Qualche anno fa il pioniere della grande distribuzione italiana, il lombardo Bernardo Caprotti, diede alle stampe un libretto tanto agile quanto incisivo (Falce e carrello) sul modo in cui le Coop e i loro protettori politici hanno a più riprese sbarrato la strada a chi voleva intraprendere: soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale. Niente nuovi centri commerciali, insomma, e tutto questo per fare un favore a chi è già sul mercato.
Ora leggiamo che uno dei primi atti della giunta piemontese guidata dal leghista Roberto Cota consiste proprio nel bloccare l’apertura di alcuni supermercati. L’assessore competente, William Casoni (Pdl), ha giustificato la cosa affermando che si deve evitare “un’eccessiva concorrenza” e soprattutto che si devono proteggere quei piccoli negozi che perderebbero clienti, se questi ultimi altrove potessero comprare altrove e più a buon mercato.
Certo siamo davvero messi male se uno dei primi provvedimenti della nuova giunta regionale piemontese mette le mani nelle tasche di alcuni (i consumatori) per dare qualche soldo ad altri (i negozianti), e se – per di più in una fase di crisi – viene sbarrata la strada a chi vuole intraprendere.
Al Sud abbiamo le false pensioni d’invalidità e al Nord le protezioni corporative, al Sud i finanziamenti a pioggia e al Nord gli “stimoli” per le imprese. Le distanze tra le due Italie si vanno riducendo, ma forse era meglio prima. L’importante è che a pagare sia sempre il solito “somaro” contribuente che una volta, a parole, qualcuno dichiarava di voler difendere.