Gli ultimi interventi di Mister Prezzi in effetti provocano molte preoccupazioni, perché non solo si vuole imporre un prezzo massimo, ma non sembra tenere conto del ricavo medio degli SMS.
Non sono state pubblicate molte ricerche circa questo tema, se non quelle di alcune associazioni consumatori; in tutti i casi, populisticamente, si afferma che il prezzo dei messaggi è troppo elevato.
Il tema tuttavia non deve essere legato al prezzo massimo, che in un’economia di mercato dovrebbe essere lasciato libero; è importante analizzare il ricavo medio per gli SMS italiani e confrontarli con quelli degli altri Paesi.
Andando ad analizzare dati ufficiali dell’AGCOM (non certo di parte) e delle altre autorità indipendenti del settore nei maggiori Stati Europei, si ricava che il ricavo medio per messaggio in Italia è il più basso dopo la Gran Bretagna, che non a caso, da una nostra ricerca, risultava il mercato più liberalizzato in Europa.
| Mercato SMS Anno 2007 | ||||
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Paese |
Numero (mld) |
Revenue (mld) |
Rev/SMS |
Prezzo Prepagato Minimo senza offerte (1) |
| Italia |
28,6 |
2,49 |
€ 0,0871 |
€ 0,12 |
| Francia (2) |
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€ 0,0871 |
€ 0,10 |
| UK (3) |
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€ 0,06 |
€ 0,04 |
| Germania (3) |
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€ 0,16 |
€ 0,05 |
| Spagna (3) |
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€ 0,13 |
€ 0,10 |
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| (1) Dati ARCEP | ||||
| (2) Dati ARCEP Sett 06-Sett 07 | ||||
| (3) Dati OFCOM | ||||
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| Fonte: Elaborazione dati ARCEP, IDATE, OFCOM e AGCOM | ||||
Questi dati evidenziano che la situazione italiana non è cosi pessima come vogliono fare intendere gli interventi populisti di Mister Prezzi. Certo l’Italia non è “il migliore dei mondi possibili”, ma si comporta meglio di tanti altri Paesi.
Il ricavo medio per SMS è inferiore sia a quello tedesco che a quello spagnolo, risulta essere uguale a quello francese ed è superiore solo a quello registrato in Gran Bretagna. Non è forse un caso che l’indice di concentrazione (HH Index) invece evidenzia che la Gran Bretagna è il paese più liberalizzato.
Cosa si può apprendere dai dati?
In primo luogo che in tempo di crisi un’azione populista serve a ben poco, perché difficilmente, come segnalato dallo stesso Luca Mazzone, un intervento di Mister Prezzi potrà modificare la situazione, così come è già successo in passato.
L’unica lezione che deve essere presa è che è meglio liberalizzare, come è stato fatto in maniera più spinta in Gran Bretagna, con l’entrata di operatori “virtuali” che vadano a cercare nuovi clienti nei target meno elevati del mercato.
Questo in Italia sta accadendo e nel corso dei prossimi anni gli operatori virtuali prenderanno quote di mercato sempre più consistenti con una tendenza di diminuzione dei prezzi.
Liberalizzare insomma è molto più difficile che dichiarare o riunire, ma certamente permette di ottenere risultati migliori.
]]>Vado al dunque, l’unico della relazione. La proposta di una società veicolo mista pubblico-privata per le reti di Nuova Generazione. Ha almeno due gravi difetti, a mio modo di vedere. Il modello olandese da noi non funziona: perché in Olanda la tv via cavo c’era da anni, come complementare alla rete fissa telefonica, nonché alla tv analogica, nonché alle successiva iniziative wifi e banda larga locali. Secondo: da noi c’è solo Fastweb, per altro la rete in fibra più estesa in Europa, come attore di NGN. E allora, per costituire una società veicolo mista, l’Autorità dovrebbe volgere le tariffe sulle quali essa decide a premiare l’incentivo alla realizzazione di NGN, invece di continuare a premiare l’ex incumbent TI, con un occhio comprensivo ai suoi debiti e ai suoi azionisti bancari, e di escludere Fastweb dalla riallocazione per gara delle ex frequenze Ipse. Ma di questo, ovviamente, Alice-Calabrò tace. Anghingò, tre Corradi sul comò…
]]>Non fa eccezione la recente istruttoria aperta da Piazza Verdi nei confronti di Poste Italiane (comunicato; provvedimento) per abuso di posizione dominante nel mercato dei pagamenti con bollettino postale e strumenti assimilati.
Che il business dei bollettini sia per Poste un’autentica roccaforte è, del resto, reso evidente tanto dai pezzi lavorati, quanto dai prezzi praticati. Il tutto a dispetto delle gravose condizioni d’accesso e della discutibile qualità del servizio.
Come ha dichiarato la senatrice Maura Leddi,
ci troviamo in una situazione al limite del paradosso in cui un’azienda, in regime di monopolio, fornisce un servizio a pagamento scadente che crea enormi disagi ai cittadini, nonostante l’era di internet offra valide alternative.
Ci pare che il provvedimento dell’AGCM costituisca un importante primo passo per arginare lo strapotere della nuova IRI.
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