Continua il nostro Landesbanken-watch. Giusto così per non farci mancare il buonumore. Incominciamo con Bayern LB, sì proprio lei, la banca con gli alberghi a cinque stelle. Ebbene, la cassaforte bavarese, dopo i 10 miliardi di iniezione di liquidità garantiti dal governo regionale, pareva essere ormai al di là del guado, quando sono esplose le difficoltà di Hypo Group Alpe Adria, sua controllata rilevata improvvidamente nel 2007 e da sempre nota per aver problemi di capitalizzazione; HGAA ha dato chiari segnali di cedimento a causa del crollo degli affari ad Est, in particolar modo in Croazia, dove i fallimenti di piccole e medie imprese negli ultimi mesi si sono infittiti. Alpe Adria ha già ricevuto lo scorso anno 900 milioni di euro dal governo austriaco e 700 dalla controllante bavarese. Ebbene, nel 2009 Bayern LB sarà così nuovamente in rosso, per più di un miliardo di euro. Il governatore della Baviera Seehofer (CSU) ha smentito che dal bilancio del Land possano uscire ancora denari per aggiustarne i conti: “Ora tocca ad Austria e Carinzia attivarsi”. Di fusioni con la LBBW del vicino Baden-Württemberg non si parla più; i diversi governatori mal digeriscono l’idea di dover fare a meno di un importante centro di potere. A dimostrazione di quanto poco siano contenti di essere intervistati sul tema propongo ai lettori questo reportage (in tedesco) firmato ARD. Ma il circo targato Bayern LB non si ferma qui. E no, perché il gruppo bavarese avrebbe in animo di scendere sotto il 50% in Saar LB, piccola banca regionale del Land omonimo, acquisita dal gruppo bavarese nel 2002 per la sua scarsa rentability. Ottimo. A chi andrà dunque il 25,2%? A qualche privato misericordioso, direte voi. Niente affatto. Si torna agli antichi fasti: la palla passa cioè al Land della Saar. Che quest’ultimo sia iperindebitato non è granché importante, tanto c’è il contribuente. Più divertente è constatare che ad appoggiare l’idea ci si è messo pure il neo-Ministro dell’Economia Christoph Hartmann, leader locale dell’FDP, ossia il partito liberale. Chapeau! Un indignato Gerald Braunberger sulla FAZ l’ha definita “politica del campanile” (Kirchturmpolitik). Sottoscriviamo e chiudiamo il post con un flash su West LB, la banca da cui una decina di anni fa prese la mosse la Commissione Europea per eliminare i privilegi delle Landesbanken. Nella giornata di ieri in Germania è stato infatti ufficialmente dato il via per la costituzione della prima Bad-Bank del paese, la quale servirà ad ospitare i titoli tossici di uno degli istituti più colpiti dalla crisi finanziaria. Quel che più impressiona è che a dover rilanciare la West LB debba temporaneamente -fino al 2011- essere lo Stato centrale, attraverso il fondo di stabilizzazione creato lo scorso anno (SoFFin). Per la prima volta, anche il Bund entra in una banca regionale e copre con tre miliardi di euro parte delle perdite. Olè. Il nuovo che avanza. Non si capisce per quale ragione dove non sono riusciti i governi locali e le casse di risparmio, dovrebbe riuscire la federazione. Mistero. Eppure secondo il Ministro delle Finanze del Nord-Reno Westfalia Linssen (CDU) questo “sarebbe l’inizio di un nuovo futuro”. Non sappiamo bene di quale futuro parli, di certo non è quello dei contribuenti.
]]>a) Il cronico eccesso di capacità nel settore delle casse di risparmio (overbanking) è legato per buona parte alla presenza del cosiddetto Regionalprinzip, che sottrae alla competizione gli istituti facenti capo ad enti territoriali diversi e fa in modo che i clienti di ciascuna cassa siano in massima parte i residenti della zona stessa in cui essa opera.
b) La raccolta del risparmio, come rileva Hans Werner Sinn nel suo felice volumetto “Der Staat im Bankwesen”, può essere davvero incentivata solo se gli interessi garantiti ai risparmiatori sono generosi. In realtà gli interessi reali per il deposito a risparmio sono stati per anni del tutto risibili (nel 1986 e poi ancora dal 1990 al 1994 ebbero persino segno negativo!!!).
c) Della scorsa settimana è la severa pronuncia del Bundesgerichtshof, la Cassazione tedesca, con la quale sono state bocciate le clausole di quei contratti di credito che consentivano a quei “buoni samaritani” delle casse di risparmio di modificare unilateralmente l’entità dei costi delle transazioni bancarie, il più delle volte ritoccandoli verso l’alto.- Ma non dovevano favorire il piccolo risparmiatore?-
d) Dopo la definitiva caduta delle garanzie di Stato, non è affatto vero che non vi siano stati investitori privati disposti a rilevare o ad acquistare partecipazioni in casse di risparmio. Nel 2004, in un caso rimasto famoso, la cittadina di Stralsund tentò di cedere la propria, ma più forti si rivelarono e pressioni lobbistiche delle associazioni delle Sparkassen e dei potentati politici locali. Stesso esito anche per la recente proposta di modifica in senso più market-friendly della legge regionale sulle Sparkassen nel Nord-Reno Westfalia
e) Nonostante un doppio livello di sorveglianza (quello federale della Bafin e quello dell’organo regionale delle casse di risparmio) i casi di corruzione in questo settore non sono affatto così desueti. L’ultimo è quello scoppiato nel febbraio scorso presso la cassa di risparmio di Colonia (proprietaria persino di un Golf Club!) che rivela in maniera palmare i rapporti malsani e i conflitti di interesse tra politica locale e banche pubbliche.
f) Fin dagli anni ’70, le Sparkassen sono diventate banche pressoché universali, capaci di eseguire una vasta molteplicità di operazioni bancarie e in alcuni casi, laddove permesso dalle rispettive leggi regionali, anche di redistribuire gli utili. L’idea che debbano rimanere a tutti costi pubbliche, sottraendosi così a criteri di efficienza, è insomma palesemente ideologica e non fa certo gli interessi dei consumatori.
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