Partiamo da questa tabella, che offre una stima del peso dei derivati per tipologia di settore nel quale operano le aziende che se ne servono. Come si vede, i derivati energetici, sulle commodities e sui tassi di cambio per le materie prime e i semilavorati industriali sono robetta: oltre 295mila miliardi su 296mila miliardi di dollari in valore nozionale sono tutti concentrati tra gli intermediari finanziari. Il che significa che nel comparto energetico il più dei derivati serve davvero – almeno attualmente – a scudarsi dall’andamento erratico di prezzo delle commodities, rispetto a chi sosteneva che il ruolo della pura speculazione è ancor oggi assai maggiore della pura tecnica di copertura. Ripeto il caveat “almeno attualmente”, perché in realtà le aziende energetiche ammettono che nell’83% dei casi in passato hanno usato i derivati non per l’hedging dei prezzi ma a puri fini speculativi. Qui, forse e almeno al momento, la lezione dell’estate 2008 e del barile a quasi 150$ sembra introiettata dagli operatori.
Dopodiché passiamo a quest’altra tabella , che ci consente di apprezzare dove davvero si concentra il problema finanziario. Come potete vedere, sul totale dei 295mila miliardi di dollari di nozionale in derivati concentrato nel settore finanziario, JP Morgan ne ha per 81,7 mila miliardi, Bank of America per 80mila, Morgan Stanley per 39,3 mila miliardi, Citigroup per 31,5 mila, e, fuori dalla classifica, naturalmente Goldman Sachs: fuori classifica perché sinora si è clamorosamente rifiutata di comunicare a regolatori e mercato il valore lordo dei propri derivati – a due anni dall’inizio della crisi! – e ha svelato solo il numero contrattuale delle relative posizioni. Ma Fitch stima che il nozionale in derivati a carico di GS sia pari ad almeno 47,8 trilioni di dollari.
Infine, Fitch si produce nel più difficile. In questa tabella, fa il conto dell’esposizione netta rispetto al lordo di mercato in derivati, per ciascun grande intermediario nei cui libri i derivati pesino più del 5% del totale degli asset. La terrificante conclusione è che, per quattro delle Big Five resuscitate, il rischio è superiore ai 100 miliardi di dollari a testa: 137,3 per BofA; 131,2 per JP Morgan; 112,2 per Citigroup; 104,3 per Goldman Sachs; solo Morgan Stanley si ferma - per così dire - a quota 80 miliardi di dollari.
La conclusione di Fitch è devastante: in caso di nuovo cigno nero, l’esplosione di questo mezzo trilione di dollari di rischio puro e netto sui derivati farebbe apparire il fallimento di Lehman un mortaretto per bambini.
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