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Posts Tagged ‘regolamentazione’

S’io fossi saggio

2 aprile 2013

S’io fossi saggio cercherei di capire dove più declino. E anche che con troppo debito si fallisce; il che, a volte, è incompatibile col crescere.

E dunque primo punto una spending review seria, di dettaglio, e financo feroce. E lavorare ad una legge che regga al vaglio della Costituzione e ti faccia vendere un po’ di patrimonio pubblico. La Caserma Passalacqua senza certezza della volumetria utile e del cambio di destinazione d’uso non te la compra nessuno; e però se la caserma non ti serve più ed è solo un costo dovrebbe essere possibile (?) impedire che le autonomie locali ti vetino cambio e volume.

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Lo Stato invasore e la città responsabile — di Damiana Conti

11 marzo 2013

La questione dello Stato minimo è assai dibattuta e controversa. In America, dove lo Stato è meno invasivo nei confronti del “diritto dei privati”, comunità contrattuali come le homeowners associations o le neighborhood association (fatte le dovute differenze tra le diverse realtà) sono fiorenti e rappresentano un modo “alternativo” di vivere il contesto urbano, con il fine di massimizzare i benefici che l’individuo e, conseguentemente, la comunità traggono dalla condivisione degli spazi pubblici. In Italia una tale prospettiva non sembra essere possibile, tuttavia può esistere un modo di vivere le città più responsabile. Prosegui la lettura…

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Buffa lex, sed lex

16 febbraio 2013

“Cosa resterà degli anni Ottanta…”, diceva la canzone qualche anno fa: già, ma di questa legislatura cosa resterà ai posteri?

Siccome in Italia la sovranità è esercitata dal popolo, l’IBL ha scelto di lasciare al popolo la decisione di cosa sarà consegnato alle generazioni future da parte della legislatura 2008-2013 consegnerà alle generazioni future. Come? Con il voto! È la democrazia, bellezza!

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Se il controllore non può controllare – di Vitalba Azzollini

22 gennaio 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vitalba Azzollini.

Le opinioni sono espresse a titolo personale e non coinvolgono in alcun modo l’ente di appartenenza (Consob)

Si è avuto modo di esporre come la trasparenza delle partecipazioni rilevanti nelle imprese editrici costituisca il punto di forza del complesso normativo – in particolare della disciplina antitrust specifica nonché delle leggi in materia di finanziamenti statali per il settore editoriale – disposto dall’ordinamento a garanzia della libertà di stampa e del pluralismo delle fonti e come la tutela di tali valori, fondamentali in ogni sistema democratico, richieda di evitare fenomeni di concentrazione e di favorire la presenza di più soggetti nel panorama informativo.1 Prosegui la lettura…

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Oscuri strumenti di trasparenza – di Vitalba Azzollini

21 gennaio 2013

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vitalba Azzollini.

Le opinioni sono espresse a titolo personale e non coinvolgono in alcun modo l’ente di appartenenza (Consob)

Vi sono ambiti nei quali più che in altri la trasparenza delle informazioni relative ai soggetti che ivi operano è un obiettivo rilevante in funzione della tutela degli interessi coinvolti.

Nel settore della stampa tale obiettivo è quanto mai importante anche in considerazione del sistema normativo che il legislatore ha predisposto a garanzia della libertà di informazione (art. 21 Cost.), attiva e passiva, e delle limitazioni cui ha assoggettato la libertà di iniziativa economica privata (art. 41 Cost.) al fine di garantire la concorrenza, intesa quale pluralità delle fonti di pensiero.

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Telecomunicazioni e concorrenza: una risposta all’Agcom

23 ottobre 2012

In seguito alla pubblicazione del nostro Special Report La regolamentazione delle telecomunicazioni. Un bilancio dell’Agcom 2005-2012 e l’agenda per il prossimo settennato, l’Autorità ha diffuso una nota per replicare ad alcune delle considerazioni contenute nello studio. L’attenzione del regolatore ci gratifica e ci sprona a svolgere con sempre maggior impegno la nostra funzione di pungolo sui temi della concorrenza. Tuttavia, ci pare utile rispondere nel merito ad alcune obiezioni, a nostro avviso superabili.

In primo luogo, l’Agcom ritiene che lo studio non valorizzi la concorrenzialità del settore mobile, e in particolare il ruolo svolto dalla portabilità del numero. Invero, nella nostra ricerca evidenziamo il “contesto competitivo [...] nettamente diverso da quello esaminato con riguardo ai servizi su rete fissa” e la costante riduzione della concentrazione, e riconosciamo espressamente che “la concorrenzialità del mercato mobile è certamente propiziata dal successo della portabilità del numero” (pp. 31-32).

In secondo luogo, l’Autorità contesta il nostro giudizio in materia di terminazione mobile: ma lo fa citando un’affermazione (“il taglio [delle tarriffe di terminazione mobile] non si è riflesso direttamente sulle tariffe dell’utente”) che compare non nel Report, bensì in una mia dichiarazione ad Alessandra Puato del Corriere Economia: affermazione forse “sbrigativa”, ma che non esaurisce la riflessione svolta sul tema all’interno dello studio, dove si sottolinea come una parte considerevole dei minori costi siano stati catturati dall’incumbent sulla direttrice fisso-mobile.

Ancora, l’Agcom mostra di non condividere la nostra valutazione sullo stato del mercato dell’accesso alla rete fissa, rimarcando – da un lato – il numero di linee in unbundling (“oltre 5 milioni”) e – dall’altro – l’aderenza alla metodologia individuata dal regolatore comunitario per la fissazione delle tariffe intermedie. Ora, non si tratta di sminuire quanto di buono si è fatto sul versante dell’unbundling: ma il ricorso ai valori assoluti trascura la realtà delle quote di mercato e, soprattutto, l’anomalia italiana rappresentata dalla presenza di un’unica rete d’accesso.

Quanto alle tariffe, non contestiamo l’astratta idoneità del modello di costi incrementali di lungo periodo per un operatore efficiente: ma, pur senza dover supporre che considerazioni ulteriori facciano ingresso nell’equazione, i modelli vanno poi applicati e in questa fase residuano indubbi margini di discrezionalità: in particolare, solleva alcune perplessità l’osservazione delle tariffe nella loro evoluzione storica e nella comparazione internazionale (in termini assoluti e di costo al chilometro). A giudicare, poi, dagli effetti documentati nello studio, pare che l’effettivo messaggio trasmesso delle attuali tariffe sia “neither build, nor buy”.

Una parola, infine, sull’auspicio dell’Autorità a una maggior attenzione all’attività regolamentare: è anche il nostro. Con un caveat di ordine metodologico: gli orientamenti consolidati, anche a livello istituzionale, meritano la massima considerazione ma non possono limitare le opzioni interpretative. È questo, a ben vedere, il ruolo degli istituti di ricerca indipendenti: se sia un compito di qualche utilità, coerentemente con la nostra ispirazione, lo lasciamo decidere al mercato.

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I no che ci portano verso il declino – di Lucia Navone

11 ottobre 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Lucia Navone.

C’è un libro che ricordo di aver letto quando mia figlia aveva solo quattro anni. Allora, puntualmente ogni notte, si svegliava per tre volte consecutive e presa dalle disperazione cercavo ovunque consigli utili per farla dormire. E così, come altri genitori più o meno disperati, sono incappata nel famoso “I no che aiutano a crescere” di Phillips Asha. Pagine utili per elaborare, almeno sulla carta, un perfetto piano educativo e sopravvivere alle notti insonni o alle ribellioni dei figli adolescenti.

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Dieta di Stato. Un altro punto di vista – di Vincenzo Atella

7 settembre 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vincenzo Atella.

Il decreto sulla Sanità appena approvato dal Consiglio dei Ministri, ha rianimato non poco la discussione sulla capacità di questo governo di fare riforme e di farle in modo oculato. Le tante critiche che che sono piovute dapprima sulla bozza di decreto e che, forse, continueranno sul decreto stesso con le più diverse motivazioni lasciano aperto qualche dubbio. Provando a raggruppare le opinioni espresse, si può dire che esistono due gruppi: uno che contesta lo Stato paternalista ed etico, ed è irriducibile nel difendere la libertà dell’individuo; un secondo che non contesta lo Stato paternalista, ma contesta il modo come si cercava di intervenire (via tasse). In quel che segue proverò prima a ragionare sui motivi per cui sia giusto o sbagliato che lo Stato intervenga in tali contesti e poi mi concentrerò sugli aspetti, più tecnici, di come sia meglio intervenire e cosa si è fatto di simile all’estero.

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Impresa privata e Sistema pubblico. Quando il cavallo non deve più trainare il carro — di Massimo Brambilla

26 luglio 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Massimo Brambilla.

L’Italia è sempre stata un Paese complesso da raccontare. Le sue mille contraddizioni, la presenza di tradizioni culturali diverse e poliformi la rendono difficilmente descrivibile a chi la osserva dal’esterno. Nel nostro paese convivono da sempre una profonda etica del lavoro quasi calvinista con una visione dello Stato borbonica, clientelare ed assistenzialista.

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Paradigma del Gabelliere — di Massimo Sileoni

20 luglio 2012

Ovvero come trasformare le pieghe della vita del cittadino in imposte, tasse o tributi da riscuotere

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Massimo Sileoni.

Massimalismo e minimalismo. L’uso del termine massimalismo è stato spesso usato in politica per segnare ortodossie che non ammettevano deroghe. Mentre quando si parla di minimalismo si pensa alle arti figurative, oppure ad un particolare filone della letteratura, specialmente americana, nel quale lo sguardo dello scrittore cade sulle piccole cose quotidiane. Particolari minimi che, tuttavia, mantengono un legame con i grandi temi trattati dai classici della letteratura.

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