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Abolire gli ordini professionali: se non ora quando?

Nella giornata di ieri, 30 giugno 2011, è apparsa e una proposta di legge delega volta a riformare gli ordini professionali da far venire la pelle d’oca alle lobby degli avvocati e dei commercialisti. La paura non deve essere durata molto poiché la proposta è scomparsa nella seduta fiume in cui sono state annunciate le varie misure di austerità finanziaria. Questo residuo del corporativismo fascista che tramanda le “libere” professioni di padre in figlio è una delle leggi più schifose e indegne di un paese civile. Perpetua la riproduzione genetica di una casta, impedisce la concorrenza a favore dei consumatori ma soprattutto è una vera e propria umiliazione per le nuove generazioni. Insegna loro che esistono attività di serie A ed attività di serie B, frustra lo spirito dei più intraprendenti e li educa da subito ad accettare una realtà in cui se non hai le relazioni giuste devi essere pronto a passare per le forche caudine per entrare eventualmente nell’olimpo degli eletti. Uccide la legittima aspirazione di un ventenne di provare a fare le scarpe all’establishment consolidato, mettendolo così al riparo dalle pressioni concorrenziali provenienti dal basso.

La proposta di legge delega prevede:

  • la abolizione dei minimi tariffari;
  • la abolizione dei divieti imposti all’attività pubblicitaria;
  • la possibilità di costituire società di capitali;
  • la possibilità di iscriversi in più albi e di condurre imprese commerciali;
  • il divieto di contingentare il numero dei professionisti;
  • la abolizione de facto degli esami di stato ed il subordino dell’esercizio della attività professionale al conseguimento della laurea abbinato ad un periodo di tirocinio iniziabile già durante il periodo degli studi universitari.

Gli ordini professionali rimarrebbero così in vita con funzioni principalmente di carattere associazionistico. L’ingresso nel mercato del lavoro viene significativamente liberalizzato e democraticizzato per le nuove generazioni e al tempo stesso si offre la possibilità di riciclarsi con maggior facilità al personale qualificato impiegato in aziende private.  In particolare, dopo i quaranta anni, la disoccupazione è traumatica anche per chi dispone di un buon curriculum e di un titolo di studio qualificato. Perché impedire la possibilità di mettersi in proprio rimettendosi in discussione in quelle che una volta erano chiamate “arti liberali”? La società non ha nulla da guadagnare da tutto ciò, i soliti noti sì. In un paese civile è giusto e doveroso dare ai giovani la possibilità di sfidare i “maestri affermati”, ed è giusto e doveroso favorire il ricollocamento di personale qualificato nel mercato delle libere professioni abolendo inutili forche caudine che, con le scuse più varie, favoriscono soltanto le caste esistenti.

In un paese civile, un governo autoproclamatosi “liberale” (senza peraltro aver fatto nulla di convincente in tal senso) ha il dovere di portare avanti questa riforma a costo zero. In un paese civile, un governo sordo alle più elementari richieste di giustizia, libertà e concorrenza dovrebbe trovarsi di fronte un’opposizione pronta a denunciarne l’inettitudine impegnandosi (seriamente) a correggerne le mancanze.

In un paese civile, appunto.

Per consultare il testo della proposta di legge cliccare qui.

Nella giornata di ieri, 30 giugno 2011, è apparsa e una proposta di legge delega volta a riformare gli ordini professionali da far venire la pelle d’oca alle lobby degli avvocati e dei commercialisti. La paura non deve essere durata molto poiché la proposta è scomparsa nella seduta fiume in cui sono state annunciate le varie misure di austerità finanziaria. Questo residuo del corporativismo fascista che tramanda le “libere” professioni di padre in figlio è una delle leggi più schifose e indegne di un paese civile. Perpetua la riproduzione genetica di una casta, impedisce la concorrenza a favore dei consumatori ma soprattutto è una vera e propria umiliazione per le nuove generazioni. Insegna loro che esistono attività di serie A ed attività di serie B, frustra lo spirito dei più intraprendenti e li educa da subito ad accettare una realtà in cui se non hai le relazioni giuste devi essere pronto a passare per le forche caudine per entrare eventualmente nell’olimpo degli eletti. Uccide la legittima aspirazione di un ventenne di provare a fare le scarpe all’establishment consolidato, mettendolo così al riparo dalle pressioni concorrenziali provenienti dal basso.

La proposta di legge delega prevede:

· la abolizione dei minimi tariffari;

· la abolizione dei divieti imposti all’attività pubblicitaria;

· la possibilità di costituire società di capitali;

· la possibilità di iscriversi in più albi e di condurre imprese commerciali;

· il divieto di contingentare il numero dei professionisti;

· la abolizione de facto degli esami di stato e subordino dell’esercizio della attività professionale al conseguimento della laurea e ad un periodo di tirocinio iniziabile già durante gli studi universitari.

Gli ordini professionali rimarrebbero così in vita con funzioni principalmente di carattere associazionistico. L’ingresso nel mercato del lavoro viene significativamente liberalizzato e democraticizzato per le nuove generazioni e al tempo stesso si offre la possibilità di riciclarsi con maggior facilità al personale qualificato impiegato in aziende private. In particolare, dopo i quaranta anni, la disoccupazione è traumatica anche per chi dispone di un buon curriculum e di un titolo di studio qualificato. Perché impedire la possibilità di mettersi in proprio rimettendosi in discussione in quelle che una volta erano chiamate “arti liberali”? La società non ha nulla da guadagnare da tutto ciò, i soliti noti sì. In un paese civile è giusto e doveroso dare ai giovani la possibilità di sfidare i “maestri affermati”, ed è giusto e doveroso favorire il ricollocamento di personale qualificato nel mercato delle libere professioni abolendo inutili forche caudine che, con le scuse più varie, favoriscono soltanto le caste esistenti.

In un paese civile, un governo autoproclamatosi “liberale” (senza peraltro aver fatto nulla di convincente in tal senso)

Nella giornata di ieri, 30 giugno 2011, è apparsa e una proposta di legge delega volta a riformare gli ordini professionali da far venire la pelle d’oca alle lobby degli avvocati e dei commercialisti. La paura non deve essere durata molto poiché la proposta è scomparsa nella seduta fiume in cui sono state annunciate le varie misure di austerità finanziaria. Questo residuo del corporativismo fascista che tramanda le “libere” professioni di padre in figlio è una delle leggi più schifose e indegne di un paese civile. Perpetua la riproduzione genetica di una casta, impedisce la concorrenza a favore dei consumatori ma soprattutto è una vera e propria umiliazione per le nuove generazioni. Insegna loro che esistono attività di serie A ed attività di serie B, frustra lo spirito dei più intraprendenti e li educa da subito ad accettare una realtà in cui se non hai le relazioni giuste devi essere pronto a passare per le forche caudine per entrare eventualmente nell’olimpo degli eletti. Uccide la legittima aspirazione di un ventenne di provare a fare le scarpe all’establishment consolidato, mettendolo così al riparo dalle pressioni concorrenziali provenienti dal basso.

La proposta di legge delega prevede:

  • la abolizione dei minimi tariffari;
  • la abolizione dei divieti imposti all’attività pubblicitaria;
  • la possibilità di costituire società di capitali;
  • la possibilità di iscriversi in più albi e di condurre imprese commerciali;
  • il divieto di contingentare il numero dei professionisti;
  • la abolizione de facto degli esami di stato e subordino dell’esercizio della attività professionale al conseguimento della laurea e ad un periodo di tirocinio iniziabile già durante gli studi universitari.

Gli ordini professionali rimarrebbero così in vita con funzioni principalmente di carattere associazionistico. L’ingresso nel mercato del lavoro viene significativamente liberalizzato e democraticizzato per le nuove generazioni e al tempo stesso si offre la possibilità di riciclarsi con maggior facilità al personale qualificato impiegato in aziende private.  In particolare, dopo i quaranta anni, la disoccupazione è traumatica anche per chi dispone di un buon curriculum e di un titolo di studio qualificato. Perché impedire la possibilità di mettersi in proprio rimettendosi in discussione in quelle che una volta erano chiamate “arti liberali”? La società non ha nulla da guadagnare da tutto ciò, i soliti noti sì. In un paese civile è giusto e doveroso dare ai giovani la possibilità di sfidare i “maestri affermati”, ed è giusto e doveroso favorire il ricollocamento di personale qualificato nel mercato delle libere professioni abolendo inutili forche caudine che, con le scuse più varie, favoriscono soltanto le caste esistenti.

In un paese civile, un governo autoproclamatosi “liberale” (senza peraltro aver fatto nulla di convincente in tal senso) ha il dovere di portare avanti questa riforma a costo zero. In un paese civile, un governo sordo alle più elementari richieste di giustizia, libertà e concorrenza dovrebbe trovarsi di fronte un’opposizione pronta a denunciarne l’inettitudine impegnandosi (seriamente) a correggerne le mancanze.

In un paese civile, appunto.

Per consultare il testo della proposta di legge cliccare qui.

ha il dovere di portare avanti questa riforma a costo zero. In un paese civile, un governo sordo alle più elementari richieste di giustizia, libertà e concorrenza dovrebbe trovarsi di fronte un’opposizione pronta a denunciarne l’inettitudine impegnandosi (seriamente) a correggerne le mancanze.

In un paese civile, appunto.

Per consultare il testo della proposta di legge cliccare qui.

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1 luglio 2011 Antitrust, diritto, liberalizzazioni, Mercato del lavoro


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  1. terminio claudio
    | #1

    l’avvocato tutela il nostro patrimonio e la libertà, il medico la salute e così via per gli altri professionisti. Questo è quanto più o meno diceva A. Smith il padre del liberismo economico occidentale, concludendo che le professioni non vanno liberalizzate perchè chi le esercita non vende merce, ma servizi delicati e complessi.
    Invece la nostra vecchia, cara Europa oggi perseguita la strada del liberismo più intransigente, dimentciando i valori dello stato sociale e della pianificazione economica.
    Ma tant’è, tra poco il manovale opererà da chirurgo, l’avvocato costruirà edifici, l’ingegnere rogherà gli atti pubblici. Il mercato sovrano e ultracapitalista garantirà la massima libertà di arricchirsi e sfruttare a danni dei più fessi, lo Stato sarà solo il guardiano notturno di lassalliana memoria con pochissimi compiti ed in un prossimo futuro nemmeno quelli.
    Mi sembra tanto la filosofia degli anarcocapitalisti o ultralibertari: aboliamo tutto, aboliamo ordini professionali, servizi pubblici, aboliamo le forze di polizia, carabinieri, ospedali, tutto aiprivat, tuttonella massima libertà.

    . ,

  2. Gianni
    | #2

    @terminio claudio
    concordo e sottoscrivo.
    Pura demagogia da quattro soldi la dozzina

  3. domenico
    | #3

    Non riuscite proprio a capire! L’inghippo sta tutto nella possibilità di creare società di capitali! Con la creazione di queste società, e il relativo obiettivo dell’utile, i professionisti finiranno per l’essere stipendiati dal capitalista di turno, e data l’elevata concorrenza accetteranno stipendi sempre più bassi, e i liberi professionisti saranno cosi tagliati fuori dal mercato, non riuscendo a sopravvivere; e verranno cosi inglobati dalle grandi società! A scapito sia della qualità, sia della libertà professionale (se sei stipendiato fai quello che dice il tuo datore)! Accadrà come è successo con l’avvento dei supermercati, che con prezzi stracciati hanno fatto chiudere relativi fruttivendoli, macellai, ecc. Logicamente il tutto a scapito della qualità! Sveglia italiani, è l’ennesima truffa di questa classe politica! E poi altro che meritocrazia!!! SVEGLIA!!!

  4. mr_kost
    | #4

    Secondo il mio punto di vista il problema è mal posto. Quali sono i limiti degli attuali ordini professionali? Molti ordini sono delle corporazioni che cercano di perpetuare un presunto privilegio che gli associati hanno e cercano di farlo mettendo barriere in ingresso al mondo del lavoro. Ritengo che eliminando tali barriere le distorsioni al mercato verrebbo eliminate. In tal modo la concorrenza potrà essere più forte e i prezzi si potrebbero ridurre. Parlo per esperienza, l’ordine a cui appartengo (ordine degli ingegneri) non ha barriere all’ingresso, tutti i laureati in Ingegneria possono fare l’esame, senza tirocinio (schiavitù legalizzata) ed affacciarsi al mondo del lavoro come professionista. Gli ingegneri, a parte la progettazione strutturale in cui sono gli unici ad essere qualificati, trovano la concorrenza di altre categorie (architetti, geometri,…) e quindi sono perfettamente inseriti nel libero mercato. Le tariffe minime non sono assolutamente utilizzate se non quando si lavora con la P.A..
    Quindi se pensassimo di togliere le barriere alla professione degli avvocati, commercialisti, notai e quegli altri settori non liberalizzati, potremmo sicuramente ottenere maggiore concorrenza e potremmo mantenere gli ordini come organizzazione (sindacale, lobby) dei professionisti.

  5. luca
    | #5

    @mr_kost
    Premetto che sono al primo tentativo dell’esame di abilitazione per avvocatura ed ho anche passato lo scritto, ma…
    quanto sarei d’accordo più che con l’abolizione degli ordini, con una riforma sostanziale, per non dire radicale degli esami di abilitazione! Sono ridicoli, passano veri e propri incapaci che hanno il solo merito di saper ripetere mnemoniche nozioni a pappagallo di fronte ad una commissione. Cosa mi rappresenta conoscere nozioni disancorate dalla realtà e già oggetto di studi universitari? Non sarebbe opportuno valutare le competenze tramite simulazioni di processi o sottoposizione di casi concreti chiedendo all’aspirante come difenderebbe strategicamente il cliente? Troppi professionisti di mezza età trincerati dietro un titolo che nulla rappresenta di concreto sparirebbero in questo modo…e veramente si darebbe lustro e competenza professionale ad una professione che via via sta cadendo a picco! Ed in più si ridurrebbe drasticamenbte il numero di avvocati! Chi potrebbe giudicarne la competenza? Una commissione di giudici Europei e con neppure un italiano!
    Questa sarebbe meritocrazia!

  6. antelmi antonietta
    | #6

    e’ uno schifo!! servono solo ad arricchire i soliti intrallazzati che adesso stanno azionando anche il bussiness della formazione!!! E dell’ipocrisia del codice deontologico ne vogliamo parlare? e perchè io che appartengo all’ordine degli avv. di brindisi devo pagare una quota associativa che supera della metà quella che pagano i colleghi di lecce !!Aboliamoli!!! Raccogliamo delle firme!!! questo paese di questo passo non crescerà mai!!!

  7. angelo
    | #7

    Mi sembra che il problema sia stato posto male.

    L’esame di stato: La barriera all’accesso va ristrutturata.

    Non serve (neanche ad assicurare professionalità) un esame come quello attuale in cui la prova scritta è rimessa alla sorte.

    Conosco ottimi colleghi che hanno dovuto provare diverse volte l’esame e ricordo che, in una mia prova, c’erano degli errori non individuati dalla commissione (che legge – distrattamente – le migliaia di prove).

    La prova orale è ridondante ed è fatta dagli stessi avvocati (con la timida inclusione di magistrati e professori) che non hanno la preparazione per svolgere un esame. Segnalo, poi, che i colleghi del sud (da cui provengo) sono impegnati a raccogliere raccomandazioni piuttosto che a garantire la professionalità degli avvocati.

    In America, una prova seria per accedere alla professione esiste e la partecipazione non è subordinata alla laurea. Può partecipare chiunque, anche un laureato italiano, ma sarà valutato con criteri oggettivi, in base alla sua preparazione.

    Nel nostro paese non è così.

    I minimi di tariffa.

    L’esperienza attuale insegna che, della derogabilità dei minimi tariffari, si giovano solo banche e assicurazioni (c.d. clienti istituzionali).

    Preferirei eliminare le prescrizioni di legge e imporre, piuttosto, ai miei colleghi l’obbligo di informare i clienti sia del costo (con un preventivo obbligatorio ed esplicativo) sia dei profili tecnici dell’operazione per la quale viene prestata assistenza.

    In questo modo, i clienti possono scegliere di pagare anche i massimi ma ne sono informatii fin dall’inizio.

    Gli ordini possono sopravvivere come associazioni volontarie. Un avvocato deve poter scegliere se iscriversi, ma la sua vita professionale non deve essere condizionata dalla scelta.

    Lo stesso discorso vale per la Cassa Forense. Ferma l’obbligatorietà della previdenza sociale, un avvocato deve essere in condizione di scegliere se affidare la propria contribuzione alla Cassa o ad altri enti privati.

    Queste chiacchiere le ripeto da anni, ma ormai non ci credo.

  8. | #8

    Mi sembra appropriato riproporre in questa sede alcuni passaggi di un il post che ho inviato tempo fa in un altro forum di Chicago-Blog, sul medesimo argomento.

    Qualche giorno fa un ascoltatore delle “9 in punto” del nostro beneamato Oscar, suggeriva di emanare una legge di un solo articolo :

    “Art. 1 : Sono abolite tutte le licenze di qualsiasi genere”.

    Sono perfettamente d’accordo !!!

    Bisogna abolire subito gli Ordini professionali e lasciare campo libero al mercato e alla concorrenza.

    Bisogna abolire subito licenze, abilitazioni, patentini e altre FUFFE simili per elettricisti, idraulici, manutentori vari e lasciare campo libero al mercato e alla concorrenza.

    Bisogna abolire subito le licenze ai tassisti e lasciare campo libero al mercato e alla concorrenza.

    Si avrebbero sicuramente meno professionisti, elettricisti e tassisti milionari ma si creerebbe da subito qualche milione di nuove partite IVA di altri professionisti, elettricisti e tassisti che oggi non possono esercitare.

    La decadenza dell’ Italia e dell’ Europa dipende dall’eccesso di protezionismo, di regolamenti e prescrizioni, di tutele igienico-sanitarie e ambientali “pelose”, di norme di sicurezza demenziali e via dicendo.

    Le vittime stradali non sono variate, in proporzione al traffico, negli ultimi trenta anni; in compenso, nello stesso periodo, le multe incassate da stato e comuni sono aumentate di diciotto volte (fonte ACI) : ecco a cosa serve un Codice della Strada demenziale come quello italiano !

    Se si vuole crescita, occupazione e benessere crescente la regola e’ una sola : derelogolarizzare, deregolamentare, liberalizzare !

    La principale obiezione dei sostenitori degli ordini e delle licenze, ovvero la necessita’ di tutelare sicurezza e garantire professionalita’ e’ speciosa e risibile : il mercato stesso si incaricherebbe di spazzare via in un attimo tutti coloro che esercitassero un mestiere o una professione senza averne la competenza e le capacita’.

    D’altra parte non e’ certo un patentino o un esame di stato sufficiente a garantire serieta’, professionalita’ e onesta’ nell’esercizio di qualsiasi attivita’.

  9. mr_kost
    | #9

    Signori,
    sono molto interessanti i vostri commenti che mi hanno fatto notare che si è sorvolato un aspetto molto importante della questione. Il prezzo della prestazione.
    Nel mio lavoro incontro clienti che si lamentano sempre quando si parla dell’onorario. Le varie espressioni sono: ma come così tanto, ho un amico che me lo fa a di meno, ci penso un attimo,…
    Dapprima cercavo di far capire la quantità di lavoro, la qualità del lavoro, poi un giorno mia moglie va dal parrucchiere e mi dice che ha speso 110 euro per il taglio, messa in piega e colpi di sole.
    A quel punto ho pensato che mi faccio pagare troppo poco per il mio lavoro, l’impegno, i rischi professionali ma soprattutto il valore che fornisco e mi spiego meglio.
    Possibile che per un fatto estremamente passeggero (non sto qui a sindacare se è giusto o no come prezzo) si possono pagare 110 euro ( quando si va a dormire alla sera la messa in piega sparisce e dopo 15 gg il taglio è da rifare) e per una prestazione di un professionista si va a fare il conto sull’euro?
    Oppure possibile che per andare a mangiare una pizza costa per una famiglia 60€ (evento estremamente fugace che si conclude con una tirata di sciacquone e scusate la volgarità) ed al professionista dicono che è troppo se gli chiedi 500€?
    Al cliente bisogna far capire il valore di quello che gli stiamo fornendo. Si deve rendere conto che il servizio fornitogli non deve essere visto come un costo ma come un investimento sul bene. Nel caso del medico si parla di salute, avvocato si parla di diritti, nel caso del commercialista si parla di tributi, nel caso di ingegneri della loro casa e mi fermo qui. Da allora quando mi dicono che costo troppo faccio presente qual’è il valore di quello che gli sto fornendo, della loro tranquillità, della loro sicurezza, del fatto di avere un bene che potrà essere venduto senza problemi e senza costi aggiuntivi. Ed il tutto per un costo che è un inezia rispetto al valore del bene che possiedono. Ancora a volte mi faccio influenzare dal valore assoluto che dico a volte sbaglio ed abbasso il prezzo ma dopo mi arrabbio con me stesso perché non ho fatto passare il messaggio che alla fine la mia parcella non è un costo ma aumento di valore del bene.
    Quanto paghereste per avere la vostra abitazione perfettamente in regola (in modo che quando vorrete fare il cambio del mutuo lo potrete fare senza problemi) o aver pagato esattamente tutte le tasse (non un euro di più ne uno di meno),…
    Ed infine ci sono le tasse. Io ridurrei anche il mio onorario ma poi devo pur vivere. Se devo pagare il 30% di contributi, il 30% di tasse, il 20% di iva, l’IRAP, e tutto il resto, per guadagnare circa 500€ (che è poi il costo del mio tempo e della mia professione che deve ripagare quanto ho investito e mi deve permettere di vivere) ne devo far pagare al cliente circa 1200€, ma il professionista che colpa ne ha?
    Detto tutto ciò, vi dico che, gli ordini devono continuare ad esistere ma non devono essere una barriera all’ingresso nel mondo della professione. Una persona studia, prende una laurea, si specializza e poi si mette sul mercato. Nessuna barriera, nessun esame di stato selettivo. Sarà il mercato, la bravura del professionista a fare la differenza.
    Basta storie sul valore delle parcelle perché non sono quelle che danno una cattiva connotazione agli ordini ma i comportamenti da casta che alcuni ordini mettono in atto per proteggere alcuni (non tutti) dei loro iscritti(commercialisti, avvocati, notai,…).

  10. Giampiero
    | #10

    Sarò forse presuntuoso nell’affermare che il comma 5 dell’Art. 33 della Costituzione è stato completamente frainteso e stravolto nell’applicazione. Secondo la logica del discorso, nella frase “È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale” la congiunzione “…e…” nella parte dell’enunciato “… per la conclusione di essi E per l’abilitazione all’esercizio professionale” è un AND logico, per cui il prescritto (e UNICO) “esame di Stato” (tra cui anche l’esame di maturità che è esame di Stato) è la condizione NECESSARIA E SUFFICIENTE “… per la conclusione di essi” AND “per l’abilitazione all’esercizio professionale”. Se i costituenti avessero voluto distinguere in esame di Stato per “…la conclusione di essi…” o in esame di Stato “… per l’abilitazione all’esercizio professionale” avrebbero inserito l’alternativa “…o… ” (OR logico) nell’ultima parte della frase, come hanno fatto nella prima parte. Inoltre NELLA COSTITUZIONE NON VIENE ISTITUITO NESSUN ORDINE PROFESSIONALE ( “ordini” in “…vari ordini e gradi di scuole…” è riferito alle scuole!)

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