La privatizzazione di Tirrenia è all’epilogo? Il 20 ottobre è la data ultima per fare arrivare le proposte di acquisto a Fintecna, società pubblica, controllante di Tirrenia. Manca dunque meno di una settimana al termine per la presentazione delle offerte da parte dei pretendenti dell’ex compagnia di navigazione di Stato e i primi interessamenti si stanno esplicitando. Non è facile prevedere l’esito della gara e la numerosità delle offerte, ma è certo che la suddivisione tra Tirrenia e Siremar è stato un passo essenziale per permettere di trovare una soluzione alla privatizzazione.
Tirrenia, infatti, pur avendo enormi difficoltà, è una società che con l’arrivo di capitali privati potrebbe continuare a stare sul mercato. Siremar, al contrario, sembra essere destinata a non avere futuro, perché la situazione della società che opere tratte regionali è davvero critica. Quest’ultima società dovrebbe essere lasciata al suo destino e il Governo dovrebbe fare delle gare per assegnare i sussidi per quelle tratte che davvero sono di carattere di servizio universale. Troppo spesso i contributi pubblici si sono trasformati in semplici sussidi per mantenere in vita la compagnia di navigazione pubblica.
Ma perché Tirrenia potrebbe avere un futuro mentre Siremar è destinata a fallire, o piú probabilmente e malauguratamente essere salvata da qualche Ente Locale?
Analizzando i ricavi delle due società è facile osservare una profonda differenza. I contributi pubblici incidono per circa il 25 per cento dei ricavi per Tirrenia, mentre per Siremar tale percentuale sale fino al 72 per cento. Quest’ultima compagnia è totalmente dipendente dai sussidi che riceve dallo Stato.
| Tirrenia | |||
| Dati: in milioni di Euro | |||
| Anno | Noli +CSP | Corrispettivi Servizio Pubblico | % CSP/Tot |
| 2007 | 373 | 46 | 12,3% |
| 2008 | 403 | 102 | 25,3% |
| 2009 | 335 | 80 | 23,9% |
| 2009/2008 | -16,9% | ||
| Siremar | |||
| Dati: in milioni di Euro | |||
| Anno | Noli +CSP | Corrispettivi Servizio Pubblico | % CSP/Tot |
| 2007 | 99 | 70 | 70,7% |
| 2008 | 103 | 75 | 72,8% |
| 2009 | 92 | 67 | 72,8% |
| 2009/2008 | -10,7% | ||
Non è dunque un caso che intorno a Tirrenia si stanno muovendo interessi privati, anche allettati dai contributi pubblici. E tutto il mondo degli armatori è in fermento.
È notizia di pochi giorni fa dell’acquisto da parte dell’armatore Gianluigi Aponte, proprietario di MSC Crociere, del 50 per cento di Grandi Navi Veloci, creando cosi uno dei più grandi gruppi anche a livello di traghetti in Italia.
GNV si unirà a SNAV, già di proprietà di Marinvest, la holding della famiglia dell’armatore svizzero, e questa nuova società si è detta interessata a Tirrenia.
Sulla società controllata da Fintecna c’è anche l’interesse della cordata greco-americana, di Mediterranea Holding e probabilmente di Moby. Per quanto riguarda Siremar, attualmente nessun armatore ha mostrato un interesse esplicito.
La privatizzazione Tirrenia è andata molto per le lunghe, ma potrebbe vedere a breve una soluzione.
Non si sa come finirà la privatizzazione, ma l’unica cosa certa che lascia la compagnia pubblica è un debito superiore a 600 milioni di euro, nonostante i miliardi di euro di contributi pubblici che ha ricevuto negli ultimi anni.
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La cordata Mediterranea Holding, capeggiata dalla Regione Siciliana con il 37%, si e’ aggiudicata la gara, anche perche’ era rimasta l’unica, per la cifra, neanche tanto simbolica, di 25 mln di euro; gia’ il fatto che un imprenditore paghi per 25 quello che poteva avere per 10 mette in allarme ma si sa, la Regione Siciliana e’ prodiga verso i suoi figli migliori…
Delle 16 offerte iniziali, alcune da importanti competitors di Tirrenia come Grandi Navi Veloci, Moby, Grimaldi e Corsica Sardinia, ha vinto la piu improbabile, quella a guida Regione, con l’ausilio dell’attivissimo Fondo CAPE (gia’ impegnato sul tavolo di Termini Imerese). In molti casi l’interesse era solo per Tirrenia e non per la controllata Siremar, che gestisce il traffico fra le isole minori della Sicilia, giudicata come non strategica (e, a sentir qualcuno, ricca di spiacevoli sorprese). D’altra parte, mentre le altre tre societa’ regionali, Caremar, Saremar e Toremar, il 24 novembre 2009 sono passate, a titolo gratuito, alle rispettive Regioni (Campania, Sardegna e Toscana), la Siremar era rimasta incomprensibilmente alla Tirrenia.
Nonostante le rassicurazioni da parte del Governatore Lombardo sul ruolo imparziale della Regione (fondamentale garanzia da parte di un ente che ha piu’ dirigenti che uscieri), permane qualche dubbio sull fatto che “La Regione, in questa operazione, non guadagna e non perde perché il rischio d’impresa è tutto sui privati, a tutela del patrimonio della Sicilia” (il corsetto e’ dello stesso Governatore) . Oltretutto e’ difficile comprendere il ruolo di arbitro super partes (qualora potesse mai avere senso..) della Regione se la prima richiesta della Giunta Lombardo e’ di spostare la sede di Tirrenia da Napoli a Palermo (come se la FIAT trovasse maggior giovamento dallo spostar l’ufficio di Marchionne a Pomigliano o Melfi). Non sappiamo come andra’ a finire tutta la vicenda ma e’ possibile fare una serie di previsioni:
1) i contribuenti, come sempre, pagheranno di più’ li dove sarebbe stato possibile risparmiare;
2) al di la’ dei sogni di gloria del Governatore Lombardo, Tirrenia dovra’ affrontare una dura stagione di sacrifici per essere rilanciata;
3) pur dubitando delle capacita’ tecniche e manageriali dei dirigenti regionali siciliani, e’ probabile un’esplosione di commodori, ammiragli e contrammiragli.
Si prospettano tempi duri per i mozzi e i marinai della Tirrenia..
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