribuiamo un alto valore etico.
il Terremoto non dipende dalla Volontà umana che può solo gestirlo… il Nucleare invece dipende alla Volontà umana… ed i conteggi che fai, probabilistici, riguardano poche centinaia di anni, nulla in confronto a 30.000 anni di scorie (x dare un’idea = abbiamo imparato a scrivere 5 mila anni fa)…NESSUNO può pensare di calcolare una roba del genere,,,
inoltre la continua crescita quantitativa è un metro parziale, la qualità conta almeno tanto il quanto..
Mi domando dove siano questi danni SICURI e, soprattutto, come si possa pretendere di trovare la soluzione al problema delle scorie senza nemmeno avere un sistema industriale ad esse collegato. Può piacere o meno, ma l’evoluzione tecnologica necessariamente passa per un processo evolutivo di trial and error, dove le conseguenze delle diverse iniziative sono valutate in parte, se possibile, a priori, ma in buona parte anche a posteriori. Non si può pretendere di avere tecnologie ottimali fin da subito. Non si può avere il carbone pulito senza prima avere il “carbone sporco”, né avere l’auto con l’airbag senza prima avere l’auto. Non arriveremo mai alla fusione nucleare senza prima aver praticato la fissione.
Non capisco, poi, quale sia la sbandierata via logica che non tiene conto dei numeri. Come si fa ad operare una scelta senza dati oggettivi, che tutti riconoscono come validi? Come facciamo a dire che prendere l’auto conviene rispetto a non prenderla, pur rischiando di morire in un incidente? Semplice, si fa una valutazione di costi e benefici della scelta. Questa operazione si fa, a livello basilare e qualitativo, ogni giorno. Nel caso del nucleare, bisogna stabilire cosa si ritiene un costo e cosa un beneficio. Ovviamente sarebbe assurdo valutare costi su periodi temporali eccessivamente lunghi, in quanto non riusciremmo a tener conto dello sviluppo tecnologico, paventando costi immaginari; non solo, ma elimineremmo qualsiasi opportunità di realizzare progressi perché bloccheremmo ogni iniziativa sul nascere.
Una riflessione su l’Italia dopo questa storia di Fukoshima. Certo, il silenzio delle istituzioni è inaccettabile. Ma i nodi verranno al pettine.
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2011/03/litalia-vista-da-fukushima-senza-futuro.html
Onestà vorrebbe che andaste a dire all’umanità che le chiedete di rinunciare a una parte consistente degli anni di vita e a una sostanziale rinuncia del benessere materiale. Invece volete far credere che si possa avere moglie ubrica, figlio alcolizzato e botte piena
mi scuso se vado fuori tema ma quando sento parlare di pericolo di radioattivita per migliaia di anni mi pongo una domanda:
cosiderato che la civilta dei consumi in maniera piu o meno accentuata
si estendera dai paesi europei a tutto il resto del mondo e le sommosse dei paesi arabi ne sono il sintomo quanti anni dureranno
le risorse di petrolio e carbone.?
alla luce di cio mi sembra che qualsiasi tipo di energia alternativo
sia da ricercare al di la di convenienze economiche o di percentuali di vite umane
a dire il vero, il monitoraggio contiunuo delle rilevazioni c’è, basta volerlo trovare.
e a leggere QUI http://1.bp.blogspot.com/-5ZTey9mvmeQ/TYM84D87T4I/AAAAAAAAASQ/9r9uMGO_unE/s1600/letture%2BMEXT%2Bover%2B30km.png e QUI http://1.bp.blogspot.com/-IcyowawJ2wA/TYNIl1tc1wI/AAAAAAAAASg/CueF9VQQius/s1600/Fuku1-17_1803_2.png non c’è davvero nulla di cui preoccuparsi (la radioattività cala di un fattore 10 ogni 0,5 km, fate un po’ voi….)
Le misurazioni in tutte le prefetture del Giappone:
http://maps.google.co.jp/maps/ms?hl=en&ie=UTF8&brcurrent=3,0x34674e0fd77f192f:0xf54275d47c665244,0&msa=0&msid=208563616382231148377.00049e573a435697c55e5&source=embed&ll=39.13006,140.229492&spn=17.158657,39.111328
in Google Chrome me lo puo’ tradurre in italiano.
Da li’ posso arrivare alle ultime misurazioni, aggiornate alle 19:00 ora del Giappone (in inglese):
http://www.mext.go.jp/component/a_menu/other/detail/__icsFiles/afieldfile/2011/03/19/1303840_6.pdf
Per Fukushima c’e’ un servizio diverso (questo pero’ e’ tutto in giapponese, da tradurre):
http://www.pref.fukushima.jp/j/index.htm
E a Tokyo c’e’ uno che ha messo il contatore Geiger sul balcone, collegato a porta USB e via su internet (non e’ l’unico):
http://park30.wakwak.com/~weather/geiger_index.html
Questo ha segnato un picco di 180 decadimenti/minuto, mi pare tre giorni fa.
Insomma una cosa che non si puo’ fare e’ nascondere l’inquinamento radioattivo, troppi laboratori, istituti di ricerca, ospedali con reparto radiologico: adesso pure un privato cittadino puo’ prendere un contatore Geiger e metterlo in rete!
Una serie di domande.
Premetto che non sono un esperto di energia e di centrali nucleari
e che ritengo giusto e doveroso che ogni generazione lasci alle generazioni che seguiranno un mondo non meno vivibile di quello che ha trovato.
Vengo al dunque.
Quanti anni dura una centrale nucleare? Ho sentito dire che la Merkel vuol chiudere le centrali degli anni ’70.
Quindi grosso modo, con una certa larghezza, si può ipotizzare una vita media di 50 per centrale.
Supponiamo che in Italia si costruiscano (ad essere ottimisti) 4 centrali.
Dopo 50 anni che cosa succedera? Le centrali verranno “ricostruite” o verranno abbandonate?
Nel caso di centrali abbandonate, le scorie nucleari che fine faranno?
Rimarranno all’interno delle vecchie centrali?
O si dovrà trovare un posto SICURO dove potranno RIPOSARE per non so quanti secoli?
Ancora, nel caso che le centrali verranno abbandonate bisognerà trovare altri 4 siti per costruire altre 4 centrali.
Sarà possibile costruire le nuove centrali vicino alle vecchie?
E nel caso di incidenti alle nuove, potrebbero essere “interessate” anche le vecchie?
E di questo passo tra 3 o 4 secoli i nostri posteri, che saranno anche NOSTRI DISCENDENTI, si troveranno CIMITERI NUCLEARI da gestire e che noi gentilmente abbiamo lasciato loro in eredità .
E se questi nostri posteri si dovessero trovare in difficoltà economiche (cosa che NON SI PUO’ ESCLUDERE) come potrebbero continuare a controllare e mantenere nelle condizioni ottimali per la loro sicurezza, le decine e decine di CIMITERI NUCLEARI?
Grazie a chi mi darà una risposta seria, non di vuote parole o fideistica.
Invito il dottor Giannino a dare la sua risposta.
Credo che le scorie siano un problema solamente politico. Tre quarti del mondo è praticamente deserto, non credo manchino i luoghi di stoccaggio sicuri. Lasciamo traccie ben peggiori ai ns postri con scarti industriali, petroliferi ecc.
@Piero
beh secondo questa teoria allora aboliamo tutti i tipi di energia perchè direttamente o indirettamente provocano danni alla salute e all’ambiente (anche per le generazioni successive- vedi global warming e simili).
Se durante la rivoluzione industriale il progresso si fosse fermato per l’inquinamento, staremmo ancora morendo di influenza e di malattie che il progresso (e anche l’energia) hanno sconfitto.
Con questo, non sono per forza favorevole al nucleare, ma credo che in un modo o nell’altro questa cavolo di energia vada “estratta”
… se posso intervenire, da profano che sono, mi chiedo: se queste centrali nucleari hanno così tanti problemi di raffreddamento, perché non si costruiscono in mezzo al mare? – e riguardo alle scorie: perché non si buttano nella fossa delle marianne profonda, mi pare, 11 km – Con la pressione di tutta quell’acqua, ne uscirebbe qualcosa da là dentro? -
@fengio
Solitamente le centrali che hanno problemi di raffreddamento vengono costruite vicino a sorgenti d’acqua, ma di costruzioni offshore non ho mai sentito parlare. Considerate che comporterebbero non solo ulteriori costi infrastrutturali (per via delle opere di sostegno), ma anche l’alimentazione di combustibile (a seconda della posizione) nonché la trasmissione dell’energia sarebbero più costose generalmente. Per quello che ne so, l’offshore è una pratica che è invalsa nel petrolio per il semplice fatto che le trivellazioni sono fatte in mare.
Seconda precisazione: si dimentica che la pressione dell’acqua, che è a tutti gli effetti una forza, non agirebbe sulla scoria, ma sul contenitore. Di conseguenza i contenitori dovrebbero essere costruiti in modo di resistere per tempi lunghissimi a pressioni esterne elevate. Questo ovviamente sarebbe un problema tecnico ed economico da valutare.
Tuttavia ciò non toglie che il principio secondo cui le scorie non dovrebbero uscire è falso, e spiego il perché. Una delle principali forze che regola il moto dei fluidi è la differenza di pressione; un fluido si muove sempre da pressioni alte verso pressioni basse. Se ho un contenitore, al cui interno vige la pressione atmosferica, immerso in un fluido a pressione superiore, se si crea una fessura nel recipiente automaticamente il fluido esterno tenderà a entrare, fino a che la pressione nel recipiente non sarà la stessa dell’esterno. E’ vero che le scorie non escono, ma è pure vero che entra l’acqua!
Gli indici di Giannino sulle vittime delle varie fonti di energia somigliano molto agli indici sulla ricchezza privata che Tremonti porta a livello europeo per non parlare del deficit e del debito italiano. Sarà anche vero che mediamente ci sono meno morti con il nucleare, ma questo è un dato irrilevante. Il problema è che nelle situazioni di crisi, come Chernobyl e, ad un livello finora più basso, questa del Giappone, il nucleare rischia di fare una quantità enorme di vittime. In altre parole, è un tail risk. Bassa probabilità che accada, ma potenzialmente catastrofico. E’ questo che spaventa la maggior parte delle persone e non saranno gli indici di Giannino a far cambiare idea a chi da questo evento vuole che siano tratte delle lezioni. Non è sbagliato o ridicolo cambiare idea dopo eventi come questo. Adesso occorre riflettere e capire quali lezioni occorre trarre dagli eventi giapponesi. I pro-nucleare si rassegnino: l’onere della prova adesso ricade su di loro e non basteranno i semplicistici indici di Giannino a cambiare le cose.
Credo che la scelta del nucleare vada fatta nel senso di fare le centrali, però i tempi di costruzione sono troppo lunghi e faraginosi. Quale sarà la regione italiana che avrà almeno una centrale? Io credo, purtroppo, che i cosidetti governatori si opporranno.
Nell’attesa, perchè non mettiamo su tutti i tetti delle nostre case dei pannelli fotovoltaici? Senza contributo, ma con un aiuto in fase di realizzazione. Per esempio, nella mia città Lucca, le imprese municipalizzate fanno utili che il comune come azionista ogni anno incassa, basterebbe rigirare questi dividendi sugli impianti fotovoltaici dei cittadini.
Dottor Giannino, il primo parallelismo che mi viene alla mente leggendo il suo resoconto (se sia calzante lo lascerò decidere a chi legge) , è un confronto fra influenza e peste; per la prima, abbiamo 9000 morti annui in italia, per la seconda tra i 1000 ed i 3000 nel mondo, eppure, per quanto mi riguarda, preferirei essere affetta da influenza, piuttosto che da peste. Il fatto che le centrali nucleari siano maggiormente controllate rispetto alle altre è un dato di fatto; dato che non deve farci sentire sollevati, perché bisognerebbe aumentare la sicurezza nelle altre, non cullarsi dei numeri. Ma a parte questo, credo che il bilancio sui rischi dovuti ad una centrale nucleare, vadano fatti tenendo conto del ciclo complessivo di vita di una di esse, considerando non solo la possibilità di danneggiamento alle strutture,ma anche tutto quello che comporta lo smaltimento delle scorie, che come ben sappiamo, vanno trattate in maniera opportuna tenendo ben presente non solo il loro stato attuale ma anche lo stato in cui si troveranno i prodotti del dei decadimenti. Se i contenitori, per un motivo o per un altro dovessero danneggiarsi nel sottosuolo che succederebbe? Il problema più grave delle centrali nucleari è che, a mio parere, non si sanno circoscrivere i danni né spazialmente, né temporalmente. Bisogna inoltre tener ben presente che l’attività sismica del nostro Paese è elevata, e esportare scorie radioattive ha un costo non indifferente, senza contare quello necessario a dismettere una centrale al termine della sua vita. Infine vorrei sottolineare che le vittime del nucleare non sono solamente quelli che sono morti, dopo Chernobyl le nascite di bambini con gravi malformazioni sono state elevatissime, e c’è una sindrome che ne porta il nome. Questo per dire che non trovo la scelta del nucleare una scelta lungimirante né in termini economici, né in termini di vite umane.
Egregio Dottor Giannino,
condivido la sua posizione in merito al nucleare e vorrei chiedere a tutti i contrari come pensano di far fronte alle necessità energetiche in futuro, considerando che i combustibili di origine fossile oltre ad essere inquinanti sono in via di esaurimento e le energie rinnovabili, che di per sè mi piacciono, non sono sufficienti per coprire il fabbisogno energetico italiano e mondiale.
La stimo molto per la chiarezza nell’esporre gli argomenti e la Sua posizione e La invito a continuare senza curarsi dei detrattori, a mio avviso, spesso sciocchi. Se posso, La ascolto ogni mattina con vero piacere.
Sono sempre stato a favore del nucleare (non come unica fonte energetica, ma come componente del mix necessario per differenziare e regolare il fabbisogno energetico italiano), tuttavia il referendum che obbligò lo stop alle centrali ha comportato una situazione che mi pare oggettivamente difficile oggi recuperare. Parlo ovviamente della mancanza di competenze e tecnologia, che infatti nelle ipotesi governative verrebbero messe a disposizione da partner europei. Ora, a parte l’ovvia considerazione che odio questa accidenti di abitudine tutta italiana a far fare ricerca, brevetti e quindi ricadute tecnologiche agli altri (magari grazie a ricercatori italiani all’estero, tanto per non farci mancare niente), il rischio che intravedo è che il nucleare prossimo venturo in Italia si traduca semplicemente in un colossale affare per qualche gruppo, con una ricaduta occupazionale minima (in Germania nel nucleare sono addetti circa 30.000 persone – con 17 centrali, nello stesso paese gli addetti nel settore energie rinnovabili è di circa 340.000 unità ).
Ora, mi domando se gli investimenti previsti nel nucleare non sia meglio indirizzarli verso altre fonti rinnovabili (non necessariamente solare ed eolico, ricordo che le biomasse forniscono energia – e magari investendo qualche milione di euro in ricerca potremmo ottenere qualche brevetto/qualche ricaduta tecnologica aggiuntiva…).
Il timing negli investimenti non è una variabile da ignorare, forse per l’Italia oggi è troppo tardi per entrare nuovamente nel settore dell’energia nucleare, mentre potrebbe essere quello giusto per esplorare soluzioni autoctone non esplorate da altri.
Poiché nessuno tra i tanti esperti ( neanche il dottor Giannino) che popolano questo blog, ha avuto la bontà di rispondere alle mie domande ripropongo il mio scritto.
“Premetto che non sono un esperto di energia e di centrali nucleari
e che ritengo giusto e doveroso che ogni generazione lasci alle generazioni che seguiranno un mondo non meno vivibile di quello che ha trovato.
Vengo al dunque.
Quanti anni dura una centrale nucleare? Ho sentito dire che la Merkel vuol chiudere le centrali degli anni ’70.
Quindi grosso modo, con una certa larghezza, si può ipotizzare una vita media di 50 per centrale.
Supponiamo che in Italia si costruiscano (ad essere ottimisti) 4 centrali.
Dopo 50 anni che cosa succedera? Le centrali verranno “ricostruite†o verranno abbandonate?
Nel caso di centrali abbandonate, le scorie nucleari che fine faranno?
Rimarranno all’interno delle vecchie centrali?
O si dovrà trovare un posto SICURO dove potranno RIPOSARE per non so quanti secoli?
Ancora, nel caso che le centrali verranno abbandonate bisognerà trovare altri 4 siti per costruire altre 4 centrali.
Sarà possibile costruire le nuove centrali vicino alle vecchie?
E nel caso di incidenti alle nuove, potrebbero essere “interessate†anche le vecchie?
E di questo passo tra 3 o 4 secoli i nostri posteri, che saranno anche NOSTRI DISCENDENTI, si troveranno CIMITERI NUCLEARI da gestire e che noi gentilmente abbiamo lasciato loro in eredità .
E se questi nostri posteri si dovessero trovare in difficoltà economiche (cosa che NON SI PUO’ ESCLUDERE) come potrebbero continuare a controllare e mantenere nelle condizioni ottimali per la loro sicurezza, le decine e decine di CIMITERI NUCLEARI?
Grazie a chi mi darà una risposta seria, non di vuote parole o fideistica.
Invito il dottor Giannino a dare la sua risposta.”
Con la speranza di avere maggior fortuna, saluto tutti cordialmente.
Credo che la civiltà sia inesorabilmente destinata ad estinguersi.
E forse dal tono e dalle motivazioni a favore del nucleare, a questo punto, credo sia inevitabile. Non esiste nè buon senso nè logica nè volontà di studiare metodi alternativi di produzione di energia. Parrebbe che se non ci sarà il nucleare l’idea di dover rinunciare a qualcosa ma soparavvivere in mondo magari diverso e più solidale sia per tutti impossibile.
Giappone: riscontrata radiottività fuori dai limiti a tokio nel latte, nell’acqua potaìbile e cibo. Qualcuno forse si è dimenticato di dire che non mangiamo energia, ma frutta verdura e beviamo acqua, fonte primaria di vita.
Se anche possediamo 3 auto 20 cellulari 45 televisioni e tutta la tecnologia del mondo, non possiamo mangiarla, e in un mondo totalmente inquinato che ce ne facciamo dell’energia? E le mutazioni genetiche riscontrate nei pesci che vivono nei mari dove scaricano l’acqua le centrali nucleari? Arriverà il giorno in cui dovremo pagare per recarci in piccole zone del pianeta che non saranno inquinate, pensate pagare per respirare aria, bere acqua e passeggiare su terreno non inquinato.
Notizia del 2006:
Usciamo a farci una passeggiata in un parco o ci inaliamo un po’ di ossigeno portatile? Nelle città giapponesi avvolte dall’inquinamento, tra le poche soluzioni per respirare un po’ d’aria pura c’è quella di utilizzare una bomboletta chiamata “O2 Supli”.
E’ pur vero che l’inquinamento in città deriva da tanti fattori, ma è anche vero che le soluzioni ci sono, ma praticarle è impegnativo. Mentre i nostri governanti hanno altro da fare e poi ci sono un sacco di interessi personali di cui occuparsi, il popolo bue viene per ultimo, anche perchè fino a che non si tocca il fondo non cambia nulla.
E lo dico con cognizione di causa. Faccio l’esempio del sud italia che è sommerso dall’immondizia.
Finalmente stanno partendo 3 centri innovativi di riciclo a freddo inventati in Italia più di 10 anni fa che permetterebbero di eliminare la costruzione degli inceneritori, ma abbiamo dovuto toccare il fondo per poter risalire. Non è di nessuna utilità per nessuno inquinare l’aria e l’ambiente, bruciando rifiuti, perchè i rifiuti sono materiali che opportunamente riciclati permettono di risparmiare petrolio ed energia per produrre materiali vergini. Ma questo non si può applicare ovunque per l’ignoranza totale dei nostri governanti e per gli interessi spaventosi che ci sono a sostegno degli inceneritori. E potrei dire tanto altro sulle ricerche ITALIANE sul riciclo dei materiali anche ospedalieri… oltre che pannolini e pannoloni. Infatti a breve saranno operativi impianti innovativi su questi materiali che da tutto il mondo vengono a visitare e copiare.
MANCA LA VOLONTA’ POLITICA esattamente come per le energie alternative.
Inoltre manca una cosa importantissima i CITTADINI INFORMATI che non guardano i TG inutili e faziosi ma schiodano il sedere e si informano.
Il professor Veronesi dice, se capisco bene, che ritiene utile una pausa di riflessione in attesa di tecnologie più sicure. Mi sembra il discorso dell’aspettare ad acquistare il computer perchè deve uscire un modello più efficiente: useremmo ancora la tecnologia di cinquant’anni fa. Non voglio banalizzare – mi rendo perfettamente conto che in un caso c’è il problema di uno strumento di calcolo e di trasmissione più valido e nell’altro quello della sopravvivenza di tutti noi – ma invito a riflettere su un punto. Il disastro del Giappone – se ho ben capito – non è stato causato da incapacità a padroneggiare la tecnologia – come, per esempio, se l’attuale stato di conoscenze lasciasse spazio ad imprevedibili comportamenti INTERNI agli impianti, per cui questi “sfuggissero di mano” – ma ad un evento esterno di inaudita violenza. Se gli impianti fossero stati in zona meno sismica -purtroppo i giapponesi non hanno molta scelta – nulla sarebbe successo. Credo che in questo senso vadano le precauzioni di tutti i paesi responsabili in cui sono istallati impianti nucleari: nella verifica della loro capacità di resistenza ad eventi estremi e nell’approntamento di misure per mettere gli impianti stessi in sicurezza nella malaugurata ipotesi di catstrofi. Non nella rinuncia indiscriminata. E’ vero che sarebbe (sarà ) bello avere impianti che non presentino i problemi degli attuali, anche in termini di smaltimento delle scorie, ma possiamo – non è una domanda retorica – aspettare che questi siano realizzabili? Consatato che siamo il solo paese industrializzato che, in attesa che esca il migliore, ha rinunciato a comprare il computer.
@patrizia
Patrizia puoi spiegarmi esattamente ed in dettaglio perche’ l’italia dovrebbe acquistare 4 epr di areva e metterli sul nostro territorio?
Non mi dire per produrre energia elettrica che lo so.
Vorrei sapere le motivazioni. Grazie
Analisi razionale, al momento visti i fatti, per molti questi dati descritti dal Dott.Giannino possono apparire crudi , ma inesorabili e molto reali….mi sono letto i libri dell’Ing.Mario Silvestri allievo di Fermi e uno dei padri del nucleare in Italia, e racconta ed analizza tutta la storia del nucleare italiano dal dopoguerra, insieme ad un’analisi razionale e non di parte sul futuro dell’energia e dei fabbisogni reali…quando questi saggi sono stati scritti, già allora il quadro tratto dall’Ing.Silvestri era nitido e chiaro. Ottimo spunto per riflettere e farsi un’idea sull’argomento…..grazie Dott. Giannino
Mi perdoni Oscar ma se una multinazionale del tabacco ci chiedesse di prendere una decisione sulle politiche anti-fumo mostrandoci dati comparativi sulle “vittime dirette” provocate dal fumo e dall’alcool saremmo scandalizzati dall’uso politico del dato.
Come per il fumo, i dati che dovremmo considerare in chiave demoeconomica sono i costi sanitari (e non solo sanitari) nella gestione delle “vittime indirette”.O sbaglio?
Non sono un esperto, ma da semplice cittadino osservando alcune cose mettendole in relazione tra loro, magari erroneamente, mi sorge il dubbio che le morti riconducibile ad una fonte di energia è una informazione molto poco attendibile, impossibile da controllare.
Quelle collegato all’atomo ancora meno, bisognerebbe partire dai morti dovuti all’estrazione dell’uranio dalle miniere, ma sono quasi tutti africani (chi li conta) e poi quelli dovuti agli incidenti non si è ancora finito di contare. In tutto il mondo, anche lontano dall’incidente; infatti per il principio dei vasi comunicanti e della catena alimentare la radioattività è destinata a livellarsi in ogni angola della terra.
caro Giannino, la forza dei numeri è anche la loro debolezza. Tutto dipende da quali parametri si scelgono. Grazie , comunque, per aver riportato la discussione sul terreno concreto dei fatti, dove ciascuno può confrontarsi. Continua però a mancare una analisi e – a questo punto, sospetto, anche una conoscenza, del programma nucleare italiano, fatto di leggi e decreti legislativi. Uno di questi è in discussione martedì in Senato. L’ho letto e non dice nulla su quante centrali servono, quante il Governo ne vorrebbe autorizzare, quanto costerebbero, quanto farebbero risparmiare in bolletta e quanto invece inciderebbero sulle tasse, chi dovrebbe costruirle , con o senza garanzia pubblica, quali banche sarebbero interessate ad investire e quanto, dove sarebbero situate le centrali, quali le misure di sicurezza dei reattori, con quale tecnologia (francese EPR o cosa altro?) , quanto uranio servirebbe e quanto costa, quanta acqua sarebbe consumata, quale è il rapporto col rischio sismico ed idrogeolgico e via dicendo… Insomma, il programma del governo, di concreto, non dice nulla. E anche lei, caro Giannino, parla ottimamente di fattori internazionali. Ma del nucleare italiano lei non dice nulla. Come mai ? Forse perchè il piano nazionale, semplicemente, è un bluff…ma molto pericoloso .
Tutte chiacchere; torniamo al nocciolo (fuso?) del problema. Il piano energetico nazionale (sempre che esista un piano resistente alla battaglia) prevede un mix di produzione da varie fonti energetiche. Mettiamola in questo modo: le regioni che, avendo siti accettabili per l’insediamento di un qualsiasi tipo di fonte energetica (che so, ventosa, mareale, nucleare, ecc.), e siti utilizzabili per esse (tipo depositi per scorie, permessi di deposizione tubi, ecc.), si oppongano ad un loro insediamento saranno decurtate della (potenziale) risorsa energetica, in valore equivalente al mancato incremento. Direttamente sui contratti di fornitura (tanto per essere chiari). Quindi, se la centrale che rifiuto avesse prodotto un incremento di disponibilità del 1% (a livello nazionale), avrò un 1% in meno di risorse (a livello nazionale). Facile calcolare la batosta (1% in meno, ma concentrato nella regione). NIMBY? Bene, che NIMBY sia!
p.s. finiamola con la lagnanza dei millenni di durata delle scorie! Più durano e meno sono pericolose (a parità di massa, ovviamente)
Intervista a Rubbia
Domanda: “La Francia dice oggi che l’impatto di questo disastro potrebbe essere superiore al grado 7 di Chernobyl.Lei che dice è troppo presto per previsioni?â€
Risposta Rubbia : “Si tratta di un fenomeno diverso da Chernobyl: quello è stato un fenomeno di esplosione. Qui il combustibile, pur essendo spento, produce calore e questo provoca un riscaldamento che diventa incontrollabile. Si sa che la quantità di radiazioni che uno riceve si misura in Sievert. Persone che hanno 2.5 Sievert hanno probabilità del 50% di morire. Ora sappiamo che di questi reattori la quantità di radiazione è dell’ordine di
10 MILIARDI Sievert.
Quindi c’è un quantitativo immenso di radioattività dentro questo contenitore.â€
Dieci miliardi di Sievert. Che sono le centrali nucleari? Sicure?
Vorrei innanzitutto sapere dal signor Giannino cosa pensa della sua pessima figura fatta con le dichiarazioni rese a caldo, pratica questa diffusissima ma di questi tempi innocua visto la memoria inesistente dell’opinione pubblica. In genere fare finta di niente non porta mai nulla di buono e le ca..volate le facciamo tutti.
Per il resto io ho molta più paura della gestione “italiana” del nucleare più che del nucleare in sè, gli ultimi anni e le ultime inchieste ci hanno spesso mostrato gestioni di appalti non proprio limpide e con un grado di sconsideratezza per la sicurezza pubblica indegna di un paese civile. Per non parlare del ciclo smaltimento di rifiuti tossici troppo spesso finito in mano alla criminalità organizzata con connivenze politiche a vari livelli.
Ma se anche il nucleare fosse sicuro, voi vi sentireste così tranquilli in Italia?
Io no.
caro giannino,
apprezzo lo sforzo, da filonuclearista ho ritenuto il referendum di 30 anni fa un errore pagato a caro prezzo in termini di sviluppo…ma ora, dopo tutti questi anni di ritardo davvero ci può convenire riprendere il cammino nucleare ? non lo so.
citare keynes qui può essere rischioso ma …when the facts changes,I change my mind..
un paese in cui si ruba abitualmente sulle costruzioni di strade a chi può far costruire centrali nucleari ?
un paese che non sa smaltire decentemente rifiuti , come pensa di gestire scorie nucleari ??
Ha presente il giudizio di cascini sulla competenza complessiva di questa classe politica per fare la riforma della giustizia? credo che, a maggior ragione, si possa dire che non a questa classe politica si possa affidare la gestione di una politica energetica atomica: troppo incompetenti, smidollati e corrotti.