Nucleare: un referendum che non s’ha da fare

Il prossimo 12 giugno gli italiani sono chiamati a votare un referendum contro l’introduzione del nucleare nel nostro mix energetico. Qui il testo (incomprensibile) del quesito. In questo post intendo spiegare perché, per ragioni specifiche e per ragioni generali, quel referendum sarebbe meglio non si svolgesse. Ma prima un po’ di cronaca.

Il consiglio dei ministri di ieri ha approvato una moratoria di un anno sul nucleare. La moratoria è una risposta tardiva e parziale all’incidente di Fukushima, che fa seguito a una serie di reazioni disordinate e, a tratti, imbarazzanti. Di fatto, la moratoria di per sé non avrà enormi impatti sulla tempistica del ritorno al nucleare: rispetto alla tabella di marcia iniziale, i ritardi sono tali e tanti che un anno in più o in meno non fa grande differenza. La differenza, naturalmente, sta nel fatto che la moratoria potrebbe tradursi in uno stop definitivo, il che sarebbe grave perché si tratterebbe, ancora una volta, di una decisione presa sulla scia dell’irrazionalità. Al tempo stesso, l’idea di sospendere il percorso è ragionevole e potenzialmente positiva, se prelude a un approfondimento dei fatti giapponesi, e soprattutto se è accompagnata da una decisa accelerazione – accelerazione di serietà, anzitutto – nel rafforzamento delle istituzioni preposte a regolamentare l’atomo, prima tra tutte l’agenzia di sicurezza (istituita dalla legge 99/2009, insediata col decreto 105/2010, ma ancora priva di una sede fisica e persino di un sito internet, oltre che del personale). Un’agenzia ben funzionante è essenziale sia che si voglia procedere, sia che si decida di non farlo, perché comunque resta da risolvere l’annoso problema delle scorie. In ogni caso, l’aspetto importante da cogliere è che la moratoria segna una importante battuta d’arresto, che fa saltare in aria qualunque timeline e riapre molti giochi. Pur con qualche dubbio sulle reali intenzioni, credo che il governo abbia fatto bene a battere questa strada, che invece è stata giudicata – per esempio da alcuni politici e intellettuali – un “attacco al referendum”. Non lo è, se non altro perché non c’è alcun legame diretto tra le due cose.

La mia tesi è, invece, che dovrebbe esserlo. Maggioranza e opposizione dovrebbero mettersi d’accordo per sospendere, o rinviare, il referendum sul nucleare. Quel referendum è inutile e dannoso, in teoria e nella pratica.

E’ inutile e dannoso, anzitutto, per ragioni specifiche. Tenere un referendum all’indomani dell’incidente di Fukushima è come agitare il drappo rosso di fronte al toro dell’indignazione popolare, senza alcuna possibilità che le sue conseguenze vengano valutate razionalmente. E ciò a dispetto del fatto che, come ha notato fin da subito Oscar Giannino (qui e qui) e come altri hanno evidenziato ora che i fatti iniziano a essere chiari, se messo nel contesto del terremoto che ha devastato il Giappone, quello atomico non è certo il più grave dei problemi (per inciso: trovo moralmente insostenibile usare il termine apocalisse”, come hanno fatto Gunther Oettinger e Angela Merkel, in relazione a Fukushima, fottendosene bellamente delle 12.000? 15.000? 18.000? vittime del disastro naturale). Ci siamo già scottati con un referendum del genere, e non è il caso di ripetere l’esperienza. Anche perché, allora come ora, come ha scritto Alberto Clò,

un’ulteriore, forse ancora più grave, conseguenza fu la definitiva delegittimazione nel nostro paese di ogni approccio, sapere, competenza in campo energetico, sia nel dibattito sul ‘che fare’ che negli organismi deputati a fare… Una delegittimazione che avrebbe interessato tutte le ottiche disciplinari da cui l’energia, ma lo stesso poteva dirsi per l’ambiente, poteva analizzarsi. Non colpiva, al riguardo, tanto il fatto che le ragioni del calcolo politico avessero la meglio su quelle della scienza o dell’economia, ma piuttosto che le si volesse suffragare attraverso una totale deformazione della scienza o del calcolo economico. Quel che sarebbe accaduto, ad esempio, quando le conclusioni della Commissione presieduta da Luigi Spaventa… vennero disordinatamente attaccate da coloro che, come ebbe a dire lo stesso Spaventa, ‘si arrampicano sugli specchi per cercare in quale ipotesi due possa essere maggiore di tre’… Morale: la delegittimazione del sapere avrebbe dato piena legittimità a un potere di veto di tutti su tutto, che consentiva a ciascuno di impedire agli altri di fare, senza che nulla venisse fatto.

Ecco: il mio timore, e la mia impressione, è che la storia si stia ripetendo esattamente come allora. Ne segue che qualunque cosa possa essere fatta per invertire non già la scelta sul nucleare, ma la delegittimazione ulteriore del sapere, va fatta. Anche perché, rispetto al 1987, ci sono almeno tre macroscopiche differenze: (1) l’incidente di Fukushima non è paragonabile, né per la sua gravità né per le lezioni che possiamo trarne, a quello di Chernobyl; (2) allora l’Italia aveva diverse centrali in esercizio, oggi no; (3) a oggi non esiste alcun progetto depositato per nuove centrali, ma solo un faticoso, farraginoso, e in parte fallimentare (già prima di Fukushima) tentativo di costruire un quadro giuridico di riferimento. Insomma: sebbene le condizioni al contorno siano le stesse, a differenza di allora l’assassino referendario rischia di accanirsi su un cadavere. Tanto vale risparmiarsi la scena: perché ne conosciamo già l’esito (e non mi appassiona neanche un po’ la discussione sul quorum), e perché gli stessi promotori del nucleare si sono dimostrati gli uni disposti ad aspettare per capire (e attendere eventuali e probabilmente auspicabili interventi comunitari), gli altri incapaci di offendere. Questo referendum è inutile rispetto al nucleare, dannoso rispetto alla qualità del dibattito sull’energia in generale.

Ma, come dicevo, non sarei onesto se mi fermassi qui. Sono convinto che i fatti degli ultimi giorni rendano particolarmente nocivo il referendum nucleare, ma già prima ero convinto che fosse sbagliato celebrare questa specie di messa nera. La ragione è semplice: è inutile, dannoso e stupido chiedere alla gente di votare “sì” o “no” su una tecnologia. Il problema è solo in minima parte che ben pochi di quelli che voteranno avranno le nozioni per capire di cosa stanno parlando. Il problema è più ampio. Una tecnologia non è né buona né cattiva. E, soprattutto, una tecnologia non è una scelta politica: è un’opzione economica e (scusate la ripetizione) tecnologica, i cui costi e benefici possono e devono essere attentamente valutati e che, in un mercato concorrenziale, spetta agli attori del mercato valutare, e agli attori pubblici regolamentare. Non ha il minimo senso rispondere sì o no. Io stesso, pur avendo le idee piuttosto chiare sul problema, farei fatica a rispondere alla domanda se sono favorevole o contrario al nucleare, e quando mi viene rivolta cerco sempre di sottrarmi, perché ritengo che il mio punto di vista come individuo sia del tutto irrilevante.

E poi c’è un aspetto ancora più generale. Se accettiamo il principio per cui la gente può votare sì o no contro il nucleare, perché mai non dovremmo accettare il principio per cui la gente può votare sì o no contro il carbone? E contro il gas? E contro il petrolio? E contro l’idroelettrico? E contro l’eolico? E contro il fotovoltaico? E via via, lasciando ogni volta a una minoranza di ideologi, demagoghi e interessi organizzati il diritto di aizzare una maggioranza di disinformati contro il nemico di turno. La democrazia non può essere il diritto di tutti a decidere su tutto; deve esserci un limite al diritto di Pietro di disporre liberamente di Paolo.

Per tutte queste ragioni, penso che il referendum sul nucleare sia sbagliato in pratica e sbagliato in teoria, sbagliato oggi e sbagliato ieri. In fondo, bisogna riconoscere a Ugo Mattei – tra i promotori del referendum sull’acqua – di aver scritto qualcosa di molto onesto, quando ha sostenuto che “la battaglia per l’acqua bene comune e quelle contro il nucleare e la guerra sono parte di un solo grande movimento”. Il movimento secondo cui la volontà collettiva deve e può imporsi sui diritti individuali, la dignità del sapere, e la speranza di sconfiggere il buio della superstizione con la luce della ragione.

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71 risposte a Nucleare: un referendum che non s’ha da fare

  1. Ferdinando scrive:

    ok dott. Stagnaro tutto condivisibile, ma cosa ne direbbe di appoggiare ing. Rubbia per sviluppare le centrali al Torio , visto che già lo stanno facendo Cina e India?.
    Cordialmente.

  2. baron litron scrive:

    @Stefano2: non vedo perché si dovrebbe restare fermi a un modello di automobile con motore centrale… un’auto elettrica potrebbe benissimo avere un motore per ogni ruota, e liberare così per le batterie TUTTO lo spazio che attualmente è occupato da motore a scoppio, radiatore, trasmissione e serbatoio… un bel po’ di cm3 senza dubbio.

    i miei due centesimi sul nucleare: spingere al massimo per la ricerca sui reattori al torio e su quelli di IV generazione (a raffreddamento metallico), costruirne un paio per tipo e FARSI PAGARE dal resto del mondo per smaltire le scorie dei reattori di II e III generazione (che quelli di IV usano come combustibile), altro che andare in giro a elemosinare uranio.

    fatto ciò, potremo anche vendere elettricità ai francesi, tanto per sfregio.

    p.s.: sulle inevitabili (e noiosissime) geremiadi sull’importanza dell’investimento in R&D delle rinnovabili: i soldi non garantiscono i risultati, la ricerca non riempie pance caldaie e serbatoi, ma soprattutto le leggi della fisica non si possono modificare, che la cosa piaccia o meno.

  3. Stefano2 scrive:

    @baron litron
    Sì bè i motori ruota non li ho citati ma sono sempre un’opzione. In ogni caso io mi riferivo alla tecnologia attuale e al fatto che l’elettricità, com’è noto, è solo una forma secondaria di energia, e per produrla siamo ancora costretti ad utilizzare fonti che liberano, in varie forme, inquinamento.

  4. baron litron scrive:

    @Stefano2, certo, adesso come adesso siamo vincolati a tre fattori per il momento ineludibili: la necessità di avere comunque un motore a combustione, la mancanza di una rete di distribuzione dell’elettricità dedicata alle auto, la tecnologia delle batterie, che sono ancora troppo grosse e pesanti.
    risolvendo il secondo (con un uso massiccio del nucleare, ché altre vie convenienti e non inquinanti non ne vedo) si può dare maggior agio di sviluppo degli altri due.

  5. Stainer scrive:

    C’è una falla grossa come una casa nel suo ragionamento, caro dott. Stagnaro. Sostenere che il referendum non si dovrebbe fare dopo quanto successo in Giappone, la pone in una posizione pericolosamente simile a quella di quanti negano la shoah, o di chi comunque vuole andare avanti a tutti costi, secondo le sue proprie convinzioni e mettendo da parte l’evidenza.
    Che lei l’accetti o no, quanto è sin qui successo al Giappone, che a buon diritto può essere considerato, da me per primo, il modello ideale di società industriale, post-industriale, etc., non può essere messo da parte.
    Non me ne abbia se le dico che lei mi sembra uno dei tanti che pensano che l’uomo possa prevalere sulla natura, che la realtà digitale (mondo regolato dagli uomini) possa gradualmente sostituire la realtà analogica (natura) e, per questo, a buon diritto, ritiene di poter mettere da parte anche quanto è accaduto in Giappone e, di conseguenza, il nostro inutile referendum.
    Inutile, concordo con lei, proprio perché solo chi nega l’evidenza, può pensare che il nucleare possa essere ancora un argomento all’ordine del giorno.
    Un saluto affettuoso
    Stainer

  6. baron litron scrive:

    @Steiner: la falla, enorme, è nella testa di chi pensa che una centrale in avaria, che ad oggi non ha fatto nemmeno una vittima, possa segnare la fine dell’unica fonte di energia che può assicurare un futuro decente all’umanità. e per decente intendo al di sopra della mera sopravvivenza.
    il referendum è stupido e inutile per com’è concepito (spero che ne abbia letto i quesiti), e per questo, oltre che per l’effetto dei catastrofismi su Fukushima, andrebbe evitato.

  7. maroc scrive:

    qualche dato per smentire la disinformazione totale di questo sito
    di lobbysti nuclearisti

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/25/leggende-nucleari-tutta-la-verita-sulfabbisogno-energetico-nazionale/100027/

    Leggende nucleari, tutta la verità
    sul fabbisogno energetico nazionale

    Dalle centrali atomiche francesi l’Italia importa solo l’uno per cento dell’elettricità totale che consuma
    “Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.

    In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.

    In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

    “E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Černobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro i confini nazionali.

  8. Mario scrive:

    Ho letto su televideo una notizia interessante.Rubbia, all’inaugurazione di non so quale laboratorio sotto al Gran Sasso, ha detto che l’energia nucleare, così come utilizzata ora, è troppo pericolosa. Meglio usare come combustibile il Torio .
    Qualcuno sa dirmi dov’è possibile trovare informazioni sull’argomento.
    Mario R.

  9. Giovanni Bravin scrive:

    @Mario
    Digitando “torio” mi esce il primo link di una lunga serie, ma non so quanto siano di parte:
    http://www.greenstyle.it/nucleare-pulito-e-senza-rischi-grazie-al-torio-35.html

  10. Stefano2 scrive:

    @maroc
    Sul fabbisogno attuale siamo d’accordo, ne avevo già letto su altre pagine. Tuttavia, nel caso del nucleare, dobbiamo guardare al futuro scenario della domanda, perché non è ragionevole supporre che riusciremmo a costruire una centrale prima di almeno un decennio. Inoltre, non possiamo nascondere sotto il tappeto la questione dell’instabilità geopolitica dei Paesi produttori di idrocarburi, che con una sempre maggiore domanda energetica dei Paesi emersi ed emergenti potrebbe divenire un problema importante.

  11. Riccardo scrive:

    @Mario
    Rubbia , il più importante degli scienziati rinnovabilisti, ha detto, più compiutamente, che né questo fotovoltaico né questo nucleare rappresentano il nostro futuro.
    Spesso lo si cita solo a metà per questioni speculative.
    La tendenza è fingere che sole e vento possano sostituire le centrali annunciate ma questo è un falso ben noto negli ambienti scientifici, utile a far sventolare le bandiere di un ecologismo miope.
    Ripa di Meana e Testa, storici fondatori del movimento verde in Italia, se ne sono accorti e naturalmente stanno passando per venduti, ma il vero ecologista in questo momento è colui che riesce a bruciare meno fossile possibile.
    La Cina, mentre noi discutiamo, impianta un GW ogni settimana, per lo più bruciando carbone con rese miesere e con impianti grezzi e pericolosi.
    E noi impiantiamo costosi e tecnologicamente vecchi impianti fotovoltaici che provengono per lo più dalla Cina.

  12. Valerio Ricciardi scrive:

    Rubbia, signor mio, …tanto non è antinuclearista – chi è mai il matto che lo ha detto? – che sta lavorando da oltre un decennio, nella più assoluta umiltà, ad un tipo di reattore a Torio particolarmente sicuro (in senso sempre relativo, come per ogni manufatto umano) dal momento che la fissione può essere attivata e mantenuta a livello di sostentamento solo attraverso il bombardamento continuo di neutroni da parte di un acceleratore di particelle “dedicato” (sto semplificando molto).

    In caso di incidente che comporti l’interruzione di energia elettrica, il primo sistema a “saltare” e a fermarsi per assenza di alimentazione sarebbe il generatore di neutroni, NON connesso ai generatori di emergenza: ad essi spetterebbe solo il compito di garantire il funzionamento delle pompe per il raffreddamento.

    Quindi stiamo parlando di un tipo di reattore a fissione “intrinsecamente” meno pericoloso. Trasformarlo in una Moka da 12 quanto a rischi, naturalmente è eccessivo; ma sarebbe il primo SOSTANZIALE passo avanti che supererebbe tutte le varianti sin qui prodotte di centrali a fissione basate sull’Uranio.

    Il referendum non deve proteggerci a mio avviso da “l’energia nucleare per produrre elettricità”; deve proteggerci da una COLOSSALE FREGATURA già decisa, l’acquisto di quattro centrali quattro, proprio quelle lì, quelle dell’Areva (sino a poco tempo fa Areva-Siemens, ma Siemens si sta sfilando visti i PESSIMI risultati già registrati in sede di realizzazione dell’impianto finlandese), quelle per cui l’inglese Health and Safety Executive (HSE), una cui sottosezione è il Nuclear Directorate (ND), la francese ASN (Autorité de Surété Nucléaire), ed il finlandese STUK (Säteilyturvakeskus), ossia in inglese Radiation and Nuclear Safety Authority, dopo una analisi complessa il 2 novembre di due anni fa hanno pubblicato una relazione congiunta che sottolineava dei difetti di progettazione nei sistemi di controllo dei reattori. Non “dei reattori”, ma QUEI rattori. Proprio quelli che l’ENEL, con l’entusiastico supporto del nostro attuale Governo, ha in mente di installare in Italia.
    Questi tre enti sottolineano come i sistemi di controllo e di emergenza del reattore EPR non rispettano il cosiddetto «principio di indipendenza», alla base ad esempio dei livelli elevatissimi raggiunti DAVVERO nell’aviazione di linea, cioè… cioè non sono sufficientemente indipendenti l’uno all’altro.
    Poiché i sistemi d’emergenza hanno lo scopo di garantire la sicurezza PROPRIO NEI CASI IN CUI i sistemi di controllo falliscano o abbiano dei guasti, è evidente che il problema è INTRINSECAMENTE piuttosto grave (non si tratta di sostituire una valvola con una più robusta o di materiale migliore, mi spiego?) e necessita -a detta di HSE/ND, STUK e ASN, non di un gruppuscolo di suffragette coi colori della bandiera della pace dipinti in fronte con l’ombretto, badi bene – di SOSTANZIALI risposte tecniche da parte dei progettisti e di chi un giorno dovrà gestire gli impianti, per cercare di “attenuare la perdita dei sistemi di sicurezza” (proprio queste la parole esatte usate nel comunicato, è in un inglese molto accessibile) in caso di malfunzionamenti ai sistemi di controllo del reattore.

    Ma non basta. L’Électricité de France, si, proprio l’EDF che è sponsor della costruzione degli EPR nel “Rapporto preliminare di sicurezza” che ha dovuto pubblicare circa un reattore EPR in costruzione in Francia, il c.d. «Flamanville 3», sottolinea GRAVI RISCHI connessi alla possibilità di repentine escursioni di potenza con la forte probabilità di CRISI DI EBOLLIZIONE (ricordo a me stesso che il refrigerante di un reattore PWR – Pressurized Power Reactor, come quello nostro di Trino Vercellese e come anche l’erede l’EPR, per NESSUNA RAGIONE deve andare MAI in ebollizione nel nocciolo se no perdi il controllo del raffreddamento) con relative esplosioni di vapore (in grado di danneggiare seriamente sia il reattore vero e proprio che le barriere di contenimento) e, non bastasse, il rischio di espulsione violenta delle barre di controllo.

    A questo punto chi vuol capire capisce, gli altri restino a discettare del futuro dell’umanità basandosi su massimi sistemi, parlino de “il solare” e del “nucleare” come fossero filosofie di approccio all’energia, e mon fatti specifici che si occupano di impianti specifici con costi specifici, rischi specifici, prospettive di lungo termine specifiche.

    Nel mentre…

    1) le prime acciughe contaminate da Cesio 137 sono state pescate di fronte a Tokio. Nonostante sia stato ovviamente bandito un divieto di pesca in un raggio di «x» km a partire dal luogo della catastrofe, e lì non se ne sia pescate, lo scandalo è che detti pesci, dopo aver mangiato da quelle parti plankton e krill contaminati da cesio 137, in barba ai divieti e alle raccomandazioni degli scienziati hanno nuotato, si son fatte trasportare dalle correnti, o meglio un po’ tutte e due le cose violando il decreto governativo che voleva salvaguardare la pesca giapponese!
    Si scopre, scandalo, che il pesce si fa pescare anche a grande distanza da dove ha mangiato! E che quindi una contaminazione marina non produce effetti solo entro un area circoscrivibile con un compasso! Ma dove andremo a finire???????

    °°°°°°°°°°°°°°

    Inoltre…

    Emergenza nucleare in Giappone, Fukushima sarà smantellata

    La centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal terremoto dell’11 marzo scorso e dal successivo tsunami, deve essere smantellata. La posizione del governo di Tokyo è stata confermata dal primo ministro Naoto Kan alla leadership del Partito comunista giapponese. L’esecutivo esclude però, almeno per il momento, un allargamento dalla zona di evacuazione attorno alla centrale, malgrado le raccomandazioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. “Non credo che sia necessario prendere un simile provvedimento”, ha commentato il portavoce del governo, Yukio Edano.

    La società Tepco che gestisce la centrale ritiene inevitabile smantellare i primi quattro reattori, i più colpiti dall’incidente seguito al terremoto, una volta completati i difficili lavori di raffreddamento. Finora il presidente onorario del gruppo, Tsunehisa Katsumata, aveva lasciato intendere che i reattori 5 e 6, sopravvissuti alla catastrofe, potrebbero essere risparmiati.

    Iodio radioattivo in mare 4.385 volte superiore alla norma – Questa mattina, intanto, la Tepco ha comunicato che un tasso di iodio radioattivo 4.385 volte superiore al limite legale è stato registrato in mare, 300 metri a sud dalla centrale. Secondo quanto spiegato dalla Tepco e dall’Agenzia per la sicurezza nucleare del Giappone, questo tasso di iodio radioattivo si ‘diluisce’ in mare e non comporterebbe rischi importanti per animali e alghe marine. Secondo altri specialisti, però, potrebbero esserci effetti superiori a quelli ufficialmente annunciati.

    Cina: rilevata radioattività in quasi tutto il paese – E mentre la Cina ha fatto sapere che livelli “estremamente bassi” di radioattività sono stati rilevati in quasi tutto il suo territorio nazionale, il portavoce del governo di Tokyo ha ammesso che “il fatto che il livello di radiazioni al suolo in Giappone sia elevato conduce inevitabilmente a sollevare l’ipotesi di un accumulo di radiazioni a lungo termine potenzialmente pericoloso per la salute pubblica”. Anche per questa ragione, il governo giapponese ha assicurato che continuerà “a monitorare il livello di radiazioni con grande attenzione in modo da poter prendere, eventualmente, tutte le misure necessarie”.

    I livelli di radioattività misurati dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) in un villaggio a 40 chilometri dalla centrale nucleare giapponese hanno oltrepassato quelli massimi raccomandati. La Tepco ha accettato l’aiuto del gruppo nucleare francese Areva il cui presidente, Anne Lauvergeon, è già arrivato a Tokyo con alcuni esperti, per dare tecnicamente manforte ai gruppi nipponici, in particolare per il trattamento delle acque contagiate.

    31 marzo 2011

  13. Stainer scrive:

    @baron litron Non replico per sopravanzarla, ma solo per chiarire meglio il mio argomento. Il fallimento delle misure di sicurezza della centrale giapponese è un fatto indiscutibile e anche se, fortunatamente, a oggi non ci sono state vittime, purtroppo la radioattività sarà responsabile delle degenerazioni che porteranno a una morte anticipata, molti di coloro che ne risulteranno colpiti. Allora io non credo che “negare” l’evidenza giovi alla causa del nucleare e se chi la sostiene non ha argomenti adeguati, al di là della propria convinzione o del timore di dover affrontare una vita più dura, per la necessità di ridurre l’uso (spesso inutile) di motori, non credo che riuscirà a far cambiare idea ai contrari.

  14. Riccardo scrive:

    @Valerio Ricciardi
    Non hon detto che Rubbia sia antinuclearista ma viene sempre intervistato dalle emittenti culturalmente pro-rinnovabili e in risposta si spertica sempre in elogi delle rinnovabili, anche se a volte gli scappa qualche giudizio di insuffucienza.
    D’altra parte che dire del progetto desertec?
    Risponda lei che mi sembra ben attrezzato tecnicamente.
    Il messaggio che passa nei media è il seguente: Basta con il nucleare, affidiamoci al sole che è sicuro e sempre presente.
    La gente comune, quella che non conosce la differenza tra energia e potenza, risponde naturalmente di si.
    Che senso ha un referendum?

  15. Sandro59 scrive:

    [La gente comune, quella che non conosce la differenza tra energia e potenza, risponde naturalmente di si.
    Che senso ha un referendum?]

    Estendendo un po’ il ragionamento:

    La gente comune, quella che non conosce la differenza fra un amministratore con oneste intenzioni e un ottimo imbonitore che mira solo ai suoi interessi, naturalmente vota quest’ultimo. (Infatti…).
    Che senso ha votare?

  16. Riccardo scrive:

    @Sandro59
    Ha senso perchè la gente, anche se non competente, ha il diritto di giudicare i risultati, e in base a questi, vota.
    Adesso mi spieghi come può, chi non sa cosa sia un watt, decidere la strategia energetica nazionale?

  17. Riccardo scrive:

    Il mio vicino agricoltore, è convinto che il suo enorme parco fotovoltaico che tutti noi stiamo pagando a rate alla sua banca, sia un aiuto per non comprare energia dalla francia, lui è in buona fede, ma non riesce a capire che i suoi pannelli producono di giorno e l’energia francese è soprattuto notturna, in particolare dalle sei centrali nucleari che funzionano solo per l’Italia.
    Se tutto questo ha un senso, continuiamo pure così.

  18. Sandro59 scrive:

    @Riccardo.
    Giudicare i risultati? E soprattutto le responsabilità. Facilissimo, per i “comuni cittadini”
    Tipo: Toh, ma guarda che debito pubblico. Ma mica è colpa mia. La precedente amministrazione ha lasciato una voragine, e poi la crisi, la crisi.
    Ma vuoi mettere l’evasione favorita e incentivata dalle opposizioni?
    Ma poi i… KOMUNISTI, brrrr, le toghe rosse.
    Tutta colpa loro se….
    Arrridatece er voto e vedrete come li sistemiamo tutti.
    Stavolta non avremo pietà.
    Poi basta cambiare un po’ le liste, rimescolare le carte, mettere qualche faccetta nuova, e via così, intanto i decenni passano, alcune tasche si gonfiano e tante altre vengono svuotate.

    Diversi miei vicini e colleghi sono convinti che votando Lega si libereranno di “Roma ladrona”. Lo stanno facendo, tipo, da una ventina d’anni. I risultati, già…
    E’ solo un esempio come un altro…

  19. Gianluca scrive:

    sì ma per una volta decidiamoci:
    http://www.pierferdinandocasini.it/2011/03/14/energia-nucleare-il-paese-che-non-sa-scegliere/

  20. bilbo scrive:

    Orbene perche’ costruire centrali nucleari che se per caso e dico per caso succede qualcosa abbiamo delle ricadute pesantissime a livello di fauna e flora e dna con generazioni di sfigati deformati? E’ da imbecilli. Se faccio un incidente in macchina al limite diparto io o al massimo qualcun altro e non marchio per anni anzi per centinaia di anni la salute mia dei miei figli e tutto ciò che sta sopra sotto a destra e sinistra.
    Per me salta tutto il piano nucleare. ah dimenticavo le scorie le possiamo affondare nella fossa delle marianne o sotto il gran sasso, tanto stanno li chete chete al massimo muterà qualche specie che poi ci scalzerà…. tanto o il nucleare o un meteorite o qualche pseudo vaccino ci infileranno dritti nella bara… Meglio un finale da paura che una paura senza fine….. alla fine è meglio cosi.

  21. Alessandro Fina scrive:

    collegatevi, leggete, informatevi

    Come Cittadino mi sono stancato di ascoltare passivamente “dibattiti” (quando ce ne sono) in cui ciascuna parte espone le proprie ragioni in assenza di un reale contraddittorio oppure “dibattiti” in cui ciascuna parte espone le proprie ragioni ed il contraddittorio si basa sul tentativo di sovrastare l’avversario urlando più di lui in modo che chi ascolta non possa comprendere nulla.

    Per questo motivo ho deciso di dare un contributo attivo al dibattito ed ho cercato di realizzare un sito che possa fornire una informazione completa con riferimenti a fonti certe e inequivocabili relativamente all’energia nucleare.
    Ritengo infatti che sia DOVERE di ciascun cittadino e, quindi, di ognuno di noi, informarsi su un tema così delicato e prendere le proprie decisioni su come difendere la propria opinione.

    Potete prendere visione e scaricare il materiale ai link:

    http://questionenucleare.xoom.it/virgiliowizard/1-home-page

    http://ritornonucleare.altervista.org/index.html

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