“Non vale l’argomento per cui al Tesoro “conviene” mantenere partecipazioni almeno nelle imprese
strutturalmente in utile. Eni, una delle aziende dai rendimenti più elevati, offre un rendimento attorno al 5 per cento. Attualmente i buoni del Tesoro vengono acquistati a un interesse prossimo o superiore al 6 per cento, quindi conviene scambiare azioni Eni con minori emissioni di debito. Questo
senza includere l’effetto pro-crescita riconducibile alle privatizzazioni.”
Lei dimentica dei particolari non trascurabili. I buoni del Tesoro vengono acquistati OGGI al 6% e certo PRIMA non avevano tale rendimento. Inoltre la manovra viene fatta proprio per convincere i mercati ad accettare rendimenti più bassi quindi, se andasse a buon fine, smembrare e cedere ENI sarebbe solo un grazioso regalo a chi specula per comprare gli assets italiani per un tozzo di pane e priverebbe l’Italia del potere sovrano di determinare le politiche e le strategie di approvvigionamento diversificato delle risorse energetiche, attualmente sempre più scarse e appetibili. Basti vedere come Francesi e Inglesi ci hanno sfrattato dalla Libia.
]]>come si può leggere sul paper di ibl ( http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Papers/IBL-PolicyPaper-04.pdf ) la storiella dei gioielli di famiglia non sta in piedi. si può infatti leggere :
“Non vale l’argomento per cui al Tesoro “conviene” mantenere partecipazioni almeno nelle imprese strutturalmente in utile. Eni, una delle aziende dai rendimenti più elevati, offre un rendimento attorno
al 5 per cento. Attualmente i buoni del Tesoro vengono acquistati a un interesse prossimo o superiore
al 6 per cento, quindi conviene scambiare azioni Eni con minori emissioni di debito. Questo senza includere l’effetto pro-crescita riconducibile alle privatizzazioni.”
e poi “uscire dall’euro” riguardo a questo la ubs (banca svizzera) ha da poco effettuato uno studio sugli effetti che potrebbe avere sul nostro paese questa prospettiva :
http://www.banknoise.com/2011/09/lanalisi-di-ubs-sui-costi-di-uscita-dalleuro.html
ossia una svalutazione immediata del 50% del pil! con un danno stimato che si attesta circa sui 12000 euro a cranio solo nel primo anno e dai 3 ai 4 mila negli anni successivi..
ergo la cosa è davvero poco fattibile converrebbe di gran lunga liberalizzare e privatizzare , vendere immobili , aumentare l’età pensionabile , cancellare le province , fare tagli consistenti nell’ambito della sanità e infine cominciare a pensare ad una seria razionalizzazione dei dipendenti pubblici utlizzando il sistema del blocco del turn-over
]]>Ridurre i costi dell’istruzione significa mandare maestri e maestranze a casa quando l’assessore all’istruzione Centorrino della onorevolissima Regione Sicilina alla contestazione del pessimo rendimento del sistema educativo nell’isola risponde che la sua preoccupazione è STABILIZZARE i precari della scuola, magari usando i fondi FAS ! ! ! (fonte Quotidiano di Sicilia del 24 9 2011).
Ma di che parliamo?
Eni, soprattutto, estrae petrolio. Io voglio che di petrolio se ne estragga e se ne bruci sempre di meno, anche a costo di perderci. Un privato, vorrà estrarne e bruciarne sempre di più.
Io voglio che Enel lavori a sostituire la generazione attuale con quante più rinnovabili possibili, anche a costo di perderci. Un privato vorrà fare ciò che più gli conviene.
E lo stesso vale per numerosi altri servizi, il cui l’esercizio privato contrasta con l’interesse pubblico.
Voglio consumare meno acqua; un privato vuole venderne di più.
Voglio una scuola che insegni a pensare, costi quel che costi; un privato mira a stare sul mercato dell’istruzione con una offerta calibrata.
Voglio che la sanità miri a massimizzare la salute delle persone, anche se è costoso; il privato mira a massimizzare le cure con il minimo costo.
Voglio una gestione globale dei rifiuti che minimizzi l’impatto complessivo sul pianeta; il privato vorrà solo lavorare il più possibile e smaltire al costo minimo.
Per contro i trasporti possono essere liberalizzati senza particolari contrasti, come le telecomunicazioni o la sola raccolta dei rifiuti.
In sintesi, bisogna scegliere.
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