Ciò detto, c’è da sottolineare che gli yak di Zaia non saranno certo i primi della loro specie a calpestare il suolo italico e tantomeno quello padano. Nel 2005, fu il predecessore di Zaia al Ministero, Gianni Alemanno, a stanziare un milione di euro perché una ventina di pelosi bovini tibetani s’insediasse in Abruzzo. Gli yak, peraltro, sono arrivati in Italia da ben prima, senza bisogno che a comprarli fosse lo Stato. Già da anni si possono trovare piccoli allevamenti di yak in Trentino Alto Adige ed in Valtellina, dove furono importanti per la qualità del loro latte e della loro carne. Benedetto Della Vedova, che è di quelle parti, ne è testimone. Si veda poi quanto scrive la Banca Popolare di Sondrio in questo documento (a pagina 16). Infine, si legga quel che ha fatto quel demonio di Reinhold Messner.
Insomma, Zaia, di che stiamo parlando? Perché non ti occupi di cose un po’ più serie, per esempio di emanare il decreto ministeriale che permetterebbe alla ricerca scientifica sugli ogm di ripartire? Gli yak tibetani al pascolo sono benvenuti, ma i ricercatori italiani a spasso sono una pena.
(articolo pubblicato anche su Libertiamo.it)
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