L’eurocompromesso minimale
Più sono passati i mesi, più abbiamo deciso di mantenere sul wall di Chicago-bog il video che trovate immutato praticamente dalla nostra nascita, dedicato all’illusione dell’eurosalvataggio. Non si è trattato di pigrizia, ma del fatto che fossimo ragionevolmente certi che l’euroarea si avviasse a una lunghissima serie di duifficoltà crescenti. Perché nei grandi Paesi fondatori – Germania in primis, l’euroleader, ma per ragioni diverse anche Francia e, naturalmente, Italia – la politica avrebbe stentato molto a dire la verità ai propri elettori. Sia a dire verità amare, come nel nostro caso, del tipo “abbiamo troppo debito, troppa spesa e troppe tasse, dobbiamo energicamente cambiare marcia”. Sia verità scomode, del tipo “cari tedeschi, più facciamo passare il tempo senza una decisione chiara in merito alla possibilità di insolvenza sovrana ora che sono i mercati attraverso gli spread e Cds e non più l’Ecofin a misurare il rischio-Paese di ogni euromembro, più renderemop traumatica e onerosa sia la possibilità d’insolvenza, sia quella dei salvataggi”. E’ andata puntualmente così. Le decisioni di stanotte mutano il quadro? Azzardo una prima risposta: no, comprano tempo.
Perché penso che non mutino il quadro? Rispondo senza entrare in dettagli tecnici, che invece in un maxi accordo come quello di stabnotte sono e saranno a loro volta decisivi. Mi limito ad alcune considerazioni generali.
Senza l’accordo di stanotte, saltava l’euro in prospettiva. Ok, tedeschi e francesi l’hanno evitato. per il momento, difficile dire per quanto.
Sostengo tale tesi per le seguenti ragioni. Almeno quattro, ma si potrebbe arrivare senza difficoltà alla dozzina.
Primo, il cap dell’Efsf. L’Efsf potenziato e levereggiato per un tetto massimo di 4 rispetto ai mezzi propri resta de-li-be-ra-ta-men-te al di sotto della soglia di capitale necessaria a garantire che possa intervenire per maxi aiuti a un paese della taglia dell’Italia. In quel caso, il tetto massimo andava spostato verso 2 se non , meglio ancora, 3 trilioni di euro, invece di un trilione come nell’accordo odierno. Come tedesco, ne sarei felice. Come italiano, so che questa è la spiegazione dell’invito di Draghi a non pensare che la Bce possa essere lei a risolverci i problemi. Come operatore del mercato, so che devo a questo punto spostare e concentrare proprio sull’Italia l’arbitraggio del selling, e se in Itaia non lo capiscono peggio per loro.
Secondo, il lender of last resort. L’Efsf levereggiato attraverso la costituzione di un SPV privatistico capace di attirare capitali pubblici – fondi sovrani – e privati nel rafforzamento del proprio capitale fa entrare l’edificio europeo in una nuova terra incognita. Dire che il leverage è modesto rispetto alle prassi bancarie, come è statod etto stanotte per rassicurare la stampa specializzata, non è una risposta efficace. Il problema non è che la leva resti al massimo entro 4 volte i mezzi propri, invece di 9 o 10. Il problema è che le banche hanno dietro di sè un garante di ultrima istanza, le banche centrali dei Paesi in cui sono incardinate. E anche la politica, che da anni a questa parte nella grande crisi finanziaria ha messo mano ai soldi dei contribuenti per far fronte alla necessità di salvataggi, nazionalizzazioni e ricapitalizzazioni forzose. Chi è il lender of last resort dell’Efsf? La BCE? Secondo Trattati e Statuto, assolutamente no. Lo sarà di fatto? Ma allora estenderemmo ulteriormente i compiti impropri a cui la politica – riottosa e neghittosa – sta chiamando sempre più la banca centrale europea. Sempre per mascherare la verità ai propri elettorati, e ancora una volta non solo a quello italiano da parte del governo Berlusconi che pure non scherza.
Terzo, l’haircut greco. Il compromesso sul 50% comporta molti problemi. Riguarda i privati e le banche, esclude BCE ed EFSF. ma perché mai ilò mercato dovrebeb accettare l’idea di una valutazione mark-to-market solo dei titoli in pancia ai privati, e non ai soggetti europubblici? E’ un’illusione, perché allorab il valore reale rispetto al nominale varrà di fatto per tutti, e in un Paese sovrano si risolbverebbe come negli Usa, cioè con una alluvione di nuova moneta. Ma la BCE non può e non deve. Di conseguenza, le ricapitalizzazioni bancarie contenute entro i 106 miliardi e richieste prioritariamente ai privati, secondo me potrebbero essere larghissimamente ottimistiche. Negli Usa col TARP et suimilia la FED ha esteso per multipli i suoi attivi attraverso una gigantesca operazione di sospensione dal prezzo di intere classi di asset illiquidi, ma garantiva con gli operosi torchi della Zecca di Stato. Da noi no. Significa che saranno le banche e i loro clienti, a pagare asimmetricamente il conto degli sperperi di danaro pubblico. Al mercato non può piacere, per definizione. A me e a chi la pensa come me, tanto meno.
Quarto: zero sostegni alla crescita. Potrà dare meno fastidio a liberisti come noi, ma sta di fatto che l’Europa è nata costitutivamente distinguendo sacrifi a breve imposti per la convergenza su virtù di bilancio e produttività nell’economia reale, e sostegno invee offerto attraverso strumenti a comune finanziamento nel medio periodo ai membri impegnati appunto nella convergenza a breve. Dacché siamo nell’eurocrisi del debito pubblico, l’Euroarea nonn riesce a trovare una modalità per le risorse necessarie ai salvataggi. Figuriamoci se pensa o propone piani di sostegno nel medio periodo ai Paesi obbligati alla convergenza. L’effetto è la durissima deflazione greca. Pensare che il 120% entro ics anni di debito pubblico greco sul Pil rispetto al quasi 170% attuale sia un traguardo di stabilità, è una doppia illusione. Sarebbe comunque insostenibile per l’economia greca precrisi. Lo sarà ancor più per un Paese costretto per anni al segno meno, senza alcun aiuto o incentivo esterno alla sua crescita.
Conclusione. Abbiamo comprato tempo. meglio questo dell’armageddon. Forse. Ma restiamo in mezzo al guado. Né fallimenti liberi, di cui rispondono i governi di fronte agli elettori visto il deprezzamento verticale di asset che comportano. Né un’Europa politica, con un abbozzo di proprio debito pubblico e di una propria politica fiscale, nemmeno per le contingenze straordinarie. Ergo, non stupitevi ma facciamo restare ancora il nostro video sul wall.
27 ottobre 2011 BCE, debito pubblico, Draghi, euro, ue






La domanda a questo punto è un’altra: quanto tempo rimane adesso? In quanto tempo questi “sacchi di sabbia” saranno tirati via dalla corrente della prossima piena? Le borse in questo momento “volano”, come gioiosamente amano dire i media (felici poi di cosa?).
Un respiro, un passo indietro, poi di nuovo un colpo. Più forte di prima.
Chi ha praticato un pò di boxe, la nobile arte, sa di cosa parlo. E sa anche che quando si è all’angolo non basta alzare le braccia a difesa del volto per rimare in piedi. Bisogna uscire fuori e boxare in modo diverso, riprendere ad attaccare. Altrimenti è solo l’attesa di un’altro pugno, sperando che a forza di alzar le braccia l’altro non si acorga che abbiamo scoperto il fegato.
Caro Giannino, come sempre la chiarezza fa parte della sua capacita espositiva!
La puntata di ieri della sua trasmissione su radio24 e’ stata illuminante. Non si smette mai di imparare. Geminello Alvi e’ veramente un personaggio degno di nota e di studio.
Non siamo in molti a pensarla cosi’, ma le fila si stanno ingrossando!
Grazie!
Forza Giannino!
purtroppo tutto d’accordo.. incluse bugie di massa agli elettori occidentali..
tempo fa mi son tirato giù su foglio excel la simulazione del fabbisogno di ricapitalizzazione.. e dava i famosi 100 mld.. erano formule ricalcolabili..
bastava cambiare un poco il coeff. patrimonializzazione da 7% al 9%.. od aumentare un poco l’hair cut dei diversi paesi (tra cui l’Italia)..
ed i 100 mld (confermati anche nell’accordo di oggi) in pochi secondi
diventavano 200 o 300 o 500 miliardi come niente..
la domanda non è SE ma QUANDO partirà il prossimo giro..
e sorry non dipenderà solo dalla variabile governi e manovre impopolari..
ma pure dalla variabile : quando converrà alle banche d’affari smettere di far finta di non vedere ?
ai posteri l’ardua sentenza.. sul QAUNDO of course..
In Italia ci sono molte persone – ” esperti ” , economisti , sindacalisti, professori , giornalisti, ” indignados ” e in generale molti esponenti della sinistra vorrebbero che l’Italia facesse come l’Argentina, l’Islanda e adesso la Grecia e cioè non pagasse i debiti . In questo modo dicono questi gentiluomini si potrebbe riprendere l’allegra vita di prima e si potrebbe ricominciare a farsene degli altri ( debiti ).
Ogni commento mi sembra superfluo .
I problemi vengon da lontano, nessuno però ha voluto vedere. Chiedere ai politici di vedere era ed è troppo, ma la classe dirigente imprenditoriale si è fatta ingannare dai profitti veloci e dal tutto e subito.
Per intenderci l’esportazione della manifatturiera, del know-how sudato in mezzo secolo è stato l’errore più grosso. E parliamoci chiaro voler essere competitivi come costi con Cina e India è impossibile, l’unica speranza è lavorare sulla superiorità tecnologica. Ma anche questo passaggio ce lo siamo fatti sfuggire. Come ci siamo fatti scappare dagli anni 50 tutte le menti più geniali, formandole e regalandole agli Stati Uniti in primis. Negli ultimi anni i nostri giovani più formati e coraggiosi sono scappati all’estero. E noi ci siamo riempiti di analfabeti provenienti da ogni continente. La bella Italia.
Quando sostenni l’ultimo esame all’università (Chimica Fisica) il professore mi disse:” Enrico non farti grosse illusioni per il futuro, è appena caduta l’URSS e mentre gli altri paesi vanno e riempiono gli aerei di scienziati, noi li riempiamo di puttane…”.
In bocca al lupo.
È possibile curare una polmonite acuta con una semplice aspirina?
Non mi sembra.
Eppure è questo che si sta facendo in Europa.
Ha ragione Lei, caro Oscar. Si è preso solo tempo.
E non servirà a niente.
Solo qualche giorno di euforia, per ripiombare subito nella paura.
Tempi duri ci attendono se non si comprende che la situazione è tale che le politiche fiscali, cioè incidere strutturalmente su spesa pubblica e tasse, da sole, non possono essere risolutive (soprattutto se blande).
Oltre che essere spesso politicamente e socialmente impraticabili.
Ci vuole un pó di fantasia e di coraggio. Oltre che molta fermezza.
Allora si potrebbe capire che solo permettendo alla politica monetaria (di grande respiro) di incunearsi tra i diversi strumenti di politica fiscale (al fine di renderli politicamente neutri, oltre che possibili) si potrà pensare di superare la crisi e tornare a crescere.
Certo, l’ideale sarebbe una manovra concertata a livello europeo.
Ma dubito fortemente che Lor Signori (tedeschi e francesi) siano disponibili.
Allora alla nostra piccola-grande Italia non rimarrebbe altro da fare se non riappropriarsi della sovranità nazionale ceduta al momento dell’entrata nell’Euro. Sovranità sulla politica monetaria e sulla gestione della moneta.
A mali estremi, estremi rimedi.
Ma abbiamo una classe politica in grado di concepire una decisione del genere (e poi di gestire responsabilmente una tale decisione)?
Temo di no.
E non solo per carenza di lungimiranza o di miopismo politico ed economico.
Ma anche per l’incapacità di contrastare i potentati economici che vedrebbero come il fumo negli occhi una tale prospettiva.
Quindi prepariamoci ad affrontare tempi duri e bui.
Mi piacerebbe avere un Suo parere in merito, caro Oscar.
Ma temo che neanche questo arriverà. Se non altro, per mancanza di tempo.
Saluti.
Totó Castrogiovanni
Giannino, la stimo molto, e chiedo a lei ma anche agli altri che partecipano a questo blog e che mi paiono persone equilibrate. Quando affronteremo la questione meridionale? Credo che risparmiare spesa improduttiva e far emergere evasione sarebbe molto semplice. E’ così evidente nella quotidianità, che l’apparato pubblico fa finta di non vedere, ma questo avrà mai un fine? Perchè, vedete, molta gente inizia a non sopportare veramente più questa ipocrisia.
il taglio ( haircut) del debito greco riguarderà i privati; ma come “privati” si intendono solo le banche oppure anche il piccolo risparmiatore retail?
grazie
Troppo complicato,anche senza tecnicismi.Alcuni giorni fa il presidente,intervenendo in un programma televisivo,affermava candidamente che la crisi dell’euro dipendeva dall’assenza di governo di un organismo centrale.Un giornalista tedesco presente rispondeva che se quelle fossero state le premesse,la Germania non avrebbe aderito alla moneta unica e che gli accordi erano altri.Per chi non aveva le condizioni necessarie si poteva derogare con l’impegno di rientro successivo.Chiaro e lineare.I debiti deve pagarli chi li fa.Noi invece con l’euro credevamo e crediamo di regalarli ai soci,come con la volpata degli eurobond.Si possono arzigogolare i marchingegni piu’ fantasiosi,ma le strade per l’abbattimento del debito sono sempre quelle.Cessione dei beni,patrimoniale o prestito forzoso,default totale o parziale.Delle modalità possibili di attuare questi provvedimenti singolarmente o contemporaneamente si dovrebbe parlare.Altrimenti piu’ che comprare tempo,lo si perde.
Mio caro Giannino, il suo articolo è la dimostrazione evidente, della confusione in cui si dibatte l’ Europa ed ovviamente concordo con tutte le considerazioni che lei espone e tutte le preoccupazioni che si colgono nell’ articolo, molto ben fatto, e panoramico, e direi che ben si accoppia con quello di Piero Torrazza di qualche giorno fa.
Vorrei solo portare un ulteriore contributo che mi fa venire la pelle d’ oca, ancor di più, e cioè, la situazione dei deficit di bilancio in area OCSE, attuali e previsti fino al 2012; questa situazione,
Ora dato che il PIL totale dei paesi OCSE ammonta a circa 37. 000 MLD di $, questo significa, un aumento del debito OCSE di quasi 2.500 MLD nel 2011 e di ulteriori 2.100 MLD nel 2012.
Io credo che questo significhi un ulteriore grossissimo problema, per noi, per rifinanziare il nostro debito, visto che vanno a scadenza ulteriori enormi quantità di stock di debito pregresso nel mondo, soprattutto USA che si sommano a questi due ultimi.
Non riesco onestamente a vedere un orizzonte sereno, per noi e per il mondo, a meno che, non si inventino nuove ed inusitate strategie globali.
Vorrei porre questa domanda:
sorvolando sui particolari di non poca importanza su chi è il prestatore di ultima istanza e quindi chi garantisce i prestiti e quindi il fondo salva stati, non è che una volta sistemate le situazioni patrimoniali delle banche, in primis francesi e tedesche, il paese Italia viene lasciato a se stesso, in balia della sua classe politica? Non ho fatto i conti, ma il dubbio mi sorge perché i 1000 miliardi sono insufficenti per salvaguardare tutto il sistema Europa e quindi l’Italia, ma penso che siano sufficenti per i “pigs” (no piigs) e le banche specialmente quelle del nord europa, soprattutto in caso default Italia. Le parole del Sig. Draghi: “l’Italia deve risolvere i suoi problemi da sola” mi sembrano, seguendo la logica dei miei sospetti, mi sembrano un triste e amaro monito che nessun politico italiano ha capito. Forse qualcuno anche rema contro: si preferisce sfasciare tutto per raccoglire qualcosa dopo.
La nostra situazione precaria è evidente, chi lo nega o chi fa al contrario del catastrofismo sono persone o incoscienti o in malafede, pertanto non meritevoli di essere alla guida del paese.
Mi rendo conto che ho fatto della dietrologia, lo sport più praticato in italia, ma non sono convinto che tutto accada per caso: gli avvenimenti si susseguono anche per scelte umane ben deliberate.
La lentezza delle scelte politiche, sempre in rincorsa rispetto al veloce andamento dei mercati, possono essere artamente così lente, in quanto hanno un percorso e degli obbiettivi giá scritti. Per fare un esempio non credo che la Sig.ra Merkel e i suoi ministri siano persone sprovvedute: un giorno salvano l’euro il giorno dopo lo affossano, sicuramente sanno che ad ogni loro dichiarazione producono degli effetti. Concludo, ho il sospetto che stiano preparado la ciambella di salvataggio solo per loro, in quanto hanno a loro volta il dubbio se non la certezza che noi siamo solo zavorra.
Un saluto e grazie perchè purtroppo da Voi ho capito diverse cose.
Giuseppe
Abbiamo comprato tempo sì, ma a quale prezzo? Probabilmente non solo i 440 miliardi dell’ESFS “creativamente” gonfiati al trilione, non sarà che più tempo passa e più il botto sarà grande? Tanto grande da superare addirittura i costi di un break up dell’euro?
Se non altro potremo goderci l’anteprima di quello che verrà da noi ammirando gli strabilianti risultati della politica economica imposta alla “spendacciona” Grecia dalla troika IMF/EU/ECB. Quando arriveranno i meravigliosi frutti dei licenziamenti di massa dal pubblico impiego (30.000 ora, poi 100.000, dico centomila!), tasse alle stelle, decurtazione degli stipendi e pensioni a fronte di prezzi in *crescita*? Fra duecento anni?