Il sisma e il nucleare
Quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nordorientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare. Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l’impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi e come prescrivono appunto le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche. Eppure, in Italia la speculazione è partita subito.
Il Giappone ha 54 centrali in esercizio secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, centrali che coprono un quarto del fabbisogno elettrico del Paese. Come si può regolarmente verificare dai report del sito dell’Agenzia stessa, il Giappone è uno dei Paesi da sempre più impegnato nella piena trasparenza di quanto avviene nei suoi impianti. Proprio per l’elevatissimo rischio sismico di una parte rilevante de suo territorio, prossimo o attraversato da linee di faglia di zolle tettoniche oceaniche e continentali, ha realizzato i suoi impianti adottando criteri antisismici sempre più alti nei decenni.
Ed è questo il motivo per il quale le procedure automatiche di arresto dei reattori si sono subitaneamente attivate in quattro centrali nell’area nordorientale colpita dal sisma a epicentro oceanico, in altre due più distanti comunque entro 7 minuti è stato disposto il blocco, e in altre cinque ancora più lontane comunque entro 20 minuti le autorità giapponesi hanno disposto il fermo di sicurezza, per una completa verifica della tenuta di ogni parte degli impianti. Nella centrale di Onagawa, tra le quattro in cui il fermo è stato automatico, è stato subito estinto un incendio dovuto a cortocircuiti elettrici in una turbina non interna al circuito di raffreddamento del materiale fissile, e dunque senza nessun rilascio di scorie pericolose. Per un’altra centrale, quella di Fukushima, la più vicina a Sendai su cui si è abbattuto lo tsunami, è stata comunque disposta l’evacuazione della popolazione entro i due chilometri di raggio, come previsto dalle procedure nel caso in cui sia consigliabile prima pensare alla piena incolumità dei residenti e poi raddoppiare la piena verifica dell’assoluta tenuta degli impianti. Fino a ieri sera, i giapponesi hanno continuato a confermare all’AIEA che nessun rilascio di materiale pericoloso radioattività risultava segnalato
I media internazionali hanno, in altre parole, amplificato senza troppo comprendere la prima notizia rilanciata da Tokyo, relativa allo stato di emergenza nucleare proclamato dal governo di Tokyo prima che fosse trascorsa un’ora dall’evento. E’ una procedura standard di sicurezza, per eventi sismici superiori all’intensità 5 della scala Richter, e qui siamo in presenza di un’intensità 8,9, di energia letteralmente spaventosa come documentano le immagini che tutti abbiamo visto.
Stiamo parlando del settimo evento tellurico che mai abbia colpito il mondo dacché abbiamo strumenti e serie storiche per rilevarli, eppure le centrali hanno tenuto. Si sono rivelate molto utili le lezioni apprese alla maggiore centrale atomica operante al mondo, quella di Kashiwazaki-Karima che ha una potenza superiore agli 8 mila Mw, che il 16 luglio 2007 venne colpita da un sisma di magnitudo 6,6. L’impianto tenne, ma in quel caso furono i violentissimi movimenti oscillatori a determinare lo sversamento di 1,2 metri cubi di acqua da una piscina per il combustibile esausto di uno dei reattori. Il rilascio di radioattività per questo evento, e per il rilascio di alcuni radioisotopi dall’impianto di ventilazione, fu rilevato subito e monitorato nel tempo delle autorità giapponesi, ed è documentato nel sito AIEA come corrispondente a 10 milionesimi della dose ammessa in Giappone. Per conseguenza, l’incidente con nessun danno ambientale e sanitario venne classificato al livello zero della scala INES, che misura la gravità degli imprevisti atomici.
Possiamo trarre tre prime conclusioni. Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza,: ma come si vede sono soldi ben spesi. Secondo: le norme di sicurezza vigenti in Europa sono altrettanto ferree di quelle giapponesi. Terzo, l’Italia ha vaste zone sismiche ma i fenomeni non sono della magnitudo di quelli giapponesi. Assistere, ieri, su molti siti italiani antinuclearisti, a come si sovrapponevano sulla cartina dell’Italia le aree a rischio sismico e quelle addirittura a rischio incendi per tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo, è solo una dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica..








Aggiungo il commento ad un altra favoletta che ci raccontano per perorare la causa del nucleare. Il nucleare funziona anche di notte. Ecco, non serve che funzioni di nootte, anzi è uno dei motivi dell’inutilità e degli alti costi del nucleare. Perchè la produzione di energia si deve tarare sui consumi e quindi sul fabbisogno nei momenti di picco che sono sempre durante il giorno. Poi la notte, tutti le produzioni di energia si possono ridurre visto che il fabbisogno diminuisce drasticamente tranne il nucleare che continua a produrre energia inutilmente e allo stesso costo del giorno. Per questo i francesi vendono la loro energia e lo fanno a costi irrisori altrimenti andrebbe “sprecata”
@Leopoldo Calò
Signor Calò ma lei ascolta le notizie che arrivano dal Giappone?
Secondo lei non ci sono danni alle persone e all’ambiente.
Cosa importa che un solo impianto su 52 abbia ceduto al cataclisma.
Vogliamo fermarci alle statistiche? Le gravissime conseguenze cui la popolazione andrà incontro bastano e avanzano per dire che anche uno su 52 è fin troppo.
E’ questo il grande equivoco, è come una lotteria: è difficile vincere ma a qualcuno toccherà certamente.
@Fabio Cenci
Mi sa che fisica l’hai studiata con l’aiuto del Cepu.
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ed e’ per questo che una centrale progetttata per spegnersi al minimo allarme mi da’ piu’ sicurezza di qualsiasi altra cosa
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Abbiamo visto in giappone quanto sono sicure
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al tempo degli ominidi gli uomini usavano solo energia solare e poco altro; morivano di fame, stenti, e malattie e a 30 anni erano decrepiti
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A questa cosa non vale neppure la pena rispondere. Gli ominidi usavano l’energia solare per fare elettricita’?
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continuiamo ad “ospitare centrali atomiche a 10 km dai nostri confini di Stato ma dormiamo ASSOLUTAMENTE TRANQUILLI! Se questa e’ razionalita’, ributto la spugna.
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10km? ASSOLUTAMENTE FALSO.Distano ben piu’ di 10km (150 km)
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ci si preoccupa tanto (a chiacchiere) di global warming e poi si continua beatamente a “cibarsi” di energia fossile; si straparla di protocollo di Kyoto e l’Italia e’ il primo paese a violarlo perche’ si sa bene che e’ una follia se non si diversifica col nucleare!
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L’accordo 20-20-20 rende le centrali nucleari in italia assolutamente inutili. Lo dobbiamo rispettare pure noi al 2020
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Alla domanda ovvia dei miei amici: vivresti accanto ad una centrale nucleare la risposta e’ SI, ci vivrei senza esitare. Vivrei con apprensione vicino a pale rumorosissime di 80 metri di altezza e ad inquietanti mega-dighe.
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Certo perche’ a te il picco di radiazioni raggiunto a fukushima nei pressi della centrale non ti fa niente (400 millisievert/h) [con 2,5 sievert si muore]
Il prof. Veronesi dice, se capisco bene, che ritiene utile una pausa di riflessione sul nucleare in attesa di tecnologie più sicure. Mi sembra il discorso dell’aspettare ad acquistare il computer perchè deve uscire un modello più efficiente: useremmo ancora la tecnologia di cinquant’anni fa. Non voglio banalizzare – mi rendo perfettamente conto che un conto è il problema di avere uno strumento di calcolo e trasmissione più valido e un altro quello della sopravvivenza di tutti noi – ma invito a riflettere su un punto. Il disastro del Giappone – se ho ben capito – non è stato causato da incapacità a padroneggiare la tecnologia – come, per esempio, se l’attuale stato delle conoscenze lasciasse spazio ad imprevedibili comportamenti INTERNI agli impianti, per cui questi “sfuggissero di mano” – ma ad un evento di inaudita violenza. Se gli impianti fossero stati in una zona meno sismica – purtroppo i giapponesi non hanno molta scelta – nulla sarebbe successo. Credo che in questo senso vadano le precauzioni di tutti i paesi responsabili in cui sono installati impianti nucleari: nella verifica delle loro capacità di resistenza ad eventi esterni estremi e nell’approntamento di misure per mettere gli stessi impianti in sicurezza nella malaugurata ipotesi di catastrofi. Non nella rinuncia indiscriminata agli stessi. E’ vero che sarebbe (sarà) bello avere impianti che non presentino i problemi degli attuali, anche in temini di smaltimento delle scorie, ma possiamo – non è una domanda retorica – aspettare che questi siano realizzabili? Penso che siamo il solo paese industrializzato che, in attesa che “esca” il migliore, ha rinunciato a comprare il computer.
Non credo di aver compiuto un’azione scorretta (in tal caso me ne scuso).
Nel blog di “Rivoluzione italiana” dell’On. Guzzanti è da mo’ che leggo pareri/commenti molto dettagliati a favore del nucleare e ho voluto sperimentare un confronto a distanza riportando colà un paio di commenti tratti da qui.
Questo il risultato:
http://www.paologuzzanti.it/?p=1704#comment-132438
Ne riporto un solo estratto (riferito in particolare a un commento del Sig. Valerio Ricciardi):
[alberto49 scrive:
24 marzo 2011 alle 00:50
Il cumulo di falsità esposto in quelle note del blog di Giannino è incredibile e non mi va di rispondere punto per punto, significa perdere tempo, come il fatto che il nucleare è pagato con le tasse o che la fonte idroelettrica è tenuta ferma, questa è colossale come stronzata, infatti se abbiamo ancora una fonte energetica da porre per coprire la base del diagramma, questa è l’ idroelettrica, l’ altra era il nucleare prima che fosse eliminato e la utilizziamo tutta, più o meno a seconda delle precipitazioni; dico solo alcune cose che inficiano tutta la costruzione:
- dal 1963 al 2007 il PIL italiano è aumentato del 330%;
- nello stesso periodo il consumo di energia italiano è aumentato del 280%;
- nello stesso periodo il consumo di energia elettrica è aumentato del 500% e dal 2001 al 2007 l’ aumento è stato del 50%;
Fonte TERNA 2008
Purtroppo negli altri blog, si vede la qualità degli interventi, molto bassa e non mitigata dal confronto ed evidentemente dai gestori e le cazzate si sparano a pioggia.]
A questo punto, dopo aver combinato il pasticcio
, e astenendomi da ogni commento per mia totale mancanza di competenze, mi ritiro lasciando alla volontà dei contendenti l’eventuale continuazione del dibattito, in questa o in quella sede….
di crassa ignoranza tecnologica? Hanno tenuto?? Ma dove l’hai letta questa stronzata su topolino? Tu per caso eri li personalmente eri li? Tutte belle favole !!!! Se per rendere sicure le centrali nucleari bisogna spendere di piu’ è chiaro che anche l’energia costerà di piu’. Inoltre le scorie sono un problema, la francia per esempio non sa piu’ dove stoccarle. Perche non rilanciare le energie pulite e il risparmio dell’energia? Inoltre chi sei un indovino , come fai ad essere così sicuro che in Italia non ci sarà un sisma di tale entità? ….nessuno puo’ dirlo.
Scusa Oscar , dimenticavo….ma tu sei laureato in fisica nucleare?