Si resta senza parole, di fronte alla proposta del presidente FIEG, Malinconico di nome ed, evidentemente, di fatto: tassare gli accessi a internet, per finanziare i giornali di carta che perdono copie, lettori e denari. Viene proposta come misura compensativa perché lo Stato, finalmente, ha iniziato a tagliare - purtroppo solo in parte - le provvidenze alla stampa. Ho sempre pensato – e scritto anche quando lavoravo in testate che prendevano denari pubblicici, dal Foglio al Riformista a Liberomercato – che l’informazione non deve mai vivere grazie ai denari del contribuente, ma perché deve avere lettori, ascoltatori e consumatori, inserzionisti, e conti adeguati alle entrate. In Italia non è così solo perché i media servono per esercitare potere, invece che per informare. E i giornalisti si sono adeguati ottenendo denari e privilegi ingiustificati, da editori che battono cassa al contribuente per non rinunciare a costi eccedenti le entrate. Tassare il presente e il futuro per difendere un passato indifendibile non è solo sbagliato intellettualmente ed economicamente. Anche moralmente, è indegno. Propone come costo della libertà d’informazione ciò che è invece solo una taglia a favore di editori incapaci, di dipendenti privilegiati, e di improprie commistioni d’interessi.
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Gianni Agnelli aveva 45 anni, quando prese a Vittorio Valletta lo scettro del comando Fiat. Jaki Elkann ne ha 34, all’assunzione della presidenza dell’azienda. La differenza non sta solo nella odierna globalizzazione, in cui il mondo corre più in fretta. C’è una differenza di carattere. E c’è un’occasione che va al di là dell’Italia. Che è mondiale, come mai è avvenuto in oltre un secolo di storia Fiat. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino auto auto, Fiat
Come se non bastasse, ci si è messo anche il vulcano islandese con la sua nube, a impedire al sole della ripresa di splendere sui mercati. I danni sono di molte centinaia di milioni di euro al giorno – probabilmente miliardi, ormai - poiché in ginocchio non è solo il trasporto di persone, ma l’export di beni deperibili che utilizzano appunto il vettore aereo. L’Europa non ne aveva bisogno, aggravata come continua a essere dalla crisi strisciante del debito greco e portoghese, visto che il mercato continua a scommettere contro la tenuta dei due accordi di sostegno ad Atene sottoscritti dai governi europei. In più, l’America con il caso Goldman Sachs ha rivelato al mondo intero ciò che solo alcuni continuavano a dire, per non seminare panico: siamo ben lontani dall’aver messo in sicurezza il problema da cui la crisi è nata, cioè la finanza ad alta leva costruita su montagne di derivati e piramidi di prodotti sintetici. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza debito greco, export, Goldman Sachs, mario draghi
Francamente, non penso che a nessuno possa venire in mente di pensare che un liberista possa volere banche private controllate dai partiti. Io liberista sono e non me ne vergogno, anche di questi tempi in cui tutti pensano che invocando lo Stato la storia possa andare indietro indietro invece che avanti, dimenticando cioè che la crisi è figlia di errori dei regolatori cioè delle politiche pubbliche, e che per ovviarvi gli Stati più colpevoli si stanno indebitando a rotta di collo, sommando errore a errore. Ma proprio perché sono liberista, non mi sento ipocrita. Penso che, al contrario, sia inficiata da qualche ipocrisia l’accusa lanciata al sindaco di Torino Chiamparino – e alla Lega – sul rapporto tra politica e banche. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, mercato, privatizzazioni banche, fondazioni bancarie
Dopo anni di sconfitte dovute a motivi di volta in volta indicati come “eccezionali e imprevisti” – una volta l’extra deficit ereditato, poi l’11 settembre 2001, poi la bolla internet nei paesi Ocse, poi la crisi 2007-2009, e sempre naturalmente il gettito da assicurare in costanza di esercizio rispetto agli impegni europei – personalmente l’ottimismo della volontà mi resta tutto, ma il pessimismo della ragione mi induce a riconoscere che non nutro più alcuna fondata aspettativa che l’attuale centrodestra abbassi significativamente la pressione fiscale. Questo non significa affatto che cambi idea in ordine all’importanza di un energico abbassamento del suo peso, per determinare tre obiettivi: più crescita nel nostro Paese, condizione necessaria anche per colmare almeno in parte i gap storici tra Nord e Sud; rendere meglio sostenibile il bilancio e il debito pubblico, che altrimenti ci obbligherà a maggiori prelievi; nonché per una decente sostenibilità dei conti intergenerazionali, destinati altrimenti entro 10-15 anni a inabissarsi per i pochi attivi sul totale della popolazione anziana. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco, liberismo, macroeconomia tasse, Tremonti
C’è stato bisogno di un secondo round all’Eurogruppo, domenica 11 aprile, per tentare di evitare ciò che di nuovo era divenuto pressoché inevitabile, cioè la caduta a giorni della tenuta greca nell’eurosistema. In 48 ore, il giovedì e venerdì precedenti, agli occhi di chiunque segua professionalmente i mercati si era manifestata un’onda tale che con certezza avrebbe infranto il malcerto frangiflutti posto tre settimane prime dai Paesi dell’euro. I volumi di scommesse sui CDS ellenici erano diventati tanto forti, con il premio al rischio saltato a 440 punti base e il record di spread sul decennale tedesco battuto praticamente ogni ora, che entro il 7 maggio il fenomeno sarebbe divenuto incontenibile. Il mercato purtroppo aveva una data, entro la quale esercitare tutta la sua pressione, la data del voto in un Land tedesco entro la quale il governo Merkel non poteva che continuare a ripetere che in nessun caso si sarebbe proceduto ad alcuna decisione aggiuntiva, oltre a quella del mese precedente che aveva delineato un confuso meccanismo misto di teorici prestiti bilaterali ad Atene, da parte di ciascun Paese dell’euro in proporzione congiunta al peso rappresentato nel capitale della BCE e in quello del FMI. Naturalmente, i fatti si sono incaricati di dimostrare che i tedeschi sbagliavano, come puntualmente era stato scritto all’indomani del primo faticoso eurocompromesso. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino euro, monete, ue euro, germania, unione europea
Ha perfettamente ragione Alberto Mingardi. La grande stampa corre il rischio di alimentare l’ennesima polemica a vuoto, sulle recenti vicende che interessano la Borsa italiana. Si è letto infatti che la defenestrazione di Massimo Capuano dal ruolo di deputy ceo del London Stock Exchange, il mercato londinese con cui quello italiano si è fuso nel 2007, sarebbe una storia in cui convergono tre errori: quello dello Stato, quello degli azionisti, e in definitiva quello del sistema-Paese. A scriverlo è stato il Corriere della sera, non proprio un peso leggero nella stampa italiana. E allora forse è il caso di controbilanciare questa lettura con un punto di vista – il nostro – che è diverso Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza, mercato, privatizzazioni banche, Borsa, Capuano, Corriere della sera, Euronext, LSE, NYSE, Tesoro
Per capire come e perché la Ford abbia venduto la Volvo ai cinesi di Geely bisogna dare un’occhiata al mercato mondiale dell’auto. Numeri alla mano, si capisce che nella cessione americana ai cinesi della casa svedese convergono tre tendenze di fondo. La prima ha a che vedere coi redistribuiti pesi mondiali, tra i tre grandi macromercati. La seconda, col mercato interno cinese. La terza, con la profittabilità generale di chi vuole stare nel grande gioco mondiale delle 4 ruote. La sintesi è: Ford ha fatto un sgambetto a Volkswagen, ha scelto il più intrapredente tra i made in China, e complica la vita a chi vuol essere grande senza vendere a Pechino. Prosegui la lettura…
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Il sermone pasquale del libertario è di quel simpaticone di Arnold Kling. Lo faccio nostro integralmente.
As we approach Passover in 2010, many people are unemployed. But in a free society, government does not create jobs. Pharoah created jobs for us. Moses led us away from those jobs. Even though those jobs helped to complete public infrastructure. Even though they were green jobs, where we used our muscles and our backs instead of fossil fuels.
Moses could have been part of the ruling class in Egypt. He chose freedom instead. Those of us who followed Moses also chose freedom. Freedom brings risks. But we preferred the risks of freedom to the security of bondage.
Do not confuse government with God. Government cannot miraculously provide us with manna–or health care. When we look at government, we should not see God. We should see Pharoah. Government-worship is Pharoah-worship.
Passover is known as the festival of freedom. To live in the Jerusalem of a free society, we have to leave the Egypt of the reach of government.
Amen, nei secoli dei secoli: la vera preghiera che vorremmo intonata la domenica del voto.
Oscar Giannino liberismo liberismo
Sarò brutale. L’entusiasmo dei media più ancora che della sinistra italiana per l’Obamacare mostra due cose. Non conoscono la riforma, o fanno finta di non conoscerla. Brindano solo alla politica padrona. Che quasi nessuno da noi abbia letto le 2.800 pagine dell’Obamacare, è evidente. Altrimenti perché esultano, di una riforma che esclude gli immigrati clandestini da ogni copertura? In Italia darebbero dei fascio-razzisti a chiunque pensasse la stessa cosa. Che cosa c’è di “sinistra”, in una riforma il cui fine è salvare il buco – sei volte il Pil americano, si stima – delle assicurazioni private americane, che però restano private ma con tariffe e prestazioni decise dalla politica e ripiani del debito a carico di imprese e contribuenti? In Italia verrebbe accusato di essere un lacchè degli assicuratori, chiunque proponesse una cosa simile. E se Tremonti avesse proposto in parlamento una riforma sanitaria il cui costo dichiarato netto è di 800 miliardi – 960 netti in un decennio meno i 150 che per Obama verranno risparmiato in Medicare – ma alla cui copertura si inizierà a pensare solo dal 2018 – così Obama potrà ricandidarsi nel 2012 e lasciare magari dopo ancora a un altro democratico, prima che i contribuenti se ne rendano conto – che cosa avrebbero detto, i direttori di giornali che tanto esultano per Obama? Che cosa avrebbero fatto scrivere, se l’ufficio analisi di bilancio del Parlamento avesse messo nero su bianco che le stime di copertura da parte del Tremonti-Obama sono del tutto inattendibili, visto che nel primo decennio potrebbero aggiungersi in realtà non meno di 600 miliardi agli 800 preventivati dal governo? Eppure è questa, la riforma Obama. 1400 miliardi di costo sono il 10% del Pil americano, e si aggiungono al 17% della sanità che resta privata nella forma ma sotto il tallone di prezzi politici e tasse per imprese e cittadini. E’ questo il motivo dell’entusiasmo. I media hanno capito solo che Obama statalizza un altro sesto dell’America dopo il quinto che Obama aveva già nazionalizzato tra auto e banche. E questo basta a stappare champagne. Vedremo gli americani, se la penseranno allo stesso modo. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Diritti individuali, Stati Uniti, welfare Barack Obama, sanità, spesa pubblica, USA