Archivio

Posts Tagged ‘Tremonti’

Crescere di più, non frottole politiche

9 agosto 2010

Le prossime settimane di agosto saranno decisive, per capire se il governo riuscirà  davvero stringere un patto di legislatura con la neonata componente guidata dall’onorevole Fini. In queste settimane, bisogna augurarsi che gli organi d’informazione e la maggioranza degli osservatori economici del nostro Paese sappiano levare una voce decisa, una voce che richiami la politica alla responsabilità.  C’è una priorità, che non è né  l’incomprensione personale tra Fini e Berlusconi.  Né la volontà del  premier  di un’intesa che non faccia sconti, e che comprenda innanzitutto la sempiterna giustizia: dove tanto per cambiare l’errore è stato di non occuparsi della riforma dell’ordinamento ma di ciò che serviva nei processi. E’ l’economia, la grande dimenticata. L’attenzione va richiamata sulla necessità di consolidare la ripresa. Spero che media e osservartori lo capiscano. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Mercato del lavoro, commercio mondiale, macroeconomia , , ,

Dedicato ai veneti. Nooo, anche la Lega fa le ronde antievasione…

17 luglio 2010

Letto stamane che la Lega farà ronde antievasione, ho mandato questo scorato editoriale al Gazzettino, che lo pubblicherà domani. Ronde anti-spesa e anti-Stato, altro che anti-evasori, questa è la nostra sempre più solitaria proposta. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino fisco, spesa pubblica , , , , ,

Il mercato dice: probabilità di default Italia a 5 anni 15,5%!

15 luglio 2010

Sono appena reduce da una trasmissione a Rai3 dalle 12,15 alle 13 in cui sembravo scendere da Marte. L’unico a indicare la necessità di tagli alla finanza pubblica. L’unico a indicare la necesità di prestare orecchio ai mercati, che dicono a tutti i paesi Ocse di limitare deficit e debito pubblico. Gli altri, il pm dottor Ingroia per la magistratura, un ricercatore per l’università, una precaria della scuola e via procedendo, per illustrare la totale inaccettabilità delle misure per ciascun comparto a nome del quale parlavano, usavano termini come “massacro”, “strage di legalità” et similia. Ingroia ha liquidato cortesemente  gli esempi delle circoscrizioni giudiziarie che con le attuali dotazioni, sotto la guida di magistrati capaci di dare efficienza ai colleghi, hanno abbattuto pendenze e durate dei procedimenti in Tribunali e Corti d’Appello anche del 70% in un paio d’anni, sostenendo che mica si tratta di sedi esposte alla grande criminalità come Gela e Crotone. Solo che c’è anche Torino, tra chi ha ottenuto quei risultati, mica solo piccoli centri come Bolzano. Marco Rizzo, dei Comunisti italiani, benignamente mi ha concesso che i mercati dicono proprio quel che sostengo io, ma infatti sono i mercati a sbagliare, perché espressione di una cricca di pochi grandi soggetti internazionalizzati il cui fine è abbattere i governi e affamare i popoli. Questione di punti di vista, naturalmente. Michele Mirabella, conduttore, ci ha tenuto a sottolineare molto civilmente che per questo ero stato invitato, per esporre un punto di vista diverso. Peccato che, solo contro tutti che amabilmente sorridevano scuotendo il capo, sembrassi proprio il marziano a Roma di Flaiano. Forse è il caso che ci riflettiamo allora tutti, su questi dati freschi freschi sui debiti sovrani che stamane hanno rimbalzato su tutti gli schermi. L’Italia, alla fine del secondo trimestre 2010, ha visto innalzarsi la stima delle sue probabilità di default al 15,5%, dal 9,7% di tre mesi prima. Ed è sesta nella graduatoria mondiale dei Paesi più a rischio. Come si possa raccontrare alla gente, in queste condizioni, che i tagli sono cose da pazzi, è proprio cosa da pazzi. Ripeto: non sto parlando qui della logica lineare dei tagli della manovra, che ho molto criticato anch’io. Parlo dei tagli in quanto tale, quando in realtà ne occorrerebbero – rectius: ne occorreranno, con certezza – tre, quattro e cinque volte di più. Perché l’atmosfera di incertezza sui bond sovrani europei resta molto forte, come ammoniscono oggi il bollettino di luglio della BCE e Mario Draghi all’ABI. Ma vediamo mmeglio, ne vale la pena.     Prosegui la lettura…

Oscar Giannino finanza, macroeconomia, spesa pubblica , , , , ,

Spesa e tasse da paura: e in cambio?

28 giugno 2010

L’aggiornamento dei dati di contabilità nazionale pubblica 2009 reso noto oggi dall’Istat fa una certa impressione. E’ vero, nel 2009 con i suoi 5,3 punti di Pil di deficit pubblico l’Italia è rimasta abbondantemente sotto la media dell’Europa a 27, che ha registrato un deficit del 6,8%, con punte come l’Irlanda al 14,3%, la Spagna all’ 11,2%, il Regno Unito all’11,5%, la Francia al 7,5%. Ma quel che deve farci riflettere più di tutto sono tre fattori. Il primo riguarda il totale della spesa pubblica. Il secondo, la pressione fiscale. Il terzo, che cosa otteniamo in cambio dalle amministrazioni pubbliche – Stato e Autonomie – come cittadini e contribuenti, rispetto agli altri Paesi avanzati, paragonando livelli di spesa, d’imposta e contributi, alla qualità e agli effetti concreti dei servizi offerti al pubblico. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino fisco, macroeconomia, spesa pubblica, ue, welfare , , , , , ,

I tagli alle Regioni e il federalismo promesso

28 giugno 2010

Chi ha ragione e chi ha torto tra le Regioni e il Governo, sulla manovra correttiva dei conti pubblici? Le Regioni, se i tagli non vanno insieme a uno schema preciso per l’individuazione di come funzionerà il federalismo fiscale, per premiare le più efficienti. Il Governo, se però si guarda complessivamente al contributo necessario per il contenimento del deficit. Cerchiamo di capire, numeri alla mano. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino federalismo, fisco, spesa pubblica , , , , , ,

Liberalizzazioni: bene anche i Radicali e bentornata Emma

23 giugno 2010

Dopo le sei proposte di Pierluigi Bersani, oggi sono venuti allo scoperto i Radicali. I leader del partito – Emma Bonino, Mario Staderini, Michele De Lucia e Marco Beltrandi – hanno illustrato un pacchetto di emendamenti alla manovra finanziaria. Il senso generale delle proposte è quello di “raddrizzare” le storture dell’intervento tremontiano, giudicato molto duramente:

misura strutturale, tagli lineari, interventi emergenziali, settoriali o a colpi di “una tantumâ€. Misure inique, dunque, dall’efficacia limitata, ma soprattutto senza alcuna prospettiva, per il nostro Paese, di riforme, crescita, sviluppo. Per distribuire ricchezza, bisogna prima produrla; in caso contrario, si distribuisce solo povertà, se non – addirittura – miseria.

La diagnosi è, sostanzialmente, condivisibile, al netto della polemica politica. E la terapia?

Prosegui la lettura…

Carlo Stagnaro mercato , , , , , , , , , ,

La Costituzione del Vietnam batte la nostra

10 giugno 2010

All’ultimo G20 a Busan in Corea Giulio Tremonti ha annunciato un’iniziativa di revisione costituzionale, in materia di libertà della piccola e media impresa rispetto al vigente articolo 41 della nostra Costituzione. Ampio il dibattito, sul fatto che non servirebbe una modifica costituzionale per aprire spazi ad autocertificazione, zero burocrazia, meno tasse e mercato del lavoro più flessibile.  Ieri sera un amico avvocato, console del Vietnam a Milano, mi lascia interdetto. “Che il mondo stia cambiando in fretta senza che qui da noi molti se ne accrogano, lo dimostra che quel che a molti in Italia sembra impossibile, nella Costituzione del Vietnam già c’è”, mi dice. Ma dai, gli replico, va bene che il Vietnam ha una crescita impetuosa per delocalizzazioni meccaniche a basso e medio valore aggiunto, e per aziende italiane come Piaggio è un Bengodi, visto il tasso di penetrazioone delle due ruote nella motorizzazione…. ma resta un Paese a economia mista di Stato, e se l’Italia è solo 74a nell’Index 2010 of Economic Freedom della heritage e del WSJ, il Vietnam è pur sempre 144°. Poi per scrupolo vado a leggermi la Costituzione del Vietnam e … sorpresa! Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Mercato del lavoro, fisco, liberismo , , , ,

Finmeccanica, le indagini e i mandanti

8 giugno 2010

C’è un po’ di aria viziata da Francia e Stati Uniti. Ma parlare di complotti esteri è del tutto sbagliato. Sono soprattutto polemichette italiane, invidie e contrasti politici, finanziari e imprenditoriali che affondano le radici in mille piedi pestati, negli anni, da Piefrancesco Guarguaglini. C’è tutto questo e molto di più, nelle indagini che da qualche settimana a questa parte hanno iniziato a proiettare lunghe ombre su Finmeccanica. Ma forse anche molto meno, se si sta al merito di quanto, almeno sinora, è emerso. Però l’Italia è l’Italia. Ha regole, tabù e sviluppi del tutto propri, quando Procure e verbali d’intercettazione  innestano il circo mediatico-giudiziario al quale da quasi vent’anni la vita pubblica italiana ha preso l’abitudine. Anche quando si colpisce la più grande azienda italiana nel comparto della difesa e sicurezza, il gioiello della più avanzata tecnologia in un settore difficilissimo dove il procurement è interamente governativo e soggetto di conseguenza a tutte le influenze geopolitiche del caso, la protagonista della più grande crescita in mercati iperprotetti.  Con decisivi salti di scala nelle nazioni più ambite per bilancio della difesa, come il Regno Unito con Westland e Stati Uniti con DRS. Finmeccanica, con Guarguaglini alla guida, è riuscita nel mondo anglosassone in ciò che non è riuscito  a francesi e tedeschi, alle prese con le problematiche sinergie di Airbus e A400M. Anche e forse proprio per questo, Finmeccanica è al centro di un vero scontro di potere. In Italia, a molti questa scelta e questo protagonismo nel business della difesa – “le armi”, che schifo! – non piace a molti. A questo punto o L’Italia politica riuscirà a darsi una regola di condotta rigorosa, di fronte ai rischi dei presumibili sviluppi di questa partita, oppure i grandi concorrenti esteri brinderanno. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Senza categoria , , ,

Infrastrutture e manovra: una luce e molte ombre

7 giugno 2010

Corrado Passera ha ragione nella sua intervista odierna al Wall Street Journal, indicando in 250 miliardi di euro il fabbisogno finanziario necessario in cinque anni alle infrastrutture italiane, per sanare il gap che strozza l’economia italiana. Non dovrebbero essere né tutti né per lo più denari pubblici, naturalmente: ché gli abbondanti capitali privati alla ricerca di buoni rendimenti accorrerebbero, qualora vi fosse una certa e credibile regolazione di settore , e procedure rapide ed efficienti di realizzazione delle opere. Cioè esattamente le due condizioni che mancano all’Italia, e che hanno determinato il gap infrastrutturale. Alla luce di questo vale la pena dunque di chiedersi: – e di qui riprende la domanda iniziale – che effetto determina la manovra. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino macroeconomia , , , , , ,

Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore?

7 giugno 2010

Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore? Per me lo Stato. E poiché è un giudizio tagliente, abbisogna di considerazioni adeguate, per non sembrare provocazione o difesa di illegalità. Il punto è che lo Stato, in Italia, è l’illegalità. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino fisco , , , , ,