Affrontando il primo punto, è chiaro che tali aumenti sono stati resi possibili dall’accordo raggiunto dalla Regione Lazio con Trenitalia nell’ambito del trasporto pubblico ferroviario locale.
Gli aumenti sono stati permessi nella logica di un diminuire le spese regionali nell’ambito dei trasporti, in cambio di un incremento importante della tariffa del Leonardo Express.
Tale servizio è totalmente monopolizzato dall’operatore dominante e dall’accordo tra Trenitalia e Regione Lazio. Teoricamente tali servizi dovrebbero essere messi a gara, ma effettivamente non si sono avuti esiti differenti dalla vittoria dell’incumbent.
I servizi pubblici locali dovrebbero essere liberalizzati e le leggi, come quelle emesse lo scorso anno dal Parlamento Italiano, che limitano la concorrenza in questo settore in realtà danneggiano tutti.
Da un punto di vista del turista che arriva all’aeroporto di Fiumicino, 14 euro per raggiungere il centro città sono una cifra ragguardevole, se confrontata ad esempio al costo esistente in altri Paesi Europei. A Barcellona o Madrid raggiungere il centro città costa quanto muoversi per tutta il centro cittadino, mentre anche raggiungere lo scalo (secondario) di Roma Ciampino è molto più conveniente.
Sarebbe necessario da parte della Regione Lazio un’apertura di un bando di gara per la concessione della tratta Fiumicino Aeroporto – Roma Termini o altre stazioni, in modo che si apra alla concorrenza e che possano entrare nuovi operatori ferroviari.
Vi è un secondo problema legato alla concorrenza intermodale. Elevare la tariffa di tre euro, rende meno competitivo l’aeromobile nel confronto con il “FrecciaRossa”. Tale concorrenza tra treno e aereo è dunque distorta, tanto più che il trasporto pubblico regionale è sovvenzionato dagli Enti Pubblici Locali.
Se la regione volesse fare gli interessi dei propri cittadini e della propria economia, dovrebbe pensare di aprire una procedura di gara per questa determinata tratta. Probabilmente, anche delle compagnie aeree, potrebbero essere interessate a fornire un proprio servizio di collegamento, con il noleggio di materiale rotabile da terzi.
La mancata liberalizzazione del trasporto pubblico locale provoca mostri.
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La riflessione conclusiva del paper riguarda la lentezza del processo di riforma del trasporto pubblico locale, attribuita a una percezione eccessiva dei costi della privatizzazione e dei costi politici di quella che nel nostro Paese sembra davvero una riforma impossibile, come evidenziava anche Andrea Giuricin nell’Indice delle liberalizzazioni 2009 in un capitolo che mette a nudo le vistose inefficienze del settore trasporti pubblici. Il mantenimento del potere economico e politico rende i costi del servizio doppi rispetto all’Inghilterra, benchmark nel settore.La soluzione proposta dall’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, per migliorare il servizio ferroviario regionale è quella di aumentare i contributi pubblici di un centesimo a chilometro: davvero preoccupante.
Una soluzione statalista che va contro ogni logica di concorrenza e di mercato. Infatti attualmente il trasporto pubblico locale su ferro non vede un minimo di competizione. Addirittura il governo, nel 2009, ha deciso di stanziare 480 milioni di euro l’anno di contributi aggiuntivi solo per quelle Regioni che stipulano un contratto con Trenitalia. Una legge anticoncorrenziale che fa meglio comprendere perché Moretti voglia un ulteriore aumento di circa 1 miliardo di euro l’anno. A questo infatti equivale il centesimo al chilometro. Senza concorrenza tutti i maggiori contributi andrebbero direttamente nelle casse di Trenitalia.
Tale cifra imponente non risolverebbe alcun problema alla base del trasporto ferroviario regionale. Attualmente le poche gare per l’assegnazione del servizio effettuate dalle Regioni Italiane hanno visto sempre una vittoria dell’incumbent e mai si sono avuti dei ribassi significativi.
Si potrebbe pensare che Moretti chieda maggiori fondi pubblici, perché durante la sua gestione ha ricevuto meno contributi. In realtà è il contrario. Durante il triennio della nuova gestione di FS, i contributi regionali sono aumentati del 27 per cento, mentre l’offerta di posti chilometri è rimasta sostanzialmente stabile, segnando un +0,1 per cento.
La creazione di un nuovo fondo pubblico di un miliardo di euro, grazie al centesimo al chilometro richiesto da Moretti, andrebbe nella stessa direzione degli ultimi anni, vale a dire maggiore spesa statale con un servizio sostanzialmente stabile.
Oltretutto la qualità del servizio non sembra essere migliorata in quanto i dati sulla puntualità non risultano avere avuto un miglioramento significativo.
La costruzione della linea ad alta velocità, che molti pensavano potesse essere una soluzione dei problemi dei pendolari (più binari, meno congestione, meno ritardi), in realtà si è rivelato essere più un problema che una soluzione. Questo è successo perché si sono costruiti prima i binari tra le città senza terminare i nodi ferroviari. In questo modo, con l’aumento dell’offerta del FrecciaRossa, si è creato un enorme imbuto all’ingresso delle grandi città, dove i treni pendolari accumulano ritardi.
In definitiva piuttosto che aumentare nuovamente i contributi pubblici alle Ferrovie dello Stato, sarebbe meglio aprire alla concorrenza il trasporto pubblico ferroviario regionale. In questo modo vi sarebbe un risparmio per i contribuenti e un miglioramento della qualità del servizio per i pendolari.
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I comuni e le Province, oltre ai servizi di trasporto pubblico, acquistano molti altri beni e servizi. Perché non costituiscono per ciascun settore una società pubblica che concorra “alla pari” insieme a quelle private alle gare di appalto?