In favore delle liberalizzazioni e privatizzazioni
La fase del Governo è pronta a partire. Questo venerdì, il famoso pacchetto liberalizzazioni dovrebbe passare in Consiglio dei Ministri.
In questi giorni si sente spesso confondere il concetto di liberalizzazione e privatizzazione. A nostro parere sono necessarie entrambe, ma sono due concetti molto differenti.
Privatizzare risponde principalmente all’obiettivo di fare cassa per abbassare il debito pubblico italiano che ormai si avvicina pericolosamente a 2000 miliardi di euro.
Liberalizzare invece ha un altro obiettivo, quello di rilanciare lo sviluppo economico, che in Italia da ormai un ventennio è fermo a dei tassi di poco superiori allo zero virgola qualcosa. La recessione è ormai accettata come un dato di fatto da tutte le Istituzioni nazionali ed internazionali e il prodotto interno lordo italiano è destinato a contrarsi anche nel 2012.
In un’analisi effettuata dalla CGIA di Mestre si confondevano pericolosamente i concetti di liberalizzazione e privatizzazione, come se fossero la stessa cosa e si arrivava alla conclusione che laddove si liberalizzava i prezzi tendevano ad aumentare più dell’inflazione media. Chiaramente non è così, come si può facilmente vedere anche dall’indice delle liberalizzazioni che evidenzia come il settore postale, le ferrovie o il settore autostradale non siano certo dei mercati aperti alla concorrenza.
Ripartiamo dalle privatizzazioni. L’Italia ha il quarto debito pubblico al mondo e, senza crescita, il rapporto debito/PIL non potrà certo migliorare molto nei prossimi anni, nonostante l’obiettivo di pareggio di bilancio. L’eccessivo debito è fonte di preoccupazione dei mercati, come dimostra il livello raggiunto dal tasso di interesse dei titoli italiani. Lo spread per i buoni a dieci anni è stabilmente superiore ai 500 punti rispetto ai bund tedeschi, ormai lontano da quello spagnolo che è di quasi 1,5 punti percentuali inferiore.
E secondo le ultimi indiscrezioni, il deficit spagnolo dovrebbe essere stato pari all’8 per cento nel 2011, due punti oltre l’obiettivo concordato dal paese iberico con la Commissione Europea. Non che la situazione spagnola sia tranquilla, ma la differenza dei tassi è in gran parte spiegabile dal differente livello di debito. Infatti la Spagna ha un livello pari al 66 per cento del PIL, mentre l’Italia è intorno al 120 per cento.
Privatizzare in Italia non ha dunque solo il senso di snellire lo Stato, ma soprattutto di fare cassa.
Liberalizzare è un concetto molto differente. Aprire il mercato serve per fare entrare operatori che sappiano offrire il servizio in una migliore maniera e possibilmente a dei prezzi più bassi. Chiaramente non sempre i prezzi si contraggono.
L’esempio del trasporto aereo è forse il più eclatante. Il prezzo del biglietto è strettamente dipendente dall’andamento del prezzo del petrolio. A fine anni Novanta, quando si decise di liberalizzare a livello europeo questo settore, il barile quotava a circa 10 dollari al barile. A distanza di quasi 15 anni il prezzo non è raddoppiato o triplicato, bensì è passato ad oltre 100 dollari al barile. Tenendo conto che il costo del carburante incide fino al 40 per cento dei costi totali di un’azienda di trasporto aereo, si capisce che nonostante la liberalizzazione, i prezzi non possano non essere diminuiti.
Il prezzo medio del biglietto aereo è aumentato (come certifica la stessa CGIA di Mestre), ma all’interno della media è aumentata la variabilità. Si possono trovare dei biglietti a prezzi molto bassi, anche intorno ai 10 – 20 euro. Non è un caso che il mercato è raddoppiato nei paesi in cui la liberalizzazione è stata più “spinta” e il trasporto aereo si è trasformato da un servizio di lusso ad uno di massa.
Liberalizzare, tutto e non solo le piccole categorie, è dunque necessario per ridare impulso all’economia italiana. La Banca d’Italia ha stimato che la crescita aggiuntiva del PIL dovuta all’apertura del mercato potrebbe essere di circa un punto percentuale l’anno.
La fase due del Governo deve dunque essere forte, perché il credito dell’Italia sui mercati internazionali è agli sgoccioli e perché l’Italia ne ha estremamente bisogno.
11 gennaio 2012 liberalizzazioni






Ma qualcuno ha capito che cosa si vuole liberalizzare ed eventualmente che cosa si vuole privatizzare?
Perché io ho sentito parlare solo di taxi e farmacie. Che, per carità, va benissimo liberalizzare, ma non credo proprio che possano cambiare qualcosa in termini macroeconomici.
Sarebbero assai gradite delle liberalizzazioni che partendo dall’energia andassero a ricaduta sugli altri settori e non viceversa per non generare l’effetto “soliti noti” che l’attuale bozza di riforma sembra toccare.
Essendo un commerciante “liberal2 non osteggio le liberalizzazioni del settore ma non nascondo che vorrei poter vedere liberalizzazioni degli orari degli uffici pubblici, delle banche e di tutti quei dipendenti che impeigati da enti statali, provinciali,regionali terminano di “lavorare” il venerdì alle 12:00.
per offrire davvero un servizio ai cittadini e non solo ai comnsumers
Farmaci: le liberalizzazioni bizantine di Monti del “cresci Italia”
Se le anticipazioni del Sole 24 Ore di oggi (12-gennaio 2012) e quelle presenti sul sito “Leggi oggi.it” relative al decreto “Cresci-Italia” risultassero alla fine approvate, per le liberalizzazioni nel settore farmaceutico e per le parafarmacie, colonna operativa di tali politiche, ci sarebbe ancora una volta ben una magra consolazione.
In breve, con le liberalizzazioni bizantine alla Monti, tutto sembrerebbe cambiare per poi cambiare ben poco, in puro stile gattopardesco cosa costante da sempre nel settore come sanno tutti i farmacisti non proprietari di una farmacia.
Il perché è legato al fatto che la lobby dei proprietari di farmacia, come molte altre, riesce nei fatti ad opporsi alle liberalizzazioni mediante la previsione di fumosi cavilli e deroghe inattuabili, mentre nel Dna delle vere liberalizzazioni c’è la trasparenza, la semplicità e l’immediatezza.
Vediamo le differenti modalità di liberalizzare:
1) Stile “Lenzuolate Bersaniane” 2006: tutti gli esercizi commerciali / parafarmacie), in presenza di un farmacista abilitato possono commercializzare immediatamente tutti i farmaci vendibili senza ricetta. Stessa cosa fu tentata per i farmaci di fascia C ma cadde il governo Prodi.
2) Stile “Bizantino – Montiano” 2011 (salva-Italia): solo le parafarmacie presenti nei comuni oltre i 12500 abitanti possono commercializzare alcuni farmaci di fascia C da definire entro alcuni mesi da parte dell’AIFA. Rimane il divieto per le parafarmacie di dispensare i farmaci iniettabili, stupefacenti ed ormonali. L’aumento del numero di farmacie è cancellato.
Considerazioni: con la modalità 2 il decreto c’è ma non è attivo di fatto, i due limiti imposti discriminano tra parafarmacie/ farmacisti di serie B (sopra i 12500 ab.) e quelle di serie C ( sotto i 12500 ab.) La tempistica di attuazione di attuazione del decreto AIFA discrimina tra farmacisti di farmacia di serie A, dai farmacisti di serie B/C. Il divieto di dispensazione di farmaci iniettabili, stupefacenti ed ormonali imposto alle parafarmacie dice in pratica che il farmacista di parafarmacia è meno laureato di quello di farmacia mentre lo stato lo abilita alla stessa professione e con gli stessi anni di laurea. Resta ancora da capire perché porre un limite a 12500 e non uno per esempio a 5675 ab.
3) Stile “Bizantino – Montiano” 2012 (bozza cresci-Italia): il quorum per l’apertura di una farmacia passa da 1 ogni 4000 / 5000 abitanti a 3000. Gli abitanti in sovrannumero al quorum stabilito permetteranno di aprire con modalità diverse una nuova farmacia in considerazione se il comune ha popolazione superiore a 9000 ab o meno. Le procedure regionali di apertura richiedono l’approvazione entro 120 giorni di nuove “piante organiche” di farmacie da mettere a concorso, con le modalità attuali che di fatto hanno bisogno di circa 1 o 2 anni senza che nessuno faccia ricorso. Se entro il 1 marzo 2013 le regioni non avranno messo a concorso almeno l’80% delle nuove farmacie istituite anche le parafarmacie saranno autorizzate a dispensare i farmaci di fascia C tranne i farmaci stupefacenti. Le regioni, sentiti gli ordini dei farmacisti e le usl, possono concedere licenze di farmacie riservate ai comuni in stazioni ferroviarie, aeroporti, stazioni autostradali ad alta densità di traffico e nei centri commerciali con superficie superiore a 10000 mq se una farmacia non è presente nel raggio di 1,5 km.
Considerazioni: Neanche il più contorto dei Basileus bizantini avrebbe congegnato un meccanismo simile per effettuare le liberalizzazioni. Le paroline in corsivo dei precedenti punti 2 e 3 evidenziano le deroghe , i cavilli fumosi posti ad arte per rallentare nei fatti l’applicazioni pratiche delle liberalizzazioni, si rende opaco un processo che deve essere moderno e trasparente quindi giusto. Alcune domande perché 9000 abitanti? Perché le parafarmacie per avere la totalità della fascia C devono aspettare fino al 1 marzo 2013? Chi definisce l’’80% delle nuove farmacie aperte? Le collusive burocrazie regionali?
Più limpido sarebbe stato continuare ad andare avanti sulla forma originaria del decreto salva Italia in puro stile lenzuolate:
a) tutti i farmaci di fascia C a tutte le parafarmacie senza limiti di abitanti e immediatamente dopo una semplice comunicazione a regioni, comuni e Usl indicando il farmacista responsabile della dispensazione nel punto vendita.
b) quorum delle farmacie a 2500 abitanti per tutti comuni
Il governo Monti sui farmaci guarderà al futuro europeo o al fumoso passato bizantino?
dott. Leonardo Marchitto
direttivo MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti)
Coordinatore FEF-parafarmacie Regione Marche
@Leonardo Marchitto
Condivido e aggiungo: ma per quale ragione sarebbe necessario stabilire il numero massimo di farmacie in base al numero di abitanti?
@Leonardo Marchitto
Sono d’accordo con quello che scrive, ma l’impatto di tutto ciò sul sistema-paese qual è?
Col massimo rispetto, ma mi sembra che tutto il mondo delle farmacie/parafarmacie non sia poi un settore chiave per far ripartire la crescita.
Abbastanza bizzarro comunque partire dalle farmacie e taxi. Voglio dire – perché proprio questi due settori, selezionati in modo arbitrario tra le mille categorie protette?
Perché non togliere le barriere d’ingresso nell’attività credizio finanziaria? Curioso che il governo delle banche – che è storicamente il settore più protetto ed accudito dalla mano statale – si riempia la bocca con slogan di liberalizzazione. Ci sono luoghi su questo nostro pianeta in cui per aprire una banca è sufficiente un capitale iniziale di circa trenta dollari. Ve lo immaginate Monti che propone un’innovazione del genere in Italy? Parlo di roba simile. A quel punto, accetterei pure che cancellassero ordini professionali, e liberalizzassero taxi e farmacie. Sarebbe coerente e sensato. Lasciare però tutte le protezioni ai pesci grossi, per fare poi il mazzo a quelli piccoli è però indegno e immorale.
Vogliamo parlare della rete telefonica? Della rete autostradale? Della rete ferroviaria? Perché non liberalizziamo la produzione di energia? Faccio notare che, nonostante la tanto sbandierata apertura del settore energia, al momento NON E’ POSSIBILE per un soggetto privato di punto in bianco costruire una propria centrale elettrica e rifornire i propri impianti oppure i propri clienti. Per qualche misteriosa (non troppo, in realtà) ragione, l’energià e le fonti energetiche vengono CONCESSE dallo Stato. Che dite, liberalizziamo? Ma ve lo immaginate lo sviluppo economico conseguente a liberalizzazioni del genere?
Però vabbé, almeno i privati potranno arrotondare la sera, mettendo sul tetto della loro Punto un cartello di cartone con scritto “TAXI”. Mica male. Per il mal di testa conseguente troveranno di sicuro una para-farmacia aperta a tutte le ore.
Le liberalizzazioni sui farmaci sono sicuramente una parte del problema della libertà e democrazia economica nel nostro paese, parlo solo di quello che conosco il mondo dei farmaci, non ho pretesa di parlare su tutto.
chi vuole liberalizzare
vuole solo prendersi le quote di mercato di servizi o merci
detenute oggi da tanti lavoratori privati o statali
e concentrarle in poche aziende…
è proprio l’inefficienza colossale dello stato
che distribuisce ricchezza (stipendi pensioni)
che altrimenti
in caso di privatizzazioni finte (a certi amici degli amici)
verrebbe concentrata nel privato ed esportata
in paesi a forte crescita
è proprio l’efficienza eccezionale del privato
che produce disoccupazione e prosciuga i capitali alla società
impoverendola e creando comunismi o fascismi di sorta
Liberalizzare = fare ciò che si vuole con ciò che si ha.
Voglio aprire una farmacia a fianco della farmacia già esistente?
Devo poterlo fare.
Voglio tenere aperto il mio esercizio commerciale anche la domenica e anche il giorno di Pasqua e di Natale perchè mi aggrada?
Devo poterlo fare.
Ho un terreno e voglio costruirci la mia abitazione?
Devo poterlo fare.
Voglio costruirci un magazzino per vendere i miei prodotti?
Devo poterlo fare.
Cosa significa essere liberi in itaglia non è un concetto diffuso.
Hanno festeggiato i 150 anni dello stato itagliano unitario, perchè?
150 anni diventarono sudditi. Cosa ci sarebbe da festeggiare in un simile infausto evento?
QUESTO DECRETO E’ INCOSTITUZIONALE, per palese violazione dell’art.77 Cost., e mancanza più assoluta dei minimi requisiti di necessità ed urgenza.
Voglio sapere qual’è la correlazione tanto urgente da motivare il decreto che legherebbe TAXI a SPREAD. O farmacie, benzinai e altri professionisti alla tenuta dell’Euro.
NON C’E’. E per di più un governo non direttamente espressione della maggioranza uscita dalle urne dovrebbe avere margini di manovra ancora più limitati.
La strada corretta sarebbe una proposta di legge, da far approvare ritualmente dal Parlamento, unico e solo depositario della sovranità popolare.
Siamo in una gravissima sospensione della democrazia. Si stanno portando avanti legittime istanze e legittimi interessi politici ed economici in modo però del tutto antidemocratico, violento ed incostituzionale.
Questo è gravissimo, e ancora più grave mi sembra sul punto il comportamento del Presidente della Repubblica.
Ripeto a prescindere dal contenuto dei provvedimenti, LA FORMA DEL DECRETO E’ INCOSTITUZIONALE.
Eugenio Stucchi
qui il testo dell’art.77 Cost., che rileggere non fa mai male:
Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
@Eugenio Stucchi
@ Eugenio Stucchi
Sorvolando sul fatto che da qualche decennio a questa parte lo strumento del decreto viene utilizzato praticamente per qualsiasi cosa, alla faccia delle condizioni di necessità e urgenza, stavolta tali condizioni ci sono tutte.
Il legame tra taxi, farmacie, etc e spread è presto spiegato:
lo spread è alto perchè gli investitori non si fidano della capacità dello Stato Italiano di rimborsare il debito. Non si fidano per due ragioni fondamentali:
1) Il debito Italiano è troppo grande
2) L’economia Italiana non cresce da 10 anni
La manovra di fine 2011 serviva a mettere a posto i conti pubblici, ed era il primo passo per arrivare a pareggio di bilancio e poi in attivo, al fine di (cominciare) a ridurre il debito.
Le liberalizzazioni servono a ricominciare a crescere – è proprio a causa della sovraregolamentazione dell’economia italiana e alla totale mancanza di riforme (alla faccia del presunto liberalismo berlusconiano…) che l’italia è a crescita zero da 10 anni.
Ovviamente nessuna liberalizzazione, da sola, è sufficiente – la liberalizzazine dei taxi conta quanto conta il giro d’affari dei taxi rispetto al PIL (molto poco).
Per questo le liberalizzazioni devono essere a tutto campo, taxi, farmacie, servizi pubblici locali, poste, notai, professioni varie, banche, assicurazioni, benzinai, etc etc etc
NB: le liberalizzaizoni non si fanno per punire questa o quella categoria, non è una questione morale di privilegi, è una questione pratica di necessità – se non rendiamo la nostra economia un pò più dinamica finiremo al default – e non in un ipotetico futuro, ma a brevissimo – senza il cambio di governo e la manovra saremmo già falliti prima del nuovo anno – e con lo spread a 500 siamo ancora a rischio.
Non solo, quindi, le liberalizzazioni sono necessarie, ma sono estremamente urgenti – lo spread si è più o meno stabilizzato (ad un livello molto alto) in attesa di vedere se il Governo Monti sarà o no in grado di andare fino in fondo.
Nel momento in cui il Governo dovesse fallire nel far passare le liberalizzazioni, gli investitori abbandonerebbero l’italia di colpo, lo spread esploderebbe e finiremmo al default – e le conseguenze, anche per i tassisti, i farmacisti e tutte le altre categorie, sarebbero molto più devastanti delle perdite che subirebbero dal perdere le loro protezioni
Il debito dell’Italia oggi è stato declassato, insieme a quello di mezza Europa. Questo a dimostrazione che ai mercati non interessa nulla delle supposte liberalizzazioni, ma come farebbe qualsiasi persona sensata giudicano una follia il solo fatto che vi sia una moneta unica senza una banca centrale in grado di stampare moneta o di fungere da prestatore di ultima istanza.
La bozza di decreto sulle cosiddette “liberalizzazioni” contiene provvedimenti testualmente destinati ad entrare a regime nei mesi, e anni successivi. L’immediata urgenza che giustificherebbe il decreto è in contraddizione con la struttura ed il contenuto stesso del provvedimento, a riprova del fatto che non vi è alcuna correlazione diretta tra crisi e provvedimento.
Provvedimenti di tale impatto sulla realtà economica e sociale dello Stato devono essere adottati con la più ampia coesione, dal Parlamento con leggi quadro organiche, non con supposte lenzuolate prese “di nascosto” dalle categorie interessate, quasi fossero camorristi da sorprender nella notte. VERGOGNA.
Questo governo ha addirittura provato ad intervenire sull’autonomia patrimoniale e finanziaria delle Camere, cosa che è un assurdo costituzionale, ed un attacco alla democrazia.
In tutto il mondo civile, Inghilterra in testa, è il Parlamento a controllare il governo e non vice versa.
In tutto il mondo civile il Governo amministra, organizza ed esegue, il Parlamento legifera, non l’opposto.
A margine, vorrei dire BASTA all’economia dell’eterna crescita, intesa come crescita del solo PIL. Il PIL non può crescere per sempre, perché nulla in natura cresce per sempre, e se lo fa è un cancro che prima o poi uccide il suo ospite.
Il PIL non può che arrestarsi perché c’è un limite al numero di auto che possiamo avere, al numero di vestiti o di scarpe, al numero di oggetti, di pieni di benzina, di missili, di energia, di acqua o di servizi che inesorabilmente come cicale consumiamo.
Perche’ dobbiamo sempre crescere? Come stavamo l’anno scorso non ci bastava? Perché vogliamo di più, sempre di più?