La manovra varata dal governo Monti trova la sua giustificazione nella formidabile pressione alla quale è sottoposta l’Italia. Una pressione che il premier ha fatto bene a sottolineare ancora una volta, evocando la necessità he l’Italia non sia mai più il detonatore del possibile inabissamento dell’euro: la politica queste parole dolorose continua a non volerle sentire, perché coincidono con l’ammissione del proprio fallimento, scaricando su altri le proprie responsabilità. Non è passato giorno dacché il professor Monti ha ricevuto l’incarico, che Angela Merkel da Berlino non abbia ripetuto, esplicitamente e ancor più chiaramente in via riservata, che solo se l’Italia assumeva decisioni durissime rispetto alle misure troppo a lungo rinviate e troppo insufficienti nel merito prese a luglio e agosto, solo in quel caso Berlino il prossimo 9 dicembre dirà sì a ciò che serve per difendere l’euro: procedure di bilancio blindate ex ante, e ampio margine agli interventi illimitati della Bce a sostegno dell’euroarea. Questo spiega perché la manovra contiene misure che al lordo pesano per 30 miliardi, due punti di Pil. E ha fatto ancora bene Monti a far capire chiaramente ieri che non è affatto detto che basti. Probabilmente, infatti, non basterà. Ma la botta dura con la nuova manovra c’è. C’è eccome. E questo è un bene. Come che scontenti un po’ tutti, così che nessuno possa cantar vittoria sugli altri. Venendo al merito, però, è piena di cose che non piacciono al mio palato.Una raffica statalista rapinatrice di libertà e crescita.
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Oscar Giannino debito pubblico, spesa pubblica, ue Italia, manovramonti, Monti, spesa pubblica, statalismo, tasse
L’onorevole Giorgio Stracquadanio ci scrive da Montecitorio
Ieri è iniziata alla Camera la discussione sulla riforma dell’articolo 81 e l’introduzione del principio del pareggio di bilancio in Costituzione. Ed è iniziata nel peggiore dei modi. Intanto perché il testo che le due commissioni competenti – Affari Costituzionali e Bilancio – hanno adottato come testo base non contiene nemmeno l’espressione pareggio di bilancio. Secondo la proposta delle commissioni approvata con il voto pressoché unanime dei partiti, la Costituzione dovrebbe fissare l’obbligo per il Parlamento all’equilibrio di bilancio, un concetto ignoto alla dottrina economica e al diritto.
Come spesso accade lo Stato, il potere pubblico, riserva a se stesso quello che vieta a cittadini ed imprese. Provate a depositare in tribunale un bilancio di impresa in equilibrio come quello dello Stato italiano e vedete se non vi troverete dritti dritti alla sezione fallimentare.
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admin diritto costituzione, debito pubblico, pareggio di bilancio, spesa pubblica
Sul prossimo Panorama Economy
Considerazioni al volo in giorni difficili, dopo il Libro Bianco della Commissione Europea che – ne ignoriamo il testo, lo abbiamo solo appreso da “spifferate” a giornali britannici e tedeschi, naturalmente – tenta un’impervia ripresa di autorevolezza e credibilità sul punto più delicato dacché esiste l’euro, cioè le misure straordinarie da assumere prima che il rapidissimo deterioramento di fiducia verso l’euroarea in quanto tale sfoci in una crisi epocale. Tentativo impervio per il semplice fatto che la Commissione Barroso conta pochissimo in questi anni di leadership germanica travestita da finzione di co-leadership franco-tedesca. Dipendesse da me formulare una scelta sulla base delle minori improbabilità, direi che delle tre ipotesi avanzate dalla Commissione quella forse meno impossibile coniuga insieme la persistente responsabilità solo nazionale di ciascun euromembro verso il proprio debito pubblico, con l’intervento congiunto di Efsf – una mascherata, viste le sue residue scarne munizioni - e FMI – preponderante – a garanzia e sostegno di un conferimento di quote di debito pubblico di ciascun euromembro eccedente una certa – elevata, ben superiore al 60% indicato come obiettivo – quota di sicurezza. Anche tale soluzione appare tuttavia ben lungi dalla portata attuale delle intenzioni reali della politica europea. Il tempo incalza, però. Occore augurarsi che il ritorno di Roma all’eurotavolo dal quale Berlino e Parigi l’avevano esclusa spinga verso una soluzione comunque condivisa. Altrimenti, a questi ritmo di drenaggio dei capitali dall’euroarea e di totale inaridimento dell’interbancario, il big bang è certo. ed è a breve. Al di là di tale funebri considerazioni, un’osservazione e un consiglio. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino banche, BCE, credito, debito pubblico, euro, ue crisi finanziaria, debito pubblico, germania, Italia, Merkel, spesa pubblica, ue
Anche Nicolò ha ricevuto il suo bravo modulo per il censimento. Dapprincipio si è messo di buona lena a compilarlo; pensando: se lo Stato spende un po’ dei miei soldi per chiedermi alcune informazioni, ce ne sarà una buona ragione. Man mano che andava avanti con le domande, si è convinto che si tratta solo di un altro modo – fra i tanti a disposizione – per sperperare i soldi dei contribuenti; e perdipiù molestandoli e minacciandoli con “l’applicazione delle sanzioni previste dagli artt. 7 e 11 del d.lgs n. 322/1989″.
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Nicolò D. Diritti individuali Italia, spesa pubblica
Oggi la città in cui Nicolò vive è stata teatro di una grande manifestazione di giovani indignados. Sono successi gravi incidenti, proprio nella zona dove Nicolò vive. L’odore dei lacrimogeni e della gomma bruciata gli è entrato fin dentro casa. Nicolò ne è rimasto colpito. Ha visto in TV ragazzi con caschi e passamontagna sfasciare tutto. Li ha considerati delinquenti, e di loro non ha null’altro da dire. Ma non lo hanno affatto convinto neanche gli altri manifestanti. Hanno sì il merito – ma è poi un merito? – di manifestare pacificamente. Ma in nome di idee in larga misura sbagliate.
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Nicolò D. credito, debito pubblico banche, spesa pubblica, statalismo
Nella proposta di riforma della Costituzione presentata da Nicola Rossi e da altri senatori, appartenenti a forze politiche sia di opposizione che di maggioranza, il vincolo del pareggio di bilancio è opportunamente affiancato da un tetto alla spesa pubblica complessiva, stabilito al 45% del Pil. Poichè nel 45% è inclusa la spesa per interessi sul debito, che negli ultimi anni ha oscillato tra il 4,5 e il 5%, il tetto proposto da Nicola Rossi sarebbe stato rispettato con una spesa pubblica primaria (al netto quindi della spesa per interessi) pari al 40-40,5% del Pil. Si tratta di valori molti inferiori a quelli effettivi del decennio 2000 ma in linea con quanto verificatosi per tutta la seconda metà degli anni ’90. Prosegui la lettura…
Ugo Arrigo Senza categoria debito pubblico, par, spesa pubblica, Tremonti
Le aspre e giuste critiche rivolte al governo per la manovra bis hanno iniziato ieri a ottenere ieri qualche significativo risultato. Nel lungo vertice tra Berlusconi, Bossi e Tremonti, ciascuno ha dovuto fare marcia indietro rispetto ad alcuni punti del testo che era stato varato. Esso comprendeva scelte in violento contrasto con le promesse elettorali del centrodestra, depressive per effetto sull’economia, inique perché aggravavano la pressione fiscale su chi, con aliquote tra le più alte nei Paesi avanzati,già le tasse le paga e sostiene una parte significativa dei consumi. Il centrodestra si apprestava ad alzare le aliquote delle imposte sia dirette sia indirette e ad introdurre anche una patrimoniale, mentre al contempo sblocca le tasse locali. Sarebbe stato un massacro sicuro: per i contribuenti prima, ma certo per il centrodestra poi. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, fisco, spesa pubblica Berlusconi, spesa pubblica, tasse, Tremonti
Cinque livelli di governo vi sembrano pochi? Comune, Provincia, Regione, Stato e Comunità Europea… Per rispondere a questa domanda credo basti dare una occhiata a costi e competenze. Non c’è dubbio che l’anello debole di questa piramide risieda allora proprio nelle Province. Per come è venuto a strutturarsi il nostro sistema di governo, le funzioni in capo alle Province sono poca cosa rispetto a quanto viene deciso a Roma o nei capoluoghi di Regione. E in tempi in cui occorre fare cassa (non con misure una tantum, ma con interventi strutturali sulla spesa pubblica) bisogna andare a vedere cosa si può tagliare. Prosegui la lettura…
Filippo Cavazzoni spesa pubblica castronovo, Comuni, giuricin, province, spesa pubblica
Sono giorni confusi, questi postferragostani dopo il varo concitato della manovra bis. Giorni nei quali l’ottimo principio della disponibilità da parte di governo e maggioranza a modifiche parlamentari della manovra – ottimo perché molto c’è da correggere, a partire dal cosiddetto “contribuito di solidarietà” sul ceto medio – lascia spazio a ipotesi che talora colpiscono per la loro superficialità, azzardo, o addirittura palese improcedibilità. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Diritti individuali, fisco spesa pubblica, tasse
In questo blog abbiamo spesso modo di riflettere sugli effetti negativi di un regime fiscale sfacciatamente oppressivo insediatosi, passo dopo passo, sotto la copertura di norme e sentenze che apoditticamente vedono in ogni soggetto d’imposta un sicuro evasore, a meno di contraria dimostrazione da parte del contribuente, fatta comunque salva l’odiosa ed iniqua disposizione del solve et repete che a breve entrerà in vigore. Nella lotta all’evasione, lo Stato ricorre anche all’arma del ricatto psicologico. Da qualche giorno, infatti, la RAI ospita gli spot dell’Agenzia delle entrate, del Ministero dell’economia e del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i quali tendono a identificare indistintamente come parassiti gli evasori, accostandoli a poco attraenti specie di vari invertebrati. Sorprende negativamente la circostanza che l’oligarchia di burocrati, politici e governanti i quali proprio attraverso la tassazione vivono a carico dei contribuenti, con un incredibile capovolgimento di posizioni abbia l’insolenza di dare del parassita a chi passa loro gli alimenti. Lo Stato, infatti, non è un ente astratto ed incorporeo, ma è un elefantiaco complesso di persone e strutture il quale, tramite il prelievo fiscale, rappresenta, a rigore, il parassita per eccellenza della società. Prosegui la lettura…
Serena Sileoni debito pubblico, Senza categoria evasione, fisco, parassita, spesa pubblica, spot, tasse