La penso anch’io esattamente come oggi Alberto esemplarmente scrive sul Wall Street Journal. Berlusconi ha usato per 18 anni il ruitornello di meno-spesa-meno-tasse esattamente come il vecchio Pci di volta in volta ripeteva l’obiettivo strategico della dittattura del proletariato: meri specchiettti per le allodole, bandiere ideologiche sotto le quali fare in realtà l’esatto contrario. L’uscita dall’euro che oggi Berlusocni vellica sarebbe un affare per il grande debitore, cioè lo Stato, e un grande guaio per impresa e lavoro privato, i teoria la base elettorale berlusconiana. Un altro giro di giostra per il 75enne intrattenitore sarebbe uyno dei due modi possibili per la definitiva sudamericanizzaione dell’Italia . L’altro è quello di una sinistra statalista che tifa patrimoniale e piani Kirchner all’italiana. L’Italia merita alternative migliori. Che nessun politico sedicente moderato oggi in esercizio abbia avvertito l’elementare dovere di spiegare agli itaiani che un piano credibile di abbattimento del debito pubblico bisognerebbe averlo in tasca noi, nel nostro interesse, prima che ci venga imposto a forza per semidefault internazionale, e che ttuti abbiano invece seguito la sinistra nel ritornello “dagli al tedesco rigoroso fuori e mperialista dentro”, dà la misura dell’opera di rifondaziuoe culturale che serve ai cosiddetti moderati italiani.
Oscar Giannino Senza categoria Berlusconi, germania, Italia, spesa pubblica
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Zanetti.
Qual è la cosa più sorprendente di un Silvio Berlusconi che parla a una platea di giovani di possibili ridiscese in campo e uscite dall’Euro? Senza alcun dubbio il fatto che ci sia una platea di giovani che sta ancora lì ad ascoltarlo.
Berlusconi ha 76 anni, ma soprattutto cinque tornate elettorali alle spalle in cui ha corso da premier, di cui due perse e tre vinte, per complessivi nove anni di Palazzo Chigi.
Ha saputo affascinare e convincere milioni di italiani, non ultimo, ripetutamente fino al 2001, chi scrive.
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Guest partiti Berlusconi, Italia, politica, renzi, riforme
Incredulo che persino il direttore del Sole 24 ore abbia chiesto che stasera l’arbitro di Italia-Germania agli europei invochi il metodo Moggi e fischi rigori a iosa per far vincere la Grecia, mi son detto che era uno scherzo da non prendere troppo sul serio. Nello sport come nel mercato come nella vita, è sano credere che debbano vincere i migliori, è insano invocare che accada il contrario truccando le regole. A furia di trucchi e di azzardo morale, l’Europa sta come sta: cioè a tocchi. Ma ora sto ascoltando Berlusconi che parla ai giovani de Pdl, e ha appena finito di dire che la colpa dello spread italiano sta tutta nell’ostilità tedesca a una banca centrale che stampi moneta per tutti, a faccia da garante di ultima istanza al nostro debito pubblico, “che non è affatto al 120% del Pil” secondo il neo-sempre leader del partito che ha fondato 18 anni fa. Perciò, ha detto, o i tedeschi sse ne convincono, oppure bisogna costringerli a uscire dall’euro. Oppure dobbiamo uscirne noi, ha aggiunto confermando che il 15 luglio di questo parleranno economisti invitati in Italia da Antonio Martino per incontrare Berlusconi. Non una parola sul problema numero uno consegnato dalla politica – destra e sinistra, uniti, hanno fatto la stessa cosa – agli italiani in questi 18 anni: la spesa pubblica che sta al 60% del Pil legale, la pressione fiscale che sta al 53,8% del Pil legale, il totale delle entrate che sta al 58%. E’ oper questo che l’Italia sta in ginocchio, euro o non euro. Credere che la Bce stampa-moneta risolva il problema, è la solita via di fuga delle svalutazioni monetarie della vecchia liretta. Non a caso citata con rimpianto dal Cavaliere, aggiungendo che è del tutto falso che il ritorno alla vecchia valuta comporterebbe abbattimenti nell’ordine del 30-40% del valore reale di risparmi e patrimoni italiani, rispetto al valore dell’euro-forte o del dollaro: altra palla che magari farà pure presa, ma è naturalmente del tutto infondata. Ad Antonio Martino ci lega una comune visione del mercato. e una comune condivisioen del monito che su un euro a mercati divisi venne da studiosi come Friedman e Feldstein. Ma se Antonio perdona a Berlusconi la spesa e le tasse che pure lo spinsero a protestare da solo inParlamento contro il centrodestra, io penso sia un grave errore. Dopo 18 anni, può e deve bastare. E allora mi sono detto: scriviamolo, va, un post che dichiari il tifo per ilpiù forte, nella partita di stasera e in Europa, senza truccare le regoler per favore, e senza raccontare palle. Al di là del calcio, di cui mi frega poco o zero tranne che per i suoi bilanci scassati, viva la Germania con la sua serietà, e la sua forza economica costruita tirandosi su le maniche, abbassando spesa e tasse dello Stato, e rilanciando la produttività privata. Non mitizzo: anche i tedeschi commettono errori. Ma se il vecchio-nuovo leader dei moderati italiani ricalca la scena con palle di quest’ordine, spianerà la strada alla sinistra che almeno è sincera, nel dire viva lo Stato e fermiamo il mercato. E di conseguenza chiunque abbia a cuore impresa e lavoro ora dovrà scegliere, come opporsi per renderlo impossibile.
Oscar Giannino euro Berlusconi
My country, right or wrong? Con un accorato articolo di fondo sul Corriere della sera, Dario Di Vico ha voluto ribadire quello che, se si ragiona con la testa dei partiti, è un fatto ovvio: non c’è alternativa al governo Monti. Non esistono altre alchimie parlamentari che potrebbero reggere, tutti temono un “salto nel buio” elettorale, le forze politiche che sostengono Monti non contemplano neppure l’ipotesi di smettere di farlo, in attesa della sospirata revisione della legge elettorale. Che, per inciso, sarà probabilmente cucita addosso a uno schema di nuova grande coalizione, post-voto.
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Alberto Mingardi democrazia, Monti Berlusconi, continuismo, governo Monti, legge elettorale, liberismo, riforme, sviluppo, tasse, Tremonti
Non ci voleva certo un “governo di professori” per fare questa manovra finanziaria. Questo e’ il commento più comune che si possa sentire nell’ultimo periodo in giro per l’Italia.
Certo un commento molto semplicistico, ma che evidentemente e’ condiviso anche dai mercati, guardando un po’ l’andamento dello spread italiano.
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Andrea Giuricin Monti, Senza categoria Berlusconi, euro, liberalizzazioni, Manovra Monti, privatizzazioni, spread
Gli spread stanno impazzendo, tra poche ore rischiamo di essere a quota 600, l’intera curva dei rendimenti per ogni scadenza è sopra il 7%. L’Italia rischia non la misisone ordinaria di monitoraggio del Fmi entro fine mese, ma dopodomani una squadra speciale del Fondo che sbarchi dagli elicotteri e ci imponga la secessione temporanea dai mercati, vincoli di capitale obbligatori e sanguinose manovre di ripresa di contatto con la realtà reale: il mondo non intende farsi coinvolgere nella follia di un’Italia che non è la Grecia ma non per quello che crede la sua classe politica, cioè troppo grande per fallire, ma non lo è appunto perché siccome siamo una fonte di contagio enorme il mondo interverrà con la cavalleria aerea per sbatterci alle corde, finché cambiamo marcia e disinnestiamo il pedale dell’irresponsabilità. Forse è bene porsi una domanda precisa. Quanto costa all’Italia, la drastica accelerazione del rischio di insolvenza pubblica che i mercati hanno iniziato a stimare da luglio ad oggi? E’ un esercizio contabile che vale la pena di fare, anche se pone rilevanti problemi economico-statistici, visto che le cifre su cui si può lavorare sono per lo più da stimare per approssimazione. Tuttavia dovrebbe rappresentare un esercizio obbligato per tutti i cittadini italiani, lavoratori e imprenditori, risparmiatori e contribuenti, in modo da sottoporre a un preciso rendiconto le responsabilità politiche di ieri, oggi e domani. E’ comprensibile che vasta parte degli italiani tenda a graduare le proprie valutazioni riferendosi al tradizionale asse valoriale destra-centro-sinistra. Ma non è male tentare anche di appoggiare il proprio ragionamento a qualche numero che si riferisca anche ai valori economici. Ieri sera ci ho provato, quando lo spread era a 495 e non a 563 dove svetta ora che posto. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico Berlusconi, crisi finanziaria, debito pubblico, Italia, unione europea
Mi sono astenuto dal seguire sul blog giorno per giorno l’andamento “obbligato” della perdita di credibilità italiana, l’ho fatto ogni giorno su radio24. Alla componente di credibilità soggettiva – che riguarda personalmente Berlusconi in maniera crescente da due anni a questa parte, ed è irreversibile a mio giudizio da tempo – si è aggiunta in sede internazionale e in maniera conclamata da luglio quella oggettiva, che riguarda la politica economica del governo. E’ una perdita di credibilità che investe Berlusconi e Tremonti insieme, anzi aben guardare dovrebbe riguardare più il secondo del primo.
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Oscar Giannino debito pubblico, liberismo, spesa pubblica, ue Berlusconi, FMI, Italia, Tremonti, unione europea
Dal prossimo numero di Tempi
Il direttore di Tempi mi pone una domanda che secondo me vorrebbe essere sdrucciolevole. Prima la domanda, poi il perché potrebbe essere scivolosa. Il quesito è: ammesso e non concesso che Berlusconi e il suo governo abbiano esaurito la loro spinta e capacità di governo, l’opposizione sarebbe forse in grado di adempiere appieno o comunque meglio a ciò che l’Europa ci chiede? Domanda chiara, chiarissima. Che potrebbe sottindere una convinzione che avverto comunque in crescita, tra lettori e ascoltatori che mi prestano attenzione, e tra costoro in quelli che sono o sono stati elettori di centrodestra, e che pensano mi sia spinto negli ultimi mesi un po’ troppo oltre nelle critiche al governo. Molti di loro mi dicono infatti: con le tue critiche sei diventato un sostenitore della sinistra. O lo sei diventato per convinzione, e allora restiamo stupiti ma dovresti dire perché. Oppure lo sei comunque diventato di fatto, e in tal caso come sostenitore inconsapevole sei per certi versi anche peggiore di uno che cambia liberamente idea. Poiché questo genere di obiezioni fioccano davvero, per esempio in molti sms in tempo reale sul pc quando ogni mattina vado in diretta su Radio24, rispondo alla domanda di Tempi con ancor più gratitudine, perché mi consente di chiarire un punto importante. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino liberismo Berlusconi
Da Panorama in edicola giovedì
Il meteo dell’economia, di questi tempi, varia solo nell’area delle basse pressioni. L’opinione pubblica si scoraggia, sotto i colpi della sfiducia. E in tutto questo c’è qualcosa di singolare davvero, nei sondaggi. In un mesetto, infatti, gli italiani almeno una certezza l’avrebbero luminosamente conquistata. A stragrande maggioranza, sarebbero diventati convinti sostenitori di una bella tassa patrimoniale. Oro alla Repubblica che rolla tra i marosi! Vien quasi da plaudire, all’idea che nel 150° dell’Unità d’Italia i suoi cittadini siano così fervidi di amor patrio. Senonché i conti non tornano, almeno per me. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco Berlusconi, fisco, Tremonti
“Quando un governo basa fonda la sua politica di bilancio sulla lotta all’evasione vuol dire che è a corto di idee e di volontà politica”. Questo scriveva ieri del governo italiano il Financial Times, commentando l’ipotesi che ha trovato puntualmente conferma, e cioè che è la lotta all’evasione la posta con la quale il governo ritiene di poter integralmente coprire il buco da 3,8 miliardi determinato dalla caduta della sovrattassa sui redditi oltre i 90 mila euro annui denominata “contributo di solidarietà”. Travolta in 24 ore l’idea di defalcare il riscatto di laurea, specializzazione e militare dal computo degli anni di lavoro necessari a godere attualmente delle pensioni di anzianità, pressato dalla dura protesta di Comuni e Regioni di cassare tutti i 6 miliardi di tagli aggiuntivi alle Autonomie e non solo i meno di due miliardi che il governo ricava dalla Robin Hood Tax sui gruppi energetici, il governo non ha trovato misure strutturali aggiuntive di contenimento della spesa. Dunque, la soluzione è quella di una nuova intensificazione della lotta all’evasione. Un grave errore. Vediamo perché. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, evasione, fisco, Libertà, Senza categoria, spesa pubblica Berlusconi, tasse, Tremonti