Ancora Grecia, i mille paradossi e l’exit che serve all’Italia
Dal prossimo numero di Tempi
Ccelebiamo il diciassettesimo vertice europeo dedicato alla sostenibilità dell’eurodebito, dall’inizio della crisi greca cioè in 24 mesi. E ancora una volta la crisi greca è al centro del confronto. Alcuni mi criticano perché da mesi inizio tutte le mattine la mia trasmissione a Radio24 con The End dei Doors, quella in apertura di Apocalypse Now, fantastico film non di guerra ma dello sgretolarsi delle convinzioni occidentali. Ebbene la copertina ultima dell’Economist mi ha dato ancora una volta ragione, col titolo Acropolis Now e gli elicotteri di Apocalypse incomenti sul Partenone. La cosa peggiore è che a questo vertice si è giunti riuscendo ancora una volta a incattivire ulteriormente opinioni pubbliche già tanto provate. Perché la richiesta tedesca di un vero e proprio commissariamento della Grecia con un bilancio pubblico scritto a Bruxelles e Berlino, – richiesta non ufficiale ma avanzata sui media da autorevoli membri della coalizione di governo tanto della Cdu-Csu che del Fdp – ha suscitato reazioni ufficiali e ufficiose greche ormai assolutamente esasperate, con le maggiori testate d’informazione giunte ormai a evocare l’ombra di un nuovo Gauleiter germanico come quando davanti all’Eretteo si pavoneggiavano azzimati ufficiali della Wehrmacht e della Luftwaffe. Il cumulo di paradossi e contraddizioni del procedere a zigzag delle classi dirigenti europee sembra non avere mai fine. Ecco perché secondo me l’Italia dovrebbe costruirsi un exit strategy “sua”, in ogni caso.
Alcuni esempi di paradossi. La Grecia non riesce a rispettare i programmi di rientro pattuiti. Il suo deficit pubblico 2011 sarà ancora più vicino al 10% del Pil che all’8% promesso (quello dell’Egitto è di poco superiore, poi terzo viene il Regno Unito con il 9 e rotti per cento del Pil, tanto per ricordare chi sfora di più oggi al mondo). Le privatizzazioni promesse non sono andate oltre decisioni e incassi di 1,4 miliardi. E via proseguendo.
E’ impietoso, il rapporto consegnato all’eurovertice dalla troika, Ue-Fmi-Bce. Ma è anche vero che la recessione sarà a fine 2011 più vicina al 6% che al 4% previsto, e che se il governo greco avesse accettato il taglio nominale del suo debito contenuto al 50% più il riscadenzamento della parte restante su un orizzonte trentennale a un tasso superiore al 4% come immaginavano i tedeschi, ancora alla fine di questo decennio il debito pubblico sarebbe al 130% del Pil, per effetto di un denominatore che continua a contrarsi. Richieste di rigore e rigore insostenibile sono il paradosso da affrontare. Ma il paradosso non è figlio dell’imprevedibile. Quando a maggio 2010 i tedeschi fecero passare la linea della compartecipazione “volontaria” dei privati a riduzioni del valore nominale del debito di Paesi in semi-default, per evitare che divenisse default vero e incontrollato, furono essi a mettere a verbale che dunque i default non erano affatto esclusi da aiuti cooperativi. Dunque il mercato ha avuto le sue ragioni a fuggire ulteriormente dalla Grecia, abbassandone ulteriormente le attività, deprimendone le banche che hanno abbattuto gli impieghi, e spingendone la disoccupazione verso il 20%.
Dopodiché, se le banche private devono mettere in conto una riduzione del valore reale dei bond greci nella misura del 69-70%, tra taglio nominale e riscadenzamento a bassi tassi, è un altro paradosso voluto dai tedeschi che a simile compartecipazione dell’ingente costo di ristrutturazione debbano sottrarsi la Bce e/ l’EFSF, per i titoli pubblici greci da essi detenuti. Dopodiché ancora, è ovvio e comprensibile che Washington e il Fmi premano da due settimane energicamente sui tedeschi perché questo invece avvenga – di qui il parziale rasserenamento dei mercati della scorsa settimana - visto che altrimenti dopo la Grecia salta il Portogallo, e l’effetto su una crescita mondiale già scesa dal 55 al 3% diventa ancora più serio e incontrollato. Ma a quel punto significa che entra in crisi la credibilità del meccanismo di estensione dei collaterali decretato dalla Bce per le sua aste straordinarie di liquidità che hanno ridato fiato alle banche eruropee, perché è come ammettere che in realtà la carta pubblica, accettata da Francoforte come garanzia a pieno valore nominale, vale invece di fatto il più basso prezzo che ha sul mercato secondario. Ma allora ancora significa che in realtà le aste di liquidità tanto lodate servono solo a salvare le banche europee – che portano in garanzia mutui e prestiti a bassa solvibilità – ma non gli Stati, a copertura delle cui emissioni ad alto rendimento le banche si trovano ad avere finalmente liquidità che pagano alla Bce meno dell’inflazione.
E infine: poiché l’Fmi deve a sua volta sostenere la Grecia, Washington si chiede a che titolo debba farlo in un quadro non chiaro, dove la chiarezza che manca è relativa al punto centrale, cioè se Berlino e Bruxelles vogliano far seguire alle parole i fatti, all’intento cioè di tenere la Grecia nell’euro le misure cooperatiove necessarie per rendere tale impegno credibile sul serio. Sul portale della Brookings Institution, che è storicamente vicina ai democratici americani e non certo sospettabile di isolazionismo, trovate in questi giorni un giudizio chiarissimo e coerente: fateci per una volta capire con chiarezza, cari amici europei, se intendete fare dell’euro la moneta davvero comune cioè quella in cui sono denominati anche i debiti pubblici fin qui in valuta nazionale cioè straniera e dunque non sostenuti da Bce-Efsf-Esm o comunque vogliate chiamare i parti della vostra immaginazione comune, oppure no. Perché in questo secondo caso affiancare l’intervento a sostegno degli SDR – i diritti speciali di prelievo ai quali è commisurato l’aiuto Fmi – cioè di una terza moneta ulteriore, è un pasticcio ancor meno difendibile.
Potrei continuare così a iosa. Il problema è che che quel che vale oggi – fa ridere dire oggi, da due anni! – per la Grecia vale in linea di principio e conseguenze per tutti gli eurodeboli. E niente di tutto questo può esser risolto dalla più rigorosa disciplina di bilancio indicata nel fiscal compact , che varrà negli anni prossimi mentre le decisioni sul sostegno o sul mancato sostegno agli eurodeboli vanno assunte ora, dove ora significa appunto due anni fa. La drammatica alternativa non comporta tanto facilmente terze vie.
Se davvero i governi europei credono alle loro parole e cioè alla difesa dell’euro comune – anche il 70% dei greci continua a volere l’euro, anche se non a queste condizioni – è fisiologico che accettino perdite di sovranità nazionali su bilancio e produttività, e che muovano a mercati davvero comunicati in cambio di una banca centrale prestatore di ultima istanza. Ma significa che la politica deve ammettere di aver sbagliato di grosso, nei paesi eurodeboli, a cominciare dall’Italia che tra tutti è il più grosso e quello con maggiore debito pubblico e minor crescita precrisi. Il 58% dell’intera spesa mondiale per welfare pubblico è nella sola euroarea, per dirne una: pensate davvero che sia sostenibile nel continente di vegliardi che ci candidiamo a essere? In cambio di questa colossale operazione-verità, l’euroarea può concentrare il suo bilancio di aiuti di medio periodo sui paesi che dovranno sostenere il maggior sforzo di convergenza partendo da medie di reddito procapite più basse, e mutare natura alla Bce. Altrimenti sono solo chiacchiere. Perché senza convergenza vera e rinunce alla sovranità la liquidità straordinaria della Bce è un palliativo. Al debito non si risponde con altro debito senza maggior produttività. Significa solo nascondersi che qualcun altro dovrà pagarlo. O con fallimenti, o con inflazione.
Questo dicono la logica, e la storia cioè l’esperienza. Cosa diversa è se mi chiedete se davvero ci creda, all’operazione-verità e a massicce rinunce a sovranità da parte di Francia, Italia, Spagna e via proseguendo. No, non ci credo. Per questo penso che dovremmo ridurre a gogo il nostro debito con massicce dismissioni pubbliche e tagli corposi a spesa e tasse. Pronti alla malaparata, cioè a riprenderci sovranità su tassi d’interesse, di cambio e sul budget, piuttosto che continuare a credere che il salvataggio verrà da quella sinora si è portata come una barca di matti.
30 gennaio 2012 BCE, debito pubblico, euro, Grecia, Portogallo, spesa pubblica, ue






@Marco Tizzi
Bel settore; credo che le nostre aziende abbiano bisogno di gestioni logistiche e marketing più avanzate di quelle di cui dispongono attualmente, la diffidenza è causata anche da una certa letargia del mercato e da una cultura imprenditoriale votata spesso ad un tradizionalismo esagerato, ok che nessun sistema può sostituire o copiare l’imprenditorialità, ma avere una gestione più ‘fluida’ è possibile ed è di grande aiuto. Ricordo ancora quando cercai di introdurre in una piccola azienda di distribuzione per cui lavoravo un primo sistema di gestione magazzino e di logistica, mi guardavano come se fossi un alieno. Ma poi si convinsero della grande vantaggio che comportava sapere sempre dove sono le cose e quando riordinare i magazzini, eliminando attese, sprechi ed in definitiva perdite secche di tempo e denaro.
Un sistema monetario ‘stabile’ inserito in un contesto bancario onesto, elimina l’inflazione, avere la parità di valore reale/nominale da più sicurezza a chi detiene denaro. In un gold standard chi detiene denaro potendo contare sul fatto che il valore del proprio capitale non evapora da solo, ha un incentivo a investire su idee profittevoli a dei tassi accettabili.
Ora la domanda di denaro è logica si basa su una preferenza temporale, io accumulo denaro perché voglio impiegarlo in usi futuri, per questo motivo rinuncio all’acquisto di beni oggi e vendo i miei averi, se invece chiedo beni e servizi allora spendo denaro per acquisirli. L’idea che ‘il denaro produca denaro’ di per se non è realistica, se hai del denaro e non lo investi non produci niente, il tuo denaro rimane fermo dove sta e tu non stai guadagnando alcun che, stai solo accumulando in funzione di un consumo futuro, come farebbe allora un capitalista a incassare una ‘rendita di posizione’ se mantiene il suo stock fermo? A limite può investirli in banca, stipulando un contratto di mutuo ad un tasso fisso per un certo tempo, ora la banca alla scadenza dovrà consegnare all’investitore la somma più gli interessi, non avendo possibilità di espandere il credito, avrà molta meno voglia di buttarsi a capofitto in interessi ad alto rischio, le pratiche di investimento dovranno essere decisamente più sane e stabili.
In un sistema come il nostro invece, la moneta viene espansa senza ritegno dagli enti emissori e dalle banche che con le loro riserve del 2%, possono investire con una certa ‘spensieratezza’ il denaro che i correntisti hanno semplicemente depositato. In questo contesto chi ha molti capitali è naturalmente avvantaggiato, quando il nuovo denaro arriva in circolo essendo il primo ad entrarne in possesso non risente dell’effetto espansivo, ma man mano che il denaro si distribuisce lungo la catena delle transazioni il potere d’acquisto cala, l’ultimo ad entrarne in possesso che solitamente sono i lavoratori salariati riceve sostanzialmente meno utilità da quel denaro e così l’inflazione monetaria si trasforma in una tassa odiosa a carico dei più a favore dei pochi. Ovviamente è un sistema di grande ‘interesse’ per Banche e Governi che monetizzando ad libitum possono scaricare sulla collettività la loro prodigalità e irresponsabilità, spacciandola per progresso sociale e aiuto agli svantaggiati. Almeno fino alla prossima recessione.
@Ricardo
Beh, io intendevo che l’uso ‘sfrenato’ è provocato da questi falsi segnali di ricchezza innescati sinteticamente. Certo il consumo di risorse avviene anche in casi di normale attività e questo è inevitabile, ma pensa quanto ha influito il credito ‘a casaccio’ allo sfruttamento delle risorse petrolifere o alla cementificazione selvaggia e alla produzione di rifiuti. Certo piano piano è nato il tema dell’efficienza energetica, ma contemporaneamente sono aumentati il numero di elettrodomestici, di auto e di beni prodotti. Certamente senza inventare la ‘CO2′ tax oggi avremmo molte più risorse da parte e meno anidride emessa.
Diciamo che questo è un punto di vista ‘libertario’ della tutela ambientale legata allo sviluppo sostenibile.
perché Giannino non si candida proponendo un programma con unico punto: azzeramento degli sprechi, eliminazione dello statoladro??? almeno avrei qualcuno da votare, una minima speranza di cambiamento, anzichè dovermi sentire evasore, perseguitato, causa di tutti i mali del Paese…
@Giuseppe D’Andrea
Io lavoro su grossi sistemi ERP, nei moduli di SCM (Pianificazione, produzione, logistica). Purtroppo le aziende italiane hanno la mentalità del “software = cosa che devo comprare da un fornitore –> meno costa meglio è”. Triste, ma è così.
Il tuo discorso torna.
Concordo che il sistema attuale sia quanto meno… discutibile
In realtà tu la vedi fin troppo rosea: la verità è che se conosci (o ungi) le persone giuste il prestito di “aria al 98%” ti arriva chiunque tu sia e questo stimola una gran quantità di “falso capitalismo” che poi sono truffatori bancarottieri che fanno finta di investire l’aria e in realtà si comprano ville, coca e mign.. ehm… amichette.
Ripeto che il mio forte dubbio rispetto ad una moneta “”fisica”" (qual è il contrario di “fiat”???) è soprattutto legato alla possibile mancanza di lavoro per tutti. Ma forse è una mia pippa oppure si possono trovare soluzioni “sociali” se il problema si dovesse davvero presentare.
Vorrei che si desse un occhio a questo fondamentale documento Bankitalia del 9 dicembre 2011, contenente la:
Indagine conoscitiva sul decreto legge recante disposizioni urgenti per la crescita, l’ equità e il consolidamento dei conti pubblici. Testimonianza del Governatore della Banca d’ Italia Ignazio Visco.
A me ha fatto sia rabbrividire che incazzare; rabbrividire perchè leggendolo si capisce ma non si dice fino in fondo la realtà e la verità, cioè che i dati contenuti nelle tabelle 7-8-9- che definiscono gli effetti cumulati delle varie manovre, non tengono conto del fatto che come dice la fig. 9 finale, a fine 2011 il tasso sui BTP decennali è salito di più di 3(ripeto tre) punti percentuali ed il tasso medio dei BOT di circa 3(ripeto tre) punti percentuali, e questo era più o meno risaputo, ma stranamente, la curva dell’ onere medio percentuale sul PIL, si ferma a metà 2010. Ora però, osservando che tale curva di colore nero, segue più o meno fedelmente la curva dei tassi dei BOT, mi aspetto che permanendo il tasso ai valori indicati, ripeto tale curva mi porta a definire un aumento medio dell’ onere per il 2011 di circa 1,5 punti percentuali e restando ai valori attuali lo spread, in mancanza di interventi sostanziali BCE, che abbassino i tassi sul debito, l’ onere sarebbe per il 2012 di un aumento di circa 3 punti percentuali anch’ esso, cioè circa 40-45 MLD in più annui; I N S O S T E N I B I L E. Quest’ ultima cosa, (insieme all’ evidente dato falso del PIL che aumenta a 1.642.432 nel 2012 della tabella 9 che come tutti sanno diminuirà almeno del 2,3%), e che non viene detta nella relazione di Visco è la cosa che mi fa incazzare di più e rafforza in me il senso di consapezza della pericolosità e dell’ inutilità di restare ancora in questa comunità.
Poi non mi si venga a raccontare che ero stato troppo pessimista e catastrofico.
@Alberto
Grazie del link. Putroppo ha ragione lei: così com’è l’euro non da scampo. Si può cambiare? Io pensavo “certo! E’ una cavolata, vedrai che in un mesetto salvano la Grecia, stringono le corde, mettono una banca centrale vera e risolvono tutto”.
Erano due anni fa.
Oggi mi ritrovo che è meglio che non lavori perché tanto anche se lavoro i clienti mi dicono chiaramente che i soldi per pagarmi non ce li hanno.
@Marco Tizzi
Marco è questo il capitalismo ‘malato’ ; un capitalismo che si muove non sotto l’ottica del profitto, ma sotto quella della politica e dell’amicizia. So esattamente come funziona oggi il sistema, penso di aver fatto più spola io fra le banche e i confidi rispetto alla maggior parte dei frequentatori di questo sito. Ora domandiamoci, se ti serve la parola di un ‘politico’ per avere un credito, che cosa stiamo finanziando? Di certo non le idee o la persona, stiamo finanziando arbitrariamente qualcuno che conosce qualcun altro che non ha alcuna competenza economica, solo un potere politico. E francamente di politici che abbiano non dico una preparazione ma un minimo di ‘buon senso’ economico non ne ho ancora incontrati personalmente.
Ma se il denaro è svincolato dalla volontà di un soggetto ‘politico’ e i tassi di interesse seguono l’andamento dei risparmi disponibili, allora il discorso cambia. La banca senza garante politico e senza possibilità di appellarsi a qualcuno che le paghi i conti, dovrà per forza ancorare il suo operato alla realtà, non alla politica, a questo punto le banche diventano semplici aziende, la cui sopravvivenza è determinata dal solito vecchio e sempiterno meccanismo di profitti/perdite.
Capisco che dopo anni di teorie quantitative della moneta e mistificazioni sul denaro, si pensi quasi che il denaro sia un ‘abracadabra’ gestito dal governo che tutti accettano per ‘convenzione sociale’ e che può essere o peggio deve essere aumentato e diminuito da un direttorio pubblico. Ma questa è la dottrina del ‘Pozzo di San Patrizio’ creare ricchezza attraverso l’aumento della moneta e la manomissione dei tassi, genera si benefici e sempre richiesti boom economici galoppanti, ma questi portano dietro di loro inflazione e recessioni ‘inversamente proporzionali’. La morale è; i trucchi rimangono trucchi, se si sceglie di basare tutto su di essi c’è la possibilità che prima o poi si venga scoperti.
@Giuseppe D’Andrea
Io penso che questo capitalismo crollerà: o perché salterà in aria una moneta, o un sistema finanziario o perché la gente imbraccerà le armi vere (non i forconi) e farà scoppiare un macello. Mi chiedo: ma dopo?
Perché obbiettivamente c’è il dubbio che si sostituisca il tutto con un sistema in qualche modo dittatoriale, facendo finta che questo non lo sia. E da lì poi chissà.
Leggo, stimo e rispetto le idee liberali e liberiste di questo blog e dei suoi lettori, ma mi resta questo dubbio dentro, che penso sia un po’ deformazione professionale, della non occupazione tecnologica che può essere un enorme problema. O dello sfruttamento sconsiderato delle risorse, che è l’altra faccia dello stesso problema.
Poi, per carità, è vero che magari il capitalista in un sistema libero diventa anche in qualche modo un mecenate o comunque un fornitore di sussistenza per chi ne ha bisogno. Ma tu un sistema come quello danese come lo vedi?
Perché è interessante vedere un Paese con una tassazione elevata che primeggia costantemente nelle classifiche delle libertà d’impresa…
Caro Tizzi, prima di tutto grazie a te e poi dico che ne abbiamo già parlato altre volte della questione di fondo; il problema dell’ Europa non è solo quello dell’ impossibilità di stampare moneta ed unificare i debiti sovrani iniettando risorse nel sistema, il problema è che le varie economie non stanno bene insieme, essendo fortemente differenziate, se non ci sono regole eguali per tutti e rispettate da tutti, perchè non c’ è una Politica in senso lato (Politica economica, estera, difesa, lavoro, finanza etc) che governa l’ Europa, sia per i deboli che per i forti e senza direttori del Caz2O a due o a tre che siano. Perchè i più forti si fanno i cazzi loro alla grande ed il più forte di tutti se li è fatti ancora di più.
@Marco Tizzi
Dimenticavo una importante questione politica, e cioè il comune governo dell’ energia; qui da noi, come tutti sanno, siamo nella cacca più nera e le nostre aziende ne subiscono conseguenze terribilmente negative.@Marco Tizzi
” Il 58% dell’intera spesa mondiale per welfare pubblico è nella sola euroarea, per dirne una: pensate davvero che sia sostenibile nel continente di vegliardi che ci candidiamo a essere?”
Si, è perfettamente sostenibile se ci buttiamo alle spalle tutte le sciocchezze che partoriscono i fiscal compact, l’austerity, le privatizzazioni e se la BCE diventa una vera banca centrale che garantisce tutti i debiti e crea tutta la moneta necessaria.
Almeno una cosa, da questa crisi, emerge chiaramente e definitivamente: Keynes ha vinto (è ancora doloroso da dire per uno che da ragazzo ammirava Friedman, Hayek e gli Austriaci, e che poi si è dovuto arrendere all’evidenza).
Trovo infatti curioso che prima ci si metta d’accordo per il fiscal compact, ma poi si cerchino di introdurre clausole per alleggerirlo o aggirarlo. Questo vuol dire che i politici europei sanno che la soluzione è in una politica espansiva di supporto alla domanda aggregata, opposta a quella concordata, ma si rifiutano di ammetterlo esplicitamente. Io lo trovo un comportamento spaventosamente ipocrita, per non dire di peggio.
@Marco Tizzi
Questo capitalismo è destinato a fare ‘il botto’. Cosa verrà dopo difficile dirlo, credo che ogni stato seguirà le sue inclinazioni naturali, noi siamo più portati per il socialismo magari di stampo nazionale. Troppa ideologia e retorica nell’aria per ripiegare sulla libertà, si dirà che la misura è colma, che serve ordine e sicurezza, il resto te lo lascio immaginare.
Il nodo della disoccupazione tecnologica è un po il cruccio che tutti noi ci portiamo dappresso, sin dalla rivoluzione industriale. Il punto è che non sappiamo esattamente come si evolveranno le attività produttive negli anni a venire, pensa al 1950, chi avrebbe pensato che qualcuno avrebbe potuto guadagnarsi da vivere… scribacchiando codice per calcolatori elettronici? Il punto è che lo sviluppo in un settore, libera risorse e persone per svilupparne un altro, a parità di output, oggi il nostro è il secondo paese manifatturiero d’europa e il quinto al mondo e nonostante il calo degli impiegati del settore, ha mantenuto il suo output stabile dal 1980 ad oggi. Lo sfruttamento delle risorse è sconsiderato solo se chi le utilizza ‘non considera’ attentamente quello che fa, stabilire un limite ‘a priori’ non è facile e non è detto che non sia altrettanto inefficiente o dannoso per la salute, ad esempio; i nuovi filtri FAP che utilizzano platino e palladio materiali rari e costosissimi, per frazionare il PM10 in particolati più piccoli che sfuggono ai rilevamenti delle centraline, ma si insinuano meglio nei polmoni e ancora il famoso passaggio dalla Benzina ‘rossa’ a quella ‘verde’, dove si è preferito abbandonare il piombo (tossico) per il benzene (cancerogeno) e contemporaneamente si sono creati problemi con i motori a combustione. Come vedi anche le politiche ‘a priori’ possono causare danni ed effetti collaterali. Il capitalismo lasciato libero credo che non esisterà mai fondamentalmente ci vuole sempre un po di stato, quello che fa la differenza è la misura, il mecenatismo e il volontariato sono due nobili propositi, che per essere sviluppati necessitano anch’essi di investimenti, la storia è piena di imprenditori amanti delle arti e finanziatori di talenti o dediti alla filantropia ovviamente queste attitudini non dipendono dall’attività economica che si svolge, ma dalle proprie inclinazioni individuali, ovviamente molti mezzi danno molte possibilità.
Guarda il sistema scandivo mi ha sempre interessato, in generale è un intessante mix di cose apparentemente incoerenti; sistemi legali efficienti e buone regolamentazioni, monete stabili e politiche economiche solide, con alte tasse, welfare state enorme, facilità di impresa e leggi salariali al limite dell’oppressivo, abbinate a norme ‘sociali’ a volte bislacche (tasse sulla carne? Liquorerie di stato? Quote sull’importazione del burro???) .
Questo Mix per quanto ‘instabile’ è risultato quanto meno funzionale, per altro gli Scandinavi sono stati prima fra i popoli più ‘liberisti’ del continente europeo almeno fino al ’50 poi hanno socializzato progressivamente fino a ‘stallare’ le proprie economie, ora progressivamente stanno liberalizzando alcuni aspetti, insomma detta in una sola parola il sistema scandinavo è un ‘modello bilancino’.
Però ho molti dubbi sull’esportazione di interi ‘sistemi’ da uno stato ad un altro, esistono molte variabili e differenze fra un paese come il nostro e i 5 stati del ‘commonwealth scandinavo’, nei settori più disparati da quelle meramente fisiche a quelle demografiche, culturali ed economiche. In generale sarebbe più saggio che uno stato evolvesse la propria legge secondo il popolo, piuttosto che cercare di conformare il popolo alla legge.
@Augusto Albeghi
Keynes non ha mai vinto, e mi duole che a dirlo sia un simpatizzante della Scuola Austriaca e di von Hayek che con Keynes ha avuto più di una battaglia.
Credo piuttosto che Keynes sia l’alter-ego economico di Hegel; Le loro dottrine fanno un gran bene a tutti i governanti del pianeta che vogliono prendere in giro i loro popoli facendogli adorare lo Stato come un Dio capace di creare ricchezza dal vuoto assoluto.
Stampare tutta la moneta? Troppo semplice abbinare ‘ricchezza e cartacotone’ con su stampati dei numeri indefiniti. Quando la BCE inizierà a monetizzare sul serio e non in maniera occulta come sta facendo ora, allora ne vedremo delle belle o delle tragiche in base ai punti di vista.
Mai sentito parlare, di John Law?
@Alberto
Non posso che dar ragione! Si fan prima gli Stati e poi la moneta!!!
@Marco Tizzi
Infatti chi li ha scomodati a fare l’euro in fretta e furia? Non credo che sia apparso l’Arcangelo Gabriele a Bruxelles…
Puntualizzando che credo che l’Europa unita in uno stato federale sia una chimera.
@Augusto Albeghi
Attenzione! Un pentito!!
Ma che interessante punto di vista!!!
Questa sfida Keynes vs resto del mondo è davvero appassionante, ma mi sorge un dubbio: non è che qui si finisce per prendere solo il peggio da entrambi i sistemi? Perché la mia sensazione è che tutta questa moneta non vada per niente in welfare, anzi! Mi pare che vada innanzitutto a mettere a posto l’oligarchia finanziaria. Poi se avanza qualcosa magari la giriamo a qualche amichetto che fa un po’ d’impresa con soldi non suoi. Nel frattempo abbiamo “liberalizzato” il mercato del lavoro, ma non abbiamo messo gli ammortizzatori sociali, quindi la gente diventerà poverà. Però, udite udite, FACCIAMO PAGARE IL DEBITO PUBBLICO AI PRIVATI CITTADINI CON UN SACCO DI TASSE!!!!!!!!!!!!!!!
Allora io dico: signore e signori che vi siete messi al Governo d’Europa e che non fate altro che ritrovarvi per emettere comunicati e fare conferenza stampa in cui non dite NULLA, che scrivete patti con l’inchiostro simpatico che manco voi sapete esattamente a cosa servono, fate una bella cosa, chiara e semplice: diteci che maledetta politica economica volete fare. Ha vinto Keynes? E allora non mi rompete le palle (scusate) con questo maledettissimo debito pubblico. Han vinto i liberisti? E allora muovetevi a tagliare la spesa pubblica e le tasse.
Perché diciamolo chiaramente: questo ibrido senza capo ne coda, senza occhi e senza orecchie FA SCHIFO!
@Marco Tizzi
Marco hai centrato il punto, questa ‘melma’ di ibrido non ha alcun senso. La verità è che il debito pubblico è IMPAGABILE. Ma come diavolo dovrebbe fare l’Italia a liquidare 1.900 Mld di euro? Cinquantanni di pressione fiscale abominevole. E altro spunto, come dovrebbero fare gli Stati Uniti a ripagare 13.000 Mld di Dollari? Insomma, ma vi pare possibile che queste cifre spaventose verranno onorate? Io modestamente credo che un bel giorno il mondo si ‘Argentinizzerà’ e gli stati semplicemente… ripudieranno, in tutto o in parte come hanno fatto altre volte in altri casi della storia.
Chi ha investito in titoli? Rischi del settore, nulla è garantito a questo mondo.
@Giuseppe D’Andrea
Per quanto riguarda la disoccupazione tecnologica (e anche tutto il resto, in realtà) se hai tempo da perdere ti invito a guardare il documentario Zeitgeist, moving forward (è su youtube, gratis, anche sottotitolato), del movimento zeitgeist, che mi piace molto come idea di società per il futuro. Non c’è moneta ed è fortemente anti-capitalistica (bof… più che altro anti-consumistica) e quindi forse a te non piacerà, anzi di sicuro, ma se ti va di informarti su un punto di vista diverso… per me è stato folgorante.
Sullo sviluppo che libera risorse per altri posti di lavoro, mi spiace, ma non ci credo: quanti occupati ci sono oggi in Italia? Quanti ce n’erano 60 anni fa? e quante ore lavorano? Ai tempi di mio nonno chi non lavorava o era un proprietario terriero o moriva di fame. Le ferie non esistevano, i weekend nemmeno.
Quindi bisogna chiedersi: questa è una cattiva notizia? Ovviamente no.
Allora a me va bene anche un sistema davvero liberista e libertario, ma a due condizioni:
1- ci vuole qualcuno (anche un fondo privato, non deve essere per forza lo stato) che garantisce una vita decente a chi studia e fa ricerca. Non voglio che sia finanziato dalle aziende perché ho visto coi miei occhi come funziona: se il ricercatore scopre qualcosa che può mettere in pericolo un business l’azienda lo secca. E questo non mi piace perché il vero progresso è quello. Tutto il resto è fuffa. Soldi, successo, fama, cose possedute, tutte fuffa in confronto a una vera scoperta che può cambiare la rotta del genere umano.
2- ci vuole una garanzia di reddito minimo. Anche qui può essere un fondo privato, pagato dalle aziende e dai lavoratori al posto di pagare le tasse. Tipo in Svizzera. Però io preferirei che se non c’è lavoro salariato a disposizione, questa gente venisse impiegata a sostegno del volontariato.
@Giuseppe D’Andrea
E bravo Giuseppe!!!! Qui volevo tutti!!!!!!!!!! Oggi ho avuto una discussione furibonda con uno che sosteneva questa tesi del “pagare il debito pubblico”. Nonostante abbia più volte dimostrato con formule, schemi, articoli, citazioni, che questa cosa è matematicamente impossibile, questo insisteva e non ha mollato. Ma sai perché? Perché il nonno Mario (da una mail autocelebrativa pubblicata sul sito del governo che mi ha fatto rivoltare lo stomaco) gli aveva detto che si può, che “ce la faremo”. Con la solita questione che da noi c’è un sacco di economia sommersa e l’evassione e blah e blah e blah. Ma io dico: questa gente si rende conto della dimensione dei numeri??? Ne hanno una vaga idea????
E poi perché IO dovrei pagare il debito PUBBLICO? Risposta: perché lo Stato siamo noi. Facile confutazione: se io me ne vado a lavorare all’estero tu il debito non me lo fai più pagare, quindi lo stato non sono io. E non me lo prendo il debito di un altro Stato, perché sono solo alcuni Stati Europei che adesso si son messi in testa di “rientrare”, come se fosse un fido.
Poi mi fanno infuriare perché mi hanno sempre rotto i maroni dicendo “non si può monetizzare il debito perché altrimenti i cittadini lo pagano con l’inflazione”. Ora se io quel maledetto coso quando avevo le lire l’ho già pagato con l’inflazione, perché adesso devo pagarlo ancora???? In euro per di più.
E poi perché guardiamo sempre e solo il debito pubblico? Sommiamo il debito pubblico e privato di tutto il mondo, ma davvero volete dirmi che il mondo nei prossimi 20,30,50 anni creerà quella quantità di ricchezza REALE? Ma per favore. Siamo seri.
Tutta l’economia mondiale è un gigantesco schema Ponzi. Curioso che sia vietato in tutto il mondo per i privati mentre invece gli Stati ci si basino. Forse si potrebbe denunciarli.
Io avevo anche avuto anche un’idea per azzerare il debito: ogni Stato che non emette nuovo debito (disavanzo positivo) si fa finanziare a tasso 0 dalla BCE il debito in scadenza l’anno successivo. Ho preso un sacco di insulti, ma poteva anche funzionare. Cosa che però, sia chiaro, è e resta un trucco, un modo “furbo” per imporre il bilancio in pareggio.
Che poi, magari, vien fuori che ha ragione Keynes e non serve più a nulla
P.S.
Non parlare di Arcangeli Gabrieli a Bruxelles perché varie teorie complottistiche dicono che gli angeli erano alieni e che anche i nostri sono alieni e che l’euro è un piano per soggiogarci
Concordo sulla possibilità di premiare chi è virtuoso, che io tempo fa su questo blog, dichiaravo fosse l’ unica strada possibile che L’ Europa poteva virtualmente percorrere per risanare i singoli e contestualmente gettare le basi per l’ unione politica. Questo era l’ unico modo per smorzare immediatamente le tensioni sui mercati. Al mio intervento di ieri, e dando appunto ragione a te, dell’ inevitabilità della catastrofe nostra e di conseguenza altrui, aggiungo che se sommiamo i 40-45 MLD di maggior interesse annuo, ai 45 MLD di riduzione del debito, previsti dal patto e la riduzione del gettito fiscale causata dalla recessione, che credo sarà un fatto endemico, arriviamo a 100 MLD annui di manovre; questa progressione di mazzate, credo sia insostenibile per noi, ma potrei sbagliare, perchè evidentemente Monti è più intelligente di me, non ci sono dubbi, dicevo questa progressione di mazzate ci stenderà già dal prossimo anno, ammesso che ci si arrivi. Questi numeri credo siano inconfutabili a bocce ferme. @Marco Tizzi
@Marco Tizzi
Mi fa piacere che concordiamo sul fatto che questa politica stia scegliendo un ibrido che non porta da nessuna parte.
Applicare la mediazione (strumento principe della politica) all’economia o alla scienza non ha molto senso.
Keynes è un po’ come la pornografia, pochi lo ammettono apertamente ma a piace a tutti e tutti la metterebbero volentieri in pratica, se non ci fosse un certa pruderie sociale.
)
@Alberto
Alberto, per me e te sono inconfutabili. Ma purtroppo l’Italia è il paese delle fedi: calcistiche, politiche, religiose, televisive. Oggi c’è la fede in Monti e qualunque cosa lui faccia o dica è vera e giusta.
Quindi noi possiamo avere tutti i numeri dalla nostra parte, che per altro son molto semplici, ma siamo destinati ad essere Cassandre.
Comunque voglio tranquillizzare tutti perché la Banca d’Italia ha invitato ieri a tagliare i costi del bankomat… e penso che questa, davvero, sia la soluzione ad ogni problema. Vuoi che non recuperiamo una decina di punti di pil tra taxi, farmacie e bankomat?
@Giuseppe D’Andrea, Alberto
avisoaperto.it/?p=9910
Attendo commenti
@Marco Tizzi
Tralasciamo tutto il discorso dello ‘stampiamo moneta ad libitum’ che non è una soluzione, la FED americana ha i tassi praticamente a 0% già fatto due Quantitative Easing e lanciato l’operazione Twist ed i risultati sono stati praticamente nulli. La Bank of England ha fatto anche lei due Quatitative Easing ed abbassato i tassi a 0.5% da tre anni ormai, e nemmeno loro hanno ottenuto miglioramenti di sorta.
Ma la liquidità nel sistema finanziario c’è, ma le banche non la immetteranno nel circuito finale per due buoni motivi; Serve a loro per tappare i buchi e nascondere la loro insolvenza e sanno meglio dei politici che effetti potrebbe avere sull’equilibrio monetario europeo, un diluvio di denaro.
Ovviamente i politici potrebbero ‘costringere le banche a prestare’ e in quel caso, saremo seguiremo un po il tracciato di Gideon Gono e la Reserve Bank of Zimbabwe; 10 miliardi di dollari dello Zimbabwe per due uova. Certo, finalmente saremmo tutti multi-miliardari, equamente.
Detto questo se fossi un elettore di CentroSinistra mi sentirei molto più in sintonia con Renzi che con i leader ‘storici’ del Pd o con il massimalismo ‘vacante’ di Vendola. Conto che il Pd lo abbatta e lo discrediti, si sa che il partito ha un alto livello di conflittualità interno e una grande tradizione di ‘leadericidio’. Tutto a vantaggio degli ‘incompetenti’ del PdL.
@Giuseppe D’Andrea
economonitor.com/blog/2012/02/debt-monetization-from-tokyo-to-washington-and-brussels/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=debt-monetization-from-tokyo-to-washington-and-brussels
Qui dice che in pratica il mondo occidentale sta svalutando “esportando” inflazione nei paesi “emergenti”.
economonitor.com/blog/2012/02/investors-de-mystifying-the-central-bank-balance-sheets/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=investors-de-mystifying-the-central-bank-balance-sheets
Qui si de-mistifica il bilancio delle banche centrali. Molto interessante, perché fa vedere che in realtà le iniezioni di liquidità non hanno fatto salire la massa monetaria. Che in realtà mi pare un gran macello da valutare: la Fed non misura più l’M3 e le misurazioni indipendenti danno curve che fan venire i brividi. Limitarsi al M2 non so se ha senso.
economonitor.com/blog/2012/01/forget-europe-and-the-emerging-markets-the-us-is-on-the-brink-of-recession/
Qui si ribalta il mondo: questi due analisti dicono che in realtà gli Stati Uniti sono in recessione e che il problema sia molto peggio di quello europeo. D’accordo con te, immagino.
Ma, sorpresa!, questi due signori dicono:
The plan was that the combined fiscal and monetary stimulus would boost demand and result in a sustainable cycle of corporate investment and job creation thereby pulling the global economy out of the slump and set it on a path of organic growth. Once the cycle started and growth picked up, government debt would fall and central banks would also be able to contract their balance sheets and raise interest rates.
Unfortunately, none of the above has happened. The fiscal and monetary stimulus did boost growth temporarily but not to the extent anticipated. Consumers took the stimulus money and used some of it to pay down debt and spent the rest of it. As a result of the stimulus spending, corporate revenues picked up but companies did not hire more people as expected, instead focusing on enhancing productivity. This is why investment spending by corporates on equipment and software has been a bright spot that contributed to the recovery with this segment accounting for around 39% of GDP growth from the recession low.
Eccola!!!
Non-occupazione tecnologica.
E comincio a pensare che, dopo anni di negazione del problema, questo si stia presentando finalmente in tutta la sua urgenza.
@Giuseppe D’Andrea
Su Renzi: be’, se fossi una persona ciecamente di sinistra direi che voglio un candidato come Hollande, non come Renzi. Candidato non presente nel panorma italiano: c’è qualcuno che scrive nero su bianco “abbasso l’età pensionabile, spendo a deficit e non rompetemi i co…”?
Renzi mi sembra molto più adatto ad una formazione nuova, una scheggia impazzita fuori dagli schemi che si porti dietro liberali e liberisti. Come si fa a convincere il PD tradizionale che “bisogna abbassare le tasse”? Dai, è una follia. A meno che il PD “tradizionale” non venga travolto dagli scandali giudiziari. A quel punto nascerebbe un partito completamente nuovo, molto orientato a gente come Renzi. Ma dire che sarebbe di sinistra… mah!
Inutile che lui mi venga a raccontare che liberalizzazioni e privatizzazioni non sono “né di destra né di sinistra, ma di buon senso”, sono completamente opposte alle idee della sinistra europea, sono una bestemmia per il socialismo.
E questo lo scrivo senza darne un giudizio: posso anche essere d’accordo, ma non far finta di essere chi non sei.
Vendola per me non è un fattore elettorale e, sinceramente, nemmeno Di Pietro: penso che quell’elettorato converga nel M5S, con mia grande gioia, non tanto per le idee e il programma (che sono ancora completamente sconosciuti) quanto perché mi piace molto l’idea che ci siano in parlamento dei normalissimi cittadini che vivono in diretta quello che succede e possono portare alla luce il sottobosco più schifoso.
Anzi, io istituirei una piccola quantità di parlamentari estratti a sorte tra un gruppo di volontari semplicemente come “organismo di controllo”, perché son certo che lì dentro ne succedano di tutti i colori.
Caro Tizzi sono appena tornato e rispondo subito; io credo che non ci sia niente da fare, sono troppi anni che si mangia fin da piccoli e si premiano i leccaculo. Ho una visione della politica che funziona, troppo ottocentesca, troppo trasparente, troppo al servizio del bene del Paese, troppo manageriale, troppo basata su cifre inconfutabili e non su dati truccati a seconda di chi comanda, insomma utopia pura, e morirò senza aver visto nulla di nuovo, ammenochè non arrivi ciò che ipotizziamo; allora forse per qualche decina di anni vedremo un po’ di serietà e rigore. @Marco Tizzi
@Marco Tizzi
Non occupazione tecnologica? Dove? (Sei un po Luddista o sbaglio?
) Il pezzo non mi sembra dire questo.
Si dice che le società pensano ad acquistare macchinari e software per affinare il proprio processo produttivo esistente, ma non pianificano espansioni e non assumono altro personale. Ed in questo momento è più che naturale.
Il primo pezzo spiega il perchè;
Secondo la visione dei pianificatori, con un iniezione di liquidi e un’azione sul versante fiscale, si sarebbe dovuto far partire un ciclo economico di crescita ‘sostenibile’ che avrebbe dovuto portare a nuova ricchezza e nuovi posti di lavoro. Quando il ciclo si sarebbe consolidato e stabilizzato, il debito dei governi sarebbe calato e le banche centrali avrebbero potuto ridurre i propri bilanci e aumentare i tassi di interesse.
Ottimo piano ma non funziona.
Il ciclo economico attuale, non si è ‘arenato’ temporaneamente per cui basta solo una spintarella per farlo ripartire, in questa fase il ciclo si è concluso ha toccato il suo punto apicale nel 2008 da quel momento, è iniziata la fase di recessione. La prova di ciò è facilmente deducibile, al netto degli interventi esterni il mercato urla ‘deflazione e aumento dei tassi di interesse’ cosa che non sta avvenendo solo perché fattori politici stanno spingendo furiosamente verso un’altra direzione, nonostante ciò il mercato ha preso la sua china, e credo che non ne voglia sapere di tornare ai livelli pre-2008. Gli stimoli e la leva fiscale servono solo a fare deviare temporaneamente il corso degli eventi, ma non potendo innescare nessun ciclo espansivo, alla fine diventano nuova benzina per il movimento deflattivo.
Gli imprenditori in questa fase sono in modalità ‘confusione’; da un lato vedono le autorità monetarie e politiche che bombardano con notizie rassicuranti, tassi bassissimi, finanziamenti alle banche, promesse di piani per lo sviluppo. Dall’altro però ci sono i segnali ‘primari’ le materie prime aumentano, le banche che si chiudono a riccio perchè non ricevendo più soldi dal pubblico hanno posizioni scoperte che non sanno come colmare per cui parcheggiano i fondi ricevuti nelle riserve e si guardano bene dal prestarle a lungo termine a qualcuno, la sfiducia nei consumatori e gli stessi governi indebitati che cercano di aumentare la pressione fiscale, mettendo ulteriori blocchi sulla liquidità circolante. Le due sensazioni sono contrastanti, da un lato si dice ‘Tranquillo’ dall’altro senti ‘Fuggi’, il prodotto è ‘Attenzione (Massima)’. Allora se devi stare in campana e non sei proprio tranquillissimo cerchi di consolidare quello che c’è e mantenere il tuo mercato, magari fai qualche investimento in beni capitali per poter essere pronti quando passerà la nottata o a limite non fai nessun investimento. Non assumi perché non prevedi espansioni e non vuoi caricare sulle spese correnti e i contratti a lungo termine sono fuori discussione, puoi fare assunzioni a tempo o se ce la fai mantieni i tuoi livelli occupazionali.
Guarda non sono un esperto in ‘sinistra’ (e da quello che ho potuto capire nemmeno di destra), Renzi mi sembra logico, poi se è più liberal che socialdemocratico o più socialista, questo non lo so lascio al popolo di sinistra definire che cosa vuol dire essere di sinistra. Non credo che i liberisti potrebbero andare con Renzi, anche perchè in Italia i liberisti sono come i lupi nei boschi abbruzzesi; tutti ne parlano ma nessuno li vede.
Hollande, beh, vista l’ultima trascrizione del discorso di Hollande e praticamente è approssimabile a Nichi Vendola, al netto della filosofia. Il discorso è molto bello ‘ abbasso l’età pensionabile, spendo in deficit, tasso ‘i ricchi’ e avvio un programma di spesa pubblica a doppia cifra’ per chi ha una tendenza socialista è come sentire l’inno nazionale. C’è un piccolo problema; Hollande dovrebbe anche spiegare dove trova questi ‘forzieri’ di denaro per foraggiare questi programmi, di certo non può farlo tassando anche perchè la Francia non è esattamente nota per essere una terra senza tasse e sopratutto se vuole fare questo dovrebbe come misura preliminare uscire dall’unione economica e monetaria. Lo può fare ? Se può bene, ma io ho più di un ragionevole dubbio. E poi come dovrebbe mantenere il nuovo franco in equilibrio, con piani di investimento così ‘ambiziosi’ ?
@Giuseppe D’Andrea
un’analisi in tre parole.
Fantastico “il nuovo franco”
Ovviamente ho fatto un piccolo salto logico degno del peggior politico: forse è ora che finisca il mio periodo sabbatico e ricominci a lavorare, mi sto informando troppo e sto cominciando ad esprimermi come loro
Il salto é: le aziende avrebbero potuto creare nuovi posti di lavoro, ma in realtà hanno speso in automazione. Quindi c’è una non-occupazione teorica, nel senso che con questa iniezione di liquidità l’occupazione sarebbe dovuta salire e non sale.
In realtà io questa cosa la sperimento tutti i giorni: è assolutamente ovvio che le aziende preferiscano automatizzare perché sw ed automazione sono molto meno dipendenti dai volumi rispetto agli uomini sia in più, che, soprattutto, in meno. Se la mia fabbrica è completamente automatizzata (auto coreane, non c’è più la luce negli stabilimenti perché non ci sono persone) in un momento di stanca spengo la fabbrica: non pago l’energia, ho un problema di ammortamento se il periodo è troppo lungo, ma finisce lì (ovviamente la sto facendo un po’ troppo semplice, la taglio un po’ grossa).
Questa gente che non serve più che gli si fa fare?
1- Teoria classica di mercato: ci sarà da qualche parte un altro business che nasce e che occuperà tutta la massa. Molti dubbi in merito, già espressi sopra.
2- Teoria keynesiana o giù di lì: gli faccio scavare e ricoprire buche. Purtroppo di solito non sono buche, ma fogli di carta –> burocrazia –> rompo i maroni al mondo che in teoria dovrei aiutare.
3 – Teoria della piena occupazione: li metto a fare le cose che servono, ma che difficilmente sono “monetizzabili”, come per esempio il volontariato.
Poi ci sono i rivoluzionari veri che dicono:
We must do away with the absolutely specious notion that everybody has to earn a living. It is a fact today that one in ten thousand of us can make a technological breakthrough capable of supporting all the rest. The youth of today are absolutely right in recognizing this nonsense of earning a living. We keep inventing jobs because of this false idea that everybody has to be employed at some kind of drudgery because, according to Malthusian-Darwinian theory, he must justify his right to exist. So we have inspectors of inspectors and people making instruments for inspectors to inspect inspectors. The true business of people should be to go back to school and think about whatever it was they were thinking about before somebody came along and told them they had to earn a living.
(Buckminster Fuller)
Che mi piace un sacco, ma come tutti gli uomini geniali sovrastimano il genere umano.
Adesso vado a bermi una birra prima che Monti me lo impedisca perché devo PAGARE IL DEBITO PUBBLICO
@Giuseppe D’Andrea
Hollande, come fanno di solito i Francesi, se ne infischierà dei trattati, degli accordi, dei vincoli di bilancio e tirerà dritto a fare quello che ritiene utile per la Francia.
Se dovesse falsificarli, gli euro, lo farà.
Non mi sembra che Martin Wolf aggiunga molto di più di quanto già dettoci, però è voce autorevole e Giannino condivide, come ha affermato nella sua trasmissione su Radio24 del 1° febbraio u.s.(dal minuto 09:48 al minuto11:00).
Fuori tema:
Vitalizi: dalla Lega il record di ricorsi
E’ bello apprendere dalle agenzia che la pattuglia più numerosa fra i parlamentari che hanno fatto ricorso contro l’abolizione del loro vitalizio, è quella dei leghisti. (AGI) Roma –
Non solo ma la Lega difende i parlamentari corrotti:responsabilità diretta per le toghe – Avvertimento di Pdl e Lega al governo tecnico. Da non sottovalutare.
Inoltre il discorso di Salvini in difesa di chi è pizzicato ad evadere nei blitz la dice lunga!
Ladri, corrotti ed evasori sono gli elettori di interesse della Lega per incrementare il consenso!
@franco
Invece gli elettori del PD, che sono di una diversa statura etico-morale , hanno come riferimento Penati e Lusi .
@Claudio Di Croce
senza dimenticare Penati, giusto perché non si dica che è solo l’anima centrista a rubare nel PD.
E, ovviamente, mezza giunta Formigoni per non negare niente a nessuno nel PDL.
No, sul fatto che rubino non credo ci siano dubbi. D’altra parte il bilancio dello Stato, per quanto probabilmente tarocco, mi pare lo dimostri impietosamente…
@Alberto
Ma la domanda è: se salta tutto in aria chi ci rimette di più? A me vien da dir Germania. Quindi davvero non capisco dove si voglia andare con il Sistema di Impoverimento di Massa Europeo