Spiega al Sole 24 Ore Giuseppe Biesuz, amministratore delegato della nuova impresa: “Stare insieme, significa risparmiare, unire materiale rotabile, mettere in comune i manager per studiare le soluzioni di viaggio migliori”; “taglieremo i costi di manutenzione e faremo in modo che i due centri esistenti, uno di Trenitalia ed uno di Fnm, possano specializzarsi in attività diverse. Inoltre mettere insieme i convogli significa anche ottimizzare i servizi”. Curioso modo di fare efficienza se il risultato dell’operazione sarà un incremento dei costi totali del 50% a fronte di un’espansione del servizio pari al 15%. Ossia, un incremento dei costi unitari pari al 30%. D’altra parte, se il problema principale del trasporto su ferro fosse davvero quello di dimensioni aziendali troppo ridotte e non l’assenza di stimoli competitivi, Trenitalia dovrebbe essere di gran lunga più efficiente di Ferrovie Nord. Non sembra che le cose stiano esattamente così. Il lato più negativo della vicenda è dato dal fatto che, a fronte di un incremento considerevole di spesa che sarà pressoché interamente a carico dei contribuenti (dice Formigoni: «Le 174 corse in più al giorno e il miglior comfort saranno a costo zero per i passeggeri, non ci sarà alcun aumento dei biglietti»), non viene fissato alcun obiettivo in termini di incremento di domanda soddisfatta e, in particolare, di acquisizione di traffico dalla strada, unica motivazione che potrebbe teoricamente giustificare una crescita dei trasferimenti pubblici. E non vi è alcun reale incentivo per la nuova società a raggiungere i più elevati livelli di qualità che vengono fissati. Male che vada si ritornerebbe alla situazione attuale. L’unico vero incentivo ad essere più efficienti ed a garantire una migliore qualità potrebbe venire dalla prospettiva di perdere, a seguito del confronto competitivo con altre società, l’affidamento del servizio. Trenitalia sembra finalmente averlo capito dopo molti decenni di affidamento diretto della pulizia dei treni. Quando lo capiranno le Regioni per l’affidamento dei servizi? Per ora l’unico segnale positivo sembra venire dal Piemonte. Tutte le altre sembrano contente di rimanere in balia dell’attuale monopolista nazionale cui tuttalpiù affiancarne uno regionale. E lo chiamano “federalismo ferroviario”.