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Gli indignados hanno ragione?

Oggi la città in cui Nicolò vive è stata teatro di una grande manifestazione di giovani indignados. Sono successi gravi incidenti, proprio nella zona dove Nicolò vive. L’odore dei lacrimogeni e della gomma bruciata gli è entrato fin dentro casa. Nicolò ne è rimasto colpito. Ha visto in TV ragazzi con caschi e passamontagna sfasciare tutto. Li ha considerati delinquenti, e di loro non ha null’altro da dire. Ma non lo hanno affatto convinto neanche gli altri manifestanti. Hanno sì il merito – ma è poi un merito? – di manifestare pacificamente. Ma in nome di idee in larga misura sbagliate.

Nella celere sintesi che ne può fare un bimbo di sei mesi, che certamente non può capire tutto, gli indignados:

- sono contro le banche

- sono per il ripudio del debito

- chiedono allo Stato di spendere più soldi per la scuola, per l’università, per la ricerca, per i trasporti etc.

- chiedono allo Stato un lavoro stabile, garantito e a tempo indeterminato.

Nicolò non ha ancora concepito alcuna idea trasformabile in una intrapresa economica. Ma ha già capito che, se mai gli verrà un’idea simile, l’unica possibilità di realizzarla risiederà in una banca gli conceda credito. Senza le banche, nessuno che non sia ricco di famiglia potrebbe intraprendere alcunché. Nicolò quindi crede che i giovani non dovrebbero prendersela con le banche; semmai dovrebbero sperare che facciano meglio il loro lavoro.

Quanto al ripudio del debito, Nicolò la considera una cosa abbastanza immorale. Se lo Stato per primo non mantiene la parola, e non rimborsa i soldi presi a prestito, di chi ci si potrà mai fidare? Come potrà quello stesso Stato credibilmente assicurare a chi presta dei soldi che li riavrà indietro? Ma allora nessuno presterà più i propri soldi; di nuovo, ai giovani che non siano ricchi di famiglia sarà inibita ogni possibe intrapresa.

Veniamo alla richiesta che lo Stato spenda più soldi. A differenza di Nicolò, gli indignados forse non frequentano il sito dell’Istituto Bruno Leoni, e quindi non sanno che lo Stato ha già molti debiti. E altri ne fa continuamente, perché è in deficit. Dove dovrebbe prendere i soldi da spendere a favore delle tante cose buone richieste dagli indignados? Non potrebbe che indebitarsi ulteriormente. Ma se avrà ripudiato il debito, chi volete che gli faccia credito? A Nicolò sembra che ci sia una contraddizione fra ripudio del debito e più spesa pubblica in deficit.

Infine, la questione del lavoro. Nicolò ha presente che circa un terzo dei giovani che cercano un lavoro non lo trova. E gli sembra un serio problema. Gli sembra però difficile immaginare che la soluzione sia dare a tutti questi giovani un lavoro alle poste o all’anagrafe. Di nuovo: con quali soldi? (e si torna ala contraddizione fra ripudio del debito e ricorso al debito) . Dunque, questo lavoro i giovani lo dovranno avere da imprese private. Che li assumeranno, pensa nella sua semplicità infantile Nicolò, se renderanno più di quanto costeranno. Quanto renderanno dipenderà da cose tipo la tecnologia, l’organizzazione, troppo complicate perché un bimbo possa dire alcunché. Ma quanto costeranno, questo anche a un bimbo è chiaro, dipende da quanto entrerà nelle loro tasche e da quanto, a titolo di tasse, di contributi previdenziali etc. finirà allo Stato. A Nicolò sembra che questi indignados, se vogliono più lavoro e se non vogliono salari e stipendi più bassi, dovrebbero chiesto di avere meno Stato e non più Stato.

Mentre faceva queste riflessioni, Nicolò ha sentito che il nuovo capo della banca centrale europea diceva che i giovani che protestano hanno ragione. Avranno ragione a protestare, ma dovrebbero ragionare un po’ di più.

 

15 ottobre 2011 credito, debito pubblico , ,

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  1. Carlo
    22 ottobre 2011 a 11:06 | #1

    Gli indignatos sono delinquenti (quelli che sfasciano) e illusi perchè non hanno capito che chi li istiga e manovra li sta fregando. Chiedono provvedimenti che renderebbero il loro futuro ancora più incerto. Fortunatamente ci sono tanti ragazzi che l’hanno capito e che si danno da fare per crearsi da soli il proprio futuro, senza aspettare illusorie promesse da chi ha interessi opposti ai loro.

  2. CLAUDIO DI CROCE
    22 ottobre 2011 a 11:59 | #2

    @riccardo
    Lei ha perfettamente ragione ; e questo vale anche per idraulici, muratori, falegnami, decoratori, elettricisti, addetti alla pulizie, ai traslochi ,infermieri,parrucchieri
    ,pasticceri , calzolai, sarti e tante altre categorie di lavoro considerate dai nostri ” indignados ” non degne della loro ” cultura ” ( cioè del pezzo di carta che hanno preso in Università che lo regalano aumentando così le cattedre e gli stipendi per i professori ). Nel famoso sud alla fame è difficile trovare un italiano disposto a raccogliere i pomodori , cioè a piegare la schiena verso la terra , o andare per mare a pescare. Sono però affollatissime le facoltà ” umanistiche ” che servono per imparare a campare senza lavorare infilandosi in qualche tipo di PA centrale o locale , facendosi cos’ mantenere a vita dai contribuenti.
    Senza dimenticare i cinque milioni di immigrati giovani la maggior parte dei quali lavora.
    Su questi argomenti nessun sostenitore degli ” indignados ” interviene , anche perchè non hanno nulla da dire

  3. Franco
    22 ottobre 2011 a 14:19 | #3

    Stranamente questa volta sono d’accordo con Nicolò.
    Franco

  4. Franco R.
    22 ottobre 2011 a 21:58 | #4

    SIAMO TUTTI INDIGNADOS. E quando la disoccupazione, la mancanza di prospettive, la sfiducia, la povertà e la fame aumenteranno sapete bene TUTTI cosa succederà. Altro che indignados! Prepariamoci per il peggio che sta avanzando a grandi passi in tutto il vecchio mondo.

  5. marco
    23 ottobre 2011 a 17:31 | #5

    E’ molto banale dire che abbiamo bisogno delle banche per avere un prestito.
    Ma chi sei?
    Informati meglio.
    Il problema non è questo.
    Come mai la banche hanno sempre più potere?
    Soprattutto un libro in inglese (non tradotto in italiano) mi ha fatto capire veramente come funzionano le cose. The secrets of the federal Reserve di Eugene Mullins. Consiglio a colui che ha scritto l’articolo di leggerlo e, se non sa l’inglese, di farselo tradurre.
    Come sempre non viene mai detta tutta la verità.
    Leggete il libro. Lo merita.

  6. Siro Setaccioli
    23 ottobre 2011 a 23:57 | #6

    Forse basterebbero due semplici cose:
    - DIVIETO in tutto il mondo di vendita allo scoperto
    - mini tassa su tutte le transazioni per tracciare gli speculatori.
    Chi non lo vuole vuole la crisi

  7. Andrea Chiari
    24 ottobre 2011 a 18:00 | #7

    E’ un vero piacere intellettuale potere argomentare rispettando perfettamente l’indirizzo liberistico del sito. Ci si sente a casa. Così dico al fornaio che si fa meraviglie di non trovare lavoranti alle condizioni economiche che gli aggraderebbero: perchè non prova ad aumentare la paga? In una logica di mercato si fa così, altrimenti facciamo come nella vecchia Unione Sovietica dove gli stipendi dei minatori e degli insegnanti si parametravano su criteri aprioristici di classe ed erano comunque burocraticamente determinati. Se a me (nelle mie condizioni) mi proponessero 2.000 euro per andare in fonderia non accetterei, per 3.000 ci farei un pensiero e per 4.000 probabilmente accetterei. E’ possibile che in un libero mercato in quella certa situazione per avere un lavorante si debba offrire di più. Dov’è lo scandalo? Se la crisi morderà di più (come temo) ahimè il prezzo sarà in futuro più basso (sempre nel rispetto delle regole, beninteso). Non c’è altra prova che quella del mercato.
    Riguardo ai coltivatori di pomodoro prima di accusare i meridionali di battere la fiacca domandiamoci: le paghe per questo scomodo lavoro sono adeguate? Si versano i contributi previsti per legge e si rispetta la normativa sul lavoro? Si rifugge dalle tentazioni del lavoro nero (o meglio: schiavistico) imposto con l’immigrazione irregolare, i caporali e i guardiani armati malavitosi? Rispetto della legge e logica di mercato: in questo modo avremo pomodori più buoni e più puliti e troveremo lavoranti contenti che possano permettersi di mantenere una famiglia e di mandare a scuola i figli, perchè senza ricambio sociale non c’è sviluppo. Altrimenti continuiamo a offrire ai braccianti lavoro nero, paghe da fame e poi lamentarci che dobbiamo arruolare Rumeni e Marocchini perchè gli Italiani non vogliono piegare la schiena. Poveri liberali, se sono questi qui!

  8. CLAUDIO DI CROCE
    25 ottobre 2011 a 16:29 | #8

    @Andrea Chiari
    questo gentile signore da una parte dice che i giovani non hanno lavoro dall’altra dice che non accettano i lavori che ci sono perchè non sono abbastanza pagati . Preferiscono cioè non fare nulla ,mantenuti dai genitori, dai nonni, dai contribuenti in attesa di trovare un ” posto di paga ” nelle varie amministrazioni pubbliche o che comunque corrisponda alle loro “aspirazioni ” e alle loro ” inclinazioni ”
    Ho letto un articolo di Rondolino ( ex consulente del leader Maximo ) che risponde alle sue considerazioni e che copio:
    “I bamboccioni italiani sono il prodotti finale di una lunga tradizione .Cresciuti in un sistema politico che barattava il voto dei loro genitori ( non importa se alla DC o al PCI ) con una diffusione capillare dell’assistenzialismo, divenuti adulti in una scuola squalificata che non sa più nè istruire nè bocciare , abituati al moderno benessere della paghetta , i bamboccioni scambiano una fortuita combinazione storica con un diritto naturale .”
    Detto da un ex comunista cioè da un ex membro di un partito che ha enormi responsabilità dell’attuale situazione del debito pubblico , non mi sembra da sottovalutare , oppure non le va bene perchè non insulta Berlusconi dando a lui tutta la responsabilità ?

  9. Andrea Chiari
    25 ottobre 2011 a 21:44 | #9

    Insultare Berlusconi non serve. Si insulta da solo. Riguardo alle speranze di essere assunti dalle pubbliche amministrazioni mi sembra una polemica vecchia. Intanto perchè le pubbliche amministrazioni non assumono più (e credo che facciano bene) poi perchè quello che si cerca, anche da parte dei giovani, è un lavoro non necessariamente pubblico purchè dignitosamente retribuito (e, ovviamente, altrettanto dignitosamente svolto). Ci saranno delle eccezioni, magari ragazzotte che credono che per far carriera nella politica o nello spettacolo basti partecipare a “serate eleganti” ma mi sembra che i giovani se ci fosse un lavoro decente accetterebbero in massima parte di lavorare con impegno. Citare Rondolino non mi sembra il caso. E’ proprio il prototipo di chi per avere pane (e molto companatico) ha fiutato il vento e – mi si perdoni – ha venduto il culo. Anche a destra cio sono testimonial migliori.

  10. CLAUDIO DI CROCE
    25 ottobre 2011 a 23:45 | #10

    Lei preferisce vedere i giovani bamboccioni continuare a farsi mantenere dai genitori dai nonni, dai contribuenti, piuttosto di accettare un lavoro che loro giudicano non dignitoso e non retribuito come vogliono . I suoi figli o nipoti li ha educati così ?
    Per quanto riguarda l’ex consulente di D’Alema , se dicesse quanto dice per aver fiutato il vento si sarebbe arruolato di nuovo soto le bandiere rosse , solo che probabilmente il ” culo ” – come dice lei nel suo inglese oxfordiano -gli brucia ancora per quanto ha dovuto sopportare quando sfilava sotto le bandiere comuniste cantando l’internazionale e ineggiando ai vari criminali comunisti che comandavano nei paesi che Napolitano chiamava ” fratelli”

  11. Pierluca Meregalli
    26 ottobre 2011 a 14:28 | #11

    Il fatto è che molte banche hanno smesso di fare le banche.
    Le banche che servono sono indispensabili.
    Le banche che speculano,oltre il limite fisiologico che consente al mercato di funzionare, fanno solo danno (salvo che ai propri manager)

  12. Andrea Chiari
    26 ottobre 2011 a 15:20 | #12

    Diciamo che Rindolino è un professionista che offre le sue prestazioni a chi lo paga. Vi sono diverse categorie di persone che fanno questo, alcune rispettabilissime, altre meno. Riguardo al rapporto tra lavoro e retribuzione, volevo solo sottolineare come la paga “giusta” non la stabilisce il bravo fornaio di Vattelapesca e neppure la Sezione Lavoro e Salario del Comitato Centrale del Partito Unitario dei Lavoratori ma, più semplicemente il mercato nel rispetto delle regole e della legge. Ai padroncini che lamentano di non trovare dipendenti consiglio pertanto di leggere i classici liberali e di sganciare le palanche. Del resto mi risulta che oggi in Italia tanti giovani lavorino per pochi soldi, senza garanzie e coin futuro incerto (e – ovviamente – senza speranza di pensione) e questo è un problema insieme sociale e politico di proporzioni enormi. Per cui credo non valga la pena polemizzare troppo con chi dice i giovani non hanno voglia di lavorare, vadano a raccogliere i pomodori, non ci sono più le mezze stagioni, ai miei tempi …. Roba da bar.

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