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Posts Tagged ‘Fed’

Taylor sulla FED: Bernanke inadeguato

10 febbraio 2010

Il mio rene destro continua a insistere che c’è qualcosa di molto peggio della crisi, e inizio a credergli perché è peggio di molti politici e banchieri centrali, non ne vuole proprio sapere di exit strategy. Oggi, la novità è che Bernanke ha dichiarato che presto i tassi potranno riprendere a salire, ma ha fatto capire che più che quelli sui Fed funds saliranno quelli sull’eccesso di riserve che il sistema bancario continua a mantenere in deposito presso la banca centrale americana. Proprio oggi doveva tenersi al Congresso un’audizione dedicata alla Exit strategy della FED del nostro amato John Taylor. È stata annullata per neve, ma qui trovate il testo, sintetico e limpido come nello stile dell’autore, per me uno dei più grandi quando si tratta di moneta e banche centrali. Il giudizio di Taylor è secco ma argomentato: la FED non merita la sufficienza. E avanza una proposta appropriata, proprio in merito alle riserve di cui oggi parla Bernanke. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino credito, macroeconomia, monete, ue , ,

La Bri è l’unica a fare il proprio dovere

7 gennaio 2010

Scarso o nullo il rilievo sui media italiani della convocazione a Basilea da parte della Banca dei Regolamenti Internazionali di alcuni tra i maggiori istituti mondiali dell’area Usa ed Ue . Si conferma l’impressione, più volte ribadita su questo blog, che Basilea a differenza dei maggiori regolatori continui ad avvertire la necessità di interventi d’urgenza in quanto tutte le maggiori ragioni all’origine dell’instabilità finanziaria restano in essere. Fare miliardi di utili per gli intermediari prendendo denaro a carrettate a costo zero in Usa o comunque modesto nell’Ue, per fare impieghi a un tasso del 9% – per dire – in Brasile, non solo non è molto difficile, ma continua a far rimbalzare sulle economie emergenti – verso le quali dovremmo essere grati, trainano oggi l’economia mondiale – il rischio di minarne la solidità – compromettendone il ruolo di locomotiva che al contrario è nostro interesse preservare, se vogliamo che il commercio mondiale  riprenda con vigore, e consenta il “riaggancio” alle nostre esportazioni. Per quanto futuribile possa apparire, servirebbe un coordinamento globale dei tassi tra le tre macroaree mondiali, Usa, Ue e Cina (che oggi ha dato un ulteriore piccolo ma significativo segnale di restrizione monetaria per evitare il surriscaldamento, innalzando di 4 punti base il suo tasso di riferimento trimestrale, da 1,02 a 1,06%). In assenza di coordinamento monetario, paradossalmente l’unico sceriffo che mostra di tenere gli occhi aperti è la Bri, cioè lo sceriffo che non ha pistole né fucili per intervenire, visto che quelli stanno invece ai regolatori nazionali troppo “vicini”, soprattutto in Usa, alla politica. Che oggi ha un unico motto: ripetere “le cose stanno procedendo bene”. A costo di chiudere gli occhi sui casi Dubai, Grecia, Islanda e sugli impieghi in contrazione come non mai, nell’ultimo trimestre 09.

Oscar Giannino commercio mondiale, credito, finanza, monete , , , ,

Dopo il no di Bernanke a Taylor, un cero a sant’Ambrose e al suo pessimismo

5 gennaio 2010

Capisco che a inizio anno potrebbe essere considerato menagramo. Ma io continuo a non essere molto ottimista, sul decorso della crisi mondiale. Capisco che i governi debbano impegnarsi nel convincere le opinioni pubbliche che ormai si tratta solo di tirare il fiato e andare avanti, perché la grande rete di sicurezza ha funzionato e non si può che migliorare, senza troppi patemi. Ma la lettura dell’intervento pronunciato da Ben Bernanke al meeting annuale dell’American Economic Association mi ha gettato nello scoramento. Per fortuna invece Ambrose Evans-Pritchard mi ha tirato su il morale, con il suo sarcasmo che in realtà dipinge uno scenario da film horror. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, commercio mondiale, credito, finanza, macroeconomia, monete, ue , , , , ,

La zampata di Draghi: ha ragione, basta TBTF

8 dicembre 2009

Il presidente del Financial Stability Forum ha tirato fuori gli artigli. Draghi ha giustamente ammonito su alcune scomode verità. Abbiamo dunque ragione a puntare il dito contro le banche troppo grandi per fallire, la cui disciplina patrimoniale e di capitale di vigilanza non è ancora mutata dopo l’inizio della crisi, e per le quali le Autorità delle tre macroaree mondiali non hanno ancora procedure ordinarie e straordinarie di vigilanza, sicurezza e salvataggio condivise. Col bel risultato che loro ne approfittano e continuano a fare più che mai utili da trading book e con finanza ad alta leva e alto rischio. Devono darsi una regolata, anzi sono i regolatori a doverlo fare, e per questo il FSB che Draghi presiede non si limiterà alle proposte di ratios di capitale più elevati, ma avanzerà proposte che bisogna sperare – dal tono con cui oggi ha parlato – stringenti. Si era già capito che oggi Draghi avrebbe tirato di fioretto e talora anche di sciabola, dalle parole inusualmente fuori dai denti anticipate ieri dalla baronessa lady Shriti Vadera,consulente del G20 e del FSB medesimo. “Le grandi banche europee devono ancora fare pulizia, aveva detto, più di quelle britanniche salvate dallo Stato”, aveva detto. Non è detto che tale franchezza giovi a Draghi per la sua candidatura a guidare la BCE, visto che ai franco tedeschi non piace sentirsi dire queste verità. Ma bisogna a maggior ragione ringraziare Draghi, per aver finalmente levato una voce severa che richiama tutti al molto d’infetto che occorre ancora rimuovere, nei libri e nelle procedure delle grandi banche internazionali. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino credito, finanza, mercato , , , , ,

Difendere Hayek, ma anche Fama

25 novembre 2009

Ci siamo già occupati delle tesi di Paul De Grauwe, che insegna a Lovanio, è consigliere del presidente della Commissione Europea Barroso, e che personalmente apprezzo più come studioso delle aree monetarie ottimali e subottimali sulla grande scia aperta decenni fa da Bob Mundell, che come economista teorico. Le sue analisi sul dollaro, per esempio, sono preziose di questi tempi. In questo contributo, invece, propone un nuovo step nella strada che sta tentando di battere, quella di una sorta di riunificazione su nuove basi delle teorie economiche, emendando neokeynesismo e marginalismo di quelli che a suo giudizio sono difetti presenti in entrambi i campi. Ve ne propongo la lettura perché è utilissimo da una parte, comprensibilissimo anche ai non economisti come i più di coloro che qui leggono. E, contemporaneamente, perché nella sua piana seduttività contiene a mio giudizio un errore dal quale proprio i non troppo versati devono guardarsi con grande attenzione, perché è diffusissimo nel mainstream e orienta molto il dibattito pubblico. Prosegui la lettura…

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Per i lettori di Taylor: nuove prove dell’instabilità prodotta dai governi

25 novembre 2009

Spero che molti di voi abbiano letto Getting Off Track di John Taylor, che abbiamo tradotto e pubblicato per IBL Libri.  Conoscete in quel caso la sua – nostra – tesi. A portare la responsabilità prevalente della crisi finanziaria sono stati i tassi troppo bassi praticati in USA dal regolatore monetario,  nonché decisioni sbagliate del regolatore politico. Aggravate infine, dopo la decisione di far fallire Lehman Brothers, dalla richiesta di pieni poteri discrezionali avanzata in Congresso dall’Amministrazione e dalla FED una settimana dopo. A poteri di guerra richiesti, la reazione dei mercati fu quella classica a ogni rischio di guerra: la paura. Sul suo blog Taylor continua ad accumulare chart che dimostrano come l’instabilità si produca per influenza di decisioni politiche, o leaks di orientamenti politici in corso di formazione. Guardate per esempio qui, sul caso Fannie Mae.

Oscar Giannino credito, finanza, liberismo, mercato , , ,

I regali di Stato alle banche

16 novembre 2009

Si comincia, finalmente. A rispondere alla domanda: a quanto ammonta, in realtà, il regalo alle banche venuto dalle decisioni dei regolatori assunte prima e dopo Lehman Brothers, quando si diffondeva irresistibile il terrore del bank run? In questo paper molto interessante, Luigi Zingales e Pietro Veronesi della Chicago Booth School of Business elaborano un interessante metodo, e giungono a una primissima conclusione, esaminando esclusivamente i salvataggi negli Usa deliberati nel primo costosissimo weekend del Columbus Day 2008. Siamo sui 100 miliardi di $ regalati alle banche, quel solo fin settimana. Non male, no? Prosegui la lettura…

Oscar Giannino credito, finanza, liberismo, mercato , , ,

Perché non tifare Obama sul $ nel week end

13 novembre 2009

L’Italia è finalmente ripartita nel terzo trimestre, e col suo più 0,6% di Pil insieme alla Germania va meglio della media europea, meglio della Francia e BeNeLux, molto meglio dei Paesi in cui l’economia è ancora a segno meno, come Regno Unito, Grecia e Spagna. È financo ovvio che cresciamo di più insieme alla Germania sul trimestre precedente, perché avevamo perso di più: ma vale la pena di ripeterlo. Dopo un anno e mezzo, l’inversione del ciclo deve vedere tutti – imprese e governo, banche e sindacati – concentrati nello sforzo di sfruttare ogni margine possibile della ripresa del commercio internazionale, il vero motore della crescita italiana. Proprio poiché la nostra crescita aggiuntiva è creata per circa il 70% dalle esportazioni e non dalla domanda interna – e un giorno o l’altro bisognerà mettere mano al riequilibrio – bisogna però prestare attenzione a un aspetto il più delle volte trascurato: il metro monetario che misura prezzi e valori del commercio estero. Prosegui la lettura…

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Spaccare le grandi banche, dice Bank of England

21 ottobre 2009

Il governatore della Bank of England Mervyn King ha pronunciato ieri a Edimburgo un discorso notevole. Qui il testo. Il punto essenziale è relativo al problema numero uno tra i tanti insoluti del dopo Lehman. Come risolvere dal punto di vista regolatorio il problema del moral hazard per le istituzioni finanziarie Too Big To Fail, che hanno sperimentato ormai come i governi non le facciano mai fallire e siano pronti perciò a destinare loro pacchi di miliardi dei contribuenti, per rendere comunque sostenibile l’eccesso di rischio che hanno assunto, a leva troppo elevata rispetto al proprio capitale? Solo nel Regno Unito, tra garanzie e interventi diretti di capitale pubblico nel sistema bancario, la cifra pazzesca di denaro del contribuente mobilitato da governo e BOE assomma a quasi mille miliardi di sterline. Prosegui la lettura…

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Il dollaro sotto attacco

8 ottobre 2009

Negli States, dopo lo smacco sulla riforma sanitaria e quello sulle Olimpiadi, su Obama continua a piovere. Ora i maggiori media sono pieni di analisi come questa e questa. Dopo la dichiarazione congiunta di Brasile, Russia, India e Cina sulla preoccupazione di un dollaro dagli andamenti di cambio troppo unilateralmente indotti alla svalutazione e la loro conseguente richiesta di un sistema monetario internazionale più bilanciato in ragione dei rispettivi pesi nell’economia mondiale, in America si parla esplicitamente di dollaro sotto attacco da una parte, e dall’altra ci si interroga però sugli effetti reali di un dollaro inevitabilmente portato a indebolirsi ulteriormente. Prosegui la lettura…

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