Disobbedienza fiscale: i presupposti dimenticati, è ora di riscoprirli!
E’ tempo di riscoprire i presupposti della disobbedienmza fiscale. Pubblica e organizzata. Befera e l’Agenzia delle Entrate ed anche Equitalia non c’entrano. Chi manda bombe e proiettili, è il nostro nemico e deve smetterla al più presto. Perché ci sono cascati tutti o quasi. Per l’ennesima volta. Ed è anche per questo che nutro una considerazione sempre più elevata per Attilio Befera, il capo dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia, e per la sua squadra che da anni ha mutato assetto organizzativo, efficacia e risultati concreti della lotta all’evasione, in perenne crescita. Non è un camaleonte perché confermato da sinistra e destra, come ha titolato La Stampa, perché in un Paese iperammalato di spoil system se Visco e Tremonti gli hanno dato fiducia è solo per i risultati concreti. E non è vero che la lena delle Entrate si è attenuata quando non c’era Visco, come l’intemerato deus ex machina fiscale della sinistra ha tuonato in un’intervista dopo Cortina. Al contrario, Befera coglie nel segno non solo perché il recuperato fiscale è cresciuto sempre e raddoppiato in cinque anni superando gli 11 miliardi in 12 mesi. Va a segno anche perché si è fatto aumentare i poteri sia dalla destra che dal governo dei tecnici. E perché l’azione delle Entrate si svolge anche con un abile occhio agli echi mediatici delle sue iniziative. Dai vip dello sport alle star dello spettacolo ai vacanzieri di Cortina, l’incazzatura dei lavoratori dipendenti soggetti senza scampo al sostituto d’imposta è assicurata. Ma il problema non è Befera e non sono i suoi. Fanno tostamente il loro mestiere. Il viso dell’arme è ciò che lo Stato chiede loro. Servono lo Stato. Il problema è la politica, che dello Stato scrive le leggi fiscali. Anzi i decreti legge, le circolari e i regolamenti, in violazione dell’articolo 23 della Costituzione che prescrive la riserva di legge assoluta per i nuovi tributi. Il problema è la giustizia, che tanto in Cassazione quanto alla Corte costituzionale ha accumulato una terrificante giurisprudenza a senso unico, per la quale in materia fiscale lo Stato ha praticamente sempre ragione. Ha sempre ragione, anche quando asimmetricamente pretende per sé un rispetto assoluto dei tempi di versamento e del quantum gli si deve, mentre per pagare le fatture dovute ai privati o per il rimborso dei crediti fiscali impiega discrezionalmente anni. Ha sempre ragione, anche quando stabilisce e pretende che per la sola temeraria decisione del contribuente di accedere a contenzioso fiscale, questi debba versare allo Stato subito un terzo di ciò che lo Stato pretende e che i contribuente contesta, con in più oneri e aggi. Ha sempre ragione, anche se nel contenzioso il giudice tributario non è affatto terzo rispetto a contribuente ed Entrate, ma di fatto parte esterna e concomitante dell’amministrazione tributaria. Ha sempre ragione, anche quando con il governo Monti lo Stato dispone il pieno accesso delle Entrate non solo ai conti bancari con relativi saldi, ma a qualunque operazione bancaria da parte di chiunque. Col che in nome della lotta all’evasione e al riciclaggio passiamo da una foto statica del patrimonio e dei saldi bancari di noi tutti all’integrale film comportamentale di qualunque cosa facciamo per ogni singola unità di tempo. In maniera che un pm potrà anche solo da una successione di operazioni bancarie nel tempo incardinare fascicoli identificandoli come ipotesi di reato. E la Costituzione, dove la mettiamo?
Gli studi di settore, per anni divenuti strumenti induttivi dai quali far discendere unilateralmente da parte dello Stato cifre d’affari, basi imponibili e imposte dovute e pretese, prescindendo da ciò che capita davvero in concreto a ciascuna microimpresa artigiana o professionale interessata, non sono forse in violazione dell’articolo 53 della Costituzione sulla capacità contributiva individuale? E i conti correnti in toto girati allo Stato, non sono violazione dell’articolo 15 della Carta Fondamentale? Quell’articolo che testualmente afferma: “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”?
Il diritto naturale pre esiste a ogni statuizione dell’ordinamento positivo, per chi non è hegeliano sostenitore dello Stato etico, e non fa differenza se sia rosso o nero a seconda di quale filone dei discepoli di Fichte abbia fondato le rispettive ideologie politiche. Ma ogni più sacro fondamento del diritto di persone e individui viene da anni sempre più calpestato, in materia fiscale. Perché lo Stato assetato di risorse si dà ragione nel diritto e nella giurisprudenza. Persino l’abuso di diritto, secondo la Repubblica italiana e i suoi giudici, si configura solo a carico del contribuente contro lo Stato e mai viceversa. Nemmeno quando l’Agenzia delle Entrate non rimuove i pignoramenti su appartamenti per debiti fiscali contestati inferiori agli 8mila euro, come pure una sentenza di Cassazione avrebbe stabilito nel 2010.
Quando si muovono tali obiezioni una risposta corale viene immediatamente dal fronte statalista, che di fatto ha accomunato negli anni sinistra, destra e oggi governo dei tecnici, tutti uniti nella sacra parola d’ordine “lotta all’evasione”, tutti dimentichi e conniventi dello scandalo di una pressione fiscale in perenne crescita, salita di oltre 20 punti di Pil in una sola generazione, al continuo inseguimento di una spesa pubblica superiore a metà del prodotto nazionale, scandalosamente inefficiente e clientelare, al servizio degli interessi di chi protempore amministra lo Stato perennemente, impunemente e sfacciatamente spacciati per interesse generale. La risposta corale del fronte statalista è “vergogna, voi difendete quei criminali abietti che sono gli evasori”.
Le quattro mosche bianche residue liberali ne hanno le tasche piene, di questa accusa. Non serve aver letto e citare de la Boètie e John Locke, sant’Agostino e san Tommaso, Thomas Jefferson e l’abate Mably (che pure è fondatore del socialismo utopico, più che liberale), i fondamenti del diritto naturale in materia fiscale che hanno ispirato le grandi evoluzioni liberali della Storia, la testa tagliata di Carlo I e la Glorious Revolution del 1688, la rivolta delle Colonie americane e la nascita egli Stati Uniti. Ti aggrediscono come un nemico del popolo, dicono che vuoi sottrarre risorse ai servizi pubblici. Quando invece è vero il contrario. Loro mandano in tv spot tambureggianti in cui l’evasore è accusato di rubarmi in tasca, quando invece tutto ciò che lo Stato recupera se lo tiene per sé come spesa aggiuntiva, mica lo retrocede a chi le tasse le paga per premiarlo: ed è colpa suprema del centrodestra, non aver riconosciuto e introdotto tale principio.
E allora, penso io, è tempo che i liberali si organizzino. E che pensino alla disobbedienza fiscale. Quella pubblica e autodichiarata. Esposta a pene che spacchino e facciano discutere l’opinione pubblica per aprire gli occhi e risvegliare coscienze dormienti. Alla ricerca di magistrati che incardinino presso la Corte costituzionale giudizi incidentali che sollevino il problema dell’incostituzionalità di una delle tante aberrazioni fiscali che nel nostro Paese ci hanno reso servi di fatto, da cittadini di nome. Ce ne sarà almeno uno, su settemila magistrati, che la pensi così. E che segua la stessa strada per cui la Germania 10 anni fa è tornata a un sacro rispetto di un tetto, aggiornato anno per anno con pubblico voto parlamentare, di reddito personale e familiare intangibile a ogni pretesa dell’ordinamento. E’ bastato stabilire questo, perché spesa pubblica e imposte siano scesi in equilibrio di quasi 7 punti di Pil, liberando energie potenti per la crescita del Paese e del benessere di ciascuno.
Le basi di diritto, per la disobbedienza civile fiscale? Ci sono eccome. Prendete La giustizia costituzionale di Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte e teso sacro alla sinistra. A pagina 276 dell’edizione 1988 leggerete: a) la legge incostituzionale non è obbligatoria; b) tuttavia non è neppure obbligatoria la disobbedienza ad essa, tale disobbedienza essendo solo consentita o ammessa; c) la disobbedienza alla legge è invece giuridicamente doverosa nei casi i cui i singoli si rappresentino con piena consapevolezza l’indiscutibile incostituzionalità della legge.
Alla prima sottocommisione della Costituente, il 3 dicembre 1946, furono tra gli altri Aldo Moro, Meuccio Ruini e Giuseppe Dossetti a difendere una formulazione che così recitava, annessa a quello che divenne poi l’articolo 54 odierno della Costituzione: “la resistenza individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino”. Togliatti, sprezzante, intervenne sostenendo che le rivoluzioni sono tali perché vincono, non perché esistano diritti alla disobbedienza in Costituzione. Naturalmente, la disobbedienza civile liberale non c’entrava nulla con le rivoluzioni rosse e nere. Ma tanto bastò perché la proposta cadesse, al fine di non dare appigli alla piazza filosovietica. E’ amaro dirlo. Ma gli statalisti che allora vinsero in nome della rivoluzione contro i diritti naturali della persona, oggi continuano a farne strame in nome del fisco e della spesa pubblica. Finché almeno qualcuno non si svegli, in campo liberale. Sve-glia-mo-ci! Non è cosa da far da soplòi. E non è da delegare alle associazioni di categoria e d’impresa. E’ cosa da uomini liberi, che sappiano misurare le parole agli insulti che riceveranno. Solo ancora ieri, Corrado Augias rispondeva a un lettore di Repubblica caricaturando i “pittoreschi personaggi” che vanno in tv e per gionali a dire quel che dico io e che pensiamo noi. Saremo pure pittoreschi, ma abbiamo letto e studiato abbastanza per sapere che chi difende lo Stato nei suoi vizi e stravizi non può che essere un nemico della libertà. Fosse anche il più grande ideale a indurlo a giustificare una sopesa pubblica e un prelievo pubblico tanto scandalosi, per noui resta un ideale sbagliato. Perché la libertà viene prima.
12 gennaio 2012 Diritti individuali, evasione, fisco






Giannino, grazie di esistere e di resistere
Condivido totalmente le tesi di Oscar Giannino ed il suo invito affinché si promuova un movimento per “liberarci”. Un movimento che veda una partecipazione individuale. Si tratta di una proposta importante e necessaria. Cominciamo a parlarne … con l’intento di realizzare una proposta concreta.
Tutto giusto e pienamente condivisibile.La soluzione a tutti problemi che lei ha elencato (oltre ad una drastica riduzione della pressione fiscale che è assolutamente necessaria) potrebbe essere questa:
http://en.wikipedia.org/wiki/FairTax
Chiarissimo e confortante il concetto di dovere di disobbiedenza laddove e’cosi’palese la violazione della carta costituzionale, che gia’piu’volte e da tanti governi e’usata come la famosa, se pur volgare, “pelle delle palle “. ma non sono d’accordo con la prima parte e soprattutto con l’attenuante all’attivita’ di Befera. Se un aguzzino e’eficace, nn e’giustificato se al servizio di una legge che fa schifo. Essere il braccio armato di un tiranno non giustifica il boia. E’ come dire che un cecchino al servizio di un potere arrogante, se efficiente, va premiato e no ha colpe per coloro che vengono abbattuti. Vorrei anche chiarire un ulteriore punto molto discusso in varie sedi, circa lo sciacquamento dialettico sul,fatto, che un’azienda se non ce la fa a pagare le tasse deve chiudere, anche se esprime idee produttive che per quanto virtuose non riescono a sopportare il tragicomico fardello fiscale italiano. Da microimprenditore, m rendo disponibile a rinunciare a tutti i benefici della legge penale previsti, laddove dovessi evadere o eludere un solo euro, anche al pagamento quotidiano di quanto dovuto, in una tassa unica con contrapposizione di interesse ai fini della deducibilita’ e con un’aliquota non superiore al 33 %. Altrimenti la guerra e’guerra e torna a casa chi e’ vivo.
“…tale disobbedienza [alla legge incostituzionale] essendo solo consentita o ammessa” e “…giuridicamente doverosa…” MA GIANNINO, SE LA CORTE COSTITUZIONALE HA DICHIARATO COSTITUZIONALE IL PRELIEVO DEL 6 PER MILLE SUI CONTI CORRENTI, COSA PENSA DI OTTENERE? NULLA! L’UNICA SOLUZIONE SAREBBE [CENSURA]!!
Una Disobbedienza fiscale che possa impaurire lo stato, per essere efficacie deve essere coordinata, se si va da soli si viene fatti a pezzi.
Solo se avviene in maniera massiccia (migliaia di contribuenti) e in un periodo di tempo ridotto (ad esempio una serie ripetute di scadenze fiscali sucessive e ravvicinate), avrebbe il poter fare rumore mediatico e probabilmente autoincrementarsi, per adesione di schiere di arrabbiati che si accodano.
Il tutto dovrebbe essere annunciato pubblicamente e prima si dovrebbe costituire un nucleo associativo per coordinare il tutto,avere inoltre un gruppo di avvocati d’appoggio non sarebbe male.
Direi che internet è perfetto per iniziare!
Bhe, chi raccoglie le adesioni?
…pochi dati in breve:
Total tax rate (indice di carico fiscale complessivo) per le imprese in Italia: 68,6%
contro una media europea del 44,2% ed una media mondiale del 47,8%.
A chi fa i conti sulle decine di miliardi (80-100-120?) di mancati introiti derivanti da evasione ed elusione io vorrei dire, senza timore di essere smentito, che i nostri politici avrebbero fatto sparire pure quelli.
D’altronde non siamo la Danimarca…
@Maggioranza silenziosa
Che poi quei dati sulle stime dell’evasione sono pesantemente sovrastimati ( qualcuno un giorno mi dovrà spiegare cosa c’entra la criminalità organizzata con l’evasione)….
@alex61
PIENAMENTE D’ACCORDO!
La ciclopica bestia famelica è cresciuta a dismisura nutrendosi dei cittadini: con le tasse, con i debiti e stampando moneta.
Con l’avvento dell’euro il potere di emettere moneta è venuto meno, con la crisi finanziaria il potere di indebitarsi è entrato in crisi.
All’insaziabile belva non resta che rivolgere la mastodontica bocca spalancata verso l’inerme contribuente, il quale nota la bava che cola dai denti aguzzi del mostro e rimane atterrito.
Giannino coraggiosamente grida: “ALL’ATTACCOOO!!” ma chi ha il coraggio di sfidarla per primo?
@claudio
E’ infatti…l’avversario è nettamente preponderante…sopratutto per chi ha (ancora) qualcosa da perdere
Bisogna affamare la bestia !
questa fiscale è ormai una dittatura
saremo ridotti a giustificare spese di decine di anni prima e se non riuscirai saranno c…i
ribelliamoci a questa dittatura ma organizzandoci, soli saremo spacciati
sono un piccolo imprenditore, anzi lo ero, lo stato mi ha succhiato tutto
e sono sotto la scure di Equitalia
le tasse le ho sempre pagate e adesso me ne pento
mi fa schifo essere italiano e vivere queste sperequita’
come fai a sopravvivere con una pressione fiscale così grave
forza Giannino la prego, le chiedo di organizzare questa battaglia civile
di aiutarci e darci un programma e vedra’ che in questa vicenda
tanti cittadini e imprenditori la seguiranno ovunque
Ma vogliamo anche iniziare a considerare il fatto che le piccole/medie aziende sono bloccate dal problema delle mancate riscossioni dei crediti ed oltre a rifiutare nuove commesse temendo insoluti spesso non riescono a pagare le imposte ? Poi Equitalia pignora e da li non se ne esce.
Servono norme a tutela dei crediti.
Io penso che avesse ragione Mao:
« La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza »
Non credo si possano raggiungere risultati contro il sistema con la disobbedienza civile.
Se esiste una vera forza liberale, numericamente importante, nel Paese, allora può organizzarsi per essere rappresentata.
Altrimenti possono esistere solo i Guy Fawkes.
Giannino sono con lei come sempre!!!Io sono solo un giovane studente di economia, ma bramoso di darmi da fare per migliorare la situazione, disperata, del nostro paese. Raduniamoci, facciomoci sentire, in tv ormai una sola cantilena statalista viene ripetuta da tutti all’infinito. Io sono sicuro che se la gente non si sentirà sola nel non accettare questa situazione ci appoggerà. E’ che ora si sente impotente. Forza Giannino!!!
Caro Giannino, non posso che concordare con quanto da Lei scritto. E’ un problema di atteggiamento culturale, quello del fronte statalista, che i liberali devono contrastare, facendo sentire la loro voce il più possibile.
Nel mio piccolo ho cercato di contribuire con un articolo uscito due giorni fa su Terza Repubblica, il quotidiano on line diretto da Enrico Cisnetto, dedicato ai nipotini di Hegel (ecco il link: http://www.terzarepubblica.it/articolo.php?codice=3504 ), che sottopongo al dibattito.
E ‘ sempre tutto dannatamente vero quello che Lei scrive .
Bene, bravo! Finalmente qualcuno che riesce in maniera, anche dottamente articolata, a descrivere la situazione in cui siamo finiti.C’è stato un ribaltamento del rapporto tra Stato e cittadino per cui il cittadino è al servizio dello Stato, è “servo” degli apparati burocratici, il cui reddito è l’unico al riparo dalla “crisi”. Si verifica una situazione simile a quella vigente nel sistema sovietico, nello Stato assoluto e totalitario di matrice nazifascsta. Non viene espropriata formalmente la proprietà ma il reddito; il lavoro autonomo perde progressivamente redditività e gradualmente si assottigliano sempre più gli spazi di operatività occupati dal lavoro organizzato in grandi apparati che si avvalgono di lavoratori dipendenti e che sono gli unici in grado di tenere testa alle pretese dei grandi apparati statali delle burocrazie pubbliche. Prepariamoci al caos.
http://www.lindipendenza.com/wall-strett-journal-italia-sempre-meno-libera/
Stimatissimo dottor Giannino,
disobbedienza fiscale… COME? Se prelevano tutto alla fonte e l’unico bollettino che eventualmente potremmo non pagare è il canone Rai (e sarebbe sacrosanto!)….
Disobbedienza civile… MAGARI! In un paese (e lo scrivo appositamente con la “p” minuscola”) in cui si ringrazia il cielo di avere un nome e un cognome inusuali perchè si è abituati a temere perfino di essere messi in mezzo per un caso di omonimia e di non riuscire a “discolparsi”, tanta è la fiducia che nutriamo nella giustizia (con la “g”)?
Io ho letto e riletto Jonh Locke. Me ne sono innamorata fin dai tempi del liceo, ho incentrato sui suoi Scritti non uno, ma due esami all’università, l’ho voluto leggere in lingua originale per sentire il suono melodioso del suo Pensiero, ho fondato tutta la mia vita – elettorale e non – e ogni mia scelta sui principi da Lui enunciati.
Ma da che mondo è mondo, servono gli “attributi” per poter essere davvero liberi perchè nessun uomo che voglia essere libero se la passa bene (!) e in un paese il cui motto nazionale è “Il mondo è dei furbi” e in cui atavicamente (Giannino lo so che si arrabbierà!) e naturalmente si cerca un “accomodamento”, un modo per poter continuare a “campare” indisturbati, in cui mai ci si schiera su posizioni decise e tanto meno a viso aperto, non credo ci sia la “sostanza” per far attecchire valori e ideali così alti, o almeno, è quello che riscontro nella mia esperienza quotidiana; vi prego e scongiuro di portarmi prove contrarie, sarei stra-felice di sbagliarmi.
In attesa di tali prove, vi chiedo una prova di onestà intellettuale: in questo paese di norma “si tira a fregare” o perchè si è “abituati così” oppure con la scusa che se no sarà qualcun altro a “fregare” noi e chi ha ricevuto un’educazione diversa si sente perennemente un alienato, oltre che stupido, continuando a rispettare le regole, non riuscendo in tutta coscienza a comportarsi in maniera differente. Vero o no?
Prima di poter combattere per la “Libertà” e per i propri diritti naturali (parole grosse!), bisognerebbe insegnare il vero significato della materia, cioè che la libertà non è la libertà di farsi sempre in primo luogo i fatti propri e che il diritto naturale non è il diritto di fare quello che ci pare. Poi bisognerebbe assicurarsi che il concetto sia stato assimilato e fatto proprio dal popolo italiano. Dopodichè si potrebbe chiedere che questo diventi un valore condiviso e che tutti siano serenamente disposti a rinunciare alla propria “tranquillità” per impegnarsi a fondo in quella che si prospetta una dura e lunga battaglia… Al momento di partire all’attacco potrei esserci, però perdonate, starò un po’ discosta, nelle retrovie, per essere sicura di non trovarmi da sola in prima linea col vuoto alle spalle, sapete, è già successo che a grandi proclami poi seguisse una altrattanto grande fuga… Esperienza personale pure questa, quindi, perdonate, nutro un po’ di sfiducia.
Stimatissimo Giannino, La ascolto con estremo piacere ogni mattina e altrettanto attentamente seguo i Suoi scritti, La ammiro tantissimo, adoro il Suo acume e la Sua ironia… Ma non crede che quello che Lei si auspica, più che nei testi di Locke, Sant’Agostino e San Tommaso sia da rintracciare nell’opera di Tommaso Moro? Utopia….
Grazie per l’ospitalità, saluti a tutti
Diana
forza giannino!!!sono con te!! non lasciamo da sole e impotenti le persone di fronte a questo stato ladro! organizziamoci! magari non tteremo nulla, saremo solo sbeffeggiati ma almeno avremo provato! sono solo uno studente di economia, ma sono bramoso di darmi da fare, non voglio darmi per vinto (anche perchè se lo facessi io che ho 20 anni allora sarebbe finita sul serio). sono sicuro che qualcosa si può fare, quantomeno risvegliare un minimo le coscienze di moltissimi concittadini che la pensano come noi. in tv c’è oramai un’unica cantilena statalista, è ora di far sentire anche altre opinioni, di conquistare spazio e portare il dibattito su proposte alternative. io ci sono per quel che vale. proviamoci!basta tentennare le cose da fare sono chiarissime!
Oscar Giannino For President!
Maestro, ci illumini il cammino, e noi la seguiremo con senza indugio.
Scherzi a parte; Oscar, fatti promotore di qualche iniziativa concreta, tu che disponi di 2 pulpiti elevati (Radio24 e questo blog).
Chiamiamola “Disobbedienza serissima e pittoresca”. Chi ha tempo e capacità crei le “istruzioni per l’uso”, semplici e chiare. Internet (e noi) faremo il resto. Per ora.
Grazie Giannino
Lucidiamo i nostri forconi…virtuali !
Direttore, ci dia un segnale e la seguiremo senza indugio, io le ho già chiesto una volta di mettersi alla testa di una protesta “liberale”, ci serve un guida, noi la seguiremo senza indugio.
Questo e ‘ uno STATO MEDIEVALE, non ci sono altri termini!!! Passi dall’istigazione ai fatti Oscar, noi la seguiremo Ciecamente!!! Coraggio!!!
Mi domando, vista l’approvazione di leggi incostituzionali, ma il presidente Napolitano che ci stà a fare ???
Dire che il problema dell’Italia è l’evasione fiscale è come dire che la causa dell’incendio è il fuoco.
Sbagliano i taxisti, i farmacisti, i negozianti a protestare contro le liberalizzazioni annunciate, sbagliano i lavoratori Fiat, Fincantieri ecc a protestare per il lavoro, sbagliamo tutti noi a protestare perchè la pressione fiscale è alta. Proteste inutili! Quel che c’è da pretendere da subito e che si deve ottenere è che venga liberalizzata la Pubblica Amministrazione ovvero che vengano messi sul mercato quei posti e quelle retribuzioni pubbliche, cambiando radicalmente i criteri, le consuetudini e le comodità costose di un sistema che è cresciuto a dismisura e in modo insopportabile. Mi spiego: da subito pretendere una riorganizzazione della P.A. a tutti i livelli e in tutte le articolazioni che ridefinisca i ruoli, gli organici, le retribuzioni, i criteri di valutazione e di progressione e che renda possibili i licenziamenti affidando l’operazione ad imprenditori privati, con obiettivi di recupero risorse da girare al sistema produttivo, agli investimenti, alla formazione scolastica e post scolastica. Questi sono i tecnici che ci servono! Qui stanno le risorse per la ripresa! Se qualcuno non ci crede si informi per esempio su quanti dirigenti ci sono negli Enti in rapporto ai dipendenti e quanti cosiddetti Responsabili di servizio o di qualcosa che comunque prevede una “indennità” e quanti dipendenti in rapporto alla produzione dell’Ente. Ma qual’è la produzione di un Ente, di un Ufficio pubblico, di un singolo? Dovrebbero dirlo loro….. o siamo di fronte ad una gigantesca azienda che non sa quanto, come e forse neppure che produce?
“E la Costituzione, dove la mettiamo?”
Caro Giannino la Costituzione quando è pesante e logorroica come la nostra è simile alla strada dell’infermo: lastricata di buone intenzioni.
Una Costituzione come la nostra è qualcosa a metà tra: lo Statuto Albertino, la Costituzione sovietica, che deve regolare tutto e tutti, ed eredità di concertazione dell’era fascista (CNEL) forse nascostamente apprezzate.
Se aggiungiamo che la Costituzione non è mai stata sottoposta a refernum come in Francia (forse per paura di bocciatura) il quadro è completo.
Altre Costituzioni che non sbrodolano così tanto su: sostegno alla famiglia, difesa del risparmio, riservatezza della corrispondenza (e di ogni altra forma di comunicazione) salvaguardano e sostengono nei fatti questi ed altri aspetti. Noi abbiamo, invece, deciso di lavarci la coscienza con dei bei proclami. Poi il resto basta. Non serve.
Le cose da fare sono grosse e poche allo stesso tempo: sfoltire la nostra Costituzione e le nostre strutture “pubbliche”/decisionali/organizzative ferme ancora a inizi novecento; inserire un referendum propositivo a certe condizioni e con certi quorum, ridurre la tassazione (perchè come insegna Reagan è così che si aumenta lo sviluppo); premiare la responsabilità individuale e sociale di ciascuno (cittadino, istituzione, comunità locali).
Premiare chi fa e chi crea ricchezza per se e per gli altri, lasciando la logica redistributiva solo a casi limitati e gravi, elimina gli sprechi e fa ognuno responsabile del proprio sviluppo e del comune benessere.
Una visione un po’ anglosassone mi accorgo.
Per ora vince la logica dei mediatori, taglieggiatori del consenso, mestatori del dissenso su qualsiasi cosa. La crisi, che attanaglia tutti e che rompe certe logiche di potere può travolgere questi nullafacenti e, se proposta con coraggio e competenza da cittadini comuni, fare saltare fuori la rivoluzione non violenta del buon senso.
Saluti e grazie degli interventi acuti e di buon senso che ci regala.
Forza Oscar indicaci la via!
Caro Oscar,
Considerati gli strumenti di Equitalia io personalmente non vedo grandi spazi di manovra per eventuali disobbedienze/proteste fiscali. Anche il seguito che queste susciterebbero sarebbe limitato considerato il lavaggio del cervello che i media in questo periodo stanno portando avanti verso coloro che sono percepiti come non-allineati alle politiche di rigore fiscale.
Non credi che questo clima da caccia alle streghe finirà per avere l’effetto di una marcata de-imprenditorializzazione dell’Italia?
Sarei curioso di verificare cosa succede al distretto della concia del Vicentino dopo la tempesta mediatica e giudiziaria dei mesi scorsi. Se fossi nei panni di quegli imprenditori mi sposterei in Slovenia. Sai che affare per le casse dello Stato, tassazione e contribuzione a zero, un bel po’ di nuovi disoccupati da finanziare.
Chi ha fatto fortuna negli ultimi tre decenni e ancora non ha de-localizzato si muoverà di conseguenza o abbasserà la saracinesca godendosi i frutti del lavoro.
Chi ha in mano attività a forte valore aggiunto (ad esempio legati all’IPR) si sposterà verso il mondo anglosassone anche per la facilità di accesso al credito ed il maggior valore che dei suoi asset.
Qui rimarrebbero le attività a basso valore aggiunto e quindi più soggette ai rovesci del mercato oppure chi ha una clientela legata al territorio.
Non un gran che come risultato per un paese che ha uno strenuo bisogno di crescere.
Credo che una delle poche forme di protesta/autotutela potrebbe essere quella di trasferire legalmente tutti i propri beni mobili fuori dai confini nazionali in modo da limitare in parte le prevaricazioni.
Consiglio anche lo spostamento delle attività imprenditoriali per le seguenti ragioni:
- Migliori servizi a costi più bassi
- Vantaggi fiscali
- Snellimento burocratico e minori adempimenti
- Maggior valore dei propri asset (provate a cercare investitori internazionali per una azienda in Italia)
- Miglior vocazione internazionale
De-localizzare obbliga a mettersi in gioco sui mercati internazionali ed a cercare clienti fuori dall’Italia, si diventa competitivi per forza se non si vuole soccombere e questo in genere è uno stimolo fortissimo che ha avuto in molte aziende effetti straordinari.
In sostanza, visto che gli imprenditori in Italia sono così mal considerati: evasori, sfruttatori, parassiti della società consiglio loro di andare in paesi che si facciano carico di questo fardello.
Quello che mi ha sempre incuriosito però è come un paese così vicino al nostro come la Svizzera, con una pressione fiscale molto più bassa, garantisca servizi assolutamente non confrontabili con i nostri; forse hanno meno evasione o forse non sprecano come noi…
Infine grazie di esistere, penso tu sia la sola voce fuori dal coro.
Uno scettico.
Un saluto.
Se non arriveremo alla disobbedienza ficale programmata e organizzata sara’ solo perche’ l’ESIGENZA alla DISOBBEDIENZA sara’ arrivata prima….per molti e’ gia’ arrivata e non per scelta ! Non fermarti Oscar !
Iniziative di disobbedienza fiscale credo che avrebbero maggior impatto se legate a una costante pubblicita’ sulle infinite spese inutili dello stato che lo stato tutti i giorni effettua in tutta italia. Pubblicita’ da svolgere con la stessa perizia dimostrata da befera nel caso cortina. La rete certamente potrebbe essere uno strumento straordinario di divulgazione e soprattutto di coinvolgimento dei cittadini nel segnalare ogni esempio di spreco nel proprio comune, provincia e regione, ente locale, ecc… io avrei gia’ una proposta per il nome di una simile attivita’ di monitoraggio e denuncia degli infiniti sprechi su cui sara’ possibile attivare, oltre a iniziative di disobbedienza civile, anche atti veri e propri che andranno valutati volta per volta. il nome non lo pubblico ma casomai lo invio a giannino se dovesse interessare la proposta.
La mia azienda aveva un debito con l’erario di 40.000 euro che ho rateizzato (dichiarati, non evasi). Arrivato alla terzultima rata (dicembre) non ho più avuto possibilità di pagare. Ora insieme al resto mi verranno chiesti gli interessi e una mora pesantissima. Questo è lo Stato che conosco da 32 anni di lavoro di impresa.
Caro Giannino,
Equitalia e i suoi funzionari non c’entrano nulla: pero, Lei dice, il suo capo ha convinto sia Visco che Tremonti che Monti a concedergli poteri sempre maggiori. Allora forse c’entra, almeno un po’. Ricordo che anche la Stasi, le SS, la Gestapo ecc…. Facevano bene il loro lavoro, ma non per questo furono e, spero, sono da considerarsi senza colpe ne’ peccato.
Sono d’accordo su tutto Giannino, ora ci prepari un fascicolo con le leggi anticostituzionali e provvederemo a reagire e a cercare nuove persone che si aggreghino.
Sono d’accordo ed in linea con quanto scritto da “Diana” …… E aggiungo: per il momento sto cercando di diventare il Robin Hood per pochi e non per tutti gli italiani. Sto insegnando a farlo ….. Perché dopo tutta l’evasione fiscale che ho visto fare dai Partiti Politici con i fondi pubblici ….. non posso più continuare ad accettare tali soprusi. Oscar, sà cosa vuol dire che il più piccolo paese di 15.000 abitanti in una stagione estiva gonfia le fatture per servizi e manifestazioni di 100.000 euro? Che moltiplicato per il numero comuni d’Italia per media cittadini fanno 400.000.000 euro per 1 delega, poi moltiplicando per una media di 10 deleghe comune arriviamo a 4.000.000.000 euro a stagione …… Naturalmente questo dato tiene conto delle deleghe come servizi sociali che praticamente approfittano di nulla a quelle degli uffici edili/tecnici che approfittano di grandi numeri. Oscar Sto arrivando! Cosa vuol dire studiare per una vita, vedere i Propri genitori lavorare per 14 ore al dì sia padre che madre per poter mandare il figlio a scuola, insegnargli i valori, la lealtà, la non violenza, la pace, ecc ecc ….. Tutto questo ha contribuito a perdere alcuni valori scritti da Diana prima. Sto arrivando! Cosa vuol dire essere laureati dopo tanti sacrifici fatti lontano da casa e tornare nel proprio paese natale e non poter lavorare nelle amministrazioni pubbliche o come autonomo solo perché non sono il figlio di quel dipendente del municipio, non sono amico all’assessore, non sono raccomandato e quindi la tangente da versare al funzionario tecnico del comune è così elevata che si rischia di rimetterci!? Sa cosa significa denunciare e non essere ascoltati? Una coppia a Bari si è suicidata l’altro giorno …… Vuole fare un programma sulle prime vittime della repressione italiana del secondo millennio !!!! Qui la situazione è grave, hanno insegnato ai ns genitori che non cambierà mai, che è sempre la solita cosa, che da solo non puoi fare nulla, e di salire la vetta a suon di favori, e loro hanno insegnato a noi, …… Cosa vogliamo dai ragazzi di oggi che pensano a fumare Spinelli, Bere, ecc ecc ?! Bho…… Io sto coltivando l’idea di andare a lavorare all’estero e di viverci cancellandomi dall’anagrafe tributaria italiana dopo che mia moglie (Laureata da 18 anni, vincitrice di concorso, SIS, e tanti hanno di cattedra di precariato) si ritrova ancora sbattuta in Sardegna e senza un posto di lavoro sicuro, lontana dai suoi cari e da suo marito, grazie ad un susseguirsi di governi/ministri INCOMPETENTI …. Dove l’ultimo scandaloso ministro della pubblica istruzione pensava che l’esperimento dei neutrini fosse stato realizzato grazie ad un tunnel dsl gran sasso a Ginevra …… guardate e ascoltate l’ignoranza del ministro.
È adesso voglio fare un altro concorso dopo che hanno ancora un sacco di professori precari.
Io la rivoluzione la faccio a modo mio fino a quando non saremo tutti uniti
Da molti anni La seguo con interesse, gli stessi anni in cui mi sono dedicato alle mie attività, i risultati sono però opposti e cioè se da una parte ho sempre condiviso le Sue argomentazioni dall’altra sono stufo di combattere contro chi ti chiede di pagare il 60% di quello che guadagni, ma vi rendete conto, un socio di maggioranza che ti chiede a prescindere da tutto, non hanno nemmeno la più pallida idea di cosa significa lavorare perchè il 60% è sul netto, a me resta il 40% e tutti i problemi. Quindi “io sono qui”.
La Casta prova ad uscire dall’angolo. Sta mettendo i cittadini uno contro l’altro. Come in Unione Sovietica: i figli imbevuti di materialismo dialettico denunciavano i genitori. Comunque, Dott. Giannino, mi piace di più così la battaglia che quando insiste sulle vendite degli immobili pubblici.
caro Oscar, non è che il Befera sia proprio del tutto da “salvare”. Ti rispondo da dirigente quale sono stata in una realtà dove spesso vedevo i “soprusi” del padrone….bhè ho fatto la mia lotta interna, non nascondendomi dietro il ruolo….credo che lei capisca la sottigliezza. La disobbedienza civile vorrei tanto vederla con a capo qualcuno, come il Befera, che dice dalla sua posizione “questo è ingiusto”, non prendo più lo stipendio e vado a casa….come il popolo massacrato nella sua dignità.
caro Oscar, non è che il Befera sia proprio del tutto da “salvare”. Ti rispondo da dirigente quale sono stata in una realtà dove spesso vedevo i “soprusi” del padrone….bhè ho fatto la mia lotta interna, non nascondendomi dietro il ruolo….credo che lei capisca la sottigliezza. La disobbedienza civile vorrei tanto vederla con a capo qualcuno, come il Befera, che dice dalla sua posizione “questo è ingiusto”, non prendo più lo stipendio e vado a casa….come il popolo massacrato nella sua dignità.
Grazie. Comunque per gli italiani liberali, momento migliore per mettere in ginocchio il Mostro, non può essere che questo della moneta unica. E il colpo esplosivo secco micidiale non può essere che quello di svuotare i conti correnti!
CI SIAMO SVEGLIATI….E NON DELEGHIAMO NIENTE A NESSUNO….MA ALLORA COME CI ORGANIZZIAMO?
CHI LA PENSA ESATTAMENTE COME OSCAR GIANNINO COSA PUO’ FARE IN CONCRETO?
COME ATTUARE I PROPOSITI, COME DARE UNA RISPOSTA VERA E QUINDI “ORGANIZZATA” AL PUNTO TALE DA NON FAR SENTIRE SOLO NESSUNO?
I CORAGGIOSI CI SONO SEMPRE STATI….IN OGNI EPOCA ED IN OGNI SITUAZIONE.
HANNO ANCHE FATTO UNA BRUTTA FINE….MA SONO RIMASTI NELLA STORIA, NON SOLO NELLA CRONACA. A CHI LA PENSA COME TUTTI NOI….OVVERO COME OSCAR GIANNINO…BASTEREBBE RIMANERE NELLA “CRONACA”.
GRAZIE OSCAR
Dr Giannino tutto giusto ma attenzione a parlare di disubbidienza civile.
Nonostante il parere di illuminati giuristi, se si imbocca questa strada, non si sa dove si va finire, penso, ad esempio, agli espropri proletari.
Quindi: diagnosi perfetta ma terapia discutibile. Possibile che, grazie anche alla sua fantasia, non si possano trovare nuovi strumenti per far valere i diritti dei cittadini anziché fare ricorso a vecchia ferraglia come lo sciopero e la disubbidienza civile?
signori, tante belle parole… ma qualcuno che agisce già c’è… non vi dicono nulla i ragazzi a 5 stelle che iniziano ad insinuarsi dal basso nei consigli comunali e regionali e fanno le pulci ai politicanti??? informatevi bene, seguiteli come faccio io sui social network… e poi alle prossime elezioni votate bene!!!
nel marasma generale, forse solo un comico ci potrà salvare!
Caro Dr. Giannino, organizzi un gruppo di disobbedienti e io sono il primo ad iscrivermi. Sbaglio o questa situazione puo’ essere intrapresa con una Class Action?
Caro Giannino
Non condivido le bombe. Ci mancherebbe. Però qualcuno ha operato in modo tale da spingere molta gente alla disperazione, fino al suicidio purtroppo, ed è oggettivamente fra le concause di questa reazione scomposta. L’indirizzo di questa reazione (ripeto, deplorevole ma non priva di qualche detonatore) è però sbagliato: Equitalia (o Iniquitalia ?) è solo la mano in tasca. La testa che guida quella mano è qualcuno che ha introdotto leggi e procedure deplorevoli, brutali, inique ed anticostituzionali. Questa testa si chiama Agenzia delle Entrate, Visco, Tremonti e chi accetta di lavorare per loro, Blefera compreso. Quindi egli non può essere chiamato fuori. A quel livello, se non condividi ciò che ti fanno fare, ti devi dimettere.
Passiamo alle cose concrete: che si può fare IN PRATICA contro questo regime, possibilmente senza andare allo sbaraglio contro un potere di fatto assoluto.
Giustamente, la prima cosa è non accettare cose ovviamente anticostituzionali come il valore probante degli studi di settore e resistere. Nella mia dichiarazione dei redditi non ho mai firmato il quadro studi settore (sempre stato congruo ma qui è una questione di principio) dove si dovrebbe ammettere preventivamente che il fisco ha ragione.
Io credo che dobbiamo comunque anche martellare le nostre rispettive associazioni di categoria, che mai e poi mai avrebbbero dovuto accettare e sottoscrivere condizioni capestro come il valore probante degli studi di settore. Lo stato faccia lo stesso ma è ridicolo che il rappresentante dei condannati fornisca la corda al boia. Nel caso mio, mi riferisco alle associazioni degli artigiani: troppo spesso i funzionari di associazioni di categoria usano la loro posizione di rappresentanza come trampolino per le proprie carriere politiche invece di fare l’interesse di chi gli paga lo stipendio. E’ emblematico in tal senso l’esempio di Bortolussi.
La terza è cercare di far capire a TUTTI cos’è la pressione fiscale. L’ideale sarebbe abolire i sostituti d’imposta: il lordo in busta paga a tutti. Non è realistico. Allora tutti gli imprenditori dovrebbero ogni mese aggiungere una postilla al cedolino (cedolino che è illeggibile quanto una bolletta del gas e si presta quindi molto benen a nascondere il misfatto) che recita: “Dei TUOI soldi che ti devo, tu ne ricevi solo XXX Euro da me perchè YYY ho diovuto darli alo stato anzichè a te”.
Nella stessa lunghezza d’onda (terza cosa), 30.000 Euro a testa di debito pubblico (soldi spesi in più oltre a quelli che ci hano preso) possono anche sembrare pochi. Per una famiglia media di 4 persone sono 120.000 Euro, cioè un piccolo appartamento o mezza villetta a schiera nuova. Anche se sono due pensionati che mantengono due figli disoccupati. E tutti a mettere queste considerazioni sulle nostre macchine in bella vista.
In questao campo Giannino fa già moltissimo con i suoi mezzi per diffondere consapevolezza. Diamogli una mano.
Quarta idea: fare la nostra dichiarazione dei redditi ma pagare tutti sistematicamente in ritardo di qualche mese, quando le eventuali sanzioni siano accettabili.
Quinta idea: girotondi attorno alle sedi della Agenzie dele Entrate od attorno alla sede del Ministero delle Finanze.
…
Analogamente bisogna essere propositivi per la riduzione dell’ingerenza dello stato nell’economia ed uscire dalla logica dei polli di Renzo. Cortina sta alle tasse come la vaselina sta alla supposta. Si litiga se venga prima la vaselina o la supposta, Monti ci distrae con le fantomatiche “liberalizzazioni” (cosa ci guadgneremo taglaindo di 1 Euro a corsa in taxi?) e così nessuno si ricorda che occorre ridimensionare questo stato ubriaco e drogato di spesa pubblica improduttiva.
Proposta 1: Tagli non lineari=costi standard. Per ogni capitolo di spesa, rapporto fra spesa ed utenti serviti. Chi è sopra la media, tagliare entro X anni, chi è sotto mantenere.
Proposta 2: Lo stato deve uscire dai servizi e sopratutto dalla sanità: sanità privata con assicurazione malattia obligatoria. Oltre alla ovvia riduzione di “scremature”, lo stato ricaverebbe pure una bella cifretta utile al rimborso del debito vendendo le strutture sanitarie.
…
Raccolgiamo, analizziamo, attuiamo e pubblicizziamo proposte ed azioni per tagliare TUTTE le troppe mani che entrano nelle nostre tasche anche con la violenza. Io propongo che ciascuno metta insieme delle idee PRATICHE per manifestare e far comprendere il nostro dissenso e ribrezzo per questa schiavitù di fatto.