Infatti il PIL non cresce per politiche di austerity, queste sono per definizione recessive.
In un momento di forte crisi si dovrebbe ripondere, di regola, con interventi di stimolo a spesa pubblica (investimenti e/o tagli di tasse).
Il problema della situazione attuale in Italia, Grecia e altri, e’ che non ci possiamo permettere di fare spesa pubblica a debito, in quanto ne abbiamo accumulato fin troppo in passato (NB: il debito non e’ stato accumulato per saltuari stimoli anti-crisi, ma per deficit strutturale cronico, con l’aggravante di spesa pubblica in maggioranza improduttiva) ed i mercati non si fidano piu’ della nostra capacita’ di pagarlo.
La politica di austerity serve ad evitare il default nel breve periodo.
Un’altra caratteristica della situazione Italiana e’ che la mancanza di crescita NON dipende da una momentanea crisi della domanda come negli Stati Uniti, ma da una mancanza strutturale di dinamismo del sistema economico – l’Italia e’ a crescita zero da 10 anni, principalmente perche’ non e’ stata in grado di adeguarsi (a dirla tutta nemmeno di capire) il mondo che cambiava.
In molti ancora credono che l’Italia possa crescere come faceva negli anni 50 e 60, basandosi su industria a basso valore aggiunto. Quel mondo e’ finito, oggi sono la Cina e altri paesi in via di sviluppo che possono crescere per semplice accumulazione di capitale con un processo di industrializzazione – l’Italia ha bisogno di una transizione strutturale da un’economia industriale ad una della conoscenza e dell’innovazione.
Questo naturalmente nel lungo periodo, nel breve periodo e’ necesario liberare il sistema dalla miriade di vincoli che la tengono paralizzata, l’Italia e’ l’economia piu’ sovraregolamentata dell’OCSE – abbiamo bisogno delle liberalizzazioni – molto piu’ di quelle del Decreto attuale, questo e’ solo un buon primo passo. (sono necessarie anche una serie di altre cose, dalla lotta alla corruzione ad un sistema giuridico funzionante, ma ora le lascio da parte focalizzandomi sulle questioni prettamente economiche).
Gli Eurobond: da soli non risolvono niente – ma servirebbero a dare respiro durante la fase di ristrutturazione per uscire dal circolo vizioso di cui sopra. Il punto cruciale e’ proprio che la Germania non li accettera’ senza la sicurezza che l’Italia e gli altri non faranno i free-riders – da qui la necessita’ di regole fiscali europee e l’urgenza di riforme strutturali come le liberalizzazioni.
Morale della favola: NON sto dicendo che tutto questo sia semplice ne’ che certamente avverra’: la situazione e’ gravissima ed il default e’ dietro l’angolo – sto semplicemente dicendo che e’ l’unica possibilita’ che abbiamo.
]]>PIL= Spesa pubblica + Consumi + Investimenti + (export – import)
Se devo stare in pareggio secondario di bilancio o tengo alta spesa pubblica e tasse, oppure le abbasso entrambe, ma con il limite del pagamento degli interessi, che in Italia pesano il 5% del PIL.
Nel primo caso uccido i consumi e gli investimenti. Nel secondo ho un crollo iniziale perché la spesa pubblica è un fattore diretto a fronte di un vantaggio nel lungo periodo perché aumentano consumi ed investimenti.
Peccato che al lungo periodo non ci arriviamo.
Gli eurobond non fanno altro che spostare il problema: senza un prestatore di ultima istanza tirerebbe dentro nella crisi del debito anche la Germania. Con un prestatore di ultima istanza la BCE diventa come la FED, il debito pubblico va fuori controllo, si continua a fare debito per pagare il debito.
Gli USA avevano un problema di debito privato: lo hanno “risolto” facendo un sacco di debito pubblico. Risultato: hanno anche un problema di debito pubblico.
Il debito pubblico USA nel 2011 ha raggiunto e superato il 100% del PIL. Credo sia più alto di quello della zona Euro. Il deficit è fuori controllo.
La prospettiva del 2012 è all’insù, anche per motivi elettorali.
Però una cosa c’è di interessante: a nessuno in USA è mai balenato per l’anticamera del cervello di far pagare il debito pubblico ai cittadini, se non sotto forma d’inflazione, che per ora non compare però.
Mentre invece qui sembra ormai un dato di fatto. Curioso, non crede?
Lei dimentica un elemento essenziale: un circolo vizioso diventa un circolo virtuoso se percorso al contrario
Il ciclo che ha definito
“Recessione –> carenza di fiducia dei mercati –> aumento dei tassi –> necessità di altre manovre –> recessione”
è in estrema sintesi la descrizione della crisi, ed è purtroppo esattamente la situazione attuale.
La situazione è grave ed il rischio di avvitarsi verso il basso e fino al default è concreto.
Una via d’uscita, tuttavia, esiste: accanto alle manovre finanziarie è necessario mettere in campo misure per la crescita (e un qualche meccanismo di trasferimento tra paesi, che siano gli eurobond o altro).
Se (e sottolineo il SE) si riesce a far ripartire la crescita, il circolo vizioso di prima può essere invertito e diventare:
Crescita –> Fiducia dei mercati –> meno tassi e più investimenti –> crescita
Non bisogna scordare che l’attuale situazione di crisi del debito dell’Europa non era nè scontata nè inevitabile: essa dipende direttamente da decenni di spesa pubblica incontrollata fatta a debito (chiaramente in misure diverse: l’Italia tanto per cambiare è uno dei peggiori) e da poche riforme per la crescita (di nuovo in misure diverse: la Germania le ha fatte, l’Italia no) per mettere i paesi in condizioni di crescere in un mondo che cambiava. Abbiamo ignorato il problema e ora siamo arrivati alla crisi.
La situazione degli Stati Uniti è completamente diversa: loro hanno avuto una crisi tra le cui cause c’era un eccesso di debito PRIVATO, causato anche da una eccessiva deregolamentazione del mercato finanziario.
Hanno preso una bella botta ma adesso, grazie ad un sistema economico molto dinamico e flessibile, hanno iniziato a riprendersi.
Il sistema a riserva frazionaria è un gigantesco schema Ponzi, il debito si paga con altro debito. La moneta si crea col debito, ma nessuno crea mai la moneta per gli interessi: funziona solo a crescita infinita e finché qualcuno non fa default. A quel punto crolla tutto, come in ogni schema Ponzi. L’unico modo per fermare il giochino è creare moneta senza interessi, un po’ alla volta, per fermare il domino nel lungo periodo.
Dal resto, quali sono le alternative?
L’Europa chiede ai cittadini di pagare il debito pubblico dei propri Stati: ora, a parte considerazioni etiche, questo a cosa porta, se non si cambia il sistema?
Recessione –> carenza di fiducia dei mercati –> aumento dei tassi –> necessità di altre manovre –> recessione. E’ un loop, non se ne esce. E’ quello che sta succedendo in Grecia.
La risposta americana è moltiplicare la spesa pubblica continuando a pagare debito con debito.
Certo, il dollaro è talmente diffuso che ci vorrà un po’ prima che cada, ma prima o poi cadrà.
Se vuole può cercare il lavoro di richard wood nel sito ecomonitor (non glielo linko altrimenti vado in moderazione). Lui propone altre soluzioni non ortodosse, ma spiega bene perché le soluzioni ortodosse non funzionano.
Per quanto riguarda i Maia… forse volevano solo dirci che torneranno dal loro viaggio tra la stelle. E come diceva Reagan quello sarebbe lo stimolo esterno che consentirebbe al mondo di risolvere tutti i suoi problemi
P.S. Concordo in pieno sul post su re Giorgio. E anche sulla necessità di rifondare lo Stato dalle basi. Ma tutto ciò è indipendente dalla riforma del sistema monetario, che è più urgente.
Per capirci: avere un disavanza primario in pareggio si può ottenere inseguendo la spesa pubblica con le tasse oppure diminuendo la spesa pubblica e le tasse. Questo dovrebbe essere il centro della discussione, mentre in questo sistema monetario posso solo sia aumentare le tasse che diminuire la spesa pubblica.
Con questo non dico “siamo spacciati”, anzi! Come dice lei la tecnologia può salvarci. Ma dobbiamo indirizzare i nostri sforzi lì, non su presunti problemi monetari.
Invece la conferenza di Durban è passata in silenzio, almeno sui siti dei quotidiani nazionali, e siamo tutti qui a giocare a diventare poveri per pagare un debito che non abbiamo contratto.
Modesta opinione, per carità. Però se vuole buttare via qualche ora un’occhiata al mondo zeitgeist gliela consiglio.
P.S.: Non ho la tv da 7 anni
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