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Arriva pure il Fmi, il governo non lo sa. Anche a noi tocca decidere

Mi sono astenuto dal seguire sul blog giorno per giorno l’andamento “obbligato” della perdita di credibilità italiana, l’ho fatto ogni giorno su radio24. Alla componente di credibilità soggettiva – che riguarda personalmente Berlusconi in maniera crescente da due anni a questa parte, ed è irreversibile a mio giudizio da tempo – si è aggiunta in sede internazionale e in maniera conclamata da luglio quella oggettiva, che riguarda la politica economica del governo. E’ una perdita di credibilità che investe Berlusconi e Tremonti insieme, anzi aben guardare dovrebbe riguardare  più il secondo del primo.

Perché è il ministro dell’Economia da solo regista e motore immobile come della positiva astensione da deficit eccessivi, così del negativo mancato taglio a spesa e tasse, della mancata riforma fiscale, e della mancata cessione di quote rilevanti dell’attivo patrimoniale pubblico per abbattere quote consistenti di debito. C0n l’avanzo primario – virtuoso – che possiamo vantare da questo 2011 a costo dello strangolamento fiscale del Paese, comunque la riduzione del debito pubblico sarà troppo lenta, e a propria volta minacciata da una probabile decrescita del Pil che alla fine non potrà che rispecchiarsi in minor entrate ordinarie, per quanto dura e repressiva sia l’amministrazione tributaria nel perseguire l’evasione e innalzare l’ammontare del riscosso sull’effettivamente accertato.  Non ho aggiornato i giudizi sulla caduta di credibilità perché il suo esito mi appare scontato. Ma che si arrivasse addirittura a un G20 all’indomani del quale il governo italiano non sa, non dice e invece disdice intorno a un punto così delicato come il monitoraggio sull’Italia da parte del Fondo Monetario Internazionale, questa come figuraccia mondiale vale milioni di risatine di monsieur Sarkò. E’ una figura da Paese che ha perso ogni standship, da Paese operetta. Il lungo tramonto pubblico di Berlusconi lascia senza parole perché non avviene su scelte sbagliate – quelle hanno riguardato la sua vita e la confusione demenziale tra privato e  istutuzionale  -  bensì sull’assenza di scelte, sulla furbesca confusione di parole, sull’autosuggestione che sfocia in narcosi. E’ tanto suonato il vecchio campione del ring, che Tremonti saltellandogli intorno ed evitando ogni incrocio di guantoni ed  emissione di voce in pubblico sta riuscendo nella notevole impresa di uscirne incolpevole: non solo come se le politiche economiche considerate deficitarie dai mercati non fossero le sue, ma come una vera e propria quinta colonna interna al governo della comprensibile e responsabile strategia del Quirinale di evitare sia un Gotterdammerung ancor più sanguinoso per il Paese, sia una campagna elettorale al buio con spread lanciati verso quota, chissà, 700.

E’ però il momento di qualche sparsa considerazione più di fondo.

Il monitoraggio da parte del Fmi ci è stato – attestano fonti ufficiose ma autorevoli dal G20 – calorosamente “consigliato” da parte non solo di Germania e Francia, che allontanano così l’amaro calice di aiuti ulteriori da parte dell’Efsf che non ne avrebbe dotazione, comporterebbe tempi lunghi, reazioni scomposte e dileggianti da parte dell’ opinione pubblica tedesca e francese e soprattutto impegnerebbe finanzia aggiuntiva da parte di quei Paesi.  Soprattutto per la Francia alle prese con un delicatissimo problema di iperesposizioni bancarie, meglio che sia sin dall’inizio Washington a fare da badante all’Italia.

Ci è stato imposto perché al G20 si è capito chiaramente che nessuno dei Paesi emergenti intende al momento contribuire con propri capitali alla leva dell’Efsf, attraverso il SPV previsto a tale scopo per giungere fino a 1 trilione di euro. Nemmeno la Cina, non l’India, non il Brasile. La Russia – la Russia! – come la Cina si è riservata di capirci prima qualcosa di più, in ordine a regole e condizioni dello SPV. Visto che l’Efsf stesso la scorsa settimana ha dovuto rinviare l’emissione di un proprio bond sui mercati vista l’aria pesante che tirava all’indomani dell’annuncio del referendum greco, è l’intera credibilità del barocco edificio dei salvataggi a Stati e banche europee europee a risultare incomprensibile al resto del mondo. La scarsa credibilità europea ha deciso di non rischiare oltremodo sobbarcandosi alla totale mancanza di credibilità italiana, questa è l’amara verità.

Mai, in ogni caso, mai nella storia italiana precedente è avvenuto che il monitoraggio da parte del Fmi avvenisse con questo meccanismo di annuncio da parte altrui, visto che sono stati Barroso, van Rompuy e Sarkozy ad annunciarlo, mentre palazzo Chigi emetteva note tra l’imbarazzo e la smentita. L’Italia ha – purtroppo – una lunga tradizione di aiuti d’emergenza, chiesti sia al Fondo con Guido Carli nel 1974 e Stammati nel 1976-77, sia direttamente alla Germania come avvenne ancora nel 1993, offrendo quasi sempre a garanzia riserve auree. Ma in nessun caso i governi dell’epoca scesero così in basso sulla scala della credibilità da far annunciare ad altri il regime speciale  di scrutinio sulla nostra affidabilità che ufficialmente siamo noi stessi a chiedere, anche se ci viene appunto imposto. Evidentemente, a palazzo Chigi e al ministero dell’Economia credono che nel resto del mondo valga la stessa regola che vale per alcune testate d’informazione italiane “amiche”, far sparire le cose perché non siano mai avvenute e non risultino. Ma il resto del mondo  vede, stravede e provvede. Provvede a declassare sempre più l’attendibilità dell’Italia.

Infine, ciò che risulta ancor più amaramente digeribile è che a tutto ciò si arrivi per mancanza assoluta di decisioni rilevanti.  Berlusconi si è arreso da tempo a non forzare né con la Lega sulle pensioni di anzianità, né su Tremonti per la delega fiscale e le privatizzazioni immobiliari come mobiliari. Va a fondo in un sempre più confuso balbettio di centinaia di micromisure mai attuate negli anni e che oggi si accumulano in un grande libro dei desideri incompiuti. Restando prive di decreti attuativi – per le due sole manovre estive ne occorrono oltre 130 – e – quel che è più grave – ignorando ed eludendo abbattimento rapido del debito pubblico e incentivi a effetto rapido sulla crescita, cioè quelli fiscali visto che tutti gli altri, dalle liberalizzazioni alla flessibilità del mercato del lavoro, sarebbero benedetti ma hanno effetti di medio-lungo. Incentivi alla crescita quali l’abbattimento del cuneo fiscale – chiesto anche non casualmente al Portogallo “monitorato”  – che dal solo azzeramento in due anni delle pensioni di anzianità avrebbero potuto ricevere  decine di miliardi di euro di copertura.

L’unico vero effetto di questa giostra di micromisure è che alla fine, nell’assenza dei decreti attuativi, è l’Economia a restare titolare ancor più unica e indiscussa dei rubinetti pubblici e dunque dell’unico strumento messo all’opera in questi anni a fianco del giro di vite fiscale, cioè al centralizzazione assoluta dei mandati di pagamento e degli stanziamenti di cassa al di là di quanto previsto dalla competenza.

Ma l’effetto vero, che rischia di essere di lungo periodo, è l’azzeramento di credibilità per chi sostiene idee liberali e di mercato. Azzeramento di credibilità non culturale, ovviamente, perché la credibilità culturale  quella non ce la può levare nessuna vicenda politica. Ma l’azzeramento di credibilità nella politica italiana per idee antitassaiole e mercatiste è invece un rischio fortissimo. Più volte ho scritto e molte volte detto per radio, negli ultimi due anni, che per i liberali occorre una drastica modifica bottom up dell’attuale offerta politica.  Dal basso, non dall’alto. Se qualche residuo liberale si fosse staccato per tempo in parlamento dall’obbedienza berlusconiana, potrebbe essere utile. Ma è dal basso, che occorrerà tirarsi su le maniche, faticare, e darsi da fare perché libera persona e libero mercato possano rappresentare un’alternativa a redistribuzuione massiccia di Stato, ad ancora più tasse, a uno Stato ancor più famelico, giustificato come effetto necessario della colpa di 17 anni di mancate promesse del Cavaliere e dei suoi seguaci, prima ancora che della favola – iperpopolare in Italia tra media e accademici, ma anche sia a destra sia a sinistra – della crisi mondiale figlia del neoliberismo.

Rispondete,per favore. Dobbiamo limitarci a fare cultura e approfondimento di idee, sui nostri blog, scrivendo e parlando alla radio e in tv, oltre che con papers e libri come fa ottimamente da anni l’Istituto Bruno Leoni, in costante guadagno di visibilità e impatto con le sue elaborazioni, proposte e studi,  grazie allo straordinario impegno di amici fuoriclasse come Alberto Mingardi, Carlo Lottieri, Carlo Stagnaro e tanti altri?

Oppure dobbiamo sporcarci le mani, provare a riempire teatri, e vincere la ritrosia profonda a un impegno diretto in quell’arena assai poco allettante che è la politica, mentre al populismo berlusconiano esecrato se ne propongono oggi successori di altri e diversi idealtipi, chi catodico e chi impiombato su carta, chi ex confindustriale e chi ex pm, chi ex comunista e chi neocomunitarista?

Dite la vostra. Non sono le idee a mancare.  Qualche tempo fa, Alberto Mingardi ve ne chiese di aggiuntive, e ci avete risposto. Ma in una lunga fase politica italiana che si chiude, c’è una decisione da prendere. Non sulle idee, ma sull’iniziativa da assumere. Perché ad aver totalmente fallito è l’offerta concreta messa in piedi sul versante liberale  da un Mr Consenso per sè e i suoi affari incapace di diventare mai Mr Governo per gli altri. Mica è un caso, che a risultare meno coinvolto e più contento sia chi, in fondo e al di là delle apparenze, liberale non è stato mai, come il ministro dell’Economia. E a me, di dover star zitto per chissà quanto per colpa loro, non sembra una gran bella assicurazione a una serena vecchiaia.

 

 

 

4 novembre 2011 debito pubblico, liberismo, spesa pubblica, ue , , , ,

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  1. Filippo
    9 dicembre 2011 a 3:02 | #1

    La manovra era abbastanza semplice da fare, se si devono fare sacrifici va bene, bisogna farli tutti e non con solamente tasse ma con i tagli.
    Quindi via agli enti inutili, inizio del percorso di modifica della costutizione per eliminare il senato e ridurre i deputati almeno della metà, ecc…
    Va bene un anno in più per le pensioni di vecchiaia, ma allora taglio progressivo a tutte le pensioni in vigore oltre ai 3.000 € mensili, e accordo con la Svizzera come Germania e Gran Bretagna.
    Assurdo aumentare l’iva si deprimono i consumi, anche un bimbo di 10 anni lo capirebbe, non funziona che si prende il totale degli introiti dell’iva si divide per 1,21 e si moltiplica per 1,23; perchè se la sig.ra maria ha 200 € al mese per comprare 165 noccioline a 1€ + iva l’una, adesso ne comprerà 162 e il supermercato che incasserà magari l’1% in meno licenzierà qualcuno… senza parlare degli aumenti dei carburanti.
    Invece di tassare le imbarcazioni con ovvie conseguenze che incentivino la creazione di porti turistici…
    Il governo dei Professorri…, ma per favore stanno facendo più danni della grandine…

  2. Marcello mazzilli
    9 dicembre 2011 a 12:53 | #2

    Caro Oscar, da un po’ di tempo stiamo cercando di riunire attorno ad un’unico programma (lo chiamiamo il “massimo comune denominatore” i vari movimenti di ispirazione liberale che tu consoci…Tea Party, Movimento Libertario, ConfContribuenti e ora anche iLib, AntiEquitalia, etc….
    Grazie all’amico Enrico Montesano che ha abbracciato il pensiero libertario e liberista ora abbiamo concretamente la possibilità di “bucare” i media e di creare una proposta politica alternativa alo status quo. Non sarà un movimento del 51%. Non ne abbiamo la forza ma soprattutto non ne abbiamo il desiderio. Ci andremo a prendere il nostro 1% ma lo faremo con idee forti e sane, come sono quelle libertarie. Lo faremo con un programma che prevederà l’abolizione del sostituto di imposta, il sistema dei “buoni” per sanità e scuola e la flat tax. Sono obbiettivi ambiziosi che, indipendentemente dal raggiungimento o meno a breve termine degli stessi, ci identificano in modo chiaro sin dall’inizio. Ovviamente esistono poi proposte per ogni settore della nostra società, tutte di chiara ispirazione liberale e liberista. Riteniamo che le tasse e il Fisco siano il primo (se non unico) problema dell’Italia e, come movimento politico, non intendiamo affrontare (anche per no dividerci) questioni etiche o altro. Tra l’altro MENO STATO significa anche meno consultori (pro o contro) l’aborto, meno disponibilità per affrontare i crimini legati a scelte individuali (es: uso droghe leggere), etc… Ma questo sarà comunque un effetto delle nostre proposte e non altro.
    Carlo Lottieri ci conosce e ci segue già da un po’. Ora per noi è arrivato il momento di riassumere gli ultimi due anni di discussioni, confronti, etc in un partito vero e proprio, con un nome, un logo, uno statuto e di lavorare da subito per il lancio della proposta politica, prendendo decisioni in merito alle prossime elezioni locali (penso a Roma dove Enrico è amatissimo) e nazionali.
    Ci piacerebbe Oscar che tu fossi con noi.. se non altro per avere la tua “benedizione”.
    Un saluto.

  3. Gianni Giannessi
    10 dicembre 2011 a 19:56 | #3

    Marcello Mazzilli, ho capito abbastanza del movimento/partito di cui sei parte attiva, da avere il desiderio di farne parte o comunque di essere informato sulle vostre iniziative. Inviami qualche link per poter approfondire la vs. conoscenza. Ciao e grazie

  4. Eugenio
    10 dicembre 2011 a 20:41 | #4

    Avevo deciso di farla mio Guru in economia, la seguo in radio, leggo qualcosa, e continua ad esserlo. Mi piaceva anche la sua rettitudine morale fino a quando non è caduto sull’ici alla chiesa.
    Ha detto una mezza verità!, ha creduto che se c’è una legge tutti la rispettano!!, la chiesa No e lei lo doveva sapere. Mi spiace sinceramenta.
    Eugenio

  5. Mick
    11 dicembre 2011 a 11:51 | #5

    Altrochè se è cascato sull’ICI della chiesa cattolica!
    In effeti ha deluso parecchio anche me.
    Soprattutto per uno come lei caro Giannino che professa giustamente la necessità di informarsi prima di parlare! In più ha pure fatto una intera puntata che definire clericale è poco. Liberale a corrente alternata?
    Fantastici comunque sti cardinali. Adesso che si profila una condanna UE si dicono disponibili a parlarne! A parlare di che? Di come rimestare ancora un avolta le acque. C’è qualcunoche ha un’idea di quante proprietà immobiliari abbia la chiesa, non mollerano mai sull’ici.
    La solita storiella delle mense per i poveri se non fosse vergognosa farebbe moir dal ridere. Queste mense tirano a vanti a stento grazie ai contributi di tanti privati e al lavoro dei volontari non certo per i soldi che gli passa la chiesa.

  6. anna
    11 dicembre 2011 a 15:17 | #6

    Caro Oscar, io la stimo perché la ritengo molto preparato e apprezzo molto il suo tentativo di far capire, a tutti, questioni molto complicate. Più volte l’ho sentita inveire contro quello che lei ritiene essere un luogo comune, vale a dire “le P.IVA sono tutti evasori”. Oggi il sole 24 ore pubblica il rapporto dell’Agenzia delle Entrate che incrocia dichiarazioni dei redditi e beni di lusso, barche, autovetture e aerei. Vorrei avere un suo commento, ma non mi risponda ” i dati devono essere interpretati bene!” perché ho scoperto di far parte dell’1% dei contribuenti a reddito elevato, però non ho nessuno di quei beni di lusso.

  7. anna
    11 dicembre 2011 a 15:23 | #7

    dimenticavo… il mio reddito è da lavoro dipendente.

  8. Fabio Cenci
    11 dicembre 2011 a 17:15 | #8

    Capisco l’atteggiamento anti Chiesa sull’ICI in un momento come questo, ma attenzione a non cadere nella demagogia. Solo una parte del patrimonio immobiliare della Chiesa e’ soggetto a ICI in quanto sul resto….non fanno business, ma piuttosto suppliscono alle immense carenze dello Stato; potrei citare, solo di mia conoscenza, decine di casi in cui lo Stato ci avrebbe rimesso tonnellate di Euro se la Chiesa non avesse tappato la falla.

    Sono tutt’altro che clericale!

    Pero’ nessuno risponde alla mia domanda, nonostante l’abbia posta piu’ o meno 3-4 volte:

    perche’ nessuno vuol far pagare ai SINDACATI l’ICI? Sono con la Chiesa proprietari di migliaia di immobili, CGIL e CISL sono degli imperi immobiliari!

    Non solo, ma non hanno l’obbligo di rendere pubblici i loro budgets.

    Se la legge deve valere per tutti….allora……..o no???

  9. Michele
    12 dicembre 2011 a 8:36 | #9

    Stando a quanto detto da bonanni su La7 l’altra sera i sindacati l’ICI la pagano eccome. Se poi Bonanni racconta balle non so. Potrebbe anche essere. Cercherò la legge! Comunque il patrimonio immobiliare non è nemmeno lontanemente paragonabile a quello della chiesa (vaticano, Cei ecc.)
    Quanto alle proprietà della Chiesa chi ha mai detto che le chiese dovrebbero pagare l’ICI ma scherziamo? Sto parlando pr esempio delle centinaia di asili escuole private (per ricchi, sottolineo), di alberghi ecc.
    D’altronde che la legge sia stata formulata appositametne per fronire una scappatoia è talmente evidente che non ci sarebbe nemmeno bisogno di parlarne.
    Che poi la Chiesa supplisca a funzioni statali, mi scusi ma non mi sta affatto bene. mettiamo d’accordo, se sono funzioni dello stato le fa lo stato. La famosa sussidiarietà cellina sappiamo cosè…”fare le cose come volgio io con i soldi dello stato/dei cittadini e poi dire: vedete come sono bravo io e cattivo lo stato”. La quadratura del cerchio! Altro che PioIX

  10. Fabio Cenci
    12 dicembre 2011 a 12:06 | #10

    Michele,

    tutto bene ma allora perche’ lo Stato scarica alla Chiesa servizi come l’assistenza agli anziani,ecc? Si riprenda tutto, e pace.

    O no?

    Quanto alle miglaia di immobili di proprieta’ solo della CISL, e della totale opacita’ dei loro budgets, mi ci giocherei lo stipendio che non pagano quanto dovuto e non dichiarano quanto effettivamente guadagnano.

  11. Giuseppe Panero
    13 dicembre 2011 a 16:29 | #11

    Ma che cavolo di sondaggi fate ? Che domande sono ? Fate prima a dire siete contro alla polica(quella vera sigh..),o contro al capitalismo (quello vero…sigh)

  12. Giuseppe Panero
    13 dicembre 2011 a 16:36 | #12

    VOGLIO VEDERE UNA PAGINA DI GIORNALE,UN TG.pp.pd.lega.del pietro(famoso bandito piemontese).dc.vatican party.avvenire.corriere del buio.quelli dei maroni……il giornale delle tette nascoste.libero ..da chi? insomma tt l’informazione.
    SULLE PROPOSTE DEL PARTITO RADICALE(anche se non prende rimborsi e’ un partito).NEEEEEEEEEEEEEE’.ABBIATE PAURA DELL’IRA DEI BUONI.ETICI

  13. mick
    13 dicembre 2011 a 17:46 | #13

    Sig. Fabio, vede il punto è proprio questo.
    Lo stato non “scarica” sulla chiesa . Lo stato paga alla chiesa per via traverse ben più del servizio fornito da questa.
    Se lo sttato / i cittadini ritengono di dover svolgere alcuni servizi non direttamente (ci mancherebbe altro! altri impiegati pubblici) li appalta e li paga alla luce del sole. Se poi la chiesa li riesce a fare melgio di altri vorrà dire che lo stato pagherà la chiesa per il servizio svolto.
    Quanto alla CISL (così come CGIL e UIL) il sitema, su scala minore che per la chiesa, è identico. Così come partiti e addirittura confindustria ecc. ecc.!

  14. magnini
    14 dicembre 2011 a 16:35 | #14

    ma la proposta di Milano Finanza di vendere beni per 300 miliardi con un prestito forzoso dei cittadini è così assurda?

  15. Claudio Di Croce
    14 dicembre 2011 a 23:51 | #15

    @magnini
    Non sarebbe assurda se lo stato fosse affidabile . Ma lei con i suoi soldi – non con quelli degli altri – sarebbe d’accordo ? Io credo che succederebbe come con lo scudo fiscale : prima promulgano una legge e poi se la rimangiano . Per cui succederebbe che questo prestito forzoso – già l’espressione mi ricorda i lavori forzati comminati a chi ha la colpa gravissima di avere dei risparmi – non sarebbe rimborsato con decreto del Monti di turno . Sarebbe più corretto quindi chiamarlo non prestito forzoso , ma rapina a mano armata.

  16. Giancarlo Caporali
    15 dicembre 2011 a 17:49 | #16

    Caro Oscar, per colpa del WTO, come nobili decaduti che considerano ineluttabile il loro declino, dovremo vendere, vendere e vendere BTP e pezzi dell’Italia agli stranieri all’infinito sino a diventare ospiti sgraditi di una terra non più nostra.

    Un povero che risparmia e vende resta un povero con meno debiti ma anche meno risorse. Noi invece dobbiamo tornare ricchi e quella di Monti non è la strada.

    Tutti gli accordi del WTO hanno in comune alcuni punti micidiali, ribaditi e ripetuti come una litania in tutti i documenti:

    1. Riduzione delle tasse doganali (dazi).
    2. Trattamento di Nazione più favorita. Obbliga ogni Stato a trattare tutte le compagnie straniere allo stesso modo di quelle della nazione estera meglio trattata.
    3. Trattamento nazionale. Obbliga i governi a trattare le compagnie straniere almeno allo stesso modo con cui tratta quelle nazionali. Questo principio mira a eliminare la possibilità di favorire i produttori locali.
    4. Eliminazione delle restrizioni all’import-export delle merci.

    Il problema è che questi principi sono giusti tra Nazioni con un costo della vita simile, ma, calati in una realtà molto differenziata, impoveriscono le nazioni più civili e arricchiscono alcuni capitalismi totalitari. Bel progresso per il pianeta !

    A vent’anni di distanza si vedono gli effetti dello squilibrio creato dal GATT e dal WTO che hanno messo in competizione alla pari nazioni con un costo del lavoro di 25 € all’ora con nazioni con uno di 2 € !

    Il lavoro si è tragicamente spostato in modo unilaterale, com’era sin troppo prevedibile ! Adesso i ns. politici piangono lacrime di coccodrillo per la ns. disoccupazione. L’hanno sottoscritta loro, magari prendendo mazzette dalle multinazionali !

    Il WTO appare come un Patto Leonino, cioè un patto in cui una delle parti contraenti si prende tutto il guadagno e i costi li scarica sull’altra. Nel ns. caso, i Paesi sottosviluppati si arricchiscono troppo velocemente, mentre l’Occidente ne paga i costi sociali (deindustrializzazione, disoccupazione, taglio delle pensioni, aumento delle tasse, recessione, fuga dei cervelli, ecc.). Pensare che tale patto per la Legge italiana è nullo (Art. 2265 del Codice Civile), a tutela della parte soccombente che imprudentemente l’ha sottoscritto, perché la Legge presume che nessuno voglia deliberatamente nuocere a sé stesso e quindi presume che ci sia stato un raggiro.

    Solo noi Paesi Occidentali, malati di democrazia, siamo stati così cretini da saper nuocere a noi stessi ! E’ così inverosimile quel che è successo che non si può non sospettare che la classe politica dell’Occidente (USA, Canada, e UE) si sia venduta alle lobby delle multinazionali. Preferisco pensare che un Renato Ruggiero si sia venduto, piuttosto che sia stato così stupido !

    Il problema di oggi è che gli attuali professori non hanno ancora capito il disastro che è stato combinato dai loro lontani predecessori e quindi non si sono neppure posti il problema di trovare delle soluzioni, se non quella di iniziare a portarci gradualmente a guadagnare 2 € all’ora anche noi !

    Il Brasile però la sua soluzione l’ha trovata: visto che non può tassare i prodotti importati, tassa le aziende che li importano. Hanno abbassato la tassazione della produzione al 25% e hanno portato all’ 80% quella sulle aziende importatrici di prodotti finiti, escludendo quindi le materie prime e la componentistica necessarie per la produzione locale. Perché non possiamo farlo anche noi ?

    Il WTO è un patto scellerato a senso unico, un cancro che sta lentamente distruggendo il mondo occidentale, specialmente dal 2001, da quando, come se non bastasse, abbiamo accettato anche la Cina ! Questa volta non sono i barbari ad aggredirci, ma noi a volerci suicidare !

    Perché ci devono essere nazioni che crescono a due cifre grazie a nazioni che, per sostenere la loro crescita, devono andare in recessione ? Secondo me basterebbero degli aggiustamenti di piccole percentuali per farci crescere quel tanto necessario da non creare drammi sociali, senza sconvolgere la crescita degli altri.

    Cosa ne pensa ?

  17. mick
    15 dicembre 2011 a 19:11 | #17

    @magnini
    Per fortuna oggi cìè una proposta molto più sensata, sempre su MF

  18. Giancarlo Caporali
    17 dicembre 2011 a 20:44 | #18

    Vedo che non ci sono commenti al problema del WTO.
    Provo a fare un esempio concreto. Quando si fa una legge, il legislatore dovrebbe guardare lontano, cioè come potrebbe essere usata all’opposto delle buone intenzioni.
    Infatti l’uomo è un “roditore”, rosicchia dove può, al limite può diventare anche un rapinatore. L’intero sistema non degenera solo grazie alle Leggi e al deterrente della galera.

    Se i politici tolgono i dazi, è come affidare il pollaio ad un lupo !

    Es. La cittadina di Tivoli si reggeva sulla lavorazione del travertino. Adesso i blocchi di travertino li imbarcano e li mandano in Cina e tornano in lastre lucidate. E’ tale il divario del costo della mano d’opera che, con tutti i costi di trasporto che intervengono, ancora conviene tantissimo alle aziende di Tivoli che hanno delocalizzato, portando là i macchinari e insegnando ai cinesi il mestiere. Per il personale tornaconto di quattro azionisti di Tivoli che terranno i guadagni all’estero, abbiamo alienato per sempre un patrimonio di know-how che ci tornerà a boomerang, perché prima o poi quei cinesi troveranno materiale analogo in altre parti del pianeta, ci faranno concorrenza e faranno fallire quei quattro azionisti di Tivoli. Amen.

    Dicendo che le multinazionali sono utili perchè creano ricchezza al di fuori della loro attività principale (ad es. la Borsa), forse si vuol dire che i soliti quattro di Tivoli creano ricchezza in Borsa perché poi reinvestono gli utili della loro scellerata delocalizzazione in altre aziende in crescita, che, in quanto tali, evidentemente hanno anche loro, a loro volta, delocalizzato ?

    Io sono di destra e ho sempre pensato che demonizzare il guadagno di un imprenditore era stupido, perché, se si arricchiva lui, aumentava l’occupazione e di conseguenza gli stipendi, per effetto della maggior richiesta.

    Con il WTO l’imprenditore si arricchisce con la delocalizzazione, quindi si arricchisce lui, ma crea povertà nel suo Paese. Il WTO è nato sotto la spinta delle multinazionali, ma la metastasi adesso si è propagata anche alle piccole imprese: è diventata un incubo. Le Aziende o delocalizano o chiudono. Due milioni di disoccupati e prospettive ancora peggiori. Si può recuperare l’Italia con le misure proposte dal Governo, es. dando la fascia C dei medicinali alle Coop rosse ?

    Aver fatto il WTO è come aver invitato gli imprenditori ad un pranzo di nozze chiedendogli di non mangiare. L’imprenditore per definizione cerca la strada per il “suo” massimo profitto sempre e comunque, e giustamente. E’ il suo mestiere !

    Sta al legislatore il compito di incanalare l’ energia imprenditoriale del Paese in modo positivo, non rendendo conveniente all’imprenditore ciò che non è conveniente per il Paese.
    Con il WTO i ns. politici hanno fatto l’esatto contrario ! Hanno messo le Aziende italiane di fronte ad una competizione impossibile a causa della differenza del costo della mano d’opera: le imprese o delocalizzano o chiudono.
    Per gli imprenditori è una scelta, per il Paese è un suicidio.

  19. Giancarlo Caporali
    17 dicembre 2011 a 21:00 | #19

    P.S. L’Italia è un Paese di trasformazione, perché non ha materie prime. Se le esportazioni non sono maggiori delle importazioni, MUORE. Quel che conta non è il PIL, ma la Bilancia dei Pagamenti con l’estero. Il PIL considera anche le cose che noi produciamo per noi stessi, anche il cappuccino che prendiamo al bar ! Questo crea occupazione, ma non ricchezza. Facendo un parallelo con la famiglia, le faccende domestiche della mamma creano occupazione, la sua, ma non fanno entrare uno stipendio ! Tutti invece si riempiono la bocca con il PIL, mai si sente parlare della Bilancia dei Pagamenti, che è cronicamente in passivo grazie al WTO.

  20. Giancarlo Caporali
    18 dicembre 2011 a 22:05 | #20

    E’ deprimente che i provvedimenti per la crescita riguarderanno soprattutto le liberalizzazioni.
    L’Italia è un Paese di trasformazione, perché non ha materie prime. Se le esportazioni non sono maggiori delle importazioni, MUORE.
    Dunque, quel che conta non è il PIL, ma la Bilancia dei Pagamenti con l’Estero.
    Infatti il PIL tiene conto anche delle cose che noi produciamo per noi stessi, anche il cappuccino che prendiamo al bar !
    Ma le attività interne creano solo occupazione, non ricchezza !
    Facendo il parallelo con una famiglia, le faccende domestiche della mamma la tengono occupata e sono necessarie, ma non fanno entrare uno stipendio in casa !
    Facendo il parallelo con una famiglia, le faccende domestiche della mamma la tengono occupata e fanno funzionare la casa, ma non fanno entrare uno stipendio in casa !
    Incrementare il PIL senza incrementare la Bilancia con L’Estero vuol dire indebitarsi e in questo siamo maestri: il ns. attuale debito pubblico lo testimonia.
    Politici e giornali invece si riempiono la bocca con il PIL e non si sente mai parlare della Bilancia dei Pagamenti, che misura “lo stipendio” dell’Italia che viene dalle esportazioni, cioè la valuta pregiata che ci permette di comprare petrolio e gas per il ns. fabbisogno energetico e le materie prime da trasformare.
    Orbene, la ns. Bilancia dei Pagamenti non è abbastanza positiva per la crescita del Paese da lungo tempo, per cui siamo in crisi ben prima che dal 2008, quando sono crollati anche gli USA.
    Quella attuale non è una crisi episodica ma strutturale e riguarda tutte le nazioni più sviluppate, che hanno perso mercato a causa della globalizzazione, cioè dell’abolizione progressiva dei dazi sottoscritta nel GATT e nel WTO, per cui sono state messe in competizione alla pari nazioni che hanno un costo del lavoro di 25 € all’ora con nazioni che hanno un costo di 2 € all’ora !
    Tutti gli accordi del WTO hanno in comune alcuni punti micidiali, ribaditi e ripetuti come una litania in tutti i documenti:
    1. Riduzione delle tasse doganali (dazi).
    2. Trattamento di Nazione più favorita. Obbliga ogni Stato a trattare tutte le compagnie straniere allo stesso modo di quelle della nazione estera meglio trattata.
    3. Trattamento nazionale. Obbliga i governi a trattare le compagnie straniere almeno allo stesso modo con cui tratta quelle nazionali. Questo principio mira a eliminare la possibilità di favorire i produttori locali.
    4. Eliminazione delle restrizioni all’import-export delle merci.
    Il problema è che questi principi sono giusti tra Nazioni con un costo della vita simile, ma, calati in una realtà molto differenziata, impoveriscono le nazioni più sviluppate e arricchiscono alcuni capitalismi totalitari. Bel progresso per il pianeta !
    Il WTO è uno scellerato incentivo a importare da quei Paesi anziché produrre nel nostro e, per le nostre fabbriche, è un incentivo a delocalizzare, creando disoccupazione.
    Aver aderito al WTO è come aver invitato gli imprenditori a un banchetto chiedendogli di non mangiare. L’imprenditore per definizione cercherà sempre la strada per il “suo” massimo profitto e giustamente ! Sta al legislatore il compito di incanalare l’energia imprenditoriale del Paese in modo positivo, non rendendo conveniente all’imprenditore ciò che non è conveniente al Paese.
    Creando il WTO le nazioni più sviluppate hanno fatto il contrario: hanno reso conveniente per gli imprenditori ciò che impoverisce il Paese, cioè delocalizzare e importare. L’Italia è un Paese di trasformazione, se non esporta abbastanza MUORE ! Ed infatti sta morendo. Mi rifiuto di ritenere ineluttabile che l’Italia diventi una colonia da 2 € all’ora !
    Perché dobbiamo rassegnarci a finanziare la crescita con percentuali a due cifre di quelle nazioni e accettare passivamente la nostra recessione ?
    Perché dobbiamo vendere il ns. patrimonio immobiliare agli stessi stranieri che si sono arricchiti con i ns. soldi, perché gli dobbiamo pagare il 7% per i BTP, perché dobbiamo cedergli quote di ENI, ENEL, Finmeccanica ? Vendere è facile, ma dopo cosa ci resta ?
    Invece di distruggere la civiltà del lavoro costruita con i Sindacati, che quei paesi neppure hanno, perché non rinegoziare, con il senno del poi, a livello mondiale, gli accordi per evitare che il legittimo sviluppo di certe nazioni debba necessariamente andare a danno di altre ? Perché non crescere tutti insieme, sicuramente loro più di noi, ma comunque crescere tutti ?
    Perché dobbiamo subire 2 milioni di disoccupati, quasi un miliardo di ore di cassa di integrazione, 190.000 aziende che hanno chiuso per debiti negli ultimi tre anni ?
    Il buffo è che un accordo così sbilanciato come quello del WTO, se fosse un accordo interno, sarebbe nullo ! Infatti il WTO appare come un Patto Leonino, cioè un patto in cui una delle parti contraenti fa la parte del leone, cioè si prende tutto il guadagno e i costi li scarica sull’altra. Nel ns. caso, i Paesi sottosviluppati si arricchiscono e l’Occidente ne paga i costi sociali (deindustrializzazione, disoccupazione, taglio delle pensioni, aumento delle tasse, recessione, fuga dei cervelli, rallentamento delle nascite, ecc.). Ecco, tale patto per la Legge italiana è nullo (Art. 2265 del Codice Civile), a tutela della parte soccombente che imprudentemente l’ha sottoscritto, perché la Legge presume che nessuno voglia deliberatamente nuocere a sé stesso e quindi presume che ci sia stato un raggiro.
    Nel caso del WTO non c’è stato raggiro, ma pressione delle lobby delle nostre multinazionali, perché i dazi gli guastavano gli affari nell’importazione dalle loro fabbriche delocalizzate. Il dazio sottraeva soldi che avrebbero potuto incassare loro. Se l’eliminazione dei dazi, che oltretutto per lo Stato era una fonte importante di entrate, fosse stata limitata a poche multinazionali, forse il danno sarebbe stato gestibile, ma c’è stata un’escalation e la delocalizzazione si è diffusa sin nelle più piccole aziende, diventando un cancro sociale.
    La concorrenza sleale delle nazioni che hanno un costo del lavoro di 2 € all’ora, dovuto al loro basso costo della vita, fa si che un’azienda di produzione ormai deve scegliere tra chiudere e delocalizzare. L’azienda può scegliere, ma per lo Stato entrambe le soluzioni sono mortali.

    Perché il Governo non affronta questo che è il vero e unico problema da cui deriva tutto il resto ? Perché azzoppare le farmacie per far vendere la fascia C alle Coop rosse ? Che c’entrano i notai, che hanno una professionalità complessa e necessaria ? Perché liberalizzare l’avvocatura, che già gli avvocati sono troppi e senza lavoro, in quanto la gente non ha più i soldi per andare in causa e oltretutto è stata appena creata la procedura di Conciliazione che non richiede avvocato ?
    Il Governo ci sta prendendo in giro con false soluzioni ! E’ deprimente vedere con che sussiego Monti enuncia le sue trovate ! Peggio, magari è in buonafede e ci crede pure !

  21. gennaro davide
    19 dicembre 2011 a 12:29 | #21

    Ho ascoltato la sua esposizione su come e chi ha contribuito a formare l’attuale debito pubblico. Sarei interessato a conoscere gli stessi dati al netto degli interessi pagati sul debito pubblico . Ritengo che sarebbero ancora piu’ sorprendenti.

    grazie

  22. arianna
    19 dicembre 2011 a 16:06 | #22

    Direi che per la scuola austriaca è un bel colpo… http://icebergfinanza.finanza.com/2011/12/19/iperinflazione-e-inflazione-attenti-al-lupo/

  23. franco
    19 dicembre 2011 a 21:24 | #23

    Io sono un pensionato “abbastanza benestante” abbastanza vuol dire che in confronto ad alcuni miei amici me la passo meglio. Ora dico a tutti di stare attenti in quanto vi è una possibilità spero remota e poco probabile ma c’è una possibilità catastrofica e cioè quando a metà anno prossimo scadranno i bot per circa 100.000.000 di euro lo spead sale oltre 700 e alle ultime aste lo stato si ritira e dopo aver comunicato che pagherà il 50% di tutte le pensioni e il 50% degli stipendi statali in denaro e il rimanente 50% in BOT. Un bel casino ma da non sottovalutare in quanto siamo messi male e lo dimostra la finanziaria che non è per investire nel futuro ma è stata fatta per avere i denari sporchi maledetti e subito……….
    Secondo Oscar Giannino quali sono le possibilità che tutto questo si avveri?

  24. Giancarlo Caporali
    19 dicembre 2011 a 23:46 | #24

    Il debito pubblico si è formato puntando a far crescere il PIL invece della Bilancia dei Pagamenti con l’Estero. Infatti il prodotto interno richiede materie prime che noi, paese di trasformazione, dobbiamo importare. Se queste materie prime non vengono riesportate con il ns. valore aggiunto, che è quello che ci arricchisce, e le consumiamo invece per noi stessi, il PIL sarà anche alto, ma ci indebitiamo con l’Estero, per pagare il quale dovremo emettere BTP. Anche Monti non pensa altro che al PIL, per creare occupazione. Ma è un’occupazione che globalmente ci impoverisce, perchè lavora per noi stessi, non per l’esportazione. E’ come una casalinga: è occupata, fa un lavoro necessario per far funzionare la casa, ma non fa entrare uno stipendio ! Ma se in una casa non entra uno stipendio, anche se i pavimenti sono lucidi ci si impoverisce ! Ci vogliono misure per rilanciare l’esportazione, altro che il PIL !

  25. Giancarlo Caporali
    20 dicembre 2011 a 0:02 | #25

    In sostanza, è meglio che la casalinga trascuri le pulizie di casa e porti a casa uno stipendio !
    Facendo il parallelo con la delocalizzazione, è come se la casalinga delegasse le pulizie di casa ad una extracomunitaria a basso prezzo: resta disoccupata e, pur non lavorando, non porta a casa nessun stipendio, come i ns. due milioni di disoccupati. Purtroppo le aziende che esportavano le ha fatte chiudere il WTO, che pretende di mettere in competizione alla pari nazioni con un costo del lavoro di 25 € all’ora con quelle di 2 € all’ora. Mission impossible ! Da qui la ns. decadenza e quella di tutto l’Occidente. Ma chi sono stati quei cretini dei ns. politici che l’hanno firmato ? Non era evidente che sarebbero cresciuti soltanto i paesi con un costo della vita basso a ns. discapito ? Globalizzazione vuol dire che dobbiamo essere tutti uguali ? Siete pronti a mangiare un pugno di riso a pranzo e a cena ? Coraggio, il sistema ha una certa inerzia, avete qualche anno ancora !

  26. Marchese del Grillo
    20 dicembre 2011 a 12:27 | #26

    Premesso che: sfido chiunque a trovare esempi nella storia o nella filosofia che confermino la riuscita nel tempo di unioni politico-monetarie tra entità diverse che non siano poi sconfinate in rissose divisioni se non addirittura in guerre; è notorio che in ogni convivenza si perde la propria individualità a favore (piacendo o no) dell’altro es. matrimonio, società, fusioni economico-aziendali, che portano sempre al prevalere di una personalità preminente…infatti se i matrimoni falliscono (e dovrebbero essere basati su sentimenti ed affetti), figurarsi dove le unioni comportano la presenza d’interessi economici! Se a ciò si aggiungono le gufate d’inizio millennio di un certo Tremonti Giulio:” Nel giro di dieci anni vedremo le ricadute positive della moneta unica…” (a proposito…sono giusto dieci anni!!) o di qualche altra cassandra: “ l’euro ci proteggerà dalle speculazioni, dall’inflazione, altrimenti la benzina costerebbe 3000 lire!!”… ergo l’unione monetaria è, come diceva il saggio:”una cagata pazzesca!!”
    Seppoi ci aggiungiamo una politica interna che propone gli epigoni dalla vituperata prima Repubblica (certo che la mortalità tra i politici è invidiosamente bassa!), la presenza d’istituzioni e statuti ancora legati ancora, (ma l’apologia non era reato?),al ventennio (ordini professionali), ci si scandalizza se, applicando la Costituzione, si danno pari opportunità a elementi di una stessa categoria o a chi, con requisiti opportuni, voglia avere una propria dignità individuale (liberalizzazioni e non, si badi bene, deregulation come è avvenuto per le licenze commerciali che hanno favorito solo un certo mercato e impoverito chi aveva creduto nelle proprie capacità…); la presenza di caste lobby, sette segrete, banche e quant’altro…che controllano ogni libertà di espressione e opinione…
    Premesso ciò, il debito pubblico (se non sono capaci di far quadrare i conti, con sprechi e regalie è colpa mia?), il credito dato a prezzolati broker, vd. agenzie di rating, (che quando hanno dato tripla A alla Lehman, si sono difesi dicendo che le loro sono solo opinioni!!),l’evasioneutilizzata come una cambiale da sventolare davanti ai creditori, l’ici alla chiesa, e mille altri luoghi comuni, con l’intento di seminare zizzania tra i cittadini attuando il “divide et impera” in modo da metterci uno contro l’altro, e attenti che, se questa politica del terrore non basta, il piano B prevede il “ Terrorismo Eversivo”, che salta sempre fuori in momenti di grande stress sociale !! Il WTO? Beh, è tutto quello che ho detto fin qui elevato alla n .
    Quindi, egregio Giannino, la mia risposta, dopo le premesse, al suo accorato appello è questa:
    - Olivier Clerc, scrittore e filosofo, in questo suo breve racconto, attraverso la metafora, mette in evidenza le funeste conseguenze della non coscienza del cambiamento, che infetta la nostra salute, le nostre relazioni,
    l’evoluzione sociale e l’ambiente.

    “La ranocchia che non sapeva di essere cotta …”
    Immaginate una pentola piena d’acqua fredda in cui nuota tranquillamente una piccola ranocchia
    Un piccolo fuoco è acceso sotto la pentola e l’acqua si riscalda molto lentamente
    L’acqua piano piano diventa tiepida e la ranocchia, trovando ciò piuttosto gradevole, continua a nuotare

    La temperatura dell’acqua continua a salire. Ora l’acqua è calda, più di quanto la ranocchia possa apprezzare,
    si sente un po’ affaticata, ma ciò nonostante non si spaventa
    Ora l’acqua è veramente calda e la ranocchia comincia a trovare ciò sgradevole, ma è molto indebolita,
    allora sopporta e non fa nulla. La temperatura continua a salire, fino a quando la ranocchia finisce semplicemente per cuocere e morire.
    Se la stessa ranocchia fosse stata buttata direttamente nell’acqua a 50 gradi, con un colpo di zampe
    sarebbe immediatamente saltata fuori dalla pentola Ciò dimostra che, quando un cambiamento
    avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta. Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da qualche decennio possiamo vedere che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci stiamo abituando
    Una quantità di cose che avrebbero fatto inorridire 20, 30 o 40 anni fa, sono state poco a poco banalizzate e oggi disturbano appena o lasciano addirittura completamente indifferente la maggior parte delle persone
    Nel nome del progresso, della scienza e del profitto si effettuano continui attacchi alle libertà individuali, alla dignità, all’integrità della natura, alla bellezza e alla gioia di vivere, lentamente ma inesorabilmente, con la costante complicità delle vittime, inconsapevoli o ormai incapaci di difendersi. Le nere previsioni
    per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare delle condizioni di vita decadenti, anzi drammatiche. Il martellamento continuo di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non sono più in grado di distinguere le cose … Coscienza o cottura, bisogna scegliere !
    Allora se non siamo, come la ranocchia, già mezzi cotti, diamo un salutare colpo di zampe, prima che sia troppo tardi !!
    A buon intenditor…
    Saluti

  27. Giorgio
    20 dicembre 2011 a 14:22 | #27

    Quali furono i primordiali semi che generarono la seconda guerra mondiale? Risposta: Nel trattato di Versailles del 1919. Classico errore geopolitico. Quali sono i primordiali semi che hanno portato a crisi dell’Euro zona? Risposta: in un altro errore geopolitico, il ricatto fatto al Germania, Riunificazione in cambio del Marco. Ora si cercano terapie monetarie ad un problema geopolitico: come curare una carie col saldatore.

  28. Fabio Cenci
    20 dicembre 2011 a 16:44 | #28

    La storia del debito e’ una colossale montatura, peccato che non tanti se ne siano accorti finora:

    http://www.youtube.com/watch?v=soAzTkbwQtE&feature=player_embedded

    E’ una storia del debito delle tre carte; chi vince e’ sempre la FED e ovviamente Crucconia in “Europa”.

  29. Giancarlo Caporali
    21 dicembre 2011 a 0:38 | #29

    Caro Marchese del Grillo, dieci anni non sono un numero casuale. Da dieci anni la Cina è entrata nel WTO. Da dieci anni le ns. esportazioni calano inesorabilmente. Da dieci anni la disoccupazione aumenta.
    Stasera a Ballarò Belpietro ha letto le previsioni dell’Ufficio Studi del Senato: nei prossimi tre anni, sino al 2014 la disoccupazione aumenterà dell’8 % all’anno. E’ quindi esilarante che le misure per la crescita di questi zombi al governo riguardino solo le liberalizzazioni ! :-)
    Siamo un paese di trasformazione, sono solo le esportazioni, cioè le industrie, che ci possono tirare fuori dal baratro. Le liberalizzazioni riguardano il terziario, cioè nulla di esportabile ! Come ci guadagnamo i soldi per pagare le materie prime (petrolio, gas, minerali, legname, ecc.) di cui abbiamo bisogno per vivere e per esportare il ns. valore aggiunto, come abbiamo fatto durante il miracolo economico ? Come facciamo ad essere competitivi con i paesi in via di sviluppo che non hanno sindacati, l’operaio costa 2 € all’ora, lavora 12 ore al giorno, lavora il sabato, lo sciopero è proibito, ecc. ecc. ? Mentre succede tutto questo, i ns. politici si trastullano con le liberalizzazioni, per livellare tutti verso il basso. Questo non lo chiamerei “crescere”. Lo chiamerei cuocere a fuoco lento, come nella favola della rana. Quando vedo questi ministri in TV mi viene l’orticaria ! Facendo finta di fare qualcosa, ci stanno illudendo per la nostra ultima volta.

  30. Fabio Cenci
    21 dicembre 2011 a 13:28 | #30

    Grazie Giancarlo Caporali.

    Parole chiarissime le sue, che diradano la nebbia.

    La storia del PIL sempre in crescita esponenziale per sopravvivere (ma anche quella del debito, basti guardara alla storia del fiat money) non mi sembrava affatto plausibile.

    Chissenefrega del debito; i problemi che stiamo avendo sull’Euro sono dovuti proprio a questo squilibrio nella bilancia dei pagamenti vs. la bliancia tedesca.

  31. Giancarlo Caporali
    21 dicembre 2011 a 20:54 | #31

    Il governo si comporta come Romiti quando era AD della Fiat: invece di far guadagnare di più la FIAT facendole produrre belle macchine che tutti avremmo volentieri comprato, lasciava fare quelle orrende automobili e occupava il suo tempo con ardite alchimie finanziarie ! Non sarebbe stato più produttivo lavorare per eliminare la causa del passivo, anzichè occuparsi di come conviverci ? Il risultato è che adesso la nuova ammiraglia del gruppo FIAT, dopo quello scarafaggio della Thesis, è una vecchia Chrysler 300 di 5 anni fa, prodotta riciclando i vecchi impianti americani.
    Come Romiti, così Monti si occupa di alchimie finanziarie che ci consentano di convivere con la povertà, invece di rilanciare l’economia come fece per es. il Brasile tempo fa.
    Per compensare l’eliminazione dei dazi, abbassò le tasse del 75% alla produzione locale e alzò dell’80% quelle sulle aziende importatrici di prodotti finiti”.
    In pratica spostò la tassazione dai prodotti (dazi aboliti) alle aziende ! Manovra strutturale a costo zero, che rese competitivi i prodotti nazionali rispetto a quelli esteri. Per il Brasile iniziò un ciclo virtuoso di maggior occupazione, maggior consumo, maggior produzione, maggiori stipendi, ancore maggior consumo e maggior occupazione all’infinito. Perchè il Brasile lo può fare e noi no ?

  32. addok
    26 dicembre 2011 a 9:23 | #32

    coraggio ,per noi agricoltori ci aspetta un lungo inverno , ma presto per politici e dipendenti pubblici arrivera come è giusto che sia arrivera l’inverno artico che spero se ne porti via parecchi di tutti quei parassiti che popolano tutti i palazzi,

  33. Stefano
    27 dicembre 2011 a 16:47 | #33

    @Caporali

    La nuova ammiraglia FIAT se l’è voluta tutta Marchionne e i “poveri” Romiti e Monti proprio non c’entrano nulla.

  34. Mick
    1 gennaio 2012 a 12:11 | #34

    @Marchese del Grillo
    Scusi ma ha mai sentito parlare di evoluzione delle forme di governo?

  35. silvano
    1 gennaio 2012 a 12:13 | #35

    ricordare gli americani nel gennaio 1776

  36. Mick
    1 gennaio 2012 a 12:14 | #36

    @Giancarlo Caporali
    Giusto il discorso sull’effetto Cina, ma per il resto come pensa di recuperare compettitività se non nei settori economicipiù avanzati? Le liberalizzazioni servono eccome se accompagnate dalla riforma del mercato del alvoror e degli ammortizzatori sociali!

  37. silvano
    1 gennaio 2012 a 12:25 | #37

    @Marcello mazzilli
    mi piace molto e potrebbe interessarmi

  38. Michele Albo
    3 gennaio 2012 a 16:14 | #38

    Caro Giannino,
    Hai ragione la crisi finanziaria del finanzcapitalismo ha duramente meso alla prova la credibilità dell’ideale liberale-libertario.
    Se amici come Te non ci chiariscono se è ammissibile che nel mercato dei prodotti reali si possa sviluppare un mercato di carta moneta di ogni tipo con cui far vivere milioni di persone in stato di benessere, allora il sistema liberale occidentale è alla frutta.
    I rimedi al WTO, il divieto alla Politica di vivere con il debbito pubblico, sono cose possibili ma se il sistema liberale consente cancri simili alla crisi finanziaria attuale, tutto è vano. Anche il modello di Democrazia attuale è da ripensare e quindi un modello di Partito liberal-libertario deve essere discusso con un procedimento di democrazia diretta.
    Buon anno e speriamo di incontrarci per la nascita di un partito a democrazia diretta di ispirazione libertaria.

  39. Fernando
    4 gennaio 2012 a 11:26 | #39

    per far ripartire tutta l’economia ,anche produttiva basterebbe ridurre i pagamenti per le aziende a 30 gg (come in Germania). Sia per lo stato sia per i privati. Le aziende non si indebiterebbero più con le banche per la liquidità corrente. I finanziamenti bancari servirebbero solo per gli investimenti. Costo sul deficit statale uguale a zero.
    Sparirebbe la corruzione per farsi pagare e tutti si concentrerebbero sulla produttività.
    Capisco che le grandi aziende siano contrarie ma questo è il vero problema di tutta la filiera produttiva.

  40. Emidio
    4 gennaio 2012 a 15:35 | #40

    @Giancarlo Caporali
    Sig. Caporali mi complimento con la sua analisi, di cui condivido la sostanza. Non sono d’accordo sulle liberalizzazioni in quanto ci sono costi che incidono sui prodotti finali che così si andrebbero a limare, inoltre tolgono spazio al capitale parassitario. Per quanto concerne la tassazione delle imprese che importano in UE verrebbe calssificata come pratica sleale e saremmo come stato tangibili di sanzioni da parte della Commissione europea dopo lo speciale procedimento previsto in corte di giustizia.
    Il problema è che a qualcuno il WTO allargato è convenuto es. multinazionali ecc e finchè il mondo intero non se ne accorge visto che la Cina ha la sua bilancia dei pagamenti pazzescamente in attivo unico paese al mondo, l’italia può fare poco se non come dice lei, svendere il ns. patrimonio.
    Però a proposito di questo mi chiedo: è giusto che lo stato sia presente in porzioni amplie di mercato che invece dovrebbe solo regolamentare?
    Ferrovie, energia, trasporti ecc ma non solo, normative restrittive della concorrenza farmacie, notai ecc
    Abituarci alla concorrenza interna ci abitua alla concorrenza globale.
    Non parlando dell’art. 18 che è proprio lunare come concetto in un mercato globalizzato. In tutti i paesi dell’est europa non esistono i CCNL ed il prezzo del lavoro si forma sul mercato un pò come in italia con l’ultraprecario contratto a progetto. Certo è che ci vuole un compromesso tra l’assurdo art. 18 con il reintegro e i contratti a progetto è una voragine questa che si crea tensioni sociali che stiamo solo ora iniando veramente a toccare con mano.

  41. Bruno
    4 gennaio 2012 a 20:19 | #41

    Gent.mo Oscar, esprimo un attestato di stima nei suoi confronti, perchè la sento parlare chiaro e nella nebbia televisiva solita e nella palude della situazione attuale è cosa di gran conto e vengo alla sua domanda. Certo che ci si deve sporcare le mani! I blog se restano solo sfogatoi finiscono per assumere l’odore della muffa. Proprio come questo blocco, questa gigantesca lobby trasversale che vorrebbe soffocare tutto prima di morir di fame essa stessa. Non hanno capito che la questione non è se guadagnano più dei loro colleghi francesi o tedeschi o che altro vogliamo, la questione è che per tantissima gente quel che guadagnano non se lo meritano, non sono preparati, non fanno e non hanno fatto cose che giustificano non 16.000 euro al mese ma neanche 1600! Questo è il punto. E pure il contorno dei Consiglieri Regionali, degli Amministratori nelle Regioni a Statuto Speciale e pure l’esercito di barbieri, dattilofrafi, commessi delle Camere e pure quello sterminato dei Funzionari e Responsabili di Servizio negli Enti Pubblici. E ci viene una domanda per restare in tema: se è vero il fatto, quel Gip che ha fatto il copia incolla e di fatto avrebbe messo in libertà il mafioso quanto guadagna? e queste cose come incidono sulla sua progressione di carriera? e chi lo giudica ? Altra questione gigantesca è questa, chi giudica la produttività, la congruità servizio/organici /costi, le promozioni in tutto l’ ambaradan pubblico? C’è una controparte “vera” che rappresenta il datore di lavoro in questo settore o valutati e valutatori stanno tutti dalla stessa parte ? E poi c’è l’evasione, inaccettabile e pur sono decenni che è tollerata. Questione di controlli che non sono stati fatti? Per me sono le due facce di una stessa medaglia, si potrà fare lotta “vera” all’evasione, condotta con severità se nello stesso tempo si affronterà la “riduzione della spesa pubblica”. Solo così ciò che si riesce a recuperare potrà essere di supporto alla “ripresa”, essere utilizzato per sostenere il settore produttivo e la concorrenzialità del sistema. La sua domanda è : sporcarsi le mani come partito o come movimento? In entrambi i casi nel manifesto fondativo sarebbe fondamentale dire: non aderite o non votate se pensate di mantenere il posto di comodo, lo stipendio indipendentemente dal merito, la pratica dell’evasione fiscale, la progressione di carriera assicurata, gli emolumenti iperbolici, la candidatura indipendente dalla preparazione. Si può fare? ….

  42. Marco
    5 gennaio 2012 a 10:09 | #42

    sto alla sua domanda. Io credo che quello che sia mancato in questi anni a questo paese è una classe di giornalisti ed economisti coraggiosi, professionali, duri e puri. Credo che le prime crepe nell’elettorato di dx si siano viste non tanto per l’azione di ballarò, report ecc ma piuttosto perchè ad un certo punto i giornalisti di area, permettetemi questa indicazione del tutto generica, di centro dx (Corriere, La Stampa ecc), più che altro perchè la gente che li legge si riconosce in quell’area, hanno iniziato a rendicontare le azioni del governo con spirito molto più critico, tanto da stizzire in conferenze stampa anche i vari Bossi e Berlusconi. A l’Italia credo sia mancato il coraggio dell’intelligenza critica. Ci sono mancati giornalisti ed economisti capaci di dire, quando il governo era ancora ben saldo e le azioni ben chiare, che ci stavano portando nell’abisso. Gli unici che hanno martellato sono appunto stati i vari Repubblica, Espresso e programmi TV noti. Ed è per questo che quando si parlava con gente di centro DX e indicavi situazioni evidenziate da giornalisti/economisti ospitati da quelle trasmissioni/giornali ti sentivi dire “ehhh vabbè, ma che giornali leggi? quelli sono comunisti”. Ai voglia a dire che leggevo le stesse cose sul wsj, times e su una miriade di articoli sul web non ascrivibili all’area di SX. Quando anche il Corriere, La Stampa, Avvenire, Famiglia Cristiana & co. hanno iniziato a leggere la nostra parabola per qual che era allora la i sondaggi hanno piegato il governo. E solo quelli… non la comunità europea… Quindi coraggio signori. Sfoderate la vostra più coraggiosa intelligenza! Credo che oggi l’Italia abbai bisogno di voi come i partigiani lo furono al tempo. Fatelo da dai vostri giornali dai vostri studi, dal parlamento o da dove volete. Non importa il luogo o il cappellino che avete in testa. Siate veri. Grazie e buon lavoro.

  43. Sandro
    6 gennaio 2012 a 17:09 | #43

    @Giancarlo Caporali
    E’ chiaro, bisogna rifare tutto da capo questa e’ l’unica soluzione; non c’e più posto per chi non produce, si va avanti solo se ognuno si guadagna il suo pane, bene se il mio vicino si guadagna pane e prosciutto, forse qualcuno lo seguirà!! Che ne faremo di chi ha sbagliato? Come chi governa male! Deve cambiare lavoro. Se io sbaglio un prodotto fallisco’ se l’ingegnere progetta male il ponte non progetterà più. Se un giudice sbaglia sentenza non deve giudicare più . I bravi professori hanno una vocazione sono un po’ ottusi ma non hanno la faccia tosta di andare a governare, ma quando insegnano sono geniali, questi si che costruiscono il futuro!! Che producono gli spazzini se noi gli facciamo la differenziata e la stessa e’ – 60%

  44. davide beccani
    7 gennaio 2012 a 16:57 | #44

    Il Gotterdammerung sarà inevitabile, che rimanga l’euro (in qualunque forma si voglia), che ritorni la liretta di un tempo o che si riscoprano le conchiglie come moneta di scambio. Dopo Monti non so come questa classe dirigente (tutta) possa ripresentarsi, anche se, certamente, lo farà.
    Si, Oscar G., “occorre sporcarci le mani, provare a riempire teatri, e vincere la ritrosia profonda a un impegno diretto in quell’arena assai poco allettante che è la politica”. OCCORRE. Di idee da copiare in giro per il mondo (Germania Brasile e persino Cina) o da farci venire qui in Italia ce ne sono in grande quantità. C’è molto da studiare e altrettanto da fare.
    Quanto a Berlusconi è poco utile continuare ad accanirsi; egli non ha fatto ciò che neanche i suoi avversari (o i suoi alleati) avrebbero fatto.
    Per le politiche liberali siamo all’anno ZERO. Ma proprio per questo, ZERO può essere un’opportunità. Il 24 giugno u.s. scrivevo in un commento ad un suo articolo: “Sembrerà paradossale ma proprio in Italia (paese eurodebole e periferico) si sta avvicinando la fine (forse sarebbe meglio dire il crollo) della sua attuale classe politica e del suo ciclo. Approfittiamone! Il Caso, non certo il merito, ci metterà nelle condizioni di dovere affrontare, probabilmente per primi, quello che è il tema principale del decennio appena iniziato: a fronte dell’ultimo “continentale” fallimento con quali criteri dovremo scegliere la nuova classe dirigente?”.
    Forza e coraggio. Lasciamo che anche i liberali possano dire la loro.

  45. stefano
    8 gennaio 2012 a 10:01 | #45

    OK, allora, dopo tutti questi commenti favorevoli, quando diavolo vi deciderete? Dite “tocca a noi decidere” e poi fate passare dei mesi (durante i quali non si vede limite al peggio). Quasi quasi mi sembrate Montezemolo!
    Stefano

  46. Maria Grazia
    12 gennaio 2012 a 1:39 | #46

    Un piccolo chiarimento. Perchè gli enti pubblici non pagano i fornitori accampando come scusa il patto di stabilità? Dal momento che ogni spesa deve essere preventivamente deliberata approvata nonchè trovata la relativa copertura economica (quindi in conformità con il patto di stabilità suppongo!!) perchè poi finiti i lavori.. con buon esito ovvio…non pagano??? Grazie per l’attenzione

  47. roberto orlandi
    12 gennaio 2012 a 10:08 | #47

    Fuffa, fuffa, fuffa, fuffa, solo fuffa.
    Caro Dott. Giannino
    Le iniziative di questo governo sono solo fuffa e fumo negli occhi dei cittadini per i seguenti motivi:
    1) TASSE- tutti dobbiamo essere disposti a sacrifici per cui dobbiamo accettare (ma non essere contenti come qualche ex ministro pretendeva) di dover pagare più tasse ma ciò a solo se contestualmente si parla di……
    2) SEMPLIFICAZIONI E TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA, che mantiene un esercito di fannulloni e non riesce minimamente a razionalizzare le risorse umane con il risultato che vi sono uffici oberati di lavoro, e che cadono nel disservizio cronico, ed altri paradisi dove in immensi corridoi semideserti evanescenti funzionari, commessi ed impiegati vagano inoperosi o vengono impiegati in compiti del tutto inutili ed adempimenti che servono solo per giustificare la loro presenza. Ma non solo di tagli non se ne parla ma nemmeno di razionalizzazione ed ottimizzazione delle risorse per cui si arriverà a dei tagli sommari che creeranno ulteriori disservizi e non riusciranno ad eliminare se non in minima parte il “fannullismo” (mi si conceda il neologismo dove per tale deve intendersi la situazione sia di chi proprio non fa nulla sia di chi è impiegato in meri compiti autoreferenziali come annotare semplicemente la propria presenza sul lavoro o controllare se stesso). Ma a quanto pare la panacea dipende da……
    3)LIBERALIZZAZIONI 1- Io mi definisco un liberista talebano ma questa, per come viene presentata, è una emerita CASTRONATA dato che non si vede quale spinta possa dare al volano dell’ economia la liberalizzazione dei TAXI e l’ apertura a tutti della professione di avvocato. Basti leggere l’ articolo dell’ Espresso di questa settimana dedicato all’ argomento per capire come non ci sia bisogno di una selvaggio aumento di tassisti se non nella prospettiva di costringere gli esistenti, strozzati da costi e tassazione insostenibili, a cedere le licenze ad entità più grandi e farsi assumere come semplici dipendenti (con buona pace della libera concorrenza). Quanto alla mia categoria, gli avvocati, trovo che sostenere che siamo un numero spropositato (220.000) e che il rimedio sia una ulteriore liberalizzazione ed apertura con conseguente incremento costituisca un corto circuito logico anche senza voler scomodare il fatto che si tratta di una servizio pubblico (riconosciuto come tale anche dalla Commissione Europea) che si rischia di aprire l’ esercizio a soggetti senza alcuna garanzia sulla loro preparazione con conseguente guerra feroce sulle tariffe, proletarizzazione della categoria e necessità di incrementare il numero delle pratiche evase, per mantenere i già elevati costi, ed inevitabile scadenza della qualità del servizio: per impostare adeguatamente una pratica (ovviamente non per tutte) occorrono ore di studio e di preparazione ed è necessario disporre di adeguati strumenti di consultazione (biblioteche e banche dati) . E’ facile abbindolare il cliente ed abbassare il prezzo per poi impostare frettolosamente gli atti ma siccome i risultati si vedono dopo dieci anni (tanto dura una pratica di una certa complessità) nel frattempo quanti clienti hanno usufruito di un pessimo servizio da quell’ avvocato? E’ questa la soluzione dei mali dell’ economia o, forse, sarebbe meglio prevedere un numero controllato già dall’ università (come accade per medicina). Ma forse tutto ciò provocherebbe un aumento di efficienza. E poi, ancora, perchè i Giudici non devono lavorare tutti (c’ è chi le lavora, soprattutto nelle procure) almeno otto ore al giorno quando io senza alcun tipo di garanzia ne lavoro 14? Non di liberalizzazione selvaggia si deve parlare ma di razionalizzazione secondo le effettive esigenze della società. Ancor peggio consentire società fra soci di capitali e liberi professionisti che costituisce una contraddizione in termini per la LIBERA professione. Come potrà essere libero un professionista che deve rispondere ad un Cda. Saremo tutti fagocitati da società formate da chi ha le risorse e cioè assicurazioni, banche, finanziare, fondi di investimento etc. con criteri di lavoro ben diversi dalla tutela del cliente e grave pregiudizio dell’ effettiva tutela del diritto costituzionalmente garantito dall’ art. 24.
    4) LIBERALIZZAZIONI 2 (QUELLE MANCATE)- Perchè non si parla di liberalizzazione delle reti del gas che riguarda 60 milioni di italiani, oppure non si fa sì che le banche facciano il loro mestiere di sostegno all’ economia anzichè di riparare dalla pioggia solo quando c’ è il sole evitando che le stesse si dedichino alla sola speculazione finanziaria che è fine a se stessa e non produce economia vera. Ed ancora, è veramente una garanzia una Banca centrale che per non dipendere dal potere politico è di fatto controllata da altre banche e quindi, per effetto delle catene di controllo, delle solite 10 famiglie che controllano la finanza mondiale.
    Mi fermo quì e la incoraggio affinchè perchè la sua voce si alzi sempre alta e forte (sono un so accanito fan e la cito spesso) ma la prego di considerare che liberalizzazione non può essere un credo meramente fideistico perchè in alcuni settori può produrre guasti insanabili per cui occorre agire con cautela ed è meglio liberalizzare mediante razionalizzazione e non sic et simpliciter. Lei è un economista e di numeri se ne intende. Sono anche disponibile ad un confronto per cui il mio cell. è 3389326257
    Un saluto dal suo affezionato ascoltatore e lettore.

  48. Tony
    14 gennaio 2012 a 14:25 | #48

    “Dite la vostra. Non sono le idee a mancare. Qualche tempo fa, Alberto Mingardi ve ne chiese di aggiuntive, e ci avete risposto. Ma in una lunga fase politica italiana che si chiude, c’è una decisione da prendere. Non sulle idee, ma sull’iniziativa da assumere. Perché ad aver totalmente fallito è l’offerta concreta messa in piedi sul versante liberale da un Mr Consenso per sè e i suoi affari incapace di diventare mai Mr Governo per gli altri. Mica è un caso, che a risultare meno coinvolto e più contento sia chi, in fondo e al di là delle apparenze, liberale non è stato mai, come il ministro dell’Economia.”

    Qualcuno, prima o poi, dovrà spiegarmi cosa significa essere un liberale e la teoria economica di fondo, poiché quelle che conosco io (e le conosco tutte) sono fallimentari (da Ricardo a Friedmann)!!!

    L’unica cosa che regge sempre è la redistribuzione dei redditi, specialmente in fasi recessive e di stagnazione economica proporzionalmente alla propensione al consumo delle classi di appartenenza di reddito, in linea di principio con i marginalisti, in questo caso modificando la loro visione individualista con un altra collettivista.

    Una specie ibrida del capitalismo che resta come tale in fasi di crescita economica che diventa socialista in fasi di stagnazione e recessione. Ovviamente, un altra considerazione va fatta sulla fuga dei capitali non appena l’economia “puzzasse” di socialismo. A tal punto integrando la suddetta politica economica con la tecnica aziendale di governance d’impresa da parte dei lavoratori (una forma più evoluta delle Stiftung tedesche) come correzione.

    Certo che non parleremmo più di capitalismo, ma di una specie di socialismo libertario o democratico come l’unica forma di società che funziona sia in tempi di crescita, sia in tempi di recessione: una sintesi del marxismo e dei marginalisti fino a quando l’umanità non si evolverà ulteriormente capendo l’inutilità di certi approcci, lasciando appunto, le porte aperte al comunismo.

    Se il cittadino deve conoscere per cambiare la società, è altrettanto vero che l’ideologia capitalista e liberista essendo impossibile, i suoi sostenitori devono metter via una parte del loro egoismo ed evolversi anch’essi: l’evoluzione culturale deve, quindi, partire da entrambe le parti, sia dall’alto, sia dal basso!

    Comunque, prima di parlare come poter indottrinare ulteriormente la cittadinanza su un ideologia impossibile come il liberismo, il salto di qualità per lasciar morire le ideologie insieme al proprio egoismo devono farlo, in primis, i suoi sostenitori e dedicarsi alla conoscenza.

    Ma per questo oggi come mai prima bisogna essere comunisti, appunto, coloro che lottano contro ogni forma di ideologia e indottrinamento. Per suscitare la vostra curiosità io vi chiedo:

    dimostrate con i numeri e teorie economiche la fattibilità del liberismo e poi ne parliamo, che si sa, la verità (conoscenza non inquinata) è una soltanto, quindi, o abbiamo ragione noi, o avete ragione voi, o nessuno dei due!

    Per questi motivi esiste il confronto metodologicamente parlando, con la forza dei numeri, la MATEMATICA.

    Io sono sempre disponibile.

    hasta farisei

  49. Gencos
    14 gennaio 2012 a 20:35 | #49

    Ma perché non si crea un’ agenzia di RATING europea, magari ITALIANA?

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