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Finanza pubblica. Come siamo, come eravamo

16 aprile 2010

Il bollettino economico n. 60 della Banca d’Italia, pubblicato l’altro ieri, riporta i dati dettagliati del conto consolidato 2009 delle Amministrazioni Pubbliche ed essi sono persino peggiori di quelli comunicati dall’Istat lo scorso 2 aprile (vi sono lievi differenze metodologiche). A complemento del mio precedente post in tema di finanza pubblica, è utile riportare i valori 2009 in rapporto al Pil delle principali grandezze e saldi individuando per ognuna il precedente periodo in cui furono altrettanto peggiori. 

Spesa pubblica/Pil= 52,5% (non era così elevata dal 1996; nel 2008 solo Francia e Svezia tra i paesi dell’U.E. hanno registrato un valore più elevato))

Spesa pubblica al netto degli interessi/Pil=47,8% (non è mai stata così elevata nella storia della repubblica)

Entrate pubbliche totali/Pil=47,2% (nella storia della repubblica sono state più elevate solo nel 1997 ma servivano a superare l’esame di ammissione all’euro)

Pressione fiscale=43,2% (nella storia della repubblica solo nell’anno 1997 è risultata più elevata di ora col 43,7%)

Disavanzo pubblico/Pil=5,3% (non era così elevato dal 1996, anno in cui si attestò al 7%)

Avanzo primario/Pil=-0,6% (è tornato su valori negativi per la prima volta dal lontano 1990)

Avanzo corrente/Pil=-2% (è tornato su valori negativi per la prima volta dal 1997 )

Debito pubblico/Pil= 115,8% (per trovare un dato simile con trend in crescita bisogna tornare al 1993, anno in cui si attestò al 115,7%; invece nel 1998 ha riattraversato la linea del 115% ma questa volta con trend discendente).

E’ anche vero che il 2009 è stato l’anno della peggiore recessione dal dopoguerra, tuttavia valori simili non ce li possiamo proprio permettere e dovremmo preoccuparcene molto di più di quanto stiamo facendo.

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Spesa pubblica da record

14 aprile 2010
Non mi pare sia stato sinora messo in evidenzia sui media ma, sulla base dei dati sui conti trimestrali delle A.P. resi noti dall’Istat lo scorso 2 aprile, l’Italia ha conseguito nel 2009 il record del più elevato rapporto tra spesa pubblica al netto degli interessi e Pil della sua storia.  Nello scorso anno, infatti, la spesa pubblica complessiva si è attestata a 52 punti percentuali del Pil, oltre tre punti sopra il dato 2008. Per ritrovare un dato altrettanto elevato bisogna tornare al lontano 1996, anno in cui fu presa la decisione di cercare di prendere il treno di Maastricht. Ma in quell’anno la spesa pubblica complessiva rispetto al Pil fu così alta perchè comprendeva interessi sul debito per 11,5 punti percentuali. Al netto di tale componente la spesa pubblica primaria fu ‘solo’ il 41% del Pil. Invece nel 2009 se sottraiamo ai 52 punti di spesa pubblica su Pil i 4,6 punti di spesa per interessi, scendiamo solo poco al di sotto del 48%, un valore di quasi sette punti più elevato rispetto al 1996. Al netto degli interessi, pertanto, è la spesa pubblica più elevata  in rapporto al Pil di tutta la storia d’Italia. Un secondo aspetto, non meno preoccupante, è che tutto il risparmio nella spesa pubblica per interessi conseguente all’adozione dell’euro (il  ‘dividendo di Maastricht’, cioè il vantaggio derivante dalla convergenza dagli alti tassi d’interesse che gravavano sul debito espresso in lire verso i bassi tassi europei sui debiti in euro), è stato interamente dilapidato. Dal 1996 al 2009 abbiamo infatti risparmiato grazie all’euro quaso 7 punti di Pil di spesa per interessi. Cosa ne abbiamo fatto?  A parità di pressione fiscale avremmo potuto portare il bilancio pubblico in attivo, oppure avremmo potuto migliorare solo parzialmente il disavanzo e ridurre sensibilmente le tasse; invece abbiamo integralmente utilizzato il beneficio per spendere di più sull’insieme delle altre voci. Cosa accadrà quando i tassi d’interesse, e con essi il costo del debito, riprenderanno a salire dagli attuali bassissimi valori?

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Le Iene e i (dis)servizi postali

11 febbraio 2010

Le Iene alla prese con i (dis)servizi postali e delle burocrazie pubbliche: come emerge dal servizio i cittadini di Milano ricevono per posta un avviso che li invita a presentarsi in un determinato ufficio postale per ritirare dei documenti. Dopo aver fatto lunga fila ricevono un secondo avviso indicante l’indirizzo di un altro ufficio postale presso cui andare a ritirare i suddetti documenti. All’arrivo nel secondo ufficio postale (dislocato in una zona opposta al precedente) vengono consegnati gli agognati documenti, i quali altro non sono che multe del Comune da pagare. A questo punto ai malcapitati non resta che procurarsi il denaro e rifare una nuova fila presso lo stesso o altro ufficio postale per versare quanto dovuto….

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Una ricetta rapida per ridurre tasse e spesa pubblica

17 gennaio 2010

Dopo il post sulla “tassonomia dei governi” ritorno sul tema tasse/spesa pubblica, sollecitato dai commenti ricevuti. Perchè i governi non riescono a ridurre le tasse? Parlo ovviamente dei governi che reputano positivo farlo e non di quelli per i quali ‘tassare è bellissimo’(*). Il post precedente, nella sua sinteticità, intendeva dare la colpa della mancata riduzione (e apparente mancata riducibilità) delle tasse alla spesa pubblica che non è solo un vincolo, un ostacolo, ma anche un beneficio per i governi e la classe politica, per di più indistinto tra i governi a cui le tasse piacciono e quelli ai quali non piacciono. Prosegui la lettura…

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Tassonomia dei governi

15 gennaio 2010

I governi si dividono in due soli gruppi, radicalmente contrapposti:

a) quelli che non vogliono ridurre la tassazione;

b) quelli che non possono ridurre la tassazione.

Tuttavia i governi di tipo a) non  vogliono ridurre la tassazione perchè non vogliono ridurre la spesa pubblica mentre i governi di tipo b) non possono ridurre la tassazione perchè non vogliono ridurre la spesa pubblica, e in questo sta la fondamentale differenza tra le due tipologie.

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Auguri Alitalia, auguri concorrenza

13 gennaio 2010

Buon compleanno Alitalia! E’ trascorso un anno esatto dal difficile decollo del 13 gennaio 2008. Allora eravamo molto critici sull’operazione che era stata compiuta, consistente nel reclutare un certo numero di “imprenditori di stato”, nel ritagliare loro un vestito normativo su misura e nel consentire di ritagliarsi il pezzo preferito della vecchia Alitalia  per indurli a imbarcarsi nell’ennesimo tentativo (dato che tutti i precedenti avevano fallito) di una gestione profittevole dell’azienda. Prosegui la lettura…

liberismo, mercato, trasporti , , , , ,

Ryanair, l’Enac e il tesserino perduto

5 gennaio 2010

Non sembra accennare a placarsi la lotta all’ultimo tesserino tra l’eccentrico capo di Ryanair O’Leary e il Presidente di Enac Vito Riggio. Il 7 gennaio è previsto un incontro a Roma tra le parti al fine di chiarire la questione e chissà se nell’occasione l’Enac fornirà a O’Leary un campionario (necessariamente nutrito) di tutti i possibili tesserini rilasciati dalle quasi infinite amministrazioni pubbliche italiane. Sembra che la befana abbia declinato l’incarico di anticipare la consegna a O’Leary il giorno precedente per eccesso di peso del corposo catalogo che le avrebbe fatto superare il suo peso massimo ammesso al decollo e violare la vigente normativa aeronautica italiana. Prosegui la lettura…

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L’identità nel paradiso della burocrazia

28 dicembre 2009

Poichè le opinioni sono opinioni ma i fatti sono fatti, sono andato a cercarmi la norma sui documenti utilizzabili per attestare l’identità che è all’origine della controversia tra Enac e Ryanair di cui stiamo dibattendo. Se ho ‘pescato’ giusto nel nostro mare normativo è la seguente:

Art. 35, comma 2, D.P.R. 445/2000 (Testo unico sulla documentazione amministrativa)

Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato.  Prosegui la lettura…

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Poste e Ryanair: le nuove frontiere del protezionismo

27 dicembre 2009

Un pò di tempo fa, nel vecchio blog “liberalizzazioni” dell’IBL, avevo definito le liberalizzazioni (all’italiana) come i processi attraverso i quali  i vincoli normativi che impediscono il libero accesso delle imprese a un mercato sono sostituiti da ostacoli di differente natura ed equivalente efficace. Allora non mi aspettavo, tuttavia, che la fantasia del protezionista pubblico (il quale preferisce da sempre inefficienti monopoli di bandiera, finanziati a forza da contribuenti insoddisfatti, rispetto a efficienti imprese in concorrenza, volontariamente finanziate dai consumatori) giungesse sino agli esempi che abbiamo sotto gli occhi in questi giorni. Prosegui la lettura…

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Brunetta, il burocrate e il prodotto negativo

6 dicembre 2009

Grazie alla cura Brunetta è calato l’assenteismo nella pubblica amministrazione e i burocrati pubblici, passando più tempo in ufficio, è  probabile che producano di più. Siamo tuttavia certi che la loro maggior produzione aumenti il benessere collettivo?

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