L’Italia ha fatto il necessario? Noi diciamo: no!
Da Tempi
E’ con vera e profonda amarezza, che assisto in queste settimane e in questi ultimi giorni, dopo l’ennesimo declassamento “di massa” europeo da parte di Standard&Poor’s, declassamento nel quale l’Italia è stata retrocesse di altri due gradini al rango di BBB+, al prendere sempre più piede di una reazione ispirata insieme a molta buona fede e a parecchia malafede. Anche in ambienti culturali e intellettuali che mi sono assai cari. Monta un mix sempre più stizzoso di accuse ai tedeschi, di inconsapevole miopia o di consapevole volontà di Gotterdammerung, e di teorie della cospirazione per le quali le agenzie di rating sarebbero il braccio armato del capitalismo americano. Capisco – ma non giustifico – chi si lanci in queste accuse perché spaventato dalle conseguenze di una crisi senza fine e in via di ulteriore peggioramento, ed esacerbato per le manovre su manovre di correzione della finanza pubblica. E questa è la buona fede. Ma respingo e condanno invece la malafede, che allinea in politica chi ieri diceva nel centrodestra che tutto era stato fatto, e chi oggi dal pulpito del governo dei tecnici prende purtroppo a dire la stessa cosa, dopo il decreto enfaticamente battezzato salva-Italia. E in attesa, domani, di quello sulle liberalizzazioni, che commenteremo copiosamente domani a provevdimento approvato, visto che la bozza di ieri sera già molto amaro in bocca ci lascia.
Francamente, da chi nutre un’idea sussidiaria e non dirigista della politica economica, e personalista e non comunitarista o collettivista della filosofia politica, penso di dovermi aspettare tutt’altro. Ecco perché, quando mi sento ripetere “ ma i tedeschi con la loro rigida pretesa di rigore non capiscono che si va a sbattere, oppure il loro vero interesse è la rottura dell’euro, per restare con pochi Paesi intorno a sé mentre noi andiamo a fondo?”; quando si aggiunge “perché mai accettare che le agenzie di rating debbano dettare le politiche?”; quando si conclude “ma non è meglio tornare a una banca centrale che obbedisca a parlamento e politica?”, francamente capisco che è inutile farsi cadere le braccia, da parte mia. Occorre semplicemente e umilmente rispiegare come noi – non sono solo – la pensiamo. Cerco di andare al punto, senza perdermi in tante considerazioni tecniche. Tre premesse, però. Una sull’euro e i tedeschi. Una seconda, sulle agenzie di rating. Una terza, sul bivio di fronte a noi. Poi, le conclusioni.
Prima premessa. Non è questo il momento per rifare la storia delle storture dell’euro ab origine. Mi limito a ripetere che tenendo separati da regolamentazioni nazionali – alle quali la politica di qualunque colore non vuole abdicare, in nessuna euronazione – i diversi mercati dei beni e dei servizi, le diverse curve di costo di aree nazionali e subnazionali dei diversi Paesi a moneta comune restano incapaci di equilibrarsi per il principio dei vasi comunicanti. Poiché i debiti pubblici sono nazionali, fu accettato per definizione da politici e opinione pubbliche che hanno aderito all’euro il postulato che la convergenza dovesse avvenire attraverso rigore in finanza pubblica cioè poco debito di Stato, e produttività nell’economia reale cioè poca esposizione sull’estero nelle partite correnti. Altrimenti l’euro salta, c’è poco da fare. Non è che sono i tedeschi a farlo saltare, perché loro sono stati rigorosi in finanza pubblica e hanno riscritto welfare e contratti di produttività per rendere competitiva l’economia reale.
Seconda premessa. I soci di molte agenzie di rating sono grandi fondi d’investimento americani e anglosassoni. Non prendono ordini dalla Cia. Cercate di guarire, dal sospetto autarchico-latino- machiavellico che vi sia sempre una perfida Albione e uno spregiudicato zio Sam che tentano sistematicamente di disconoscere che l’Italia e l’Europa abbiano diritto al loro Impero. I conflitti d’interesse delle agenzie di rating sono conclamati nell’esame delle aziende private, perché da loro stesse prendono i soldi. Ma nel caso dei debiti sovrani no, il problema è un altro: quello cioè che Fed e Sec non diano più automaticamente fede pubblica ai giudizi di S%P. Moody’s, Fitch eccetera quanto a valutazione dei collaterali offerti da intermediari. Ricordo a tutti che la decisione di riconoscere alle agenzie di rating la fede pubblica fu adottta dalla SEC nel 1975, attribuendo loro la natura di NRSRO, Nationally Recognized Statistical Rating Organization, il che le ha erette e continua a erigerle come cartello monopolistico. La Bce già di fatto non si comporta così. Fine. Che i grandi fondi mondiali e nazionali invece diano retta alle agenzie è invece fisiologico. Rispondete alle seguenti domande. E’ vero o no, che il giorno precedente il downgrading continentale Germania esclusa, la Grecia ha interrotto le trattative con le banche per la loro compartecipazione a tagliare del 50% il debito greco in circolo? E’ vero o no, che il governo greco ha dichiarato che in caso di mancato accordo è pronto a fregarsene dell’accordo, e a procedere autonomamente per legge svalutando il debito motu proprio almeno del 70%? E’ vero o no, che questo significherebbe default argentino cioè ritorno alla dracma svalutata ancor più del 70%, e uscita dall’euro? E’ vero o no, che a quel punto per tutti gli eurodeboli tutto diventerebbe ancor più difficile? E’ vero o no che le difficoltà aumenterebbero anche per noi, con i nostri 440 miliardi di titoli da piazzare nel 2012 per di più con una larga percentuale a lunga durata decennale e settennale, cioè i titoli che meno le banche possono tornare a comprare perché implicano maggior assorbimento di capitale, rispetto a quelli a corta scadenza pur dopo la provvista straordinaria Bce? Poiché a tutte queste domande la risposta è “sì, è vero”, lasciamo allora ai politici l’attacco a testa bassa alle agenzie di rating che ne giudicano insufficiente ancora l’operato. E l’ambizione di creare un’agenzia pubblica europea come hanno fatto i cinesi, con la loro Dagong che valuta il merito di credito e solvibilità a seconda di quanto si sia amici o nemici della Cina.
Terza premessa. Nessuno può onestamente dire che cosa avverrà della Grecia, né se arriveremo in un paio di mesi a una modifica del cosiddetto “fiscal compact” concordato l’8 dicembre e in via di stesura tecnica, accordo che in quanto tale i mercati hanno secondo me ragione e non torto a giudicare inadeguato alla risposta a una domanda secca: c’è un meccanismo cooperativo immediato europeo per salvare gli Stati più a rischio? No che non c’è, nel fiscal compact. E perché ci sia non è vero che bisogna piegare i tedeschi e convincere la Bce a fare la Fed. Basta anticipare da subito l’ESM previsto nel 2013, dotato di capitale proprio e non di garanzie nazionale sottoposte a svalutazione di rating, e aprire all’ESM la possibilità di interfacciarsi con la Bce come una qualunque banca europea. Basterebbe eccome. E se obiettate che i tedeschi non si fanno prendere per il naso perché comunque significherebbe un sostegno centrale per quanto indiretto ai debiti nazionali, io vi rispondo che è quel che già oggi avviene, anche se molti antigermanisti lo dimenticano. Nel sistema Target di finanziamenti tra banche centrali, la Bundesbank è esposta per quasi 700 miliardi di euro verso le banche centrali degli altri euroappartenenti, per lo più verso gli eurodeboli. Vi faccio notare che l’intero Tarp americano valeva 2,2 trilioni di dollari, dei quali 1,4 destinati a intermediari bancari, il resto a non bancari. Ma 700 miliardi di euro sono 1 trilione di dollari, e poiché la Germania conta 80 milioni di abitanti rispetto a più di tre volte di americani, la conseguenza da ricordare a chi accusa Berlino è che la Germania si è esposta in aiuto al resto dell’euroarea assai più di quanto gli Usa abbiano fatto per l’intero proprio mercato!
Fatte queste tre premesse, in realtà, stante la sua bassissima crescita da 15 anni e il suo altissimo debito pubblico, all’Italia conviene perseguire la via del rigore e della produttività in entrambi i casi. Sia che l’euro si salvi con un nuovo accordo. Sia che salti, e in quel caso bisogna sperare di poterne concordare un exit condiviso, per contenerne i costi comunque paurosi, e con tanti drammatici saluti alla leadership germanica di una delle tre macroaree monetarie mondiali.
Veniamo dunque al punto finale. E’ vero o è falso, che l’Italia ha fatto dopo la manovra Monti tutto quel che doveva fare, e che dunque la colpa ora è degli altri? Qui conta il punto di vista. Il mio è quello richiamato all’inizio: sussidiario e personalista, non dirigista e collettivista. E la mia risposta – la mia che ho pure sostenuto questa formula di governo emergenziale come necessaria, come sapete - è: no, non è vero. Non è vero affatto.
La linea adottata dal decreto “salva Italia” è infatti di totale continuità rispetto a quella seguita dal centrodestra suo predecessore, e dal centrosinistra prima. Dei 48, 71 e 81 miliardi di miglioramento dei saldi pubblici nel triennio 2012-13-14, i tre quarti quasi si devono ai decreti Tremonti, poco più di un quarto al decreto Monti. Ma quel che conta è che l’81% del saldo migliorato nel 2012, il 72% e il 76% nei due anni successivi si devono esclusivamente ad aggravi fiscali. In totale continuità, ripeto, con la linea Visco-Tremonti.
Perché avviene questo? Possiamo e dobbiamo cominciare a dirlo. Perché in realtà anche se al governo c’era il centrosinistra o il centrodestra oppure i tecnici, dai tempi della manovra Amato a oggi tutte le volte in cui siamo andati a un millimetro dal burrone a “comandare” davvero – al di là delle recite politiche – è stata la medesima impostazione tecnico-culturale. Se dovessi brutalmente sintetizzarla, la somma dei keynesiani “macro” della Cattolica e della Bocconi, come li definisce Francesco Forte, una somma che ha impregnato di sé la Ragioneria generale dello Stato come i vertici della tecnocrazia ministeriale. E’ questo lo zoccolo duro del potere economico pubblico italiano. Persone assolutamente rispettabili e per bene come Grilli e Giarda, lì da 20 anni a cercare di attuare ogni volta quel che Nino Andreatta diceva però più di 20 anni fa, quando le cose stavano ben diversamente, perché oggi certo Nino di fronte a peso di spesa pubblica e pressione fiscale sul Pil avrebbe ben cambiato idea.
L’idea del continuismo è che il rientro del debito pubblico italiano si persegue operando sui flussi, cioè attraverso sanguinosi avanzi primari nella proporzione di almeno 5 punti di Pil l’anno, da realizzare soprattutto tramite più tasse visto che la spesa a loro giudizio è comprimibile solo per pochi “sprechi” essendo sociale. E pazienza se la conseguenza di consimili avanzi primari per via fiscale è obbligatoriamente minor crescita quando va bene, e recessione quando la congiuntura europea e mondiale come oggi ci spinge ancor più in basso.
Al contrario, l’esperienza – non dico la scuola perché in questo caso significa abiurare al “Keynes all’italiana idest all’amatriciana”, da decenni in voga nell’accademia e nei media italiani – dico almeno l’esperienza dovrebbe farci cambiare linea. L’esperienza oggettiva dico di 15 anni di scarsa crescita e di pressione fiscale record mondiale, visto che le manovre del 2011 alzano di oltre 300 punti base la pressione fiscale sul Pil per ognuno dei 3 anni rispetto alle previsioni pubbliche del giugno 2011. Il che significa sfiorare il 46% nel 2013 e 2014 sul Pil, e depurando il denominatore dal 16,8% aggiunto dall’Istat per il nero di chi le tasse non le paga siamo ormai al 54% e rotti sul prodotto di chi le tasse le paga. Il che ulteriormente significa che sull’utile lordo d’impresa arriveremo dal 68% di pressione del 2010 a circa il 75%, come media tra livelli ancora più elevati per la stragrande maggioranza di imprese micro e piccole (non chiediamoci poi perché in tante provino ad evadere) e 40 e più punti in meno dell’impresa grande e delle banche.
Rispetto a questa linea, l’alternativa sussidiaria e personalista rispetto alla linea dirigista e collettivista è lavorare sugli stock, non sui flussi.
Ripeto, viene dalla constatazione che così continuando ammazziamo ulteriormente il Paese. Ma è anche e innanzitutto un’alternativa di scuola. Perché se abbiamo l’idea del debito pubblico come NON debito tra noi e noi stessi che è tipica del keynesimo, ma invece passività a carico del futuro taxpayer tanto più distorcente quanto più l’attore economuico “incorpora” da subito diminuendo consumi e investimenti dando per sccntato che tanto sarà affrontata solo o quasi attraverso più tasse – seguendo le tesi di James Buchanan e di Bob Barro, nonché l’equivalenza ricardiana applicata alla teoria del ciclo del risparmio vitale su cui Franco Modigliani prese il Nobel – allora ne discende che DOBBIAMO affrontare deficit e debito impugnando l’ascia dei tagli agli stock, non la pompa incrementale ai flussi fiscali.
Ergo: il debito pubblico va abbattuto con dismissione per 30 punti di Pil di attivo pubblico, a partire dal mattone di Stato ma non solo. La spesa pubblica va abbassata in 8-10 anni di almeno 10 punti di Pil, dagli attuali 840 miliardi tendenziali. Della stessa quantità va abbassata la pressione fiscale, sommando imposte e contributi, perché è questo il peggior freno alla crescita. Come hanno fatto diversi Paesi avanzati nel precrisi, paesi di democrazia welfarista, non parlo della Thatcher. La Germania, l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda. Non smantellando i diritti sociali, bensi rivedendo il welfare come in coi pacchetti Hartz a Berlino, rivedendo dalle fondamenta apparati pubblici, costi e meccanismi di fornitura, livelli sovrapposti di governance, e cedendo al mercato pezzi interi di PA con relativo personale pubblico. Ricordo a tutti che nel Regno Unito non c’è un solo treno pubblico da più di 20 anni – hanno ripubblicizzato la sola rete cioè i binari, anni fa – e grazie a questo la domanda e l’offerta sono aumentati entrambi consuiderevolmente dalla privatizzazione, come ci ricorda sempre Ugo Arrigo. Da noi col “tutto pubblico” abbiamo sin qui iperfinanziato l’alta velocità – con costi-km per investimenti a carico contribuente talora dai 3 ai 5 volte superiori alla media europea – che è aperta alla concorrenza e che dunque ha più marginalità, ma il totale dei cui passeggeri non pareggia quello che l’incumbent ha perso su tutti gli altri segmenti che ha dovuto ridurre. Potrei continuare a iosa, lo sapete benissimo… Dalle Poste, a molto altro. Sèpero di essere smentito, ma direi che potrei continuare esagttamente con ciò che sembra sparire dall’ultima bozza di liberalizzazioni annunciate, di cui appunto parleremo solo dopo aver visto ciò che davvero esce dal Consiglio dei ministri.
L’alternativa c’è, alla linea macro-keynesista statalista e fiscalista. E’ una linea micro-offertista, sussidiaria e personalista. Che abbassa spesa ed entrate avvicinandole a chi paga per tornare all’einaudiano principio del beneficio, che libera energie per la crescita invece di drenarle, e che smonta dalle fondamenta l’opaco consenso tra nicchie protette d’impresa e 250 mila italiani che campano di politica e amministrazione apicale pubblica (non stupitevi, perché se sommate gli 8mila Comuni e le Province e le Regioni ai 1000 parlamentari e alle 7mila società locali e alle centinaia di società controllate dallo Stato a livello centrale coi loro cda, il conto purtroppo torna come ordine di grandezza).
Non è affatto vero, che a pensarla così siano solo “pittoreschi personaggi che evidentemente difendono gli evasori”, come ha scritto Corrado Augias su Repubblica. La pensano così economisti come Paolo Savona – leggete il suo appena edito “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi”- come Nicola Rossi, come Mario Baldassarri, come Alberto Bisin, come Giulio Zanella, come Eugenio Somaini. E tanti, tanti altri. Se avesse avuto testa, il centrodestra avrebbe dovuto dar loro retta, invece di continuare sulla linea dominante. Non bisogna abbandonarla perché è di sinistra, ma perché è sbagliata, perché ci taglia le gambe. Prima di dire che abbiamo fatto tutto il necessario, allotra, direi che è il caso di imboccare la strada giusta.
Voi che dite? E quando dico imboccare, significa una sola cosa. Temo che il governo dei tecnici non la condivida, questa linea. Ma allora chi la pensa così deve lavorare perchè questa posizione abbia anche rappresentanza alle prossime elezioni politiche. Ci sia l’euro, o meno. Perché questa è l’unica strada, per un’Italia che a testa alta e a portafogli che tornino pieni, conti domani 40 milioni di occupati. Sì, avete letto bene, 40: cioè che dia lavoro a giovani anziani e donne, alzando di 15 punti almeno la partecipazione al mercato del lavoro, e piantandola di dar colpa agli altri dei guai che a casa nostra hanno combinato politica e classi dirigenti italiane.
19 gennaio 2012 debito pubblico, euro, evasione, fisco, liberalizzazioni, privatizzazioni, spesa pubblica, ue






Sig. Giannino, se si candida, io la sostengo!
Nel fiore dei miei (ahimè spariti) studi accademici presentavo una tesi triennale in diritto tributario dal titolo provocatorio “Sussidiarità fiscale: una questione di libertà”, prendendo spunto dal libro del Professor Antonini edito da Guerrini & Associati.
La tesi, semplice ma a mio modo di vedere per nulla scontata, era che se lo Stato favoriva la partecipazione dei privati nella gestione dei servizi di pubblica utilità quali assistenza sanitaria, sociale, etc., la qualità del servizio – in condizioni di concorrenza forzata – si sarebbe accresciuta, con evidenti benefici per il cittadino fruitore. Tutto ciò in un ottica sussidiaria, la stessa che definisce il servizio pubblico non perché fornito dallo Stato, quanto piuttosto perché rivolto al pubblico (vedi il caso delle scuole paritarie).
il giorno della laurea, davanti alla Commissione dei Professori della Cattolica, fui contestato dal relatore, il Professor De Mita (si, esatto, il fratello di Ciriaco), che ridacchiando mi liquidò dicendo: “Ma così facendo lo Stato rinuncia alle sue prerogative di fruitore di servizi pubblici!”. Da impertinente quale ero (!) risposi di getto : “Professore, ma lei lo sa che lo Stato non può permettersi di sostenere i livelli di spesa pubblica attuali?”
Presi un punto di tesi, e la soddisfazione di sapere anni dopo di avere terribilimente ragione.
Sottoscrivo quello che ha scritto il Sig. Alessandro. Caro dott. Oscar, sono totalmente con Lei.
Buona serata.
Caro Oscar,
temo ci sia un baco nel suo ragionamento, un dubbio che anche lei per radio ha manifestato: la dismissione del patrimonio immobiliare in questo momento ammazzerebbe un mercato che è davvero già in bilico. Cosa succederebbe in questo paesuccio se crolla l’immobiliare? Armageddon.
Per quanto riguarda le aziende pubbliche: quelle in perdita chi se le piglia? Quelle che fanno utili sono appetibili, ma verrebbero svendute in un momento negativo di mercato. E comunque toglierebbero utili al bilancio pubblico: ottima scelta nel lungo periodo, nel breve ho molti dubbi.
Quindi la dimuzione dello stock attraverso vendita di asset mi pare davvero pericolosa in questo momento.
Senza vendita di asset, per contro, ci troviamo in un cul de sac: diminuire la spesa pubblica e le tasse porterebbe un calo del pil nel breve a fronte di un vantaggio nel medio/lungo. Auspicabile, ma nel medio-lungo mi sa che non ci arriviamo.
Un’altra goccia di tasse e la marea sbrocca, con conseguenze drammatiche.
Per questo non riesco ad essere ottimista come lei, col massimo rispetto: temo che questo Euro abbia una struttura troppo debole.
E non mi pare che gli altri sistemi monetari siano poi granché: ciclopici schema Ponzi che traballano ad ogni alito di vento.
Serve qualcosa di nuovo.
Per questo mi dispiace un po’ che liquidi sempre in un secondo ogni idea non ortodossa di gestione della moneta.
Carissimo Oscar,
non posso che unirmi al proposito comune di Alessandro e Daniele anche se so che non ci accontenterà almeno nel breve periodo.
Lei ha perfettamente ragione e questo articolo dimostra ancora una volta la sua lucidità ma anche la sua grandissima capacità di far capire i più complessi sistemi economici a chiunque.
Continui così, la prego.
A questo punto ci resta una sola speranza : Giannino for president !
Si candidi per favore nessun’altro ha la solida preparazione che ha lei . Altrimenti temo che verra’ marginalizzato come il “solito” Giannino e noi con lei .
Egr. Dr. Giannino,
Quello che Lei dice che bisogna fare e’ l’unica speranza che ha l’Italia di tornare a crescere e di dare davvero una frustata alla sua economica. Potremmo tornare a respirare e molte persone (come me) a tornare nella loro amata patria Italia con nuove opportunita’ di lavoro.
Quindi sebbene La senta sempre in radio dire che non entra in politica che non si candida etc etc… per prima cosa ci pensi bene (non voglio costringere nessuno), ma ripeto ci pensi…Lei ha popolarita’ televisiva, competenza tecnica (la gente la vede e la conosce come competente in questioni economiche), tutte le volte che va a Porta a Porta o in altre trasmissioni, TUTTI (ci ho badato piu’ volte) la ascoltano in “religioso” silenzio: politici, giornalisti, ministri…
Che bello sarebbe in Italia rompere la linea di pensiero dominante, la solita solfa stato etico-lotta evasione-politiche in deficit-aumento spesa pubblica!!
Se proprio dopo aver valutato attentamente decidesse di non farlo (spero di no, ma posso capire l’immane sforzo che avrebbe davanti…) come seconda cosa…allora organizzi un partito o movimento con le migliori menti/conoscitori di politiche liberiste/offertiste che almeno (obiettivo minimo) porti al centro del dibattito tutta questa nuova (per l’orizzonte politico italiano intendo…) visione della situazione economica. Constringiamo (mi ci metto anche io nel mio piccolo se vorra’) un grande partito come il Pdl a ritornare ai suoi temi e battaglie originarie (vedasi blog On. Martino) per liberarsi da tutte le incrostazioni socialiste/tremontiane degli ultimi 10 anni!!
Ci credo davvero che Lei faccia qualcosa e smuovi il campo da questo lato del fronte di “guerra” politica per il futuro del nostro grande Paese!
Ci pensi bene!
Alberto P.
Un consiglio signor Giannino !! Io sono completamente d’accordo con lei su quasi tutto (tranne quando dice, come ho letto, che crede nelle banche centrali: questo mi lascerebbe un po’ perplesso), ma le dico: quando parla in televisione e alla radio, deve essere molto meno prolisso, se no lei le cose dovrà spiegarle all’infinito, perchè oggi francamente, in media si capisce poco di cosa parli. Ci si riesce solo essendo già un’istruitissimo libertario, uno che già sa dove lei va a parare. Francamente, per fare divulgazione, non è il massimo, non crede?
Grazie, con sincera ammirazione.
Definire “keynesiano” un governo che taglia la spesa pubblica e innalza le tasse sui consumi in periodo di recessione è piuttosto ridicolo. La smetta con questa propaganda.
Santo subito!
@guiodic
dov’è che ha tagliato la spesa? Oltretutto, uno stato che spende oltre il 50% di PIL come lo definisce? Io lo direi più socialsita che keynesiano, quest’ultimo è un eufemismo.
Lei è un incompetente
Il signor Tizzi ha ragione: ci troviamo in un cul de sac e per uscirne servirà un sacco di “cul”… Egregio Dott. Giannino, da persona abituata a dire le cose esattamente come stanno quale Lei indubitabilmente è, si sarà sicuramente accorto che Lei “stranamente” – ripeto, non è certo Sua abitudine – sta da tempo girando attorno alla spinosa questione: bisogna effettivamente che qualche Anima Pia che ha a cuore questo paese (è la mia personalissima “versione dei Doors”, scriverò “paese” con la “p” finchè non mi si dimostrerà che abbiamo gli “attributi” per riprenderci non la tripla A, ma la “P” – che per me ha più valore) dicevo, è necessario che qualche persona ispirata prenda l’impegnativa decisione di rimboccarsi le maniche e scendere in politica di persona per provare a fare qualcosa in extremis – ora sì che è urgente davvero (!) – sempre che non sia già troppo tardi.
Le uniche due cose di rilievo che mi sono rimaste in mente del discorso del Professor Monti sono le eterne pause fra una cosa-non-detta e la successiva e l’imperiosa necessità che ha sentito di togliersi un sassolino dalla scarpa dicendo che ringraziava tutti gli esimi Economisti che gli spedivano le loro idee e i loro consigli, ma che Lui non ne aveva bisogno perchè di economia qualcosa ne sapeva pure Lui….
Ma Le pare che in un discorso che tutta la nazione ascolta trepidante ed è ovviamente ascoltato con attenzione all’estero un Premier possa comportarsi come un bambino che si è sentito offeso perchè si sono offerti di aiutarlo a fare i compiti, ma lui sa già disegnare coi propri pennarelli?!?!
Non aggiungerò altro… Suvvia…
Ora, veniamo al punto: è vero o non è vero che non è più possibile raccontarci la frottola del “Dai, questo governo è solo agli inizi, diamogli il tempo di fare e vediamo come andrà” perchè la linea di governo può dirsi ormai tracciata e nel migliore dei casi non porterà a nulla di risolutivo e nel peggiore dei casi affonderà definitivamente il paese? E’ vero o non è vero che è inutile girare attorno lo sguardo sperando di rinvenire “qualcuno che faccia qualcosa” perchè non c’è nessuno che voglia o possa darsi da fare? Abbiamo avuto in regalo un governo “tecnico” perchè non c’era nessuno di “credibile” nel panorama politico cui eventualmente affidare l’incarico: è vero o non è vero che lo scenario politico è immutato e di fatto tuttora non c’è nessuno per cui si potrebbe votare, non dico “serenamente”, ma almeno senza esser presi da convulsioni, in un ipotetica elezione?!?!
Non giriamoci più attorno, non è nostro costume: se c’è qualcosa che si possa fare, va fatto da persone come Lei; basta temporeggiare, il Tempo è un lusso – fra i tanti – che questo paese non può più permettersi.
Grazie
Caro Oscar,
Queste liberalizzazioni mi sembrano un bel fumo negli occhi per noi fessacchiotti di Italiani.
Mi aspetterei una manovra che mandi a casa almeno un milione di parassssssiti della politica. la metà degli onorevoli dei consilieri regionali provinciali consilieri di amministrazione delle 200.000 para organizzazioni politicizzate.
Mi piaci di più quando porti i testomials delle aberrazioni di EQUITALIA.
Familiari di vittime suicide di queste sanguisughe.
Non farti intimidire !!!!!!!!
Caro dott. Giannino condivido la sua analisi e anch’io penso siano patetiche e molto pericolose queste pratiche fruste di dare ad altri (Germania, Agenzie, ecc. ) le colpe che invece sono tutte e solo italiane. Sono pure convinto della necessità di esporsi, di scendere in campo per “perdere”, perchè quasi sicuramente sarebbe così. Nel momento in cui si portassero avanti progetti e idee di razionalizzazione, ristrutturazione, controllo e misura della produttività, di una riduzione dei costi significativa quale sarebbe necessaria e di un sistema di valutazione reale e serio, “Loro” opporrebbero un blocco di voti tale da rendere impossibile una affermazione elettorale. Questo è il dato politico! Qui , su questo hanno costruito la loro ragion d’essere le forze politiche. Abbiamo visto anche in tempi relativamente recenti che chi in qualche caso ha fatto credere di poter fare qualcosa si è presto fermato e si è reso funzionale a tale blocco. Chi sono “Loro”. Il numero enorme di dipendenti pubblici, di persone che percepiscono retribuzioni, indennità, stipendi sicuri, spesso molto elevati, i beneficiari di ricche carriere assicurate nelle Istituzioni. Loro sono tutti coloro che nel settore della P.A. non hanno alcuna intenzione di essere valutati, che considerano il lavoro una variabile indipendente dalla sua utilità reale, che beneficiano di sistemi di valutazione interni, che sono da sempre senza controparte perchè la controparte sarebbero appunto quei politici che da essi vengono eletti. Loro sono anche quelli che evadono le tasse, che guadagnano nascondendo i profiiti, che non rilasciano fatture, ecc. Loro sono i politici che contano i voti e Loro sono i sindacati che pure contano le tessere . Loro sono pure i parenti, coniugi, genitori e figli di costoro. Domandiamoci chi non è Loro. Singolarmente presi sarebbero i lavoratori del settore privato che rischiano o perdono il posto di lavoro, i disoccupati che lavoro non trovano e i precari, i pensionati al minimo o quasi , gli imprenditori coraggiosi che hanno voglia di fare e rischiare e competere sui mercati, i ricercatori seri, i laureati sfruttati dai baroni. La sfida è farglielo sapere! Non sarebbero Loro anche i politici che hanno il coraggio di perdere! Ecco che serve, questi servono, servirebbero oggi per tentare di evitarlo o serviranno domani dopo il disastro, forse! Già perchè chi non appatiene a quelle categorie farebbe bene a realizzare che se non ci prova adesso a scardinare il blocco, probabilmente farà la fine del topo: affonderà con la nave mentre molti di Loro staranno sulle scialuppe. Perdere è quasi certo ma la storia è sempre stata piena di sorprese!
Il mio Garage è pronto a diventare la sede del partito in zona Ancona!!!!
Giannino, e’ il momento, ora o mai piu’, bisogna agire o qua lo Stato Medievale soffoca definitivamente il paese e non ci ripigliamo più! Passiamo al Rinascimento! Giannino for President!
@guiodic
guiodic, Giannino pur essendo una persona intelligente e preparata, mi sembra che continui a dire una cosa incredibile, ovvero che il debito pubblico DEVE essere pagato…
Ma da quando in qua, uno stato deve indebitarsi con le banche interne ed esterne, quando ha la propria sovranità?
Un debito come quello che abbiamo, è TOTALMENTE IMPOSSIBILE DA PAGARE. Non lo dico io, ma i numeri.
Giannino, vuol svendere i gioielli di familia, per dei coriandoli.
Mi dispiace ma non sono d’accordo.
Non siamo in cul de sac!
Le uscite ci sono, siamo noi che non vogliamo prenderle.
Ad esempio , una cosa di cui Giannino non può parlare (rischia già abbastanza la popolarità).
Cominciamo a considerare la licenziabilità dei dipendenti pubblici(grande tabù nazionale).
Si potrebbe legare il loro numero (in manierà proporzionale) al numero di occupati privati (che li mantengono).
Se ad esempio il paese perde un milione di dipendenti privati, lo stato dovrebbe liberarsi di un numero proporzionale di dipendenti pubblici, che al limite si impegnerà a riassorbire se le cose andranno meglio (così facciamo contenta la costituzione), questo avrebbe un potere di riequilibrio della spesa pubblica a parità di tassazione.
Lo stimolo dato dalla possibilità di perdere il lavoro sarà inoltre un ottimo incentivo nel rendere il settore pubblico più interssato al favorevole andamento del settore privato.
Quando vivi di filosofia e ignori la matematica, questa prima o dopo ti schiaccerà, ma potrai sempre prendere la miseria con filosofia.
i dipendenti pubblici votano, a questo, che è il vero conflitto di interessi di questo paese si può ovviare solo con molta difficoltà.
Azzardo una ricetta quasi utopistica:
Si potrebbe prevedere che il dipendente della provincia sia escluso dal voto almeno per la provincia stessa. Al dipendente comunale sia negato il voto per il comune ed al dipendente ministeriale sia impedito il voto politico. Tutto questo è assolutamente “antidemocratico”? forse. Ma liberale credo.
Saluti.
Forza Oscar creiamo massa critica e cerchiamo di diffondere le nostre idee che sono le uniche che possono raddrizzare la baracca Italia!!!
Sottoscrivo quanto scritto da Lei, ma aggiungo che contemporaneamente ai tagli e alle dismissioni occorre fare una radicale riforma del sistema fiscale, del sistema giudiziario e del mercato del lavoro. Il sistema fiscale va ripensato nell’ottica dei concordati fiscali preventivi e di un maggiore spostamento della tassazione sui consumi. Il sistema giudiziario deve garantire tempi certi per avere una sentenza: non posso aspettare 10 anni per vedermi riconosciuto il pagamento di un credito! Il mercato del lavoro va snellito pur continuando a garantire i lavoratori, ma evitando le storture che portano le aziende a delocalizzare. Non e’ piu’ pensabile che dovendo competere sul mercato globale si pensi ancora di non lavorare il Sabato e la Domenica. Emblematico il caso dell’impresa di Varese di questi giorni che pur pagando gli straordinari si e’ sentita rispondere che il we non si tocca! Infine e’ ovvio che la Merkel avrebbe potuto fare di meno per l’Europa, ma deve ammettere che la posizione tedesca sull’inflazione ha creato parecchi grattacapi.
premsso che un punto mi lascia perplesso circa la maggiore esposizione della germania (in proporzione) rispetto agli USA. La banca centrale tedesca ha acquistato titoli di stato di euro debole a prezzo di mercato, e quindi a tasso di interesse congruo al rischio, non mi sembra paragonabile con il tipo di esposizione della banca centrale USA rispetto al propio sistema bancario.
e premesso anche che alla fine dei conti probabilmente pure io voterei per un partito che presentasse un programma realmente liberista.
rimango perplesso circa l’equazione dogmatica:liberismo = più felicità. Alla fine della fiera l’attuazione di un programma ideale trasformandosi in reale azione di governo deve tenere conto delle caratteristiche e della realtà del paese. L’anno zero del librelismo in Italia applicato in maniera brutale porterebbe nel breve periodo a molti più danni della cattiva gestione degli ultimi vent’anni.
Piccola postilla: però ogni tanto smettiamo di essere italiani piagnoni, io ho molti amici che si sono trasferiti all’estero per lavoro (USA, svizzera, germania, francia…) e rispetto a ciascuno di questi il mio tenore di vita (pur a reddito inferiore) e più alto qui in italia rispetto al loro. La reale differenza, ed il motivo per cui guardo con simpatia le idee liberali sta nella stabilità del sistema, nessuno di loro ha avuto proplemi ad affrontare fallimenti di aziende e ridimensionamenti vari ricollocandosi sul mercato, io, nonostante abbia un professionalità simile, qui in italia non sari così sereno…
spero, anche se confusamente, di avere fatto capire il mio pensiero.
Caro Oscar condivido al 100%. Problema : creare la platea che ascolti . Noi a Cremona siamo pronti ad accoglierti per una conferenza – incontro – intervista – tavola rotonda . Abbiamo la sede e la voglia di fare : cominciamo?
@guiodic
Il governo Monti taglia la spesa ?
cos’è una battuta ?
Come sempre ciascuno dice la sua come se fosse la VERITA’ assoluta.
La politica Keynesiana può essere d’aiuto finché lo stato è in grado di fare fronte al debito pubblico che così si accumula. Ma la politica adottata, prima di raggiungere il punto di non ritorno, NON deve essere quella che provocatoriamente l’economista britannico suggerì con “metà che scavano le buche e l’altra metà che li riempie” oppure una politica con risorse da impiegare prevalentemente nel settore in cui il moltiplicatore Keynesiano è più alto (il settore bellico). Purtroppo per le tristi vicende della nave concordia i paragoni tra i capitani coraggiosi e non con i politici incompetenti e non si sprecano, e di politici veramente capaci nei fatti (e non nella chiacchiera) la nostra nazione ne ha visti veramente pochissimi.
La scadente preparazione dei dirigenti dello stato negli ultimi 50 anni che hanno attuato politiche Keynesiane del tipo “cattedrali nel deserto” accompagnate da svalutazioni continue per rilanciare la competitività della nostra moneta hanno portato a quello che vediamo oggi. L’elenco infinito di sprechi e ruberie come Regioni meridionali che “spendono” venti volte in più per lo stesso trattamento sanitario di altre e quest’ultime il doppio di quello che spendono in altre nazioni europee o un numero sproporzionato di mediocri impiegati pubblici in settori non strategici con la pensione a 50 anni, siti internet come http://www.italia.it che dopo 50 milioni di euro (avete letto bene; ce ne vogliono circa 6-8.000 € per realizzare un sito per una banca) che non ha mai funzionato la dicono lunga su chi ha veramente messo le mani nelle tasche degli italiani.
Chi ora indicano sia il colpevole di questo disastro lo vediamo tutti : il complotto americano per sabotare la neonata Europa, la Grecia, la rigidità della politica fiscale della sig.ra Merkel, lo statuto della BCE, il barista e l’orafo di Cortina e così via.
Siamo in condizioni da non poterci più permettere di sprecare neppure 1 euro, solo così potremmo uscire dal pantano. Ma come riuscirci se i dirigenti chiamati adesso al rigore sono gli stessi che ci hanno incagliato ? E’ questa, a mio avviso, la giusta domanda da porci.
bungiorno SIG GIANNINO,chi la segue la vorrebbe alla guida di un partito,per l’esattezza il suo nuovo partito!Ma lei non avrebbe timore x la sua incolumità in questo paese marcio dalle fondamenta?è forse ciò che la frena?(e non è poco!)se lei forma un partito io la sosterrò,voglio ancora sperare di poter vedere questo paese rispettato.
Perfetto! Giannino for president! Augias è un uomo molto colto ma non dovrebbe parlare di cose che non sa.
Sig. Giannino, ho cercato il suo blog per proporLe di attuare il suo proposito appena mormorato tempo fa in radio: “lo faremo noi allora un partito”. Scopro con immenso piacere che sono già stato preceduto da tanti che come me apprezzano Lei tout court. Lei é l’unico per il quale la croce sulla scheda sul suo nome mi sembrerà un azione importante per la mia vita e quella dei miei figli. E scovi con i suoi metodi spicci un gruppo di individui validi per sostituire i mestieranti profittatori corrotti interessati che occupano i posti di governo. Non faccia come Mariotto Segni che chiamato a guidare l’Italia si tirò indietro e costrinse Berlusconi a metterci un piede per impedire alla gioiosa macchina da guerra di chiudere la partita.
Fantastico Gainnino. per chiarezza e rigore logico del suo ragionamento. non deve poi stupire la repubblica decida di dare in mano a chi normalmente scrive di fatti storici ed interviste a gesù cristo l’analisi di come uscire dalla crisi. è una vocazione al pressapochismo da curva ormai nota da decenni.
E facciamolo sto partito,magari ci scappa pure di salvare il paese…Giannino for president
P.s.
complimenti per l’articolo!!
Ma al governo Monti non riconosciamo almeno il merito dell’intervento sulle pensioni? o è una sola pure quella?
@Francesco
L’intervento sulle pensioni era inevitabile perchè ci è stato imposto dall’europa.In ogni caso passeranno anni prima che si possano vedere gli effetti di questa riforma e non’è escluso che nel frattempo un nuovo governo possa rimettere mano alla previdenza per riformarla nuovamente in senso peggiorativo (ricordi cosa è successo con lo “scalone” di Maroni?).Ad ogni modo,sì, direi che l’intervento sulle pensioni del ministro Fornero sia l’unica cosa decente (anche se a mio avviso ci volevano tagli molto più consistenti) realizzata fin’ora dall’esecutivo Monti.
Concordo e avrei una domanda. Sto seguendo la diretta sulle liberalizzazioni. Alle ore 17.00 si parla l’unica categoria sul tavolo è solo quella dei tassisti. Lo scrivo a cuor leggero – non ho un taxi, non ho parenti tassisti e, in verità, non ho neanche una patente – come cura liberale non è troppo leggera? Non sarebbe stato meglio iniziare dai trasporti, dalle telecomunicazioni? O saranno i tassisti a salvare il paese? Già le proposte sul tavolo erano parecchio timide, a metà giornata sembra non sia rimasto nulla. Se questa è la ricetta Monti per la crescita, meglio lasciar stare e, soprattutto, smettere di incolpare terzi – dalle agenzie di rating agli Usa – dei guai creati solo dal nostro comportamento. Immagino Moretti se ne andrà a tempo debito con una splendida liquidazione a spese dei contribuenti e le province saranno ancora lì quando i nipoti dei miei nipoti riposeranno in pace.
Concordo su tutto, aggiungerei qualche virgola sulle agenzie di rating che le reputo un po più impreparate quando devono analizzare la politica economica di paesi, ma sono virgole che modificano poco il contesto generale di questo thread.
In questo gioco al ribasso con la politica Italiana indistintamente cdx e csx assolutamente non all’altezza, spero che i tecnici almeno facciano il 30-40% di quanto ha appena scritto lei Giannino.
Poi prenderei questo testo, lo renderei più semplice e comunicativo, e lo trasformerei in un cartello elettorale …….. a quel punto non resterebbe che sperare:
“Giannino for president”
Gianluca
Dai Giannino quando organizziamo manifestazione in Piazza Duomo a Milano?
Ripeto quanto già detto : un governo composto da burocrati, professori universitari e altri ” servitori ” dello stato non diminuirà mai il mostruoso apparato pubblico che ci soffoca , perchè è vissuto benissimo in questo mondo e non vedo perchè dovrebbe cambiarlo, oltretutto tiene famiglia e quindi pensa ai suoi figli, parenti, amici . Sarebbe interessante sapere dove sono collocati i figli, parenti, amici degli attuali ministri : Scommetto che sono al 99% in qualche apparato pubblico.I soliti statalisti sostengono che non si possono ” svendere ” i gioielli di famiglia – cioè le proprietà immobiliari pubbliche – perchè adesso i prezzi sono bassi. Ma quando una azienda è sull’orlo del fallimento VENDE le sue proprietà per pagare i debiti . Non sceglie il momento , ma lo fa quando è necessario : Avrei voluto vederli i signori statalisti se le vendite fossero avvenute in momenti non di necessità : cosa avrebbero detto ? E poi l’espressione i gioielli di famiglia mi fa ridere : quale famiglia ? quella dei burocrati e delle loro famiglie , parenti, amici, che ci vivono a condizioni di favore ? quelle dei clientes dei politici che ne dispongono a loro piacimento ? Sarebbero quelle le famiglie da salvaguardare ? Forse chi scrive quelle espressioni fa parte di questo tipo di famiglie ?