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Posts Tagged ‘fisco’

Robin Hood non lavora per l’Agenzia delle Entrate

11 febbraio 2013

Sporchi petrolieri! Maledetti produttori elettrici! Disgraziati venditori di gas! A leggere i giornali (per esempio qui, quo e qua) sembra che lo Sceriffo di Nottigham si sia dato al commercio di energia, nell’Italia del 2013. Gli operatori del settore, infatti, sarebbero colpevoli di aver ribaltato la “Robin Hood Tax” sui consumatori, comportamento espressamente vietato dalla legge. E’ davvero così?

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Google, la concorrenza fiscale e l’orgoglio di essere capitalisti.

14 dicembre 2012

In un recente intervista l’executive chairman di Google, Eric Schmidt, ha commesso due peccati: si è dichiarato capitalista, “fieramente capitalista”, e si è rifiutato di sottostare alla retorica dell’evasore fiscale come parassita.

Diversi governi europei, a cominciare dall’Inghilterra e dall’Olanda, si sono lamentati del fatto che il motore di ricerca riuscisse ad evitare di pagare una cifra intorno ai due miliardi di dollari globalmente attraverso la creazione di sussidiarie alla Bermuda, dove il regime fiscale è notoriamente meno penalizzante di quello europeo. Questo ha causato un’ondata di indignazione generale, cavalcata dai politici di entrambi i fronti con l’accusa di “immoralità”. Una cosa a cui noi italiani, abituati a farci dare dei parassiti da una classe politica che ci ha bruciato il futuro, non faremmo nemmeno caso e subiremmo passivamente. Prosegui la lettura…

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La responsabilità solidale negli appalti figlia della irresponsabilità di uno Stato mai solidale con il Paese – di Enrico Zanetti

11 dicembre 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Zanetti.

Negli scorsi mesi, prima con il Decreto “semplificazioni fiscali” (DL 16/2012) e poi con il Decreto “crescita e sviluppo” (DL 83/2012), sono state introdotte una serie di disposizioni che con le semplificazioni e la crescita nulla hanno a che vedere.
In particolare, si tratta delle norme che rimettono in pista la responsabilità solidale dell’appaltatore con il suo subappaltatore per il versamento dell’IVA e delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente. Un’operazione che era stata già accarezzata dal legislatore nel 2006 (con il famigerato “Decreto Visco-Bersani”) e che era stata opportunamente neutralizzata nel 2008.
A volte ritornano, dunque.

Se il subappaltatore non versa, l’appaltatore risponde in solido, divenendone quindi garante a favore dello Stato.
Non viene risparmiato nemmeno il committente originario: se l’appaltatore o i suoi subappaltatori non versano IVA e ritenute all’Erario, la responsabilità solidale non opera, ma può scattare una sanzione da 5mila a 200mila euro.
Come possono, committente e appaltatore, evitare di incorrere, rispettivamente, nelle sanzioni e nella responsabilità solidale? Devono richiedere alla propria controparte idonea documentazione comprovante la regolarità dei versamenti all’Erario prima di procedere al pagamento del corrispettivo contrattuale. Prosegui la lettura…

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Quante tasse paghiamo?

16 marzo 2012

Si avvicina il momento della dichiarazione dei redditi. Nicolò sente incombere su di sé il peso minaccioso di quel Codice Fiscale che lo Stato, per una volta fin troppo solerte, ha pensato bene di spedirgli a casa lo scorso maggio, quando aveva appena un mese di vita. Per scacciare la paura, ma purtroppo con esiti finali niente affatto tranquillizzanti, Nicolò ha pensato bene di mettersi a far di conto, per cercare di comprendere meglio quante tasse lo Stato pretenderà da lui. Ovviamente sono i conti di un infante, fatti a matita sul retro di un bavaglino. Ma l’ordine di grandezza dovrebbe essere quello giusto. Prosegui la lettura…

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Sarò minoritario, ma l’IMU-CEI è un errore irrisolto di Stato

6 marzo 2012

La vicenda “Imu ecclesiastica” mi ha lasciato molto amaro in bocca. Lo dico da vecchio laicone che ha poi riaggiustato le sue convinzioni, senza per questo diventare beghino né oltranzista all’opposto. Di fatto, il partito anticlericale per pregiudizio e non per giudizio ha vinto come aveva vinto in Europa, visto che la minaccia d’infrazione in Europa dagli anticlericali italiani è nata. Ok, ci può stare per chi sia convinto che in Italia vi sia ancora un  problema di eccessiva invadenza ecclesiastica: a me sembra roba risolta decenni fa, con buona pace del recente libro scritto da Sergio Romano e da suo figlio Beda. Come di tanti laici osservanti in servizio vigile permanente effettivo, che rispetto perché lì è stata la mia scuola di formazione anche se ho dismesso le armi. Solo che grazie a questa pressione Monti e ministri suoi hanno finito per partorire un pastrocchio. Un errore di Stato dovuto alla solita sete inconsulta di entrate. Riepilogo ciò che non mi convince affatto, perché non credo che la vicenda sia finita. Prosegui la lettura…

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L’Italia ha fatto il necessario? Noi diciamo: no!

19 gennaio 2012

Da Tempi

E’ con vera e profonda amarezza, che assisto in queste settimane e in questi ultimi giorni, dopo l’ennesimo declassamento “di massa” europeo da parte di Standard&Poor’s, declassamento nel quale l’Italia è stata retrocesse di altri due gradini al rango di BBB+, al prendere sempre più piede di una reazione ispirata insieme a molta buona fede e a parecchia malafede. Anche in ambienti culturali e  intellettuali che mi sono assai cari. Monta un mix sempre più stizzoso di accuse ai tedeschi, di inconsapevole miopia o di consapevole volontà di Gotterdammerung, e di teorie della cospirazione per le quali le agenzie di rating sarebbero il braccio armato del capitalismo americano.  Capisco – ma non giustifico – chi si lanci in queste accuse perché spaventato dalle conseguenze di una crisi senza fine e in via di ulteriore peggioramento, ed esacerbato per le manovre su manovre di correzione della finanza pubblica. E questa è la buona fede. Ma respingo e condanno invece la malafede, che allinea in politica chi ieri diceva nel centrodestra che tutto era stato fatto, e chi oggi dal pulpito del governo dei tecnici prende purtroppo a dire la stessa cosa, dopo il decreto enfaticamente battezzato salva-Italia. E in attesa, domani, di quello sulle liberalizzazioni, che commenteremo copiosamente domani a provevdimento approvato, visto che la bozza di ieri sera già molto amaro in bocca ci lascia.
Francamente, da chi  nutre un’idea sussidiaria e non dirigista della politica economica,  e personalista e non comunitarista o collettivista della filosofia politica, penso di dovermi aspettare tutt’altro. Ecco perché, quando mi sento ripetere  “ ma i tedeschi con la loro rigida pretesa di rigore non capiscono che si va a sbattere, oppure il loro vero interesse è la rottura dell’euro, per restare con pochi Paesi intorno a sé mentre noi andiamo a fondo?”; quando  si aggiunge  “perché mai accettare che le agenzie di rating debbano dettare le politiche?”; quando si conclude “ma non è meglio tornare a una banca centrale che obbedisca a parlamento e politica?”, francamente capisco che è inutile farsi cadere le braccia, da parte mia. Occorre semplicemente e umilmente rispiegare come noi – non sono solo – la pensiamo. Cerco di andare al punto, senza perdermi in tante considerazioni tecniche. Tre premesse, però. Una sull’euro e i tedeschi. Una seconda, sulle agenzie di rating. Una terza, sul bivio di fronte a noi. Poi, le conclusioni. Prosegui la lettura…

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tutti contro l’evasione fiscale

31 ottobre 2011

Nicolò ha simpatia per Renato Mannheimer. Gli è capitato di vederlo assiso su un trespolo in una tramissione televisiva seriosa ma poco seria. Sembrava l’unico che non si prendeva troppo sul serio. Da allora ogni domenica Nicolò legge la sua rubrica di sondaggi sul Corriere della Sera (ovviamente su una versione on-line, perché le sue piccole braccia non gli consentono di voltare le paginone dell’edizione cartacea). Cerca così di comprendere i suoi concittadini un po’ meglio di quanto gli possa riuscire chiacchierando con il campione distorto rappresentato dai bambini e dagli anziani che incontra ogni giorno al parco durante la sua passeggiata. Il sondaggio di questa settimana lo ha lasciato molto sorpreso. Prosegui la lettura…

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L’Italia ed il dilemma del prigioniero – di Piero Torazza

17 ottobre 2011

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Piero Torazza.

Questo scritto è la continuazione del precedente “Tutti giù per terra!”, giugno 2011 quando la Grecia era il problema e l’Italia sembrava messa bene. A posteriori direi che ho portato molta sfortuna.

Parto da una considerazione amara ma fondata: il problema economico numero uno dell’occidente non è più il Pil, non è più la Disoccupazione, non è più l’Inflazione. Oggi il problema numero uno è il Debito. Prosegui la lettura…

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La “Repubblica degli struzzi” malata di ipertensione fiscale

8 ottobre 2011

Non sarà una “Repubblica delle banane” (come dice l’On. Calderoli), ma è di certo una “Repubblica degli struzzi” che cercano nel buio con la testa infilata sotto la sabbia e non si vogliono rendere conto che il problema principale di questa nostra Italia è il Fisco prepotente, ossessivo, oppressivo, prevaricatore ed irrispettoso della dignità dei Cittadini.

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Tirannia fiscale n. 6: la patrimoniale è legittima?

2 ottobre 2011

In un articolo apparso qualche giorno fa su noiseFromAmeriKa (Espropriazione
e Rassegnazione?
), Fabio Scacciavillani ha molto opportunamente ammonito che qualsiasi tassa sul patrimonio è una tassa sul risparmio, o meglio, un «esproprio del risparmio privato». Quel che può sfuggire alla percezione dei contribuenti a furia di parlare di patrimoni come di grandi ricchezze accumulate dai più facoltosi, è che il conto in banca o l’oro lasciato dal nonno non siano patrimonio, ma solo “i risparmi di una vita”.

Il patrimonio, invero, è risparmio. Volendo, si può dire che è il risparmio che si è
accumulato, e viceversa il risparmio è quell’attività di accantonamento frutto di scelte e sacrifici di natura economica che genera patrimoni. Se si chiarisce questo punto, continua l’Autore, resta più facilmente intuibile che una tassa patrimoniale sarebbe incostituzionale, dal momento che l’art. 47 Cost. «incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme».
Premesso che l’invito di Scacciavillani a un atto di “resistenza fiscale” che possa portare al vaglio della Corte costituzionale la tassa patrimoniale per violazione dell’art. 47 ci lascia assai ammaliati, non siamo tuttavia fiduciosi che la Corte possa accogliere la questione.
L’art. 47 Cost. tutela sì il risparmio, da intendersi come ammontare di valore non consumato, come bene in sé, come una particolare forma di proprietà che appresenta una risorsa indispensabile alla ricchezza delle persone e del paese, poiché ritenuto una modalità di garanzia degli investimenti e di stabilità della ricchezza privata. È tuttavia presumibile, considerando anche la nostra giurisprudenza in materia di tasse e tributi, che dinanzi a un’eccezione di incostituzionalità di un’imposta patrimoniale si sosterebbe l’impossibilità di utilizzare l’art. 47 isolatamente, e invece la necessità di leggerlo in combinato con le altre disposizioni costituzionali che, consentendo i sacrifici del contribuente sulla base della capacità contributiva (art. 53), permettono, come da sempre il diritto tributario riconosce, che le imposte possano calcolarsi tanto sul flusso di ricchezza (es. reddito) quanto sullo stock di ricchezza (es. patrimonio).
Invocare l’art. 47 ci sembra in conclusione una prospettiva assolutamente educente ma, purtroppo, debole, a meno di non assistere a un vigoroso e di certo atteso cambiamento della giurisprudenza in materia tributaria.

Questione diversa, invece, è valutare la legittimità della patrimoniale non in quanto aggressione a una forma di proprietà – il risparmio – tutelata dalla Costituzione, ma dal punto di vista del divieto di doppia imposizione, che costituisce un principio generale e inderogabile del diritto tributario.
Come noto, tale divieto impedisce che sullo stesso soggetto possano gravare più imposte o la stessa imposta in tempi diversi, derivanti da uno stesso presupposto fiscalmente rilevante.
Occorre dunque ragionare se un’imposta patrimoniale non soddisfi a rigore queste condizioni, dal momento che si tratta di un carico impositivo su uno stesso soggetto e su un medesimo presupposto d’imposta, già valutato in quanto flusso (reddito) e successivamente in quanto stock (patrimonio). In altri termini, una rigorosa interpretazione del divieto di doppia imposizione dovrebbe portare a valutare se il soggetto non abbia già scontato l’obbligazione tributaria quando il presupposto è stato considerato flusso di ricchezza, così da non poter scontare una successiva obbligazione tributaria sulla medesima ricchezza valutata in termini di stock.

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