Archivio

Archivio per la categoria ‘Stati Uniti’

Internet, Leoni, la Fcc e le libertà a venire

1 luglio 2011

Quale potrà essere lo sviluppo delle cosiddetta “primavera araba†è oggi difficile dirlo, ma una cosa è certa: che questo sommovimento a danno dei regimi autoritari della regione e questa forte richiesta di riforme e libertà non sarebbe stata nemmeno immaginabile senza Internet. È lo spazio di confronto, informazione e interazione assicurato a un numero crescente di persone dallo sviluppo del “virtuale†ad avere favorito la mobilitazione popolare che oggi sta cambiando il volto dell’Egitto, della Tunisia, della Siria e via dicendo.

Ben poco di tutto ciò esisterebbe, però, senza l’America e anche per questo motivo è fondamentale una realtà come la Fcc (Federal Communications Commission), l’agenzia federale statunitense creata nel 1934 e a cui è affidato il compito di regolare le telecomunicazioni. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri Diritti individuali, Stati Uniti, diritto, informazione, libertà di stampa, telecomunicazioni , , , ,

La discrezionalità è pericolosa – di Sheldon Richman

18 maggio 2011

Riguardo le agevolazioni fiscali per le compagnie petrolifere.

Che si nutra affetto oppure no per le grandi compagnie petrolifere, ciascuno dovrebbe essere preoccupato dal potere del governo di emettere “agevolazioni fiscali†selettive e di abrogarle ogni volta che un politico ha bisogno di soldi. Non mi sorprenderete a dire qualcosa di positivo su alcuna tassa, ma riserbo uno speciale animus per ogni sistema che dà ai politici il potere di trattare le diverse attività produttive in maniera diversa. Bisogna prendere sul serio l’uguaglianza di fronte alla legge. Prosegui la lettura…

Guest Stati Uniti, debito pubblico, diritto, energia, fisco, petrolio , , , ,

Un indizio di come gli USA stiano fallendo

28 marzo 2011

In fondo era stato annunciato: se le Banche Centrali continuano a comprare titoli-letame qua e là, quel che ci si può aspettare è che le scoppino in mano. Una cosa già detta più volte è che questa politica è solo un modo per nascondere perdite latenti, farle scoppiare in pancia a un ente pubblico (la Banca Centrale), e quindi “finanziarle†con soldi pubblici. Ma si sapeva che i bilanci non avrebbero mentito (qualche riferimento a caso: qui qui e qui).

A fine 2010 la BCE è ricorsa a un aumento di capitale per coprire il rischio patrimoniale dato dal possibile default, e comunque svalutazione, dei titoli acquistati; per lo meno è una mossa trasparente. La Federale Reserve invece, si può dire, “trucca la contabilitàâ€. Prosegui la lettura…

Leonardo Baggiani BCE, Senza categoria, Stati Uniti, debito pubblico, euro, finanza, macroeconomia, monete

Libia e caro-barile: perché Usa e Ue sono divisi

10 marzo 2011

Gli italiani trovano subito, alla pompa di benzina, l’effetto della crisi libica. Se continuerà il conflitto tribale nell’ex colonia italiana l’effetto sarà benedetto dai Paesi Opec, perché stabilizzerà il costo più elevato del barile sui 25 dollari rispetto alle previsioni di inizio anno. E si porrà un immediato problema a chi guida le politiche monetarie, cioè alle banche centrali. La BCE ha già risposto per bocca del suo presidente, Jean-Claude Trichet. L’euroarea potrebbe rialzare già ad aprile di mezzo punto il suo tasso ufficiale, per contenere l’ondata inflazionistica. Negli Stati Uniti, la FED non ci pensa proprio. In termini di exit strategy, che cosa implica di fronte al caro-barile la divaricazione dei tassi? Distinguiamo il problema teorico da quello pratico. Il primo spiega la posizione lassista americana. Il secondo, inficia la posizione rigorista dei banchieri centrali europei. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, debito pubblico, energia, euro, macroeconomia, ue , , , ,

Il budget di Obama: perché no, e cosa dice a noi

17 febbraio 2011

E’ davvero forte e credibile, la proposta di budget avanzata da Obama come mano tesa verso il nuovo Congresso, in cui i repubblicani dopo il midterm controllano saldamente la Camera dei Rappresentanti. Mi piacerebbe poter dire di sì, visto che in termini di exit strategy è molto forte l’impulso che dagli Usa si propaga nel mondo, quanto a politiche fiscali e monetarie. Devo tuttavia deludere il lettore. Dal mio punto di vista la risposta è no. Per due ordini di ragioni, che non c’entrano nulla con il giudizio politico ma dipendono dai numeri. La prima ha a che vedere con la scelta tecnica che ha portato ai tanto decantati tagli annunciati di spesa. La seconda, con l’indicatore essenziale che dovrebbe essere considerato prioritario per orientare le politiche pubbliche. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, spesa pubblica , , ,

Obama dimezzato – di Emanuela Mirabelli

15 febbraio 2011

Emanuela Mirabelli recensisce il libro “Obama dimezzatoâ€, di Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi (Boroli Editore, 2011):

Il 2 novembre 2010 l’America si è recata alle urne per le elezioni di midterm. Le previsioni sono risultate corrette: il colore della Camera è passato dal blu al rosso, gli americani hanno preferito l’elefante all’asinello. Alla luce di questo cambio di rotta, Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi presentano la pagella di Obama a metà mandato nel libro Obama dimezzato (Boroli Editore). Corrispondenti da New York per alcune importanti testate italiane, Cometto e Maggi stilano una pagella che per il Presidente Obama non può essere motivo di vanto. Dopo avergli dato i voti, i due giornalisti fanno poi seguire una valutazione dei possibili scenari per le elezioni presidenziali del 2012. Prosegui la lettura…

Guest Stati Uniti, spesa pubblica , , , ,

Abbattere il debito senza aumentare le tasse si può

4 febbraio 2011

Daniel J. Mitchell (Cato Institute) è stato ospite dell’Istituto Bruno Leoni in un seminario tenuto il 31 gennaio a Milano, sul tema “Meno deficit e meno tasse: è possibile?â€. Questo articolo è stato pubblicato, in forma leggermente ridotta, su Il Foglio del 1 febbraio 2011.

Nella maggior parte dei paesi, i politici affermano che l’aumento della tassazione è imprescindibile in quanto il deficit e l’indebitamento sono troppo alti. Negli Stati Uniti il presidente Obama vuole scatenare una guerra di classe contro i ricchi. In Italia addirittura si sta prendendo in esame una sorta di imposta patrimoniale straordinaria e temporanea. Prosegui la lettura…

Guest Stati Uniti, debito pubblico, fisco, spesa pubblica , , , , , , ,

Il debito americano, il declino e la Cina

18 gennaio 2011

La visita del presidente cinese Hu Jintao a Washington domani non poteva avvenire con una premessa più chiara, visto che in un’intervista scritta al Wall Street Journal di ieri ha annunciato con tagliente durezza che l’era di un sistema monetario mondiale dominato dal dollaro “appartiene al passatoâ€. E’ un giudizio che ha seguito solo di pochi giorni il monito di Moody’s e Standard&Poor’s sul fatto che il debito federale Usa possa non solo perdere molto presto la sua “tripla aâ€, ma avvitarsi in una vera e propria prospettiva di default. E il default non è un timore tanto per dire, visto che ancora pochissimi giorni prima il presidente del Council of Economic Advisors del presidente Obama, Austan Golsbee, ha rivolto alla Camera dei rappresentanti ora a maggioranza repubblicana un’accorata implorazione ad alzare il più pesto possibile il tetto del debito pubblico federale Usa oltre la soglia attuale, che è a 14.300 miliardi di dollari, visto che il debito corrente è già oltre quota 13.900 e in pochi mesi la situazione potrebbe evolvere non verso il default sostanziale, ma il default tecnico secondo le leggi contabili degli USA. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Stati Uniti, debito pubblico , ,

Legalizzare l’uso di stupefacenti: quale impatto sui bilanci pubblici? – di Flavio Stanchi

21 dicembre 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Flavio Stanchi:

Lo stato della California, che deve rimediare ad un deficit di bilancio di 19,9 miliardi di dollari in vista dell’anno fiscale 2011, a inizio novembre ha votato per il “no†in un referendum popolare sulla legalizzazione della marijuana.

Prosegui la lettura…

Guest Diritti individuali, Stati Uniti, debito pubblico, fisco , , , ,

Assegni di disoccupazione vs disoccupazione strutturale

11 dicembre 2010

E’ noto che pagare la gente per non lavorare fa passare la voglia di lavorare. Si chiama azzardo morale: le persone dovrebbero essere responsabili delle proprie azioni, altrimenti finiscono a comportarsi come le banche e i politici. D’altra parte, non tutta la disoccupazione è volontaria: alcuni non è che non lavorano perché “se ne approfittano”, ma perché non possono essere impiegati altrove.

In questo articolo discuto due questioni strettamente connesse. La prima è: stiamo osservando, negli USA, disoccupazione da “assegno” o disoccupazione strutturale? La seconda è: esiste un modo per distinguere i lavoratori che non “possono” lavorare per i problemi strutturali dell’economia (sicuramente moltissimi) e quelli che semplicemente non vogliono? Non parlerò invece dei salari minimi, perché è banale che anche questi siano causa di disoccupazione,  quasi esclusivamente proprio tra i lavoratori più deboli.

Prosegui la lettura…

Pietro Monsurrò Mercato del lavoro, Stati Uniti