In questi ultimi giorni dell’anno, gli italiani sono stati bombardati da notizie piuttosto preoccupanti sugli aumenti che sono arrivati o arriveranno. Per esempio, la Cgia di Mestre ha notato che i prezzi della maggior parte dei servizi pubblici sono cresciuti assai più rapidamente del costo della vita, Lorenzo Salvia sul Corriere ha parlato dell’evergreen dei rincari, i carburanti, e Stefano Agnoli, sul suo blog, si è occupato di elettricità e gas. Sebbene stiamo parlando di cose molto diverse tra di loro, c’è un elemento unificante: in tutti questi casi, gli aumenti sono figli di scelte politiche. Quindi, si tratta di aumenti che sono stati intenzionalmente e deliberatamente voluti dai governi che si sono avvicendati negli ultimi anni alla guida del paese (escludo l’ipotesi che essi abbiano preso certe determinazioni senza rendersi conto che avrebbero inevitabilmente portato a un’ondata di rincari, perché pensare altrimenti implicherebbe che siamo stati governati da una banda di cialtroni incompetenti – e questo non è possibile, vero?).
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Il voto di 26 milioni di italiani rischia di andare in soffitta? Lo sostiene Andrea Palladino sul Fatto quotidiano, riprendendo una lettera della Commissione nazionale per la vigilanza sulle risorse idriche alla Consulta dei consumatori.
di Lucia Quaglino e Carlo Stagnaro
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Carlo Stagnaro Acqua acqua, referendum, regolazione
Austerità sì, ma non per tutti. Ci sono dei fortunati, in Italia, che possono ancora contare sui rubinetti della spesa pubblica. L’ultima notizia – che arriva a valle di una manovra lacrime e sangue, tutta giocata dal lato delle entrate – è quella di una nuova spesa, e una nuova tassa. La nuova spesa è il sussidio all’auto elettrica. La nuova tassa è sulle bottiglie di acqua minerale. Una parola sola: vergogna.
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Un’altra prova della buffonaggine che spesso contraddistingue il dibattito pubblico italiano. Più e più volte nella campagna referendaria sull’acqua mi sono trovato interlocutori critici che mi sbandieravano la proposta alla Commissione Europea di annulare la privatizzazione dell’acqua a Berlino. Bene, ho scoperto finalmente di che cosa si tratta. Ma il paradosso è che la richiesta inoltratata a Bruxelles si fonda su presupposti che sono … l’esatto opposto di quanto a casa nostra disposto dai quesiti referendari e da chi li ha sostenuti! Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Acqua, privatizzazioni acqua, liberalizzazioni, mercato, statalismo, unione europea
Un gruppo di deputati del Terzo polo – Benedetto Della Vedova, Linda Lanzillotta e altri – ha fatto propria la proposta del Pd sull’acqua, presentandola come emendamento alla legge comunitaria. La logica è ineccepibile: visto che il referendum ha travolto la legge Ronchi-Fitto, che faceva parte della comunitaria scorsa per adeguare la gestione dei servizi idrici alla cornice europea, occorre dare adeguata copertura normativa al settore. Usare la proposta del Pd come alternativa al vuoto referendario è un’idea che, qui, abbiamo lanciato fin da subito. Ora ci divertiamo.
Cominciamo con tre domande (abbastanza retoriche, ma le facciamo lo stesso) nella speranza che qualcuno ci dia una risposta: cosa ne pensa il Pdl? Cosa ne pensa il Pd? Cosa ne pensa il movimento referendario? Confidiamo in una risposta.
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Continuano gli assestamenti post-referendari. Se a destra non s’ode alcuno squillo di tromba – infatti il governo e la maggioranza, troppo impegnati nella propria stessa sopravvivenza, hanno come rimosso il fatto che i servizi pubblici locali sono improvvisamente privi di una decente normativa di riferimento – a sinistra ne se sentono fin troppi. Al punto che, in alcuni casi, si arriva – virtualmente – alle mani.
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Carlo Stagnaro Acqua acqua, della seta, ferrante, liberalizzazioni, mattei, privatizzazioni
Riceviamo da Matteo Verda e volentieri pubblichiamo.
Passato il clamore dei festeggiamenti (serviva un pretesto?) per la vittoria referendaria, si può provare a fare qualche ragionamento un po’ più a freddo.
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Mentre il risultato del referendum sull’acqua è ancora caldo, cominciano a emergere i problemi creati dal voto referendario. A partire dalle difficoltà di garantire al settore una governance che sia, contemporaneamente, efficace, efficiente e coerente col risultato delle urne. Purtroppo, infatti, la vittoria dei “sì” apre una serie di problemi che sarà difficile tappare. Non mi riferisco solo alla frenata nei programmi di investimento di molte utility o all’incertezza che si è venuta a creare. Penso anche ai due grandi inconvenienti che la consultazione ha creato.
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Carlo Stagnaro Acqua acqua, lanzillotta, liberalizzazioni, privatizzazioni, scarpa, servizi pubblici locali
Grazie ai potenti mezzi dell’Istituto Bruno Leoni, abbiamo intercettato alcuni scambi epistolari. Li pubblichiamo. Forse sono veri.
UPDATE: Continuiamo a ricevere segnalazioni.
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Carlo Stagnaro Acqua acqua, liberalizzazioni, privatizzazioni
Non c’è dubbio: per chi crede nel mercato, il voto di ieri e oggi è una cattiva notizia. Il raggiungimento del quorum, con l’ovvia vittoria dei “sì”, ai due referendum sull’acqua ci riporta indietro di molti anni, e da molti punti di vista. Anzitutto riporta indietro il settore dei servizi pubblici locali: con quali possibili conseguenze, lo abbiamo discusso qui assieme a Serena Sileoni (ci tornerò alla fine di questo post, con una proposta). Riporta indietro la discussione su concorrenza e mercato, visto che, per la prima volta da molti anni, ci siamo trovati di fronte a un’opinione pubblica che ha esplicitamente preferito l’inefficienza del pubblico ai profitti del privato (il che è vero soprattutto sul piano dei simboli e della comunicazione politica). Riporta indietro la qualità del dibattito pubblico, perché abbiamo affrontato una campagna elettorale brutta, alimentata da slogan ultrasemplificati, e dove per giunta il contenuto tecnico dei quesiti è stato sacrificato al messaggio politico che tramite essi si voleva mandare al Cav. Ma questa è una scusa molto parziale e non cancella il danno.
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Carlo Stagnaro Acqua acqua, liberalizzazioni, privatizzazioni