Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Gerardo Coco:
Si sono salvate banche, si sono salvati settori industriali. Ora si dovranno salvare gli Stati. Come si salveranno le economie? Si crede ancora che i governi possano riuscirci? Pensare questo significherebbe ammettere che i virus possano migliorare la salute umana.
Che i governi fossero dei parassiti lo si è sempre saputo. L’economia privata è la condizione della loro esistenza e il loro compito è inaridire questa forma permanente di ricchezza.
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Guest fisco, liberismo Crisi, debito pubblico, libertà , Stato, tassazione
Questo intervento è stato pubblicato originariamente sul sito dell’Institut Turgot, che ringraziamo per la cortese concessione alla pubblicazione su chicago-blog. Philippe Simonnot è Direttore dell’Atelier de l’éeconomie contemporaine e Direttore del séminaire monétaire dell’Institut Turgot.
Vent’anni fa il blocco sovietico crollava, non già sotto i colpi di un attacco militare dell’imperialismo capitalista, ma schiacciato dal peso delle proprie “contraddizioni economicheâ€, come avrebbe detto lo stesso Karl Marx.
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Guest euro, finanza, ue Crisi, debito pubblico, Francia, Welfare State
In un paese sempre uguale a se stesso, è forse inevitabile che anche le Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia - che Mario Draghi ha finito poco fa di leggere – abbiano il sapore acre del “già detto“. Non è, chiaramente, una critica a Draghi: il suo ripetersi è una risposta inevitabile all’essere sistematicamente “non ascoltato”. Lo si intuisce fin da quando il gov. chiarisce che le vendite di titoli di Stato colpiscono soprattutto paesi
titoli di Stati che hanno ampi deficit di bilancio o alti livelli di debito pubblico; soprattutto, quelli di paesi dove queste due caratteristiche si combinano con una bassa crescita economica. Per questi paesi non c’è alternativa al fissare rapidamente un itinerario di riequilibrio del bilancio, con una ricomposizione della spesa corrente e con riforme strutturali che favoriscano l’innalzamento del potenziale produttivo e la competitività .
E’ evidente che il principale interlocutore di Draghi è il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
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Carlo Stagnaro macroeconomia, mercato Crisi, debito, deficit, Draghi, evasione, liberalizzazioni, spesa, tasse, Tremonti
All’indomani della manovra varata dal governo, quel che colpisce è la persistenza di un’elevata e diffusa inconsapevolezza. Le classi dirigenti di un Paese non sono solo quelle politiche. Accademia e cultura, sindacato e professioni, banche e imprese, alta amministrazione e magistrati. Tutto ciò compone insieme la spina dorsale di un Paese, il suo sistema nervoso, il suo apparato muscolare. La correzione dei conti pubblici mostra sino ad ora che la grande eccezione all’inconsapevolezza diffusa viene dall ‘impresa – domani ne avremo conferma,. all’assemblea di Confindustria -, dalla banche, e da una parte del mondo sindacale, Cisl e Uil. Quella parte di classe dirigente sembra aver capito che cosa ha veramente indotto Berlusconi e Tremonti a metter mano alla manovra correttiva. Semplicemente, il fatto che da qualche mese siamo entrati in un nuovo capitolo della grande crisi che ci accompagna dall’estate 2007. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco, macroeconomia, ue, welfare Crisi, debito pubblico, Tremonti, ue
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, da Gerardo Coco:
L’euro avrebbe dovuto essere l’erede del marco tedesco. Dopo il salvataggio da un trilione di usd della Grecia, si è guadagnato una reputazione da dracma greca. Chi aveva capito cosa sarebbe stata l’Europa non si stupito più di tanto di quello che sta accadendo e sa che il peggio deve ancora arrivare. Quando i malati sono “terminali†sappiamo che moriranno, ma non sappiamo esattamente quando.
Il dollaro non sta meglio dell’euro.
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Guest euro, finanza, monete Crisi, crisi del debito sovrano, debito pubblico, Oro, risparmio
di Franco Debenedetti, Oscar Giannino, Antonio Martino, Alberto Mingardi, Roberto Perotti, Nicola Rossi, Paolo Savona, Vito Tanzi
Caro Direttore, nei momenti di grande incertezza, il ruolo dell’informazione è assai delicato. Se gli economisti rischiano spesso di essere i consiglieri del principe, estendere i rudimenti della cultura economica e finanziaria costituisce condizione per un dibattito pubblico più consapevole. Additare untori e alimentare spauracchi (come è stato fatto nelle ultime settimane) suscita gli istinti peggiori, confonde la cause della crisi, nasconde le responsabilità vere. Per questo motivo, oggi la stampa indipendente ha innanzi a sé una missione davvero cruciale. Per assolverla appieno, nell’interesse del lettore e dell’elettore, riteniamo importante richiamare l’attenzione su alcuni dati di realtà . Prosegui la lettura…
admin finanza, informazione, liberismo, mercato Crisi, mercato, populismo
L’ambasciatore Romano non è quel che si dice un liberista selvaggio. Tutt’altro. Ed è anche immaginabile che il suo marcato antiamericanismo (che sfocia in articoli che sono una mistura, mai prevedibile nelle dosi, di pregiudizi antiUsa e invece solido realismo politico) gli frutti più di un’antipatia fra i lettori di questo blog. Però oggi nella pagina delle lettere del Corriere Romano ha dato prova di grande equilibrio e di saggezza. Una bella lezione sul registro che dovrebbe tenere un quotidiano che voglia veramente essere la voce autorevole della classe dirigente di un Paese.
Rispondendo alla lettera di un lettore che definiva la speculazione “una sorta di giudice saggio delle economie mondiali”, Romano si è distinto dal coro di quelli che giocano con metafore improprio, per seminare panico e nostalgia per lo Stato massimo nei lettori.
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Alberto Mingardi informazione, liberismo, macroeconomia Corriere della sera, Crisi, quotidiani, Sergio Romano, speculazione
Exit strategy, se ne parla da un anno almeno, da quando cioè FED e amministrazione americana nel primo semestre post Lehman avevano oramai messo in atto tutte le strategie considerate possibili e necessarie di salvataggio bancario e di sostegno al mercato, l’Europa aveva disordinatamente compiuto i suoi salvataggi bancari con metodologie distinte da Paese a Paese e rifiutando ogni strumento anticiclico condiviso a livello comunitario, da quando la Cina ad aprile 2009 aveva riorientato la propria crescita sul mercato interno ancorando a sé il più dell’export del Pacific Ring, e infine col G20 e col Financial Stability Board si era avvita una nuova cornice multilaterale di governance finanziaria. Eppure, dopo un anno e mezzo, l’exit strategy resta una formula fai-da-te, non si è affatto calata in grandi riforme condivise né nel campo dell’intermediazione finanziaria, né in quello dei cambi delle monete, né in quello commerciale. L’Europa si è salvata a malapena dal disastro all’ultimo secondo, domenica scorsa, ancora una volta per effetto delle sue divisioni su che cosa davvero sia, l’exit strategy. Su questo, rinvio al video di oggi qui a fianco, e alla versione di Oscar di stamane con Mario Seminerio. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino commercio mondiale, credito, euro, finanza, liberismo, macroeconomia aiuti di Stato, banche, Crisi, Fed, ue
Prima un antipasto, questo bel Martin Feldstein che Dio ce lo preservi alungo, in cui aritmetica alla mano spiega come e qualmente la Grecia ormai non ce la può fare, e andrà comunque al default dopo aver aspettato tanto. Ma dopo che vi siete appena appena amareggiati il palato, fatevi andare tutta la cena per traverso con queste 65 pagine di spietato realismo. Ve le raccomando davvero. L’autore è William Buiter, ex professore alla LSE, poi al Financial Times e da gennaio 2010 capoeconomista a Citi. E’ la più completa, analitica e documentata analisi comparata e complessiva della situazione di finanza pubblica mondiale che abbia letto recentemente. Se i politici italiani frequentassero consimili letture, avrebbero un dato di cui menar vanto e 65 pagine di cui spaventarsi. Il dato è quello della figura 7 a pagina 16: che ci crediate o no, per dare stabilità alla sua finanza pubblica l’Italia deve correggere il suo deficit tendenziale con misure strutturali non superiori a 4 punti di Pil tra 2010 e 2020 per giungere al 60% di debito pubblico al 2030, cioè meno della metà di quanto ormai serva alla media dei Paesi Ocse. Ma la notizia è che Stati Uniti, Regno Unito e Giappone hanno tutti bisogno di aggiustanmenti strutturali superiori al 10% di Pil, cioè – sì, avete capito bene – maggiori di quelli che servano alla Grecia per evitare il default. Buiter stima che sia la peggior situazione che si sia mai vista, dal punto di vista delle finanze pubbliche mondiali. Ritiene che la risposta di un massiccio way out inflazionistico sia improbabile, per quanto la FED sia attualmente tra le grandi banche centrali quella più dipendente dal governo e dalla politica. E ne conclude che l’unica soluzione sia quella del panico fiscale, con massicci aumenti di imposte e minori spese che deprimeranno sicuramente per un biennio ma perfino a un un quinquennio a venire ogni prospettiva di sostenuta crescita dei Paesi avanzati. Di qui il terrore che deve venirci comunque, come italiani: perché da Paesi Ocse in brusca correzione e bassa domanda per ragioni fiscali, il nostro export avrà di che piangere e la nostra crescita si appiattirebbe ulteriormente. Serissimo il capitolo sulla Grecia, e sul nuovo patto di stabilità europeo – un Fondo monetario europeo più meccanismi di default-a tempo dichiarati ex ante per le istituzioni finanziarie in difficoltà – di cui c’è bisogno nella crisi attuale. Altro che fine della crisi.
Oscar Giannino Stati Uniti, mercato, ue Crisi
L’ultimo segretario al Tesoro di Bush figlio, Henry Paulson, ha scritto un libro. Alan Greenspan ha scritto un paper. Due delusioni cocenti, per quanto mi riguarda, per le ricostruzioni che danno della crisi. Non voglio dire che sono due delusioni egual, perchè un libro è molto più ampio di un paper, e perché quest’ultimo comunque va letto, al di là  della tesi di fondo che non mi convince per nulla. Il libro no, decisamente secondo me potete fare anche a meno di leggerlo, a meno che non siate comunqe interessati a capire meglio di che pasta fosse, il segretario al Tesoro che si è trovato in carica allorché è scoppiata la peggior crisi dal dopoguerra. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Stati Uniti, credito, finanza, macroeconomia, monete banche, Crisi, Fed