È vero che si sta aspettando la decisione britannica. E che la Francia ha già deciso per il proseguimento nel 2010 degli incentivi, graduati da 200 a 5.000 euro a seconda delle emissioni dell’auto che si acquista. La differenza essenziale è che però la Francia conferma tale strumento pubblico in un quadro generale di tagli fiscali alle imprese che vale almeno 10 miliardi di euro netto di prelievo in meno per le aziende transalpine, nell’anno a venire. Come si vede dalla sintesi pubblicata oggi dal Figaro, quella francese è una manovra complessiva favorevole all’industria, composta di un mix di carbon tax e malus al parco automobilistico esistente, aumento del credito d’imposta all’edilizia, taglio deciso alla taxe professionelle che – con molta approssimazione – è analoga all’Irap italiana, e Robin tax invece alle imprese di reti, di tlc, ferroviarie e dell’energia. Capisco che da noi la Fiat pensi a se stessa. Ma la differenza è che, anche se altri confermano gli incentivi che anni addietro non hanno dato mentre noi sì, ora lo fanno in un quadro generale di interventi di politica energetica e di alleggerimento generale all’impresa: noi no. Proprio perché ne è consapevole, Marchionne ha deciso questa sera di sfoderare l’arma del ricatto diretto. O incentivi o chiusura degli stabilimenti, ha detto. E sono quelli del Sud, naturalmente, come ciascuno di noi sa benissimo. E il governo per primo, se vuole evitare falò a Termini Imerese e Pomigliano, si trova come al solito rispetto a Torino con le spalle al muro.
]]>