I gestori delle autostrade non posseggono i tir che vi circolano, i gestori portuali non sono i proprietari delle navi che vi attraccano e quelli aeroportuali non controllano le compagnie aeree che vi atterrano e decollano. L’Enel non possiede più da tempo la grande rete di trasmissione elettrica, affidata a Terna, e persino l’Eni dovrà privarsi, a seguito del decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti, del controllo di Snam Rete Gas. Sul connubio rete ferroviaria-treni nell’holding FS invece nulla di nuovo sotto il sole. Prosegui la lettura…
Ugo Arrigo liberalizzazioni, trasporti catricalà, decreto legge, ferrovie, governo Monti, liberalizzazioni, reti
Poiché le condizioni della finanza pubblica e il duro giudizio su di noi dei mercati finanziari ci impediscono di continuare con deleterie ma consolidate abitudini di spreco delle risorse collettive bisogna con immediatezza ripristinare rigide regole di comportamenti virtuosi ai quali saranno drasticamente assoggettati … i successori dell’attuale classe politica. Un pò prima delle calende greche, lustro più lustro meno, ma non sappiamo se prima o dopo il default.
Questa è la lettura delle recenti decisioni, regionali e parlamentari, di abolizione dei vitalizi che decorrerà tuttavia solo dalle prossime legislature e solo per i membri di nuova elezione: Prosegui la lettura…
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Dalla Cgil alla Confindustria, dalla sinistra radicale al Financial Times, l’ipotesi di un’imposta patrimoniale in Italia ha ottenuto crescenti e insospettate adesioni da parti sociali e commentatori solitamente molto distanti tra loro. Vi sono invece molte e valide ragioni contro la patrimoniale, le più rilevanti delle quali ho analizzato in dettaglio in un intervento sul Sussidiario, al quale rimando per chi volesse approfondire (*):
1 – Se costruita col vincolo dell’equità la patrimoniale non è praticabile, e, in conseguenza:
2 – Si può realizzare solo in maniera non equa. Inoltre:
3 – Non è risolutiva, né realizza miglioramenti significativi per i problemi della finanza pubblica.
4 – I vantaggi che apporterebbe alla finanza pubblica sono conseguibili con provvedimenti alternativi non dirompenti.
5 – La patrimoniale è recessiva.
6 – La patrimoniale aumenta l’incertezza e (probabilmente) anche lo spread.
7 – La patrimoniale distoglie da una corretta via di riforme.
8 – La patrimoniale ricapitalizza uno stato “good company” (per riaffidarlo a una classe politica tradizionalmente spendacciona), trasferendo la “bad company” ai contribuenti. Prosegui la lettura…
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Entro venerdì scorso il Ministro dell’Economia avrebbe dovuto rispondere a 39 dettagliati quesiti formulati dal Commissario U.E. agli Affari economici Olli Rehn in una lunga lettera dello scorso 4 novembre ma dato che il governo è dimissionario è probabile che l’incombenza passi al governo entrante (*). I 39 quesiti sono tuttavia importanti perchè essi rappresentano una sintesi delle cose che avrebbero dovuto essere fatte negli scorsi anni e che non essendo state fatte e neppure tentate si dovrà cercare di realizzare a tappe forzate nei prossimi mesi. La lettera di Rehn è una sorta di negativo, come ai tempi della vecchia fotografia su pellicola, di un impegnativo programma di governo. Basta stamparne il positivo, le risposte che sono in gran parte implicite nelle domande, ed ecco che il programma viene fuori.
In sintesi l’Italia ha bisogno di un governo che non ha bisogno di scrivere un programma (economico) perché questo è già il suo programma. E non si dica che si tratta di un commissariamento, trattandosi di provvedimenti ovvi che avremmo dovuto prendere spontanemente nel nostro interesse da molto tempo.
Quello implicito nella lettera di Rehn è un “programma europeo” in un triplice significato:
- E’ indispensabile all’Italia per continuare a stare in Europa e nella moneta unica.
- Ce lo impone l’Europa che non vuole rischiare di fallire trascinata dal nostro fallimento.
- E’ il programma che qualsiasi paese europeo in cui abbia prevalso il buonsenso economico (e quindi con pochissime eccezioni) ha già realizzato.
(*) AGGIORNAMENTO: Il Ministero dell’Economia ha in realtà risposto ai 39 punti della lettera di Rehn. Lo riporta il Sole 24 Ore pubblicando sul sito il testo integrale della lettera inviata dal MEF a Bruxelles. Sul Sussidiario.net ho formulato proposte per riforme future su alcuni dei 39 punti.
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Rocco Sabelli, amministratore delegato di Alitalia, non intende chiedere «nessuna proroga sulla moratoria Antitrust», la legge «salva Alitalia». Perché ritiene di non essere in monopolio. (Rocco Sabelli intervistato da Alessandra Puato sul Corriere della Sera del 3 ottobre)
Non poteva mancare Alitalia sul podio dei nostri “Monopolisti a loro insaputa”. Il vettore di bandiera detiene in realtà una piccola quota del mercato italiano del trasporto aereo, poco meno del 21% dei passeggeri totali che hanno volato sui cieli italiani nei primi nove mesi del 2011 (18,8 milioni per AZ su 90,3 totali), un valore molto più piccolo di quello detenuto in passato dalle aziende alle quali è subentrato: nel 2007 la vecchia Alitalia, compresa la controllata Volare, più AirOne avevano trasportato 33 milioni di passeggeri, il 31% dei quasi 107 milioni del mercato italiano. Prosegui la lettura…
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“SJ Ab (SJ) is wholly owned by the Swedish State and operates under market conditions and requirements”.
Così è scritto nel bilancio annuale dell’operatore pubblico che svolge il servizio ferroviario in Svezia. Si può dire altrettanto di FS? Anche l’azienda pubblica italiana è posseduta al 100% dallo Stato. Opera a condizioni di mercato? I lettori di Chicago-blog sanno che non è così mentre i lettori dell’intervista dell’Ad di FS Mauro Moretti a Corriere Economia di lunedì scorso potrebbero convincersi dell’opposto, a maggior ragione se non hanno occasione di viaggiare sui treni italiani. E’ allora opportuno rileggere assieme l’intervista per commentarne alcuni passaggi. Prosegui la lettura…
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Le privatizzazioni hanno molti vantaggi e tra essi i proventi che possono apportare alle casse pubbliche non stanno ai primi posti. Le privatizzazioni servono in primo luogo a rimettere ordine nei relativi mercati, a far uscire il settore pubblico dalle gestione e a ricondurlo al ruolo esclusivo di arbitro, a realizzare un effettivo meccanismo di concorrenza nel mercato su basi paritetiche tra i diversi operatori. Per quanto riguarda i proventi, quelli diretti, cioè i ricavi della vendita vera e propria, non rappresentano, pur di ammontare previsto non trascurabile, gli effetti economici più consistenti. Prosegui la lettura…
Ugo Arrigo liberalizzazioni, privatizzazioni, Senza categoria, spesa pubblica, trasporti ferrovie, finanza pubblica, liberalizzazioni, Poste, privatizzazioni
Esistono nel mondo privatizzazioni e privatizzazioni. In Italia, paese dell’ammuina generalizzata (vedasi il progetto di soppressione delle province con loro ricostituzione istantanea), ve ne sono ancora di più. Proviamo a rappresentarne una tassonomia sulla base di un’esperienza ormai bidecennale:
1. Privatizzazioni fredde. Consistono nella trasformazione di natura giuridica delle imprese pubbliche attraverso il passaggio da una tipologia pubblicistica (aziende autonome ed enti pubblici economici) ad una privatistica (società per azioni). Molto di moda nella prima metà degli anni ’90, hanno riguardato diverse aziende pubbliche nazionali e moltissime locali (municipalizzate). In questo modo sono state privatizzate le poste e le ferrovie, che infatti permangono al 100% di proprietà del ministero di Tremonti. Riguardo alle imprese ex municipalizzate non si ha notizia di nessuna, anche piccola o microscopica, che sia ora controllata da soggetti privati. Prosegui la lettura…
Ugo Arrigo Senza categoria privatizzazioni, statalismo
Nella proposta di riforma della Costituzione presentata da Nicola Rossi e da altri senatori, appartenenti a forze politiche sia di opposizione che di maggioranza, il vincolo del pareggio di bilancio è opportunamente affiancato da un tetto alla spesa pubblica complessiva, stabilito al 45% del Pil. Poichè nel 45% è inclusa la spesa per interessi sul debito, che negli ultimi anni ha oscillato tra il 4,5 e il 5%, il tetto proposto da Nicola Rossi sarebbe stato rispettato con una spesa pubblica primaria (al netto quindi della spesa per interessi) pari al 40-40,5% del Pil. Si tratta di valori molti inferiori a quelli effettivi del decennio 2000 ma in linea con quanto verificatosi per tutta la seconda metà degli anni ’90. Prosegui la lettura…
Ugo Arrigo Senza categoria debito pubblico, par, spesa pubblica, Tremonti
Prima della serie di manovre estive di finanza pubblica la nostra economia era nei guai, dopo lo è molto di più:
- A seguito della crisi di fiducia sul debito pubblico il governo si è impegnato a conseguire il pareggio di bilancio nel 2013, colmando in un biennio circa quattro punti di Pil di disavanzo pubblico;
- L’operazione si verifica quasi integralmente attraverso aumenti di tasse.
- Conteggiando solo gli incrementi palesi delle imposte (e lasciando fuori gli aumenti dei tributi locali che saranno attuati per compensare i tagli nei trasferimenti dal governo centrale) la pressione fiscale, calcolata come rapporto tra il gettito atteso e il Pil, aumenterebbe di due punti percentuali.
- Calcolata invece come rapporto tra il gettito atteso e il solo Pil emerso, che il Centro Studi Confindustria stima nell’80% del Pil totale, aumenterebbe di due punti percentuali e mezzo passando dal 53% al 55,5%.
- Nessun paese al mondo ha una pressione fiscale così elevata, neppure i paesi scandinavi caratterizzati dai sistemi di welfare più estesi.
- Le entrate totali del settore pubblico arriverebbero, secondo le stime di Tito Boeri, al 49% del Pil nel 2014. Se rapportate al solo Pil emerso arriverebbero invece al 61% (sempre ipotizzando, irrealisticamente, che gli enti territoriali facciano fronte ai tagli dal governo centrale senza alcun incremento dei tributi locali). Prosegui la lettura…
Ugo Arrigo Senza categoria crisi del debito sovrano, finanza pubblica, manovra, Tremonti