Aggiornamenti nucleare
Il presente post non per tirare somme attualmente impossibili, ma per fornire a molti che chiedono qualche elemento concreto e numerico in più per comprendere ciò che sta avvenendo.
Trovate qui una interessante scala di comparazione per ogni diversa fonte di produzione di energia (con indicazione del peso approssimativo di contributo per ciascuna al fabbisogno mondiale) del numero “storico” di vittime “dirette” – cioè al netto di patologie di lungo termine ex post, si tratta delle vittime negli impianti di estrazione-fornitura e in quelli di produzione – a parità di TWh . Sono numeri che fanno riflettere. Il carbone pesa per il 26% dell’energia globale prodotta, e ha determinato 161 vittime per TWh. Il petrolio pesa per il 36%, e comporta 36 vittime per TWh. Il gas naturale pesa per il 21% e comporta 4 vittime. Le biomasse (legno etc) e biofuel, per quanto poco pesino, comportano da incendi 12 vittime per TWh. L’idroelettrico pesa per il 2,2% e comporta 1,4 vittime per TWh. Il nucleare civile pesa il 5,9%, e ha determinato fino al Giappone 0,04 vittime per TWh.
Questi i numeri. Aridi e discutibili finché volete, ma sono da tenere in considerazione, oppure no? Io penso di sì. Non ho detto né penso che si debba guardare SOLO a questi, ma ANCHE sì, perdio.
Trovate qui su segnalazione di Carlo Stagnaro un interessante post a un articolo uscito su Slate. Qui si parla di vittime “indirette”. Anche immaginando una stima da 9mila a 33 mila in 70 anni delle possibili vittime da cancro per il post Chernobyl, l’Environmental Outlook 2008 dell’Ocse stimava che NEL SOLO ANNO 2000 in circa UN MILIONE le morti premature nel mondo dovute a polveri fini da CO2 et consimila, di cui un terzo almeno dovute a conseguenza diretta delle fonti carbone-petrolio. E’ una cifra da tenere in considerazione, oppure no?
Trovate invece qui il sito su cui seguire l’aggiornamento AIEA sull’incidente giapponese. E qui il sito della Tepco, la compagnia giapponese che gestisce l’impianto. Da quasi 48 ore, cioè più o meno da quando gli americani hanno chiesto l’evacuazione in una fascia di 50 miglia che comporta lo spostamento di 1,9 milioni di civili mentre le autorità giapponesi sono rimaste ferme all’evacuazione entro i 20 km e alla fascia di rispetto – stare chiusi in casa – entro 30, la realtà delle cose a mio giudizio gravemente inspiegabile è che non ci sono release ufficiali di radioattività a terra entro distanze note dall’impianto, né a diverse altezze nell’atmosfera per monitorare a seconda dei venti. Dobbiamo pensare che le autorità giapponesi cinicamente espongano milioni di cittadini al rischio di vita? Possiamo davvero spingerci a questo? A me pare pazzesca la sola ipotesi, ma immagino che alcuni o anzi molti invece ne siano convinti.
Vi segnalo che poche ore fa l’AIEA scrive che
Contrary to several news reports, the IAEA to date has NOT received any notification from the Japanese authorities of people sickened by radiation contamination. In the report of 17 March 01:15 UTC, the cases described were of people who were reported to have had radioactive contamination detected on them when they were monitored.
Mentre l’aggiornamento della temperatura della vasche per combustibile esausto – rischio rilascio plutonio in atmosfera, le’eventualità tra le più gravi – è aggiornata e non particolarmente preoccupante per gli altri reattori, mentre per il reattore 4 (spento al momento dell sisisma e tsunami, ma non vuol dire niente) il fatto che non sia aggioranat dal 13 marzo purtroppo non può che ALLARMARE MOLTISSIMO.
La politica dovrebbe aspettare e capire, prima di tirare in fretta e furia qualunque conclusione.



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No, delle cifre dell’articolo non bisogna tenere conto in alcun modo. Sono bubbole.
Anzitutto, bisognerebbe vederci chiaro sulla metodologia utilizzata per pulire e cucinare i dati, caso per caso. Quando sento parlare di vittime indirette dell’anidride carbonica, polveri sottili et simlia – mi viene il sospetto che si tratti di studi molto poco scientifici, messi assieme in qualche maniera da qualche professorino verde. Lo schema tipico di questi lavori è la messa in relazione ipotetica di una serie di patologie con i dati sanitari dei relativi decessi. Del tipo, siccome è stato suggerito da qualche altro studio statistico (quindi NON scientifico) che c’è una relazione positiva non casuale tra i suicidi ed il traffico cittadino – allora tutti quelli che s’ammazzano sono vittime indirette dello scarico delle macchine.
Quanto ai valori decessi/TWh – come già notato da altri lettori pensanti – siamo alla canna del gas, intellettualmente parlando. Faccio il mio piccolo esempio stupido. Diciamo che, in un futuro prossimo, qualche testa d’uovo congegna una nuova tecnologia X, capace di produrre in un’ora talmente tanta energia da essere considerata, per il fabbisogno umano del pianeta, pressoché illimitata. In altre parole, il denominatore della frazione “decessi/TWh” tende ad infinito. Ora, diciamo pure che la tecnologia X è pericolosetta – del tipo, dopo cinque anni di lavoro, qualcosa va storto e il 95% della popolazione umana ci resta secca. Ora, un Giannino del futuro, dati alla mano, dimostrerebbe che la tecnologia X è molto più sicura delle altre, perché comunque il suo fattore “morti/TWh” tende a zero.
Ora, io sono un libertario rothbardiano, quindi libertà d’azione anzitutto. Ma, a quanto mi risulta – e qui se qualcuno fosse in grado di smentirmi sarei contento – com’è che esistono centrali costruite e funzionanti con capitale al 100% privato? Com’è che i grossi investitori nel settore energetico non si fanno convincere dagli studi IBL sulla competitività del nucleare? D’accordo si tratta di settori altamente regolamentati, pieni di lacci e lacciuoli – ma, rispondo, su invenstimenti di quelle dimensioni, in paesi dove non esiste il privilegio statale monopolistico della produzione energetica, i costi burocratici sono davvero margianali rispetto al totale.
Per come la vedo io, energia nucleare significa solo due cose : stato e ancora stato. Un botto di tasse per fare le centrali (perché, appunto, il capitale privato mica ci casca, da solo e senza la spintarella di una “politica industriale” amica). E l’industria bellica che raccoglie gli avanzi di nascosto dal grande pubblico. Alla faccia del libero mercato come pacifica collaborazione tra individui. All’IBL dovrebbero rileggersi un po’ il vecchio Mises.
saluti
Andrea
Con tutto il rispetto ed anche la simpatia per il sig. Giannino, ritengo che le sue posizioni (ed in generale quelle espresse in questo blog) sottovalutino enormemente nella contabilità della convenienza o meno del nucleare la stima delle cosiddette “esternalità ambientali”.
Infatti, nelle valutazioni non vengono mai contabilizzate tutte quei beni “intangibili” o non disponibili (come potrebbero essere quelli espressi da un territorio, o legati al degrado di una risorsa ambientale come ad esempio l’acqua, l’aria, ecc…) che verrebbero a perdere di valore o a richiedere interventi di bonifica a seguito della costruzione di nuove centrali termo-nucleari. In pratica, si fanno i conti senza l’oste, perchè tutti questi costi ricadrebbero sulla collettività e non sul soggetto che realizza la centrale. E’ come ipotecare, non solo la casa, ma una vasta area non di proprietà di chi realizza la centrale, ma di tantissimi altri proprietari, anzi dei nipoti e pronipoti di questi!
Ad esempio: si è molto parlato di un sito idoneo per una centrale nei pressi di Chioggia. Ora, nella sia pur bassissima probabilità che ciò venga effettivamente realizzato e nell’ancor meno probabile caso che in questo sito vi possa poi essere un incidente con rilascio di radiazioni sul territorio, cosa dovremmo fare? Evacuare Venezia? (Distanza circa 20-25 km). Realmente si ritiene che in Italia si possa rischiare un patrimonio (non solo ambientale) simile? (Ovviamente è un esempio a caso, ma immagino che altri lettori abbiano in mente altri numerosi siti simili).
In tema di gestione delle scorie. Per chi ha la memoria corta ricordo il caso di Scansano Ionico. Si è detto che era il sito italiano più sicuro per il deposito definitivo delle scorie … peccato che poi ci si è accorti che vi sono delle infiltrazioni di acqua marina.
Quindi, se Scansano era il sito di deposito più sicuro, qualsiasi altro sito che potrà essere identificato in futuro sarà meno sicuro! Ci siamo bruciati (per lo meno dal punto di vista mediatico, non sicuramente tecnico-scientifico) il deposito per le scorie… (sarà forse per questo che il governo italiano ha inserito la possibilità di porre il segreto militare per questioni del genere?)
Se queste considerazioni appaiono troppo “ambientaliste” allora proviamo a cambiare argomento. Viene posto giustamente il problema della salute umana. Approssimativamente, facendo il cosiddetto “conto della serva”, si stima che l’inquinamento atmosferico (anche qui occorrerebbe prendere in esame il singolo inquinante, come ad esempio polveri sottili, anidride carbonica, biossido d’azoto, ecc…) si prodotto dal settore energetico/industriale/riscaldamento, dal comparto industriale in senso stretto, dal trasporto e dall’agricoltura.
Si stima che gran parte del contributo all’inquinamento, in misura variabile al variare del singolo parametro, sia dovuto dal settore dei trasporti, dal settore industriale e dal settore energetico (riscaldamento civile, produzione di energia elettrica, ecc.), in misura più o meno equamente distribuita. Ad esempio, per semplificare, si potrebbe imputare circa il 30% della responsabilità ad ognuno di questi settori.
Ma allora che benefici effettivi porterebbe il nucleare sulla salute ad esempio agli abitanti della pianura padana (a livello internazionale nel settore delle immagini da satellite conosciuta come “dirty padan region”)? Un miglioramento di qualche punto percentuale nella qualità dell’aria? Vale veramente la pena, o forse non è il caso di intervenire sul vecchissimo ed energivoro patrimonio edilizio privato (stima di circa il 20% di risparmio energetico) per ottenere lo stesso obiettivo, peraltro stimolando il comparto edilizio, enormemente in crisi, con creazione di nuovi posti di lavoro, ecc…?
Anche se questo mio intervento può essere sicuramente lacunoso o discutibile su alcuni aspetti, mi stupisco veramente che il dibattito su questo blog non consideri seriamente questi aspetti, anche dal punto di vista anche economico.
Saluti
Marco
anche costruendo mille centrali nucleari, non basterebbero a soddisfare le ” necesità ”delle fameliche persone. sarebbe perciò limitare le ambizioni esagerate e limitare gli sprechi ,altrimenti isieme all’insicurezza derivnte da detti impianti, si assisterebbe ad una corsa ad ostacoli, che sarebbe meglio sostituire con regole comuni come quelle che regolano la novigazione aerea e marittima a livello internazionale. Quanto sopra scritto non sarebbe possibile raggiungibile con le regole del Capitalismo.
@carlo grezio
…when the facts changes,I change my mind..
Ben detto! Ma chi è al Governo Italiano ha letto Keynes? Un referendum, espresse che la volontà popolare aveva sancito la chiusura delle centrali nucleari. Ora, un referendum che dicesse: “Il progresso tecnologico ha fatto progressi negli ultimi decenni, ed ora le Centrali Nucleari sono più sicure…” Ma non c’è stato simile referendum, quindi l’attuale governo se ne è infischiato (eufemismo) di quanto espresse il Popolo Sovrano e prosegu^ come se nulla fosse accaduto. la stessa Prestigiacomo disse, in piena crisi giapponese, che il Governo Italiano sarebbe andato avanti con la sua linea… Dopo qualche giorno, a Roma, decretarono l’alt.
Mi sa che saranno cavoli amari per qualcuno a Roma! D’altronde a Roma non vogliono prendere sul serio fonti di energia alternative: geotermico, fotovoltaico, solare termico, eolico etc.
Numeri inutili e di difficile dimostrabilità come il costo effettivo del kw nucleare. Tra 2 giorni un antinuclearista produrrà cifre opposte. La domanda da porsi è solo questa: il sistema è reversibile? Se brucia una raffineria quando ho spento l’incendio la vita può riprendere forma? Quando avranno riempito di cemento fuck shima cosa ci fanno i jap per i prossimi 50 anni?
Con tutto il rispetto ed anche la simpatia per il sig. Giannino, ritengo che le sue posizioni (ed in generale quelle espresse in questo blog) sottovalutino enormemente nella contabilità della convenienza o meno del nucleare la stima delle cosiddette “esternalità ambientali”.
Infatti, nelle valutazioni non vengono mai contabilizzate tutte quei beni “intangibili” o non disponibili (come potrebbero essere quelli espressi da un territorio, o legati al degrado di una risorsa ambientale come ad esempio l’acqua, l’aria, ecc…) che verrebbero a perdere di valore o a richiedere interventi di bonifica a seguito della costruzione di nuove centrali termo-nucleari. In pratica, si fanno i conti senza l’oste, perchè tutti questi costi ricadrebbero sulla collettività e non sul soggetto che realizza la centrale. E’ come ipotecare, non solo la casa, ma una vasta area non di proprietà di chi realizza la centrale, ma di tantissimi altri proprietari, anzi dei nipoti e pronipoti di questi!
Ad esempio: si è molto parlato di un sito idoneo per una centrale nei pressi di Chioggia. Ora, nella sia pur bassissima probabilità che ciò venga effettivamente realizzato e nell’ancor meno probabile caso che in questo sito vi possa poi essere un incidente con rilascio di radiazioni sul territorio, cosa dovremmo fare? Evacuare Venezia? (Distanza circa 20-25 km). Realmente si ritiene che in Italia si possa rischiare un patrimonio (non solo ambientale) simile? (Ovviamente è un esempio a caso, ma immagino che altri lettori abbiano in mente altri numerosi siti simili).
Io votai no all’abolizione del nucleare in Italia. Purtroppo, la quasi totalità del parlamento italiano (socialisti in testa, liberali e repubblicani in coida) si schierò codardamente contro. Il risultato è che noi abbiamo perso un treno (e non è il solo che abbiamo perso), il treno è passato e non passerà più. Il risultato è che non c’è in Italia nessun know-how sul nucleare, che renda possibile la costruzione e la gestione di una centrale nucleare, nè tantomeno la gestione e lo smaltimento delle scorie. Negli anni 70, anche grazie all’ENEA, eravamo all’avanguardia nel mondo, ora non siamo più nulla. Dovremmo dipendere interamente da società e know-how stranieri, direttori e tecnici di centrale stranieri, progettisti stranieri. Insomma è come se ci mettessimo in testa di andare sulla luna. Non siamo capaci. Naturalmente, tutto questo discorso è inutile, perchè in ogni caso, trattasi di bufala del tipo ponte di Messina, essendo chiaro anche all’ultimo degli sprovveduti che, in un paese nel quale la realizzazione di un linea ad alta velocità incontra le opposizioni della popolazione, sindaci con tanto di fascia in testa, la costruzione di una centrale nucleare non è nemmeno seriamente proponibile. Risparmiamo quindi tempo, soldi e discussioni inutili sin da subito (chiamiamoli pure ripensamenti, facciamo pure questo teatrino), e cerchiamo di batterci per il possibile, cominciando da Porto Tolle a carbone, che almeno è una roba realistica.
Anch’io sono un libertario rothbardiano, ma non concordo su tutti i punti:
1) Uno studio statistico è un procedimento empirico, quindi deve essere interpretato. Il problema che si incontra in questo tipo di studi (e se hai letto Rothbard già sai di che sto parlando) è che bisogna individuare una correlazione tra due variabili pur sapendo, ahimè, che le altre non manterranno un valore costante. Di conseguenza non credo sia possibile effettuare valutazioni “al millimetro” in fenomeni complessi; tuttavia è ragionevole stimare che il confronto tra i risultati ottenuti da uno studio di questo tipo sia valido purché le differenze tra questi risultati siano notevoli in termini di ordine di grandezza. E’ ovvio che l’ultima parola spetta al “filtro” del ragionamento logico: nel caso dei suicidi, pour parler, potremmo sospettare una correlazione traffico—>stress—>suicidi, il che verrebbe confermato, nel caso ipotetico, parzialmente dai dati sperimentali.
2) A livello numerico il ragionamento è corretto, perché bisognerebbe anche vedere che percentuale dell’umanità scomparirebbe producendo la stessa quantità di energia con un’altra fonte. E’ ovvio tuttavia che produrre un’infinita quantità di energia e poi provocare la distruzione quasi completa della civiltà umana sarebbe un controsenso, in quanto in valore assoluto i benefici devono sempre superare i costi perché una scelta economica sia valida. Il non-sense sta quindi nella produzione di energia infinita, non nel confronto tra le fonti.
3) Il problema del nucleare oggi infatti non è nella “scelta di Stato”, quanto nel decidere se nel parco energetico italiano debbano essere possibili le relalizzazioni di centrali nucleari, QUALORA qualche privato sia disposto a costruirle.
Con tutto il rispetto ed anche la simpatia per il Oscar Giannino, vedo che i suoi interventi continuano a sottovaluare il testo della legge 133 del 2008, della legge 99 del 2009 , del decreto legislativo 31 del 2010 e del decreto correttivo che oggi il Senato esamina. Non sono cose secondarie : sono le leggi che regolano la materia nucleare in Italia. Come la regolano ? Soprattutto la lettura degli ultimi due testi citati, uno vigente e l’altro di imminente adozione, offre, a mio modesto parere, la misura della caoticità con cui il Governo procede nella valutazione della fattibilità, convenienza o meno del nucleare nonchè in materia di sicurezza degli impianti e localizzazione dei siti. E’ evidente che finchè non ci si rende conto della illogicità del modo di procedere concreto del Governo, indipendentemente da come la si pensi in liena generale sulla fonte energetica nucleare, sarà difficile capire il senso della moratoria che oggi è stata annunciata dal Ministro Romani.
@Elena
Un referendum popolare sancì la fine del Nucleare in Italia. Solo un referendum che dicesse “Il progresso tecnologico, negli ultiimi decenni, ha fatto passi in avanti, rendendo più sicure le centrali, Volete voi…” Più o meno queste sono le parole. Mi sembra che anziché essere un “Popolo sovrano” siamo considerati un “popolo bue” buono soltanto per assegnare poltrone politiche (non per merito) nelle cabine elettorali. Per questo motivo, non si vuole incentivare le fonti alternative: geotermico, fotovoltaico, solare termico, eolico etc.
vediamo se il liberal lo pubblica:
NUCLEARE SICURO E’ LA PROVA DEL NOVE il Messaggero 12/3/2011
qualcuno deve RICORDARGLIELO A VITA,
ma quanto è stato superficiale !
Giannino scrive
quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nordorientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull`allarme nucleare. Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l`impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello veni catosi e come prescrivono appunto le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche
Aggiungendo poi, nella conclusione:
Possiamo trarre tre prime conclusioni. Una delle ragioni percui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza: ma come si vede sono soldi ben spesi. Secondo: le norme di sicurezza vigenti in Europa sono altrettanto ferree di quelle giapponesi. Terzo, l`Italia ha vaste zone sismiche ma i fenomeni non sono della magnitudo di quelli giapponesi. Assistere, ieri, su molti siti italiani antinuclearisti, a come si sovrapponevano sulla cartina dell`Italia le aree a rischio sismico e quelle addirittura a rischio incendi per tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo, è solo una dimostrazionedi crassa ignoranza tecnologica
Dottor Giannino,
mi dispiace scriverlo, ma la ritenevo più coraggioso.
Il suo SILENZIO (cioè nessuna risposta alle tante domande od osservazioni) fa diminuire la stima che avevo di lei.
Pazienza!
Ma quanto costa il NUCLEARE ? E’ possibile saperlo. In tre anni da quanto il GOVERNO si e’ lanciato nella nuova avventura, speriamo fallimentare, non ho ancora visto un numero. E’ possibile proseguire con tale insipienza ?
Gentile Giannino devo farle i complimenti per la sua coerenza anche se non mi trovo daccordo con la sua “verità” sul nucleare. Sull’opportunità di costruire centrali sul nostro territorio vorrei solo dire che (e sono convinto che lei sarà daccordo con me): prima di decidere con cosa produrre energia si deve scrivere un Piano Energetico Nazionale. Anche perché il governo, pardon la politica perché le voglie nucleari sono biìpartisan, non si capisce perché spendere miliardi su miliardi per costruire due gasdotti come il SOUTHSTREM ed il NABUCCO se tra 10-12 anni, quando cioé saranno attive le centrali, e i gasdotti, si dovrà ridurre del 25% la loro “portata”. Lo stesso dicasi per i RIGASSIFICATORIE in attività e quelli che si vuole costruire. E’ pensabile costruire costosi impianti (gasdotti, centrali nucleari, rigassificatori) e poi dover usare alcuni d iquesti meno? Questo livello di investimenti richiede periodi lunghi per essere recuperati e per produrre guadagno. Se li castriamo appena iniziano a lavorare che senso ha?Eppure da nessun parte, e nemmeno la lei, ho sentito riflessioni su questo punto.
Per quanto rigurda il terribile incidente giapponese vorrei solo evidenziare alcune situazioni delle quali nessuno ha parlato: si tratta di 6 reattori incidentati (un evento mai accaduto); ci sono state esplosioni che hanno distrutto il contenimento di cemento e danneggiato il vassel (mai accaduto anche questo); i reattori sono stati per almeno 1 ora senza essere raffreddati (a TMI tutto fu riattivato dopo decine di minuti e il nocciolo ebbe delle cricche). Nesuno sa veramente in che stato siano le barre di zirconio dei reattori; un reattore va a MOX (ne CH ne TMI avevano questo combustibile); é saltato l’edificio di una piscina di raffreddamento degli elementi di combustibile irraggiato da poco tempo li messo – ed alcune sono MX (mai sucesso).
Insomma: siamo di fronte ad un evento incredibile e catastrofico del quale nessuno sa come ndrà a finire.
Infine alcune riflessioni molto semplici: ci dicono che stanno buttando acqua nella piscina di raffreddamento. Quando la piscina sarà COLMA e servirà buttarci ancora acqua perché quella gettata sino ad allora non basa, che faranno? Lo stesso per i reattori. Ci dicono che hanno riattivato l’elettricità. Funzionerà il sistema di raffreddamento dopo che è stata gettata dentro il reattore acqua salata e boro? Si parla di valvole meccaniche. E’ bene sapere che l’acqua che viene usata per raffreddare e creare vapore nel reattore è priva di minerali per far si che la resina a scambio ionico funzioni a dovere. In un circuito dov è pssata acqua di mare e boro cosa succederà?
Perché è chiaro: posso buttare tutta l’acqu che voglio ma se non la faccio uscire da qualche parte ad un certo punto devo smettere.
Ho letto su un blog quanto segue:
“….il dibattito deve svilupparsi su basi razionali” ha aggiunto la cancelliera
“Senza spiriti da crociata, ma tenendo a mente che prima dell’economia viene la sicurezza.”
Che ne pensate di queste parole, dott. Giannino ed esperti filonucleare?
Per chiarezza aggiungo allo scritto di prima che la cancelliera è la Merkel.
Tutto il mondo è Paese, e da noi qualcosa di del tutto simile accadde per la diga del Vajont. Il primo ad avere dei dubbi fu il grande Giorgio Dal Piaz, geologo di ancor oggi meritata fama che all’inizio approvò il progetto iniziale della diga, poi si oppose quando la S.A.D.E. (nomen omen?) decise di elevarla di più triplicando il volume d’acqua nel bacino; ebbe la grazia di morire il 20/4/1962, prima della tragedia che causò circa 2000 vittime.
Nel 1959, sempre perché si era “esagerato”, era crollata in Francia la diga del Frejus. Anche per questo il geotecnico austriaco Leopold Muller, peraltro chiamato dall’azienda, si oppose all’ampliamento, evidenziò un “forte pericolo di frana” sulla sponda
sinistra del bacino, esattamente localizzata sul monte Toc, antico ammasso residualedi vecchie frane epocali. Ma tutti erano d’accordo, sarebbe stata una Grande Opera (dove ho sentito queste roboanti parole di recente?), la diga col bacino idroelettrico più grande del mondo, ed i politici fra assai probabili laute mazzette ed odore di foto al taglio del nastro tricolore non vollero sentir ragioni.
Ma gli interessi economici furono tali, che nonostante nel febbraio del 1961, il geologo Muller, in una relazione rimasta segreta, invitasse la S.A.D.E. ad abbandonare il progetto (aveva individuato una grande massa di frana, da lui stimata in 200 milioni di metri cubi. Questa frana non sarebbe stata soggetta a possibile controllo se non con opere di sicurezza che comportavano tecniche improponibili o spese eccessivamente onerose).
Nonostante questo ulteriore drammatico avvertimento, il progetto proseguì senza interruzione alcuna.
Il risultato si è visto. Cari signori, quando valutate la sicurezza di qualcosa solo sulla base del fatto che una valvola di sicurezza può sempre essere rimpiazzata con un altra valvola più efficiente e raffinata, ed in sé sicura (non è il lavoro degli ingegneri, di norma nel mondo, il problema) pensate un poco che i megaimpianti, di qualunque genere, poiché sono eccezionalmente complessi e costosi, tendono ad innescare un “meccanismo di ineluttabilità” che per ragioni economiche spinge al loro completamento anche se in corso d’opera si evidenziano rischi all’inizio non paventati.
La tragedia del Vajont è stato un esempio non solo italiano di presunzione tecno-economica che ha prevalso sul buon senso. Fosse stato un impiantino, a un certo punto con più facilità le popolazioni locali, ed il politico eventuale che doveva metterci la faccia, avrebbero potuto stoppare tutto.
E invece son morte circa 2000 persone. Poi? Poi chi muore giace, e chi resta si dà pace. Comunità distrutte, vite di sopravvissuti segnate per la vita dalla lacerante separazioni dagli affetti stroncati in tre minuti, ma finisce lì. Non nascono vitelli con due teste, non si diffondono ipotiroidismi o neoplasie tiroidee a macchia d’olio (nessuno di voi, fisici o ingegneri, ha un amico uno che faccia l’endocrinologo? Perché non provate a chiedergli cosa pensa degli effetti in Europa e sulla popolazione italiana – solo sfiorata dalla nube – dopo Chernobyl?), non ci sono effetti teratogenici.
Perché io sono il primo a ritenere molto più improbabile un incidente come quello successo lì, o come quello che sta succedendo a Fukujima, di un incidente che coinvolga, per dire, qualsiasi grande miniera di carbone cinese (è o non è legata alla filiera energetica anche quella?) dove che basta intercettino una falda o una sacca di grisou e muoiono come mosche senza che la cosa ci turbi i sonni.
Ma è la natura di lungo periodo di ciò che accade dopo un grave incidente, che non è quantificabile in modo accettabile in un serio e pacato discorso di rischi-benefici.
Io so perfettamente che se vado a Fiumicino a prendere l’aereo, il 99% del rischio lo corro in autostrada, e solo l’1% residuo è legato al volo (inclusi eventi non legati al volo in sé, come attentati o altro).
Ma se vado a sbattere con la macchina, ciò non aumenta il rischio di tumore per la ipotetica bambina che forse un giorno avrà mio figlio, che adesso non ha ancora quattro anni e mezzo.
Adesso, dopo aver parlato del Vajont, leggete qui e ditemi se non ci sono analogie. Sapete che se gli impianti a Fukujima avessero avuto attorno megabarriere adeguate a quello tsunami, i reattori sarebbero andati in blocco ma probabilmente non si sarebbe arrivati a tanto? E allora perché non li hanno fatti? Perché costavano troppo, e quando si realizzano impianti connessi alla sicurezza non si può inseguire la coda della gaussiana all’infinito, se no nulla è fattibile.
Perciò tutti dobbiamo rassegnarci all’idea che la sicurezza assoluta non esiste; e a quel punto diventa razionale, di buon senso, valutare non la possibilità di impedire al “destino” al 100% di fare il suo corso (cosa puerile), ma valutare le conseguenze massime reali di un momento di particolare triangolazione cosmica di sfiga. E poi, regolarsi e decidere di conseguenza se ne val la pena.
Leggete qui: (PS a voi il nome di quel nipponico dirà comprensibilmente poco, ma io l’ho sentito parlare in tre Congressi Mondiali di Geologia e vari convegni internazionali, e vi posso assicurare che è del genere Rubbia, non del genere Zichichi né tampoco “attivista dei verdi isterici”).
« Esperto avvertì del pericolo tsunami.
Mentre continuano gli sforzi per mettere in sicurezza l’impianto, il Washington Post rivela che sulla capacità della centrale di reggere ad un evento naturale di gravi proporzioni erano già stati sollevati dei dubbi. Uno studioso giapponese, invitato a far parte di una commissione sulla sicurezza delle centrali nucleari, aveva avvertito che Fukushima-1 avrebbe potuto non resistere a un forte maremoto, come è effettivamente accaduto. Yukinobu Okamura, eminente sismologo nipponico, nel giugno 2009 fu invitato a prendere parte a una serie di riunioni organizzate dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale per valutare la capacità di Fukushima-1 di reggere a un disastro naturale. Okamura spiegò che il pericolo maggiore, secondo lui, poteva venire proprio da un grave tsunami, ma al suo parere non venne dato seguito. »
Dati Eurostat 2007, l’ intensità energetica elettrica italiana è stata di 0,265 Kwh/Euro di PIL, l’ industria italiana paga l’ en. el. 0,103 Euro a Kwh, ergo 0,265×0,103=0,0275 Euro/Euro di PIL che moltiplicato per 1.535 MLD( nel 2007 )di euro fanno 42,21 MLD di euro. Si consideri che nel 2007 il valore aggiunto di tutta l’ industria manifatturiera è stato di 350 MLD, questo costo incide per il 12,06 %, vi sembra poco? Nel 2007, l’ intensità energetica elettrica in Francia è stata di 0,34 Kwh/euro di PIL, ma dato che il costo del Kwh è più basso della metà, loro possono permettersi l’ industria energivora a 0,34×0,055=0,0187 Euro/Euro di PIL, cioè in totale 33,66 MLD di euro pesando solo per l’ 8% sempre sul valore aggiunto dell’ industria manifatturiera, cioè il 4,06% in meno di noi e possono mantenere la grande industria che da noi è sparita anche per questo motivo.
Dopodichè, dato che l’ energia elettrica pesa anche di più sulle famiglie, incide sui consumi e quindi sul sistema delle imprese. Sarebbe difficile spingere oltre l’ analisi sui costi totali dell’ energia più cara d’ europa sul sistema Italia, ma credo che abbassare il costo di questo paramentro, con la fame di soldi che abbiamo, non sarebbe assolutamente secondario e poi quanto abbiamo dovuto spendere in più in questi 30 anni di mancato nucleare? Presto detto, tra famiglie ed imprese, abbiamo speso almeno 15 MLD in più l’ anno rispetto alla Francia, l’ anno a valori 2007 e quindi tenendo conto dei consumi crescenti, credo che non siamo distanti dai 200 MLD in assoluto, come stima e non credo che possiamo permettercelo più.
Qualcuno ha sentito oggi che vento tira a ponente?
Concludo dicendo che dobbiamo evitare di bruciare qualsiasi possibilità di tecnologia di produzione di en, el. da fissione, come accadde quando abortimmo il progetto Cirene,e per questo dobbiamo non votare al referendum.
Quanto costa il piano nucleare? che tecnologia verrà importata? cosa comporta la dipendenza tecnologica dall’estero? il governo sta ancora finanziando il progetto di ricerca internazionale sul nucleare di quarta generazione in cui eravamo entrati con bersani ministro? siamo sicuri che le potenzialità di crescita delle rinnovabili (in particolare il termodinamico che consente la “conservazione” dell’energia prodotta) non sia elevata, purchè finanziata? date un’occhiata qui: http://www.vanninochiti.com/?p=10789
Un tristissimo aggiornamento che non avrei mai voluto dover riportare. Povera gente. Che disastro. Che disastro.
Fukushima:iodio e cesio quasi come a Chernobyl
di Ansa
(ANSA) – ROMA, 25 MAR – I livelli di iodio e cesio radioattivo emessi da Fukushima sono sempre piu’ simili a quelli dell’incidente di Chernobyl. Lo iodio-131 rilasciato giornalmente e’ pari al 73% di quello visto a Chernobyl, e il cesio-137 al 60%. A spiegarlo e’ il ‘New Scientist’. Mentre a Chernobyl l’incendio rilascio’ molto materiale radioattivo sotto forma di fumo, a Fukushima invece solo gli elementi volatili, come iodio e cesio, stanno traboccando fuori. Ma queste sostanze sono comunque pericolose.
25 marzo 2011
con tutto il rispetto ma Giannino dov’è finito ?
perchè non replica più ?
troppo facile sparare cazzate a raffica sul nucleare e poi scrivere solo di altro…non ha rispetto per i lettori come per i suoi ascoltatori
e neanche per se stesso.
Giannino, voglio sentirle dire ancora che le centrali nucleari sono sicure ! con quel suo tono saccente da professore e tutti i suoi dati e le sue fonti esclusive.
ma mi faccia il piacere !
Ben vengano, ovviamente la diminuzione dei costi del KWh da fonte solare, ma se si pensai che una centrale nucleare ha una vita di circa 50 anni ed un impianto solare fotovoltaico o a concentrazione di soli 20 anni, il rapporto è già in partenza sfavorevole, perchè in entrambi quello che pesa è il costo d’ impianto oltre che la efficienza energetica. E poi non dimentichiamoci l’ inverter che ha una durata inferiore e le batterie tampone che durano un quarto della vita dell’ impianto e se le scorie nucleari sono un problema, anche le scorie delle batterie lo sono, o sbaglio?
Mi risulta che a fronte di un costo di 0,11 Euro a Kwh, che oggi sostengono le imprese, gli incentivi al solare ammontano a 0,3-0,4 Euro a Kwh, cioè per finanziare questi impianti lo stato spende 8 volte il costo dell’ energia pagato in Francia che è di 0,055 Euro a Kwh.
Leggo poi su questo blog interventi di qualcuno che afferma cose pazzesche e false ma la realtà è che:
se abbiamo ancora una fonte energetica da porre per coprire la base del diagramma, di produzione elettrica, questa è l’ idroelettrica, l’ altra era il nucleare prima che fosse eliminato e la utilizziamo tutta, più o meno a seconda delle precipitazioni; dico solo alcune cose che sono inconfutabili:
- dal 1963 al 2007 il PIL italiano è aumentato del 330%;
- nello stesso periodo il consumo di energia italiano è aumentato del 280%;
- nello stesso periodo il consumo di energia elettrica è aumentato del 500% e dal 2001 al 2007 l’ aumento è stato del 50%;
Fonte TERNA 2008.
Riporto poi da Maurizio Cumo alcune considerazioni che vanno tenute ben presenti:
Riporto a titolo di ulteriore riflessione queste considerazioni dell’ ing. MAURIZIO CUMO:
Il confronto fra i quantitativi di combustibile necessari ad alimentare per un anno delle
centrali elettriche da 1000 MWe. Per una centrale a carbone occorrono 2 milioni di
tonnellate e 57000 carri ferroviari, per una centrale a olio combustibile occorrono un
milione e mezzo di tonnellate e 48000 carri, per una centrale nucleare 30 tonnellate
e un carro. 57000 carri significa mille convogli di 57 carri e, ammesso treni di tale
lunghezza, significa tre treni al giorno, festivit`a comprese. A parit`a di energia prodotta
il gas naturale emette meno CO2 del carbone e dell’olio combustibile, ma le inevitabili
perdite di gas nel suo trasporto, in alcune aree fino al 5%, tenuto conto del maggior
potere schermante delle molecole di metano rispetto al CO2 , riducono di molto il minor
contributo all’effetto serra, per cui a parit`a di chilowattora prodotti il danno provocato
fra il ciclo del gas e quello del carbone `e sostanzialmente lo stesso. A livello mondiale le
emissioni “energetiche” di CO2 sono salite dai 5 miliardi di tonnellate (Gt) all’anno nel
1950 a 20 Gt/a nel 1990 fino alle 24 Gt/a di oggi. Senza il contributo dell’energia nucleare
tale valore crescerebbe del 9%; l’andamento spontaneo di crescita, senza energiche misure
preventive, ci porterebbe a 28/30 Gt/a nel 2010. Anche per quanto riguarda i rifiuti
prodotti, i grandi quantitativi delle centrali fossili devono essere smaltiti con una strategia
del tipo d-d (diluisci e disperdi) al posto della strategia c-c (concentra e confina) impiegata
per i piccolissimi volumi dei rifiuti nucleari.
Chiedo poi ai tecnici di questo blog, visto che la fonte petrolio, che oggi copre il 38% di tutte le fonti, per utilizzi elettrici e non, è destinata a sparire nei prossimi anni, diciamo 20, come riconosciuto anche da AIEA Pentagono, sulla base della curva di Hubbert, proposta da Colin Campbell, come si pensa di sopperire alle future richieste di energia interna e Mondiale?
Ed ancora come si pensa di coprire il mix di fonti per i prossimi anni, nella piramide relativa al nostro sistema di produzione di energia elettrica? Con eolico e solare la cui efficienza Pot. efficiente/Potenza installata è pari a valori di 1/6 per eolico e 1/10 per il solare, cioè per dare la stessa quantità di energia di un impianto nucleare che lavora 24 ore al giorno per 365 giorni anno, abbiamo necessità di potenze installallate di 6 e 10 volte per eolico e solare.
Anzitutto mi complimento con Alberto per la qualità delle sue argomentazioni: Lei usa ragionamenti e dati complessi, non bassa propaganda da bar come ho visto fare da altri.
Provo a lanciarLe due ballon d’essai che son certo La stimoleranno, e La indurranno a portare avanti la sua razionale analisi:
1) a me pare che più che “finire”, aumenteranno progressivamente i costi di estrazione del petrolio, a livelli tali che in qualche decennio avrà un senso utilizzare quel che resta per applicazioni (a livello di industria chimica) in cui è più utile e più difficile da sostituire piuttosto che non per convertire la sua energia chimica in energia termica, cosa che concettualmente è un grande spreco
2) si contiuna a parlare di una tecnologia ancora abbastanza immatura, il solare fotovoltaico, senza considerare come si possano ottenere immani risparmi sottraendo al ciclo produzione/consumo di energia elettrica una miriade di applicazioni a bassa entalpia.
Utilizzare corrente elettrica per riscaldare attraverso dispositivi resistivi acqua a 35° C (per lavarsi in condizioni confortevoli) o a 50-55°C (per scaldare l’interno di luoghi in cui viviamo, facendola circolare in radiatori) è a mio sommesso avviso termodinamicamente una immane follia. E’ il solare termico per quelle applicazioni la risposta, non quello fotovoltaico. Senza batterie tampone, inverter od altro. Al massimo qualche termostato o economicissima pompa di circolazione – magari, quella si, alimentata da un pannellino fotovoltaico nemmeno grande.
3) l’Energia elettrica immessa in rete è invece insostituibile in applicazioni di tipo induttivo-resistivo, come i motori delle motrici dei treni.
4) Le possibilità, ed i margini di risparmio energetico, son tali da posporre potenzialmente di molto , veramente molto la “data limite” oltre la quale, ribadisco, più che finito in senso letterale sarà finito il petrolio relativamente a buon prezzo.
Oggi, a Bolzano, il costo di riscaldamento di un appartamento tipo è circa LA META’ di uno analogo a Napoli – che gode di ben altra mitezza di clima invernale – solo per via della ben radicata mentalità, prima che tecnologia, di isolamento degli edifici contro le dispersioni di calore.
Che ne pensa? Conto su una risposta al Suo livello.
PS/ Una sola critica: le argomentazioni che leggo nel suo post deragliano un po’ solo quando leggo del problema delle scorie derivanti dallo smaltimento delle batterie tampone. CERTO che il problema esiste, ma davvero non si può paragonare nemmeno per battuta a quello connesso alla gestione dei residui da impianti di potenza a fissione.
Caro Valerio, io non sono un pazzo scatenato nuclearista, ma sono seriamente preoccupato del nostro futuro, in base appunto all’ analisi della situazione mondiale delle risorse energetiche, basti pensare che l’ attuale mix di tali risorse, utilizzate per ogni prelievo è pari a 38,1% da petrolio, 25,3% da carbone, 23,2 da Gas naturale, 6,3 idroelettrico, 6,2 nucleare, altro 1%, su un totale assoluto di 471 Exajoule e più o meno le stesse percentuali come potenza, pari a 15 Tw.
Ora lei deve pensare che io ho un’ età abbastanza avanzata ed i discorsi che faccio non soltanto qui, sono legati soltanto alla mia sete di vedere questo paese migliore, perchè in realtà nucleare o non, la cosa non mi cambierà la vita.
Tornando alle giuste osservazioni su petrolio e piombo che lei espone, le rammento soltanto che le estrazioni offshore, sono diventate molto indigeste negli ultimi tempi e comunque, la rarefazione delle nuove prospezioni, accertata e la difficoltà di estrarre da giacimenti che via via si esauriranno, lo renderanno sempre più costoso, come fonte oltre che rendere più costose le altre fonti fissili.
E’ vero che le batterie sono meno pericolose delle scorie nucleari, ma sono sicuramente di quantità notevolmente superiore oggi in peso e domani, lo saranno ancor di più perchè sicuramente la fonte solare avrà spero una crescita di almeno 10 -15 volte l’ attuale che è come visto, enormemente bassa.
Noi dovremo trovare un nucleare più sicuro e più soft a livello di impatto a lungo termine, perchè questa fonte ha un contenuto energetico troppo più concentrato di ogni altra fonte oggi utilizzabile a livello industriale, e prima che si arrivi alla tanto agognata fissione, che secondo me andrebbe perseguita con un progetto, mondiale i quello che portò alla bomba atomica e su questo dovrebbero battersi tutti i governi rinunciando ai particolarismi nazionali, ecco perchè secondo me sarebbe opportuno che il referendumnon passasse.
Le riporto questo articolo su un’ idea interessante di M.Cumo.
@Valerio Ricciardi
Condivido il suo approccio pragmatico e serio al problema energetico.
Ogni fonte di energia è utilie, perseguibile e sfruttabile, nei margini della sua economicità e della applicabilità tecnica.
Dal solare termico alle biomasse, dall’idroelettrico (benedetto) al fotovoltaico, mareale, bioalghe, geotermico, ecc…, compreso l’uso delle pompe di calore la cui efficienza dovrebbe consigliare usi più massicci.
Il problema però non si sposta di un centimetro.
In Italia servono circa 55-60 GW di potenza erogata durante il giorno e 30GW durante la notte.
Come li produciamo?
Ovviamente con un mix di energie, tenendo conto che alcune fonti si prestano poco o nulla alla produzione notturna, nonostante l’uso di reti intelligenti per l’immagazzinamento di energia (che più che altro consistono nel ripompare in alto l’acqua nelle dighe idroelettriche), considerando altresì che il quasi totale ricorso alle fonti fossili implica una qualità di vita da inquinamento in drammatica discesa e un grave problema di emissioni in atmosfera.
Non si scappa. O bruciamo petrolio carbone e gas o ci affidiamo al nucleare oggi possibile, ovvero la fissione di terza generazione, oggi in costruzione.
Senza dimenticare di investire in ricerca in ogni direzione ma tenendo ben presente
che tutte le rinnovabili insieme non possono, in alcun modo sostituire la potenza e la quantità di generazione delle centrali tradizionali.
Se siamo bravi possono ridurne l’incidenza; infatti quando soffia il vento o brilla forte il sole, potremo interrompere temporaneamente la combustione in centrali a turbogas, chiudere i rubinetti della diga e risparmiare energia potenziale di acqua nei bacini e metano nei rigassificatori.
Ma tutte le condivisibili paure che il nucleare genera, si scontrano con la realtà. O accettiamo il rischio che il nucleare comporta o continuiamo a bruciare carbone e petrolio.
Questo non esclude l’apporto di nessuna fonte ma la relega ad un ruolo di complemento, piaccia o no.
L’unica alternativa non ipocrita è l’abbassamento drastico e doloroso dei nostri consumi di energia elettrica e fossile.
E qui sta alla nostra franchezza di esseri umani di non nasconderci dietro a scuse ideologiche o tecnologiche, riconoscendo le conseguenze di una simile scelta.
Debbo tornare sugli argomenti proposti da Valerio che avevo trascurato per la fretta di stamattina; le mogli sono più pericolose di quanto si pensi.
Sono convinto anch’ io che i risparmi di energia elettrica ottenibili, soprattutto nelle abitazioni e nei settori realtivi ai servizi, nelle aziende, possano dare un contributo importante anche a basso costo di investimento.
- sostituzione lampade a led di tutte le lampade. i led presentano grandi vantaggi;
- gestione centralizzata e computerizzata in uffici ed aziende delle accensioni e spegnimenti illuminazione in base alle presenze;
- gestione accensione e spegnimento centralizzata e computerizzata degli impianti di condizionamento sempre in base alle presenze;
- sostituzione elettrodomestici obsoleti con altri più efficienti (risparmio anche del 40% a ciclo ); riporto uno studio del comune di Pesaro relativo a proposte di risparmi nel territorio del comune;
- accensione temporizzata notturna degli elettrodomestici ove sia possibile, e farli lavorare a pieno carico, per migliorare ed abbassare la punta dei prelievi diurna;
- utilizzo di forni a microonde o a Gas anzichè a resistenza elettrica;
- limitare al minimo l’ uso contemporaneo di televisori e spegnerli se inattivi;
- installazione anche nelle abitazioni di impianti di rifasamento del cosfi, anche per azzerare i VAR che oggi si pagano con i contatori elettronici; come sappiamo anche la potenza reattiva grava sia sulla energia prodotta sia sulle perdite nei cavi;
Tutti questi interventi andrebbero fatti in breve tempo e determinerebbero già un buon livello di risparmio; a titolo di confronto si consideri la tabella a pag. 9 del documento ENEL.
Credo che potremmo abbassare i prelievi domestici, il 23% del totale del 20/30% e cioè sul totale del 5%; sugli uffici e stabilimenti, credo potremmo arrivare al 5% tenendo conto del miglioramento dei consumi per la migliore gestione delle motorizzazioni dei condizionamenti. Saremmo già ad un 10% possibile da subito.
Scusate ma la moglie reclama e quindi proseguirò appena possibile.
Mi pare importante continuare a tenere la testa nella sabbia come gli struzzi!!
C’è poco da commentare. L’analisi del dr. Oscar Stranamore Giannino mi appare sufficiente. http://www.youtube.com/watch?v=KTKQchPSMc0
@Alberto
@ Valerio Ricciardi e @ Alberto
Ho letto con attenzione i vostri commenti e vorrei aggiungere degli spunti/commenti:
- sulla durata del FV: 20 anni è la durata del periodo incentivato dal conto energia, da quello che ho capito io (purtroppo non ho dati da produrre) l’impianto FV dura più a lungo, anche se con una perdita significativa nel rendimento.
- sugli accumulatori di energia prodotta da FV o eolico: è secondo voi possibile gestire la sovraproduzione producendo idrogeno con impianti domestici (mi pare che in Danimarca vi siano esperienze di questo tipo), in modo da avere un vettore energetico privo di scorie?
- sul testo citato: sono d’accordo, a patto di sostituire ‘energia elettrica’ con ‘energia primaria’. Negli usi civili si possono ridurre i consumi energetici di un fattore 10 operando non su lampadine ed elettrodomestici ma sull’efficienza dell’involucro: isolando. Circa l’80% dell’energia usata nelle abitazioni serve a riscaldamento e raffrescamento, per cui agire sull’involucro edilizio significa tappare la falla più importante. La mia esperienza diretta è la costruzione di un edificio di 16 unità (quindi non una casetta) realizzato secondo lo standard Passivhaus: il carico termico è talmente basso che non è stato necessario dotare le unità di impianti di riscaldamento convenzionali. Attenzione: non bisogna sottovalutare l’efficienza energetica, ma anzi bisogna renderlo un tema prioritario perché – almeno in edilizia – permette effettivamente di realizzare edifici ad energia quasi zero.
- sull’inopportunità di usare FV per abitazioni, scegliendo il solare termico: il problema del solare termico è che se voglio che funzioni anche d’inverno, dovrò sovradimensionare l’impianto con conseguenti problemi di surriscaldamento estivo (mi pare che il solar cooling non sia tecnologia disponibile su piccola taglia). Il FV a mio avviso risponde meglio alle esigenze di un’abitazione in cui la produzione di calore sia con pompa di calore. Nel caso di edifici ad energia quasi zero (es. Passivhaus) l’impianto FV in copertura riesce a coprire tutti i fabbisogni di energia della pompa di calore, rendendo l’abitazione sostanzialmente autosufficiente.
http://www.psicologiasistemica.net/wp/2011/03/29/riflessioni-sul-nucleare/
Per dirla come Giuseppe Cruciani: Giannino number one! Evviva il politicamente scorretto.Bravo.
ma Giannino perchè non risponde più su questo tema ?
dove sono finiti i suoi numeri ?
Caro Marco, veramente preciso l’ intervento, debbo dire che comunque le due cose, elettrodomestici a basso consumo (questa è la maggiore opportunità di risparmi, tenendo conto delle tabelle Enel che ho postato) e l’ isolamento, ovviamente soprattutto sulle nuove unità abitative; sul vecchio credo sia possibile fare molto meno e soprattutto a costi molto rilevanti, mentre sulle nuove i costi sono marginali.
Per il fotovoltaico piano o il solare termodinamico, abbiamo il problema che le ore medie di funzionamento, sono pari a 1000, cioè 1000/365gg anno, sono circa 2,73 ore/gg, ovviamente non c’ è un problema di sovrapproduzione; questo non vuol dire che non si possa produrre idrogeno, ma io non ne vedo la convenienza, perchè l’ idrogeno è pericoloso come combustibile per i motori; vedo un suo utilizzo nelle celle a combustibile per produrre energia elettrica, ma mi sembra un pò prematuro come discorso.
Per il discorso generale delle energie rinnovabili e del solare sugli edifici, sia in copertura che sulle facciate, legga questa intervista ad Angelo Spena, dell’ Univ. di Torvergata, direttore del dipartimento di ingegneria ambientale e del territorio.
Anch’io leggo solo il sito dell’IAEA per seguire l’evolversi della situazione, molto grave, a Fukushima, trovo aberrante il modo con cui seguono la vicenda i giornali, ad esempio vedere che Repubblica, in ogni articolo dedicato alla centrale, aggiorna minuziosamente la conta delle vittime, decine di migliaia, senza nemmeno citare il terremoto, mi provoca disgusto. Facciamocene una ragione, in Italia non si farà mai una centrale nucleare, neppure di decima generazione, continueremo a pagare l’energia più degli altri Paesi, le nostre aziende continueranno a perdere competitività e resteremo schiavi energetici (e non solo ) dei paesi canaglia. Vorrà dire che quando vedremo migliaia di persone in piazza protestare perché le nostre aziende di manifattura spostano la produzione all’estero li manderemo tutti a soffiare sotto le pale eoliche.