Alcuni partiti si schiereranno senza equivoci nei campi avversi: Lega, Idv, Sel. Tutto il Sud ha gettato la maschera, fa discorsi di tono autonomista, in Sicilia addirittura separatista, ma in realtà vuole annettere la capitale nel polo meridionalista. I cantori della nazione barricati a Roma avranno un unico ruolo possibile, essere la punta di lancia delle rivendicazioni del Sud che coincidono con le loro, dal momento che la capitale è già risucchiata nel gorgo meridionale e la sua funzione nazionale convince solo il presidente della Repubblica e parte della sinistra.
Il Terzo Polo, se ci sarà, si attribuirà il ruolo salvifico dell’unità d’Italia, rimediando consensi tra illusi e transumanti. Se non ci sarà, Fini e Casini, emiliani ma romani di elezione, si candideranno separatamente al ruolo di salvatori della patria, riecheggiando appelli ecumenici oltreteverini. I grandi partiti, Pdl e Pd, non si pronunceranno nella contesa Nord vs Sud, la negheranno a metà strizzando però l’occhio ai vecchi elettori per farsi perdonare. Ma il bipolarismo socio-territoriale si manifesterà nelle liste e nell’esito del voto, perché al Nord e al Sud dovranno imbarcare candidati sintonici ai sentimenti polarizzati dei territori.
Insomma, fatte le elezioni potremmo trovarci in parlamento un nuovo bipolarismo, quello Nord Sud trasversale al multipolarismo espresso dalle etichette dei partiti. Vien da dire ‘speriamo che succeda’. Sarebbe un buon funerale della Seconda Repubblica, e la premessa di interessanti evoluzioni.
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Qualche anno fa il pioniere della grande distribuzione italiana, il lombardo Bernardo Caprotti, diede alle stampe un libretto tanto agile quanto incisivo (Falce e carrello) sul modo in cui le Coop e i loro protettori politici hanno a più riprese sbarrato la strada a chi voleva intraprendere: soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale. Niente nuovi centri commerciali, insomma, e tutto questo per fare un favore a chi è già sul mercato.
Ora leggiamo che uno dei primi atti della giunta piemontese guidata dal leghista Roberto Cota consiste proprio nel bloccare l’apertura di alcuni supermercati. L’assessore competente, William Casoni (Pdl), ha giustificato la cosa affermando che si deve evitare “un’eccessiva concorrenza” e soprattutto che si devono proteggere quei piccoli negozi che perderebbero clienti, se questi ultimi altrove potessero comprare altrove e più a buon mercato.
Certo siamo davvero messi male se uno dei primi provvedimenti della nuova giunta regionale piemontese mette le mani nelle tasche di alcuni (i consumatori) per dare qualche soldo ad altri (i negozianti), e se – per di più in una fase di crisi – viene sbarrata la strada a chi vuole intraprendere.
Al Sud abbiamo le false pensioni d’invalidità e al Nord le protezioni corporative, al Sud i finanziamenti a pioggia e al Nord gli “stimoli” per le imprese. Le distanze tra le due Italie si vanno riducendo, ma forse era meglio prima. L’importante è che a pagare sia sempre il solito “somaro” contribuente che una volta, a parole, qualcuno dichiarava di voler difendere.