Il centro studi di Deutsche Bank, una delle principali banche di investimento al mondo, ha drizzato subito le antenne, pubblicando nel luglio 2007 e poi ancora nel settembre del 2009 due bollettini, in cui venivano spiegati dettagliatamente potenzialità e rischi dell’avventurarsi nel cd. social lending. Nel numero 05/07 del suo giornale il watchdog tedesco BaFin ha provvisoriamente lasciato la porta aperta agli operatori, ricordando che l’autorizzazione all’attività bancaria – per il rilascio della quale la cooperazione di BaFin con la BuBa è necessaria- diviene imprescindibile ex § 32 c. 1 della legge sull’intermediazione nel credito (KWG), qualora essa sia esercitata in maniera commerciale ovvero a scopo di lucro. In poche parole, senza licenza non si gioca. Ecco perché Smava.de e Auxmoney.de hanno dovuto appoggiarsi a due piccoli istituti di credito, BIW Bank e SWK Bank, per poter proseguire la loro attività imprenditoriale, senza per ora dover passare al vaglio diretto di BaFin.
Sulla configurazione giuridica del fenomeno sorgono comunque dubbi anche in Germania, cosa di per sé del tutto comprensibile, se si pensa che gli ordinamenti di civil law rischiano di andare in tilt ogniqualvolta una nuova fattispecie emersa spontaneamente dall’autonomia contrattuale va ad incrinare questo o quel dogma fissato per legge (si pensi, solo per fare un esempio, agli sconvolgimenti prodotti in dottrina e giurisprudenza dal superamento dell’idea di “numero chiuso dei diritti reali”).
Nel maggio scorso alcuni parlamentari del gruppo ecologista Bündnis 90/Die Grüne hanno interpellato l’esecutivo, ponendo venticinque interrogativi dal sapore vagamente consumeristico, nella speranza di ottenere una regolamentazione del settore. Ebbene, il Ministero delle Finanze ha fornito le proprie risposte alla fine di giugno. In sostanza il Governo dice che al momento ha cose più importanti a cui pensare, mostrandosi anche piuttosto disinformato, laddove manca di individuare le piattaforme attive nel paese e le esperienze verificatesi oltre confine. Inoltre i tecnici del Ministero sostengono erroneamente che non esista un meccanismo di garanzia o di sicurezza in caso di morosità e che il rischio sia sopportato interamente dal prestatore, cosa non del tutto corretta almeno per quanto attiene Smava.de. Meno sicurezza per i propri investimenti è invece presente su Auxmoney.com dove gli utenti non sono necessariamente identificati e non c’è alcun controllo sulla loro solvibilità da parte della Schufa, la società privata di Wiesbaden che svolge il servizio per Smava.de.
In particolare, però, ci paiono degni di nota e condivisibili alcuni commenti del Ministero sull’inopportunità di aggiungere carta e burocrazia alle transazioni.
n.7 La persecuzione dei reati spetta alle Procure della Repubblica e ai Tribunali. Il governo federale non ha avuto notizia di alcun caso di abuso o di raggiro in relazione all’esercizio o all’uso delle piattaforme di concessione privata del credito.
n.12 (…) Il prezzo pagato dal prestatore alla banca per il credito non è da considerarsi un deposito ai sensi della KWG.
]]>n.17 Partendo dal presupposto di un consumatore adulto e responsabile e prendendo in considerazione l’attuale quadro di controllo e il fatto che a BaFin – così come alle autorità dei singoli Länder- non sono pervenute notizie di casi di abuso o raggiro, il governo federale non vede alcuna necessità per procedere all’introduzione di standard legali minimi per le piattaforme di concessione privata del credito.
In sostanza, per un lungo periodo era stato possibile dare e ricevere denaro grazie a un sito (www.zopa.it) che operava come strumento di connessione, raggruppando i potenziali debitori secondo classi di rischio, ripartendo i contributi destinati a vari debitori tra un ampio numero di offerenti (così che chi riceveva 10 mila euro per acquistare un’autovettura, in realtà, doveva ridare 20 euro a 500 soggetti diversi), attrezzando strumenti per la riscossione dei crediti.
Poi d’improvviso tutto viene sospeso. Ecco il comunicato dell’azienda, che ancora è leggibile sul sito di Zopa:
“In data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 la nostra società. Come conseguenza immediata ci vediamo costretti a sospendere la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori”.
Nelle scorse ore, però, la società ha informato i clienti che potrà tornare ad essere operativa a breve. È stato individuato un nuovo socio di riferimento e con esso l’opportunità di integrarsi in un gruppo finanziario indipendente. A questo punto – anche grazie all’entrata in vigore della direttiva 2007/64/CE del Parlamento Europeo e la creazione di una nuova tipologia di operatore finanziario a livello europeo (l’Istituto di Pagamento) – Zopa può presentare richiesta alla Banca d’Italia per operare come Istituto di Pagamento.
Se ogni va secondo le previsioni, a ottobre Zopa tornerà a servire i propri clienti.
Tutto bene è quel che finisce bene, se non ci fosse un “se”. E cioè il fatto che istituzioni europee, ministri dell’Economia e governatori delle Banche centrali da tempo hanno un solo mantra: le “liberalizzazioni”. Il guaio è che si parla in un modo e si razzola in un altro.
Questa vicenda di un’impresa chiusa per un anno solo perché permetteva di accedere a crediti a buon mercato e al tempo stesso assicurava redditi discreti (dato che veniva saltata l’intermediazione bancaria) sembra allora attestare più di molte altre cose come vi sia una discrasia tra le parole e i fatti, tra la retorica e l’azione.
Speriamo davvero che Zopa, a ottobre, possa riaccendere i motori. E che più in generale l’esigenza di aprire i mercati venga avvertita da tutti come un’esigenza veramente cruciale.
]]>Zopa, il servizio di social lending che ha già distribuito oltre 7 milioni di euro di prestiti, sospende l’attività.
In data 10 luglio 2009 è stato notificato a Zopa il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze che, su indicazione di Banca d’Italia, ha cancellato dall’elenco degli intermediari finanziari ex art. 106 la nostra società. Come conseguenza immediata ci vediamo costretti a sospendere la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi Prestatori.
La società sta valutando tutte le iniziative, anche di natura giurisdizionale, per tutelare la propria posizione e la community. Vi terremo informati su tutte le attività che metteremo in atto per salvaguardare un’iniziativa innovativa, etica, sociale e vantaggiosa per tutti i partecipanti.
[HT: Roberto Venturini]
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